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Pachino Promontorio dal sito ufficiale del comune La storia di Pachino e la fondazione della terra a cura Dott.ssa Rosa Savarino

ROSA SAVARINO

 

LA FONDAZIONE DELLA TERRA DI PACHINO

 

(estratto da Contributi alla Geografia Storica dell'agro netino,

Atti delle "Giornate di Studio", Noto 29-30-31 maggio 1998)

 

I. S. V. N. A.

 

 

 

LA FONDAZIONE DELLA TERRA DI PACHINO

 

Dal 1583 al 1714 nascono in Sicilia un centinaio di nuove terre feudali soprattutto nella parte occidentale ed in quella centrale dell'isola; dal 1748 al 1798, i censimenti permettono di identificare dai 20 ai 301 nuovi centri. La struttura urbana siciliana, caratterizzata da una forte consistenza dell'area demaníale rispetto a quella feudale, in età moderna varia sotto l'intensificarsi del fenomeno della colonizzazione feudale2.

 

Il territorio della città di Noto nel corso del Seicento non è coinvolto dal processo di colonizzazione feudale, infatti, se escludiamo la fondazione di Canicattini Bagni3 , nel 1680, il fenomeno è assente nel territorio di Noto, ma è attivo nei primi decenni del Settecento e dilaga nella seconda metà del secolo. Esso si deve connettere con lo scontro politico-amministrativo della prima metà del '600 e con il sistema originato dal processo di ricostruzione posteriore al sisma del 1693.

 

A Noto, nel XVII secolo, si era registrato lo scontro 4 tra il clan Impellizzeri ed il clan Landolina-Deodato-Sortino, che si era concluso con posizioni di equilibrio che esulavano da forme di frammentazione politica dai tratti autonomistici e tali da portare alla spartizione degl’interessi e del potere in modo non conflittuale e da garantire e mantenere, nel corso del '600, l'integrità territoriale ed amministrativa all'interno dell'università di Noto.

 

 

ABBREVIAZIONI: A.S.S. = Archivio di Stato di

Sicilia del sei e settecento, Catania, 1985; F.

Siracusa; B.C.N.= Biblioteca Comunale di Noto.

BENIGNO, Vecchio e nuovo nella Sicilia del sei­

1 M. AYMARD, H. BRESC, Problemi di storia

cento: il ruolo della colonizzazione feudale, in

dell'insediamento nella Sicilia medievale e

Studi Storici, XXVII (1986), pp. 93-107; F. BE-

moderna, 1100-1800, in Quaderni storici,

NIGNO, C. TORRISI, Città e feudo nella Sicilia

XXIV ( 1973), pp. 945-476.

moderna, Caltanissetta, 1995.

2 Sulla colonizzazione feudale: M. AYMARD,

3 V. FICARA, Genesi e sviluppo di una terra

La città di nuova fondazione, in Storia d'Italia,

feudale del netino: Canicattini Bagni, in questo

Annali VW, Insediamenti e territorio, Torino,

volume.

1985, pp. 405-414; T. DAVIES, La colonizza-

4 Per la conflittualità municipale a Noto v, M.

zione fiudale della Sicilia nella prima età mo-

Di MARTINO, Una sedizione a Noto nel 1647,

derna, ivi, pp. 415-472; T. DAVIES, Famiglie

in Archivio Storico Siciliano, n.s., XXIV

feudali Siciliane. Patrimoni, redditi, investi-

(1899), pp. 36-50; M. LUMINATI, Crisi locale e

menti tra '500 e '600, Caltanissetta-Rorna,

crisi europea: la città di Noto alla metà dei sei­

1985; D. LIGRESTI, Sicilia moderna. La città e

cento, in Atti e Memorie dell'I.S.V.N.A., XVII­

gli uomini, Napoli, 1984; D. LIGRESTI, a cura

XVIII (1986-87), pp. 73-112; F. BAMAMO, Di­

di, Comunità di Sicilia: fondazioni, patti, rive-

sordini ed irregolarità amministrative a Noto

li, Catania, 1995; F. BENIGNO. Una casa, una

dal 1646 al 1654, in Atti e Memorie dell'I.S.V.

terra. Ricerche su Paceco, paese nuovo nella

N.A., XII (1975), pp. 79-102.

 


 

Infatti, nessuna famiglia dell'oligarchia netina nel corso del '600 era riuscita ad avviare un processo di colonizza­zione nei propri feudi.

       Tale situazione rimane invariata fino al 1693, ma nel decen­nio successivo al sisma, Noto, impegnata nel processo di ricostruzione, non riesce a bloccare il secolare piano di colonizzazione dei Platamone sul feudo Imposa, che nel 1712 porterà alla nascita della Terra di Rosolini5.

       Negli anni cinquanta del Settecento il fenomeno della colonizzazione feudale

si diffonde nel territorio netino non solo nella fascia costiera nei feudi di Scibini6, Bimisca, 7  Maucini e Burgio8,  ma  anche  nella  parte  interna  nei  feudi  di

 

 

5 F. BALSAMO, i Platamone e il prima atten-

ne di famiglie maltesi sarebbe lo stesso che po-

tato all'integrità del territorio netino, in Atti e

polarla coi sudditi dello stesso. Lo ius populan­

Memorie dell'I.S.V.N.A., X-X1 (1979-1780),

di sarà concesso, dopo alterne vicende, solo il

pp, 89-96; C. SAVARINO, G. MILCERI ODDO,

21 marzo 1792.

Rosolini, un secolo di storia, 1712-1812, Roso-

8 Il feudo era di proprietà della famiglia Deo-­

lini, 1995.

dato. Nel 1744 don Gaetano Deodato Moncada,

6 Il fendo di Scibini, come risulta dalla rela-

ancora minorenne, ottiene l'investitura feudale

zione fatta da don Ignazio Truglio di Chiara-

per la morte senza figli di Giacomo, suo fratello

monte il 3 novembre 1774, si estende salme

maggiore. Don Gaetano Deodato e Moncada,

660 e tumoli 8, ogn'una de quali però è consi-

barone di Maucini e Burgio, chiede nel novem-­

stente in canne 666 quadrate solite pratticarsi

bre 1778 di popolare con gente estera il sud­

in quelle parti (A.S.S.- fondo Di Rudinì, pacco

detto suo feudo ed ottenere il mero e misto im­

270). Si tratta di un feudo marittimo che, seb-

pero sullo stesso e sulle nuovi abitazioni di tale

bene non godesse di un'ampia fascia costiera,

popolazione. E barone ottiene lo ius populandi,

tuttavia, si estendeva nella zona meridionale

ma il progetto viene bloccato non tanto dal­

del territorio netino, tra le tonnare di Marzame-

l'Università di Noto, quanto dal Principe di

mi e Capo Passero, in posizione strategica non

Giardinelli il quale rivendica che dovea fram­-

solo per il controllo dell'attività legata alle ton-

mezzarsi la distanza di tre miglia fra l'una e

nare e per il controllo dell'attivitá commerciale

l'altra popolazione. Con la lettera del 7 dicem-­

in genere, ma anche per il controllo dell'attività

bre 1787 il barone don Gaetano Deodato Mon-­

di contrabbando che si svolgeva nei porti natu-

cada torna a chiedere la concessione della ius

rali presenti nel feudo; F. SAN MARTINO DE

populandi sul feudo. H Tribunale del Real Patri-­

SPUCCHES, Storia dei feudi e dei titoli nobiliari

monio esprime parere favorevole alla fondazio­

di Sicilia dalla loro origine ai nostri giorni,

ne, ma il Principe di Giardinelli, proprietario

Palermo, 1927, vol. VII, pp. 337-339.

della limitrofa Pachino, riesce a bloccare la na-­

717. SAN MARTINO DE SPUCCHES, Op. cit.

scita della terra di Portopalo, alias Terranobile.

vol. VII, pp. 337-339. li 22 luglio 1775 don

Dopo anni di lettere, ispezioni, dispacci, il re,

Gaetano Starrabba e Calafato inoltra la richie-

con il dispaccio dei 21 marzo 1792, si è com­

sta dello ius populandi sul feudo Bimisca, in

piaciuto accordare che si stabiliscono le popo-­

cui vuole introdurvi una popolazione di 40 fa-

lazioni negli accennati due feudi, - Bimisca e

miglie maltesi a di altro paese straniero, pur-

Maucini - colle circostanze di potersi fare, an­

ché non siyno degli abitanti di questo regno

che con indigeni (---) colla condizione che le

sulle quali esercitare il mero e misto imperio e

suddette 2 popolazioni  contribuiscono tutti i

tutte quelle facoltà che gli furono accordate

pesi alla città di Noto, nel cui territorio sono i

per la terra di Pachíno. Il Principe di Giardi-

feudi, che si vogliono popolare sino a che non

nelli ottiene parere favorevole dal Tribunale del

giungeranno di esse al numero di 40 fuochi e

Real Patrimonio, ma l'amministratore del Tri-

riserbandosi allora la S.M. le provvedenze op­-

bunale del Real Patrimonio fa notare che i mal-

portune, ma il mero e misto imperio veniva ac­-

tesi sono sudditi della S.R che ritiene l'alto

cordato ai rispettivi baroni per le sole piccole

dominio sopra quei popoli e sopra quelle isole

contese e per l'esazione dei crediti colla mano

( ... ) sicché facendosi la detta nuova popolazio-

baronale. Dopo la morte di don Gaetano Deodato

 

 

 


 

Cammaratini9 e Carcicera10.

La richiesta e la concessione dello ius populandi evidenziano una mutata gestione del potere. Infatti, negli anni cinquanta del Settecento la politica di equilibrio e di chiusura che durante il '600 ha preservato il territorio di Noto dalla frammentazione autonomistica viene abbandonata; si avvia così il processo di smembramento del territorio netino sia sotto l'azione di élítes esterne alla nobiltà netina sia sotto l'azione di alcune nobili famiglie netine11.

Il fenomeno della richiesta e della concessione dello ius populandi nella se­conda metà dei Settecento, se assumiamo la prospettiva della distribuzione del potere e dei dominio tra la nobiltà netina, apre la possibilità ad una rilettura della storia sociale e politica di questa comunità: le famiglie Landolina-Deodato-Trigona monopolizzano tutte le richieste di íus populandi. Pertanto, la colonizzazione feudale nel territorio netino, nel secondo Settecento, si deve far rientrare nella logica di divisione e controllo del potere che trova nella forma dell'autonomismo territoriale lo strumento giuridico principale.

Le concessioni dello ius populandi determinano il cambiamento della geo­grafia dell'agro netino, in quanto portano alla fine del diciottesimo secolo e nei primi decenni del diciannovesimo secolo, nella fascia costiera tra le tonnare di Marzamerni e Capo Passero e dei porti di Portopalo e della Marza,

 

 

Moncada, nel 1780, il feudo ed il titolo nobiliare

riceve investitura feudale con il titolo di barone

passò alla figlia donna Girolama Deodato e Por-

per la morte dei padre. Nella seconda metà del

zio, moglie di don Giovanni Lucchese Palli Plata-

'700 don Girolamo Landolina Alberti, Principe

mone. F. SAN MARTINO DE SPUCCHES, op. cit., vol. 1, pp. 477-480.

di Torrebruna, chiede ed ottiene lo ius populandi e procede alla costruzione di Eliopoli, ma il

9 Il feudo di Cammaratini, ricadente nel ter-

piano di costruzione della nuova terra viene ab­

ritorio di Noto, ottiene lo ius populandi l'8

bandonato per il mancato interesse e finanzia­

maggio 1756. 11 feudo appartiene al Principe di

mento da parte del fondatore, come sostiene L.

Torrebruna, don Giacomo Landolina Alberti,

Di BLAsi, Architettura ed urbanistica a Noto

marito di Agnese Deodato Moncada, figlia di

nell'opera di Vincenzo Sinatra, architetto del

Carlo Deodato, barone di Maucini e Burgio.

'700, Noto, 1990, p. 19. Alla morte di don Giro­

Girolamo Landolina Alberti muore nel 1777. Il

lamo Landolina Alberti ed in forza dei capitoli

feudo di Cammaratini viene venduto ed acqui-

matrimoniali il feudo passa al genero, don Fran~

stato, nel 1778, pro persona nominanda da don

cesco Parisi Caracciolo, marchese di Ogliastro,

Francesco Maria Parisi Caracciolo che, nel

che riceve investitura nel 1780. F. SAN MARTI­

1786, riceve investitura feudale con il titolo di

NO DE SPUCCHES, Op.cit.,vol. Il, pp. 266-268.

barone. Don Francesco Parisi Caracciolo aveva

1 11 Delle sei richieste di ius populandi di cui

sposato Giovanna Landolina Deodato, la pii-

noi abbiamo notizia solo sui feudi di Scibini e

mogenita di Girolamo Landolina Alberti. Per il

Maucini e Burgio si arriva alla costruzione di

titolo di barone di Cammaratini v. F. SAN

un nucleo abitato stabile, mentre negli altri casi

MARTINO DE SPUCCHES, op. cit., vol. 11, pp.

il progetto si blocca dopo fasi diverse o per la

149-151 e per il titolo di Prinpipe di Torrebruna

morte del proprietario o per il disinteresse degli

v. F. SAN MARTINO DE SPUCCHES, Op. cit., vol. VIII, pp. 82-83.

eredi. Si rirnanda in altra sede per uno studio sistematico sul fenomeno della colonizzazione

Nel 1723 don Girolamo Landolina Alberti

feudale a Noto nel corso del Settecento.

 

 


 

alla fondazione di due nuove Terre feudali: Pachino e Portopalo12 .

Il presente intervento vuole chiarire alcuni momenti ed alcune incognite della fondazione della Terra di Pachino. Cercherò, pertanto, di tracciare la storia della fondazione di questa Terra dal 1756 al 1770, grazie alle fonti di carattere civile -le lettere dei giurati di Noto, i libri rosso e gìallo - e l'archivio della famiglia Starrabba, marchesi di Rudini. Grazie al considerevole apporto di questo materiale documentario è stato possibile uscire dal vago e dal generico, distinguendo la tradizione popolare e le credenze da affidare alla narrativa, dai dati documentati e documentabili, seguendo anno dopo anno i problemi della nuova Terra e pervenendo ad una lettura abbastanza organica ed omogenea di quel quindicennio cruciale che porta alla fondazione di Pachino.

Il principe di Giardinelli, don Gaetano Starrabba e Calafato 13 il 24 aprile 1756 inoltra 14 una carta al viceré sollecitando la concessione di fare una popolazione nella sua baronia di Scibini 15. Il viceré Fogliani, a seguito della consulta del Tribunale del Real Patrimonio, accorda la grazia l'8 maggio 1756 e dà comunìcazione al principe, con il dispaccio del 26 maggio dello stesso anno.

 La nuova Terra, chiamata Pachino, sorgerà nel feudo di Scibini a due miglia di

 

 

12 In un documento del 1809 - si tratta di un

costruzione di Pachino, voluta da don Gaetano

questionario statistico inviato a tutte le   comuni

Starrabba, è realizzata grazie alla collaborazione

tà delle regno - i giurati di Noto definiscono

del fratello, don Vincenzo Starrabba F. SAN

Portopalo, alias Terranobile, villaggio suburbo.

Martino De Spucches, op.cit., vol. V, p. 341

di Noto ( ... ) composto di una popolazione na-

sostiene che don Gaetano Starrabba e Calafato

scente che può formare n. 450 persone. Nello

abbia ottenuto il titolo di barone di Pachino.

stesso documento vengono menzionate le comu-

Don Gaetano Starrabba e Calafato è citato nei

nità di Pachino, Rosolini, Canicattini Bagni ed

documenti d'archivio come il conte di Pachino e

Avola limitrofe alla città demaniale di Noto. Il

tale titolo viene trasmesso dopo la sua morte,

documento non fa riferimento alle costruende

come risulta dal testamento, al figlio, don Pietro

terre sui feudi di Cammaratini, Carcicera e di

Starrabba e Buttiglieri.

Bimisca a riprova dei fatto che il piano di colo-

14 Gli studi fin qui condotti hanno ipotizzato

nizzazione feudale in questi feudi viene ben pre-

che il Principe si sia adoperato per la fondazio­

sto abbandonato. A.S.S.- fondo Rau, pacco 180.

ne della terra spinto dall'áttività portuale della

13 Don Gaetano Starrabba, dei principi di

tonnara di Marzamenti, dalla vicinanza di due

Giardinelli, apparteneva ad una delle più anti-

porti facilmente fruibili e a seguito degli scontri

che e nobili famiglie di Piazza. La famiglia

con il governatore di Piazza. Queste motìvazio­

Starrabba nel 1573, nella persona di Raffaele

ni, sebbene incidenti, sicuramente *non furono

Starrabba, eredita per testamento della madre,

determinanti per mettere in moto la macchina

Ippolita Sortino, il feudo Scibini e Bimisca, Da

burocratico-anmúnistrativa. La, fondazione della

questo momento fino alla soppressione della

terra di Pachino s'inserisce nella strategia di

feudalità, il feudo è di proprietà della famiglia

potere di una famiglia nobiliare. Se assumiarno

Starrabba. Don Gaetano Starrabba eredita il

questa prospettiva di lettura quella che appariva

patrimonio paterno e l'8 novembre 1757 ottie-

come uno scontro fra il patriziato urbano ed un

ne un seggio in parlamento di Sicilia come pari

signore titolato può essere riletto come un con­-

dei regno. Gaetano Starrabba muore a Palermo

flitto svoltosi essenzialmente entro i gangli della

nel 1796 e per volontà testamentaria chiede di

nobiltà netina.

essere sepolto nella nuova chiesa di Pachino,

15 A.S.S., Fondo Di Rudini, pacco 152. Di-­

previa imbalsamazione del cadavere. L'opera di

spaccio del 26 maggio 1756.

 

 


 

distanza dalla costa, sarà popolata da greci cattolici che giungeranno nel feudo dall'Albania o da altra parte della Grecia o dall'Illirico 16 a spese del feudatario. I coloni godranno, per un periodo di 25 anni, della franchigia delle tande e donativi ordinari e straordinari, ma, trascorso questo periodo, saranno soggetti a tutte le tasse come gli altri cittadini del regno. L'Università di Noto continuerà a percepire la gabella del macino in quella quantità e qualità che al presente la percepisce.17

Qualche anno più tardi, con una lettera dell'aprile 1758, il principe torna a chiedere di poter fare una popolazione per assicurare la coltivazione del feudo Scibini, allora quasi incolto anche se parzialmente abitato dai coloni. Il 26 agosto 1758, il re concede al Principe di Giardinelli per la seconda volta lo ius populandi sul feudo. Il dispaccio del 1758 lascia invariate le clausole relative alla distanza dalla costa, alla nazionalità dei nuovi coloni, ma precisa che le nuove popolazioni, tanto gli albanesi, quanto i greci saranno sottoposti al mero e misto imperio con restar illesa alla città di Noto la giurisdizione del mero e misto impero ( .... ) di maniera che al presente la gode e di poterla sempre esercitare tanto nel civile che nel criminale sopra l'altre persone che non siyno Albanesi o Greci o suoi discendenti18. Le gabelle continueranno ad essere versate all'Università di Noto, ma, nel caso in cui si registrerà un aumento dovuto alla nuova popolazione, il Tribunale del Real Patrimonio intese le parti della città di Noto ( ... ) e del principe di Giardinelli esaminerà il contraddittorio suddetto e deciderà conformale sentenza se il futuro eventuale augumento di tali gabelle derivate di talune nuove popolazioni appartenga o no alla giustizia di detta città di Noto 19.

I giurati di Noto spediscono, nell'agosto 1759, una lettera al vicerd in cui dichiarano l'illegittimità di tale concessione, data dal viceré senza il previo esame delle raggioni di questa università e si oppongono alla costruzione di Pachino per non venir pregiudicata la sua potenza, per non arguire la spopolazione di detta università e per la minorazione delle gabelle in sommo pregiudizio della reale azienda. 20

 

Il 1° dicembre 1760 il Principe di Giardinelli riceve l'esecutoria del Real Diploma con la facoltà di popolare di Greci Cattolici il feudo di Scibini, in seguito alla quale versa al regio erario la somma di 1.000 ducati21.

 

 

16 A.S.S., Fondo Di Rudinì, pacco 152. Di-

cutoria del 1 dicembre 1760. Nell'A.S.S., Fondo

spaccio del 26 maggio 1756

Di Rudini, pacco 307, abbiamo trovato una ri­

17 A.S.S., Fondo Di Rudinì, pacco 152 di-

capitolazione degl'introiti e degli esiti relativi al

spaccio dei 26 maggio 1756

periodo 1760-1770 in cui vengono menzionati

18  A.S.S., Fondo Di Rudinì, pacco 258, di-

alcuni capitoli di spesa:

spaccio dei 26 agosto 1758

- spese pagate in Napoli ed in questa capitale

19  A.S.S., Fondo Di Rudinì, pacco 258, di-

per il privilegio ottenuto di popolare il feudo di

spaccio del 26 agosto 1758

Scibini oggi Pachino, unitamente al titolo di

20  B.C.N., Libro Rosso, f. 389

conte: onze 150

21  A.S.S., Fondo Di Rudinì, pacco 218, ese-

- per le fabriche di detta Terra e per le que-

 

 


 

Nella fase di progettazione della Terra, per evitare il conflitto e per puntare invece su una larga convergenza nella classe dirigente netina, gli Starrabba potevano contare a Noto sull'intesa politica, sull'appoggio e sulla collaborazione dei Trigona22 e dei Di Lorenzo23. Noto si oppone al piano di costruzione della Terra e cerca di difendere le proprie prerogative giuridiche e fiscali con l'esito di ritardare l'iter di autonomia territoriale di Pachino. L'opposizione dell'Università di Noto è motivata dalla sottrazione di popolazione che indeboliva la base impositiva su cui si reggeva il sistema del prelievo urbano, inducendo di conseguenza ad un tendenziale declino del gettito delle gabelle. L'opposizione alla costruzione di Pachino coinvolge anche la chiesa locale. Il parroco di San Nícolò di Noto 24 invia una lettera al Tribunale del Real Patrimonio in cui dichiara che l'attentato del principe di Giardinelli è lesivo tanto alla cura delle anime, alla giurisdizione mia soggetta e ai reali interessi ed al patrimonio di questa città, non meno che al buon regolato governo delle città tutte di questo regno. 25

 

Nel dispaccio del 1756, confermato dal dispaccio del 1758 e rivendicato dall'esecutoria del 1760, il sovrano ha disposto che la nuova Terra fosse popolata con gente non soggetta al dominio del Nostro Regnante 26 ma di religione cattolica. Ma, nel 1761, il Principe vede arrivare nel feudo di Scibini molte famiglie albanesi e maltesì ed inoltra formale richiesta al Tribunale del Real Patrimonio allorché siano considerati come gente che costituisce habita­tione 27 . La richiesta dei principe è accolta e tutti i coloni giunti e che giungeranno nel feudo di Scibini - i greci, gli albanesì ed i maltesi - godono di tutte le esenzioni che il sovrano ha accordato al momento della concessione dello ius populandi. Nonostante tutto, Noto continua il piano di ostruzionismo nei confronti dei principe e della Terra di Pachino, contestando la giurisdizione del mero e misto impero.

La giurisdizione dei mero e misto imperio nel dispaccio del 1756 veniva

 

 

stioni sostenute coll'università di Noto e Spac-

Anna Di Lorenzo, la nonna di Gaetano Starrab-­

caforno motivo per cui accesse un commissa-

ba e Calafato.

rio per ordine del governo: onze 15.000

24 La chiesa del SS. Crocifisso di Pachino

- diverse soggiogazioni fatte dopo la dichia-

era sotto la giurisdizione del Vicario della

razione dell'111. Principe della somma di onze

chìesa di S. Nicolò di Noto. In una lettera del

15.000 per provare che detta dichiarazione

1 dicembre 1767, Michele Bocchieri - gabel­

non fu fittizzia.

loto del feudo Scibinì - scrive al Principe V.E.

22 1 Trigona e gli Starrabba erano legati da

s'impegni per sottrarre dalla ridicola giuri-­

vincoli parentali ed avevano messo a segno nel-

sdizione del vicariato di Noto questa chiesa,

la città di Piazza rapporti dì collaborazione per

se quella città non riconosce Pachino nella

l'acquisizione di San Cono nel 1554, per l'ae-

laica Real giurisdizione, molto maggiormente

quisizione di San Cusimano nel 1578 oltre al

ne punto ne molto deve dipendergli nell'ec-­

piano di acquisizione e di controllo delle doga-

clesiastico (A.S.S., Fondo Di Rudinì, pacco

ne di Piazza.

138).

23 I Dì Lorenzo a Noto controllavano la pro-

25 A.S.S., Fondo Di Rudinì, pacco 258.

duzione e la commercializzazione cerealicola.

26 A.S.S., Fondo Di Rudini, pacco 258.

Don Corrado Di Lorenzo era il padre di Maria

27 A.S.S., Fondo Dì Rudini, pacco 258.

 


 

concessa sopra l'albanesi e greci che verranno a popolare ( ... ) e sopra i Sici­liani che colà verranno ad abitare 28 e con il dispaccio del 1758 era stata concessa al principe in modo stretto e circoscritto sugli albanesi e sui greci, ma nella cedola dei 1760 tale giurisdizione era estesa non solo alle persone che venissero in quella nuova popolazione, ma a tutta qualsivoglia sorta di gente che si trovasse nella Terra. Lo scontro diventa inevitabile. Il principe considera un suo diritto esercitare la giurisdizione su tutta l'agente e tutte le terre del jeudo; d'altra parte l'università di Noto rivendica tale diritto da sempre riconosciuto e chiede il ripristino di quanto era stato stabilito nel dispaccio del 1758. La controversia è rimessa al Tribunale del Real Patrimonio che, con la consulta dei 25 marzo 1762 precisa che discorse e disputate tanto le pretese del Principe e le ragioni dell'università di Noto si informa a sentenziarsi da parte del Tribunale del Real Patrimonio in che la Real cedola del 1760, toccante la concessione del mero e misto dovea sentirsi ristretta e relegata a tenore del Real Dispaccio del 175829 e per il successivo ampliamento della concessione del mero e misto debba venir intesa la città di Noto, che può essere interessata alla nuova concessione 30. La vicenda non si chiude: a distanza di alcuni anni, nel gennaio del 1767, il principe di Giardinelli invia altri memoriali al tribunale in cui chiede l'ampliamento della giurisdizione dei mero e misto imperio, secondo quanto veniva garantito dalla cedola del 1760 e non secondo il Dispaccio del 1758. Nel giugno 1767 il Tribunale del Rea] Patrimonio comunica al principe di manutenere, difendere e conservare l'oratore nella pacifica possessione in cui attualmente si trova detto mero e misto sopra tutte e qualsivoglia persone 31. Da quel momento, l'università di Noto perde il controllo giuridico sulla Terra di Pachino e sull'intero feudo di Scibini.

Nel giugno 1767 il principe di Giardinelli è accusato dal marchese di Spaccaforno 32 Francesco Maria Statella quod initium detta populationisfuit a detto III. Principis facta cum siculis personis et successive populatio est am­pliata cum gentibus collectis 33 . A queste accuse si aggiungono quelle dei nobili netini che, nel novembre 1767, in una lettera al Tribunale del Real Patrimonio, definiscono Pachino un asilo di ladri, fuoriusciti, riposto e commodo agl'infiniti contrabandi34. In forza di queste accuse il Tribunale del Real Patrimonio ordina un'ispezione e manda a Pachino il Delegato, nella persona di don Giuseppe Ruffino, collaborato da don Alfio Marzano35.

 

 

28 A.S.S., Fondo Di Rudini, pacco 152.

stante. Con la fondazione di Pachino il processo

29 A.S.S., Fondo Di Rudinì, pacco 258.

di migrazione della popolazione colpisce soprat­-

30 A.S.S., Fondo Di Rudinì, pacco 258.

tutto Noto e Spaccaforno.

31 A.S.S., Fondo Di Rudinì, pacco 258.

33 A.S.S., Fondo Di Rudini, pacco 258: l'ac-

32 Lo ius populandi, concesso con l'obbligo

cusa è contenuta nell'atto provvisionale del 6

di popolare il feudo con gente extra regno apre

febbraio 1767.

la strada a flussi migratori a lungo raggio e a

34  A.S.S., Fondo Di Rudinii, pacco 183, lettera

corto raggio. La nuova fondazione attira i suoi

dei 24 novembre 1767.

abitanti dai centri collocati in un'arca circo-

35 La nomina viene fatta con una lettera del

 

 

 


 

L'ispezione del funzionario del Tribunale del Real Patrimonio è eseguita il 16 maggio 176836 ed ha il compito di controllare il numero degli abitanti, la loro città di provenienza, da quanto tempo dimoravano nella nuova Terra e se la loro famiglia era composta da persone regnicole, di greci cattolici, o di gente prove­niente dall'Albania. Il Delegato rimette, in data 2 giugno 1768, al Tribunale dei Real Patrimonio il plano delle famiglie forestiere e Siciliane oggi esistenti in Pachino colla distinzione del luogo da dove ritraggono la loro origine e da qual tempo incominciarono ad abitare la nuova Terra di Pachino37. La relazione del Delegato salva giuridicamente la legittimità della Terra fondata ed abitata da 47 fuochi esteri, giunti nella terra in momenti diversi: la Terra di Pachino è Compita38.

Nel giugno 1768, Pachino ha così ottenuto e difeso l'autonomia territoriale e giurisdizionale sull'intera popolazione residente, ma si trova in una situazione assai contraddittoria: giuridicamente è indipendente da Noto e fiscalmente è sog­getta ai controlli da parte della medesima università. Lo ìus populandi sul feudo Scibini nel 1756 è stato accordato a condizione di non dover detta nuova popo­lazione recar pregiudizio alcuno alla città di Noto e, quindi, l'Università di No­to deve continuare a percepire le gabelle come fissato dal Dispaccio del 1759 e confermato dal Dispaccio del 4 ottobre 1771.

Noto, dopo la relazione del Delegato, prende atto dell'esistenza giuridica della nuova Terra, e cerca come può di limitare, i privilegi ed i benefici di tipo fi­scale di cui poteva beneficiare il principe di Giardinelli, proprietario della terra di Pachino.

Da questo momento in poi Pachino avrà una storia autonoma ed indipendente dall'antica città demaníale e riuscirà a mantenere tale autonomia anche dopo la

soppressione della feudalità.

 

 

Tribunale del Real Patrimonio del 30 giugno

don Matteo Buccheri e don Martino Parisi, e del

1767 in cui si precisa che don Alflo Marzano,

governatore dì Pachino, don Pasquale Militello,

proconservator lentinorum, ad hoc ut se con-

e dei figlio, don Bartolonico Militello, ha trafu­

ferre debeat in delta Terra Pachini, ibique re-

gato i quinterni della numerazione delle anime

cognoscere debeat si adsunt familiae civitatis

(A.S.S., Fondo Di Rudini, pacco 258).

Ispicefundi et caso quo invenirei statim absque

37 A.S.S., Fondo Di Rudinì, pacco 258.

ulla mora detta da Marzano ad detta civitate

38 Trova un parziale riscontro storico l'inganno­

Ispicefundi iubeat, ut redeant ai quia nulla

riferito da S. SULTANO, Pachino e i suoi din­-

adfuit, quod aliquid siculi fuerunt ad habita-

torni nella storia e nella leggenda, Pachino

tione ad detta nova Terra.

1968, p. 51: sostiene che il re mandò il suo De­-

36 Dopo d'aver in un sol giorno suddetto De-

legato rappresentante per rilevare se le condi­-

legato dato fine alla di lui commissione postosi

zioni erano eseguite. Or non essendo i 30 fuo-­

in questa con premura ricercando li documen-

chi tutti di gente straniera, il Principe, pria che

ti, che sostenevano il buon diritto e giuste do-

il Delegato fosse arrivato, dispose che in cia-­

mande della città. Desumo queste informazioni

scuna famiglia della gente indigena vi alber­-

dall'esposto del 31 maggio 1768, presentato al

gasse un maltese. Infatti il Delegato bussando

Tribunale del Real Patrimonio dal parroco di

alle porte dei 50 focolari, tutti risposero in lin­

San Nicolò di Noto, in cui il Principe don Gae-

gua maltese. Il Delegato credendoli tutti malte­

tano Starrabba viene accusato che, in data 23

si, diede relazione favorevole ed il decreto rea­

maggio 1768, con la complicità dei sacerdoti

le fu confermato.

 

 

 

 

Per gentile concessione dell’autrice dott.ssa Rosa Savarino

ROSA SAVARINO

 

LA FONDAZIONE DELLA TERRA DI PACHINO

 

(estratto da Contributi alla Geografia Storica dell'agro netino,

Atti delle "Giornate di Studio", Noto 29-30-31 maggio 1998)

 

I. S. V. N. A.

 

 

 

LA FONDAZIONE DELLA TERRA DI PACHINO

 

Dal 1583 al 1714 nascono in Sicilia un centinaio di nuove terre feudali soprattutto nella parte occidentale ed in quella centrale dell'isola; dal 1748 al 1798, i censimenti permettono di identificare dai 20 ai 301 nuovi centri. La struttura urbana siciliana, caratterizzata da una forte consistenza dell'area demaníale rispetto a quella feudale, in età moderna varia sotto l'intensificarsi del fenomeno della colonizzazione feudale2.

 

Il territorio della città di Noto nel corso del Seicento non è coinvolto dal processo di colonizzazione feudale, infatti, se escludiamo la fondazione di Canicattini Bagni3 , nel 1680, il fenomeno è assente nel territorio di Noto, ma è attivo nei primi decenni del Settecento e dilaga nella seconda metà del secolo. Esso si deve connettere con lo scontro politico-amministrativo della prima metà del '600 e con il sistema originato dal processo di ricostruzione posteriore al sisma del 1693.

 

A Noto, nel XVII secolo, si era registrato lo scontro 4 tra il clan Impellizzeri ed il clan Landolina-Deodato-Sortino, che si era concluso con posizioni di equilibrio che esulavano da forme di frammentazione politica dai tratti autonomistici e tali da portare alla spartizione degl’interessi e del potere in modo non conflittuale e da garantire e mantenere, nel corso del '600, l'integrità territoriale ed amministrativa all'interno dell'università di Noto.

 

 

ABBREVIAZIONI: A.S.S. = Archivio di Stato di

Sicilia del sei e settecento, Catania, 1985; F.

Siracusa; B.C.N.= Biblioteca Comunale di Noto.

BENIGNO, Vecchio e nuovo nella Sicilia del sei­

1 M. AYMARD, H. BRESC, Problemi di storia

cento: il ruolo della colonizzazione feudale, in

dell'insediamento nella Sicilia medievale e

Studi Storici, XXVII (1986), pp. 93-107; F. BE-

moderna, 1100-1800, in Quaderni storici,

NIGNO, C. TORRISI, Città e feudo nella Sicilia

XXIV ( 1973), pp. 945-476.

moderna, Caltanissetta, 1995.

2 Sulla colonizzazione feudale: M. AYMARD,

3 V. FICARA, Genesi e sviluppo di una terra

La città di nuova fondazione, in Storia d'Italia,

feudale del netino: Canicattini Bagni, in questo

Annali VW, Insediamenti e territorio, Torino,

volume.

1985, pp. 405-414; T. DAVIES, La colonizza-

4 Per la conflittualità municipale a Noto v, M.

zione fiudale della Sicilia nella prima età mo-

Di MARTINO, Una sedizione a Noto nel 1647,

derna, ivi, pp. 415-472; T. DAVIES, Famiglie

in Archivio Storico Siciliano, n.s., XXIV

feudali Siciliane. Patrimoni, redditi, investi-

(1899), pp. 36-50; M. LUMINATI, Crisi locale e

menti tra '500 e '600, Caltanissetta-Rorna,

crisi europea: la città di Noto alla metà dei sei­

1985; D. LIGRESTI, Sicilia moderna. La città e

cento, in Atti e Memorie dell'I.S.V.N.A., XVII­

gli uomini, Napoli, 1984; D. LIGRESTI, a cura

XVIII (1986-87), pp. 73-112; F. BAMAMO, Di­

di, Comunità di Sicilia: fondazioni, patti, rive-

sordini ed irregolarità amministrative a Noto

li, Catania, 1995; F. BENIGNO. Una casa, una

dal 1646 al 1654, in Atti e Memorie dell'I.S.V.

terra. Ricerche su Paceco, paese nuovo nella

N.A., XII (1975), pp. 79-102.

 


 

Infatti, nessuna famiglia dell'oligarchia netina nel corso del '600 era riuscita ad avviare un processo di colonizza­zione nei propri feudi.

       Tale situazione rimane invariata fino al 1693, ma nel decen­nio successivo al sisma, Noto, impegnata nel processo di ricostruzione, non riesce a bloccare il secolare piano di colonizzazione dei Platamone sul feudo Imposa, che nel 1712 porterà alla nascita della Terra di Rosolini5.

       Negli anni cinquanta del Settecento il fenomeno della colonizzazione feudale

si diffonde nel territorio netino non solo nella fascia costiera nei feudi di Scibini6, Bimisca, 7  Maucini e Burgio8,  ma  anche  nella  parte  interna  nei  feudi  di

 

 

5 F. BALSAMO, i Platamone e il prima atten-

ne di famiglie maltesi sarebbe lo stesso che po-

tato all'integrità del territorio netino, in Atti e

polarla coi sudditi dello stesso. Lo ius populan­

Memorie dell'I.S.V.N.A., X-X1 (1979-1780),

di sarà concesso, dopo alterne vicende, solo il

pp, 89-96; C. SAVARINO, G. MILCERI ODDO,

21 marzo 1792.

Rosolini, un secolo di storia, 1712-1812, Roso-

8 Il feudo era di proprietà della famiglia Deo-­

lini, 1995.

dato. Nel 1744 don Gaetano Deodato Moncada,

6 Il fendo di Scibini, come risulta dalla rela-

ancora minorenne, ottiene l'investitura feudale

zione fatta da don Ignazio Truglio di Chiara-

per la morte senza figli di Giacomo, suo fratello

monte il 3 novembre 1774, si estende salme

maggiore. Don Gaetano Deodato e Moncada,

660 e tumoli 8, ogn'una de quali però è consi-

barone di Maucini e Burgio, chiede nel novem-­

stente in canne 666 quadrate solite pratticarsi

bre 1778 di popolare con gente estera il sud­

in quelle parti (A.S.S.- fondo Di Rudinì, pacco

detto suo feudo ed ottenere il mero e misto im­

270). Si tratta di un feudo marittimo che, seb-

pero sullo stesso e sulle nuovi abitazioni di tale

bene non godesse di un'ampia fascia costiera,

popolazione. E barone ottiene lo ius populandi,

tuttavia, si estendeva nella zona meridionale

ma il progetto viene bloccato non tanto dal­

del territorio netino, tra le tonnare di Marzame-

l'Università di Noto, quanto dal Principe di

mi e Capo Passero, in posizione strategica non

Giardinelli il quale rivendica che dovea fram­-

solo per il controllo dell'attività legata alle ton-

mezzarsi la distanza di tre miglia fra l'una e

nare e per il controllo dell'attivitá commerciale

l'altra popolazione. Con la lettera del 7 dicem-­

in genere, ma anche per il controllo dell'attività

bre 1787 il barone don Gaetano Deodato Mon-­

di contrabbando che si svolgeva nei porti natu-

cada torna a chiedere la concessione della ius

rali presenti nel feudo; F. SAN MARTINO DE

populandi sul feudo. H Tribunale del Real Patri-­

SPUCCHES, Storia dei feudi e dei titoli nobiliari

monio esprime parere favorevole alla fondazio­

di Sicilia dalla loro origine ai nostri giorni,

ne, ma il Principe di Giardinelli, proprietario

Palermo, 1927, vol. VII, pp. 337-339.

della limitrofa Pachino, riesce a bloccare la na-­

717. SAN MARTINO DE SPUCCHES, Op. cit.

scita della terra di Portopalo, alias Terranobile.

vol. VII, pp. 337-339. li 22 luglio 1775 don

Dopo anni di lettere, ispezioni, dispacci, il re,

Gaetano Starrabba e Calafato inoltra la richie-

con il dispaccio dei 21 marzo 1792, si è com­

sta dello ius populandi sul feudo Bimisca, in

piaciuto accordare che si stabiliscono le popo-­

cui vuole introdurvi una popolazione di 40 fa-

lazioni negli accennati due feudi, - Bimisca e

miglie maltesi a di altro paese straniero, pur-

Maucini - colle circostanze di potersi fare, an­

ché non siyno degli abitanti di questo regno

che con indigeni (---) colla condizione che le

sulle quali esercitare il mero e misto imperio e

suddette 2 popolazioni  contribuiscono tutti i

tutte quelle facoltà che gli furono accordate

pesi alla città di Noto, nel cui territorio sono i

per la terra di Pachíno. Il Principe di Giardi-

feudi, che si vogliono popolare sino a che non

nelli ottiene parere favorevole dal Tribunale del

giungeranno di esse al numero di 40 fuochi e

Real Patrimonio, ma l'amministratore del Tri-

riserbandosi allora la S.M. le provvedenze op­-

bunale del Real Patrimonio fa notare che i mal-

portune, ma il mero e misto imperio veniva ac­-

tesi sono sudditi della S.R che ritiene l'alto

cordato ai rispettivi baroni per le sole piccole

dominio sopra quei popoli e sopra quelle isole

contese e per l'esazione dei crediti colla mano

( ... ) sicché facendosi la detta nuova popolazio-

baronale. Dopo la morte di don Gaetano Deodato

 

 

 


 

Cammaratini9 e Carcicera10.

La richiesta e la concessione dello ius populandi evidenziano una mutata gestione del potere. Infatti, negli anni cinquanta del Settecento la politica di equilibrio e di chiusura che durante il '600 ha preservato il territorio di Noto dalla frammentazione autonomistica viene abbandonata; si avvia così il processo di smembramento del territorio netino sia sotto l'azione di élítes esterne alla nobiltà netina sia sotto l'azione di alcune nobili famiglie netine11.

Il fenomeno della richiesta e della concessione dello ius populandi nella se­conda metà dei Settecento, se assumiamo la prospettiva della distribuzione del potere e dei dominio tra la nobiltà netina, apre la possibilità ad una rilettura della storia sociale e politica di questa comunità: le famiglie Landolina-Deodato-Trigona monopolizzano tutte le richieste di íus populandi. Pertanto, la colonizzazione feudale nel territorio netino, nel secondo Settecento, si deve far rientrare nella logica di divisione e controllo del potere che trova nella forma dell'autonomismo territoriale lo strumento giuridico principale.

Le concessioni dello ius populandi determinano il cambiamento della geo­grafia dell'agro netino, in quanto portano alla fine del diciottesimo secolo e nei primi decenni del diciannovesimo secolo, nella fascia costiera tra le tonnare di Marzamerni e Capo Passero e dei porti di Portopalo e della Marza,

 

 

Moncada, nel 1780, il feudo ed il titolo nobiliare

riceve investitura feudale con il titolo di barone

passò alla figlia donna Girolama Deodato e Por-

per la morte dei padre. Nella seconda metà del

zio, moglie di don Giovanni Lucchese Palli Plata-

'700 don Girolamo Landolina Alberti, Principe

mone. F. SAN MARTINO DE SPUCCHES, op. cit., vol. 1, pp. 477-480.

di Torrebruna, chiede ed ottiene lo ius populandi e procede alla costruzione di Eliopoli, ma il

9 Il feudo di Cammaratini, ricadente nel ter-

piano di costruzione della nuova terra viene ab­

ritorio di Noto, ottiene lo ius populandi l'8

bandonato per il mancato interesse e finanzia­

maggio 1756. 11 feudo appartiene al Principe di

mento da parte del fondatore, come sostiene L.

Torrebruna, don Giacomo Landolina Alberti,

Di BLAsi, Architettura ed urbanistica a Noto

marito di Agnese Deodato Moncada, figlia di

nell'opera di Vincenzo Sinatra, architetto del

Carlo Deodato, barone di Maucini e Burgio.

'700, Noto, 1990, p. 19. Alla morte di don Giro­

Girolamo Landolina Alberti muore nel 1777. Il

lamo Landolina Alberti ed in forza dei capitoli

feudo di Cammaratini viene venduto ed acqui-

matrimoniali il feudo passa al genero, don Fran~

stato, nel 1778, pro persona nominanda da don

cesco Parisi Caracciolo, marchese di Ogliastro,

Francesco Maria Parisi Caracciolo che, nel

che riceve investitura nel 1780. F. SAN MARTI­

1786, riceve investitura feudale con il titolo di

NO DE SPUCCHES, Op.cit.,vol. Il, pp. 266-268.

barone. Don Francesco Parisi Caracciolo aveva

1 11 Delle sei richieste di ius populandi di cui

sposato Giovanna Landolina Deodato, la pii-

noi abbiamo notizia solo sui feudi di Scibini e

mogenita di Girolamo Landolina Alberti. Per il

Maucini e Burgio si arriva alla costruzione di

titolo di barone di Cammaratini v. F. SAN

un nucleo abitato stabile, mentre negli altri casi

MARTINO DE SPUCCHES, op. cit., vol. 11, pp.

il progetto si blocca dopo fasi diverse o per la

149-151 e per il titolo di Prinpipe di Torrebruna

morte del proprietario o per il disinteresse degli

v. F. SAN MARTINO DE SPUCCHES, Op. cit., vol. VIII, pp. 82-83.

eredi. Si rirnanda in altra sede per uno studio sistematico sul fenomeno della colonizzazione

Nel 1723 don Girolamo Landolina Alberti

feudale a Noto nel corso del Settecento.

 

 


 

alla fondazione di due nuove Terre feudali: Pachino e Portopalo12 .

Il presente intervento vuole chiarire alcuni momenti ed alcune incognite della fondazione della Terra di Pachino. Cercherò, pertanto, di tracciare la storia della fondazione di questa Terra dal 1756 al 1770, grazie alle fonti di carattere civile -le lettere dei giurati di Noto, i libri rosso e gìallo - e l'archivio della famiglia Starrabba, marchesi di Rudini. Grazie al considerevole apporto di questo materiale documentario è stato possibile uscire dal vago e dal generico, distinguendo la tradizione popolare e le credenze da affidare alla narrativa, dai dati documentati e documentabili, seguendo anno dopo anno i problemi della nuova Terra e pervenendo ad una lettura abbastanza organica ed omogenea di quel quindicennio cruciale che porta alla fondazione di Pachino.

Il principe di Giardinelli, don Gaetano Starrabba e Calafato 13 il 24 aprile 1756 inoltra 14 una carta al viceré sollecitando la concessione di fare una popolazione nella sua baronia di Scibini 15. Il viceré Fogliani, a seguito della consulta del Tribunale del Real Patrimonio, accorda la grazia l'8 maggio 1756 e dà comunìcazione al principe, con il dispaccio del 26 maggio dello stesso anno.

 La nuova Terra, chiamata Pachino, sorgerà nel feudo di Scibini a due miglia di

 

 

12 In un documento del 1809 - si tratta di un

costruzione di Pachino, voluta da don Gaetano

questionario statistico inviato a tutte le   comuni

Starrabba, è realizzata grazie alla collaborazione

tà delle regno - i giurati di Noto definiscono

del fratello, don Vincenzo Starrabba F. SAN

Portopalo, alias Terranobile, villaggio suburbo.

Martino De Spucches, op.cit., vol. V, p. 341

di Noto ( ... ) composto di una popolazione na-

sostiene che don Gaetano Starrabba e Calafato

scente che può formare n. 450 persone. Nello

abbia ottenuto il titolo di barone di Pachino.

stesso documento vengono menzionate le comu-

Don Gaetano Starrabba e Calafato è citato nei

nità di Pachino, Rosolini, Canicattini Bagni ed

documenti d'archivio come il conte di Pachino e

Avola limitrofe alla città demaniale di Noto. Il

tale titolo viene trasmesso dopo la sua morte,

documento non fa riferimento alle costruende

come risulta dal testamento, al figlio, don Pietro

terre sui feudi di Cammaratini, Carcicera e di

Starrabba e Buttiglieri.

Bimisca a riprova dei fatto che il piano di colo-

14 Gli studi fin qui condotti hanno ipotizzato

nizzazione feudale in questi feudi viene ben pre-

che il Principe si sia adoperato per la fondazio­

sto abbandonato. A.S.S.- fondo Rau, pacco 180.

ne della terra spinto dall'áttività portuale della

13 Don Gaetano Starrabba, dei principi di

tonnara di Marzamenti, dalla vicinanza di due

Giardinelli, apparteneva ad una delle più anti-

porti facilmente fruibili e a seguito degli scontri

che e nobili famiglie di Piazza. La famiglia

con il governatore di Piazza. Queste motìvazio­

Starrabba nel 1573, nella persona di Raffaele

ni, sebbene incidenti, sicuramente *non furono

Starrabba, eredita per testamento della madre,

determinanti per mettere in moto la macchina

Ippolita Sortino, il feudo Scibini e Bimisca, Da

burocratico-anmúnistrativa. La, fondazione della

questo momento fino alla soppressione della

terra di Pachino s'inserisce nella strategia di

feudalità, il feudo è di proprietà della famiglia

potere di una famiglia nobiliare. Se assumiarno

Starrabba. Don Gaetano Starrabba eredita il

questa prospettiva di lettura quella che appariva

patrimonio paterno e l'8 novembre 1757 ottie-

come uno scontro fra il patriziato urbano ed un

ne un seggio in parlamento di Sicilia come pari

signore titolato può essere riletto come un con­-

dei regno. Gaetano Starrabba muore a Palermo

flitto svoltosi essenzialmente entro i gangli della

nel 1796 e per volontà testamentaria chiede di

nobiltà netina.

essere sepolto nella nuova chiesa di Pachino,

15 A.S.S., Fondo Di Rudini, pacco 152. Di-­

previa imbalsamazione del cadavere. L'opera di

spaccio del 26 maggio 1756.

 

 


 

distanza dalla costa, sarà popolata da greci cattolici che giungeranno nel feudo dall'Albania o da altra parte della Grecia o dall'Illirico 16 a spese del feudatario. I coloni godranno, per un periodo di 25 anni, della franchigia delle tande e donativi ordinari e straordinari, ma, trascorso questo periodo, saranno soggetti a tutte le tasse come gli altri cittadini del regno. L'Università di Noto continuerà a percepire la gabella del macino in quella quantità e qualità che al presente la percepisce.17

Qualche anno più tardi, con una lettera dell'aprile 1758, il principe torna a chiedere di poter fare una popolazione per assicurare la coltivazione del feudo Scibini, allora quasi incolto anche se parzialmente abitato dai coloni. Il 26 agosto 1758, il re concede al Principe di Giardinelli per la seconda volta lo ius populandi sul feudo. Il dispaccio del 1758 lascia invariate le clausole relative alla distanza dalla costa, alla nazionalità dei nuovi coloni, ma precisa che le nuove popolazioni, tanto gli albanesi, quanto i greci saranno sottoposti al mero e misto imperio con restar illesa alla città di Noto la giurisdizione del mero e misto impero ( .... ) di maniera che al presente la gode e di poterla sempre esercitare tanto nel civile che nel criminale sopra l'altre persone che non siyno Albanesi o Greci o suoi discendenti18. Le gabelle continueranno ad essere versate all'Università di Noto, ma, nel caso in cui si registrerà un aumento dovuto alla nuova popolazione, il Tribunale del Real Patrimonio intese le parti della città di Noto ( ... ) e del principe di Giardinelli esaminerà il contraddittorio suddetto e deciderà conformale sentenza se il futuro eventuale augumento di tali gabelle derivate di talune nuove popolazioni appartenga o no alla giustizia di detta città di Noto 19.

I giurati di Noto spediscono, nell'agosto 1759, una lettera al vicerd in cui dichiarano l'illegittimità di tale concessione, data dal viceré senza il previo esame delle raggioni di questa università e si oppongono alla costruzione di Pachino per non venir pregiudicata la sua potenza, per non arguire la spopolazione di detta università e per la minorazione delle gabelle in sommo pregiudizio della reale azienda. 20

 

Il 1° dicembre 1760 il Principe di Giardinelli riceve l'esecutoria del Real Diploma con la facoltà di popolare di Greci Cattolici il feudo di Scibini, in seguito alla quale versa al regio erario la somma di 1.000 ducati21.

 

 

16 A.S.S., Fondo Di Rudinì, pacco 152. Di-

cutoria del 1 dicembre 1760. Nell'A.S.S., Fondo

spaccio del 26 maggio 1756

Di Rudini, pacco 307, abbiamo trovato una ri­

17 A.S.S., Fondo Di Rudinì, pacco 152 di-

capitolazione degl'introiti e degli esiti relativi al

spaccio dei 26 maggio 1756

periodo 1760-1770 in cui vengono menzionati

18  A.S.S., Fondo Di Rudinì, pacco 258, di-

alcuni capitoli di spesa:

spaccio dei 26 agosto 1758

- spese pagate in Napoli ed in questa capitale

19  A.S.S., Fondo Di Rudinì, pacco 258, di-

per il privilegio ottenuto di popolare il feudo di

spaccio del 26 agosto 1758

Scibini oggi Pachino, unitamente al titolo di

20  B.C.N., Libro Rosso, f. 389

conte: onze 150

21  A.S.S., Fondo Di Rudinì, pacco 218, ese-

- per le fabriche di detta Terra e per le que-

 

 


 

Nella fase di progettazione della Terra, per evitare il conflitto e per puntare invece su una larga convergenza nella classe dirigente netina, gli Starrabba potevano contare a Noto sull'intesa politica, sull'appoggio e sulla collaborazione dei Trigona22 e dei Di Lorenzo23. Noto si oppone al piano di costruzione della Terra e cerca di difendere le proprie prerogative giuridiche e fiscali con l'esito di ritardare l'iter di autonomia territoriale di Pachino. L'opposizione dell'Università di Noto è motivata dalla sottrazione di popolazione che indeboliva la base impositiva su cui si reggeva il sistema del prelievo urbano, inducendo di conseguenza ad un tendenziale declino del gettito delle gabelle. L'opposizione alla costruzione di Pachino coinvolge anche la chiesa locale. Il parroco di San Nícolò di Noto 24 invia una lettera al Tribunale del Real Patrimonio in cui dichiara che l'attentato del principe di Giardinelli è lesivo tanto alla cura delle anime, alla giurisdizione mia soggetta e ai reali interessi ed al patrimonio di questa città, non meno che al buon regolato governo delle città tutte di questo regno. 25

 

Nel dispaccio del 1756, confermato dal dispaccio del 1758 e rivendicato dall'esecutoria del 1760, il sovrano ha disposto che la nuova Terra fosse popolata con gente non soggetta al dominio del Nostro Regnante 26 ma di religione cattolica. Ma, nel 1761, il Principe vede arrivare nel feudo di Scibini molte famiglie albanesi e maltesì ed inoltra formale richiesta al Tribunale del Real Patrimonio allorché siano considerati come gente che costituisce habita­tione 27 . La richiesta dei principe è accolta e tutti i coloni giunti e che giungeranno nel feudo di Scibini - i greci, gli albanesì ed i maltesi - godono di tutte le esenzioni che il sovrano ha accordato al momento della concessione dello ius populandi. Nonostante tutto, Noto continua il piano di ostruzionismo nei confronti dei principe e della Terra di Pachino, contestando la giurisdizione del mero e misto impero.

La giurisdizione dei mero e misto imperio nel dispaccio del 1756 veniva

 

 

stioni sostenute coll'università di Noto e Spac-

Anna Di Lorenzo, la nonna di Gaetano Starrab-­

caforno motivo per cui accesse un commissa-

ba e Calafato.

rio per ordine del governo: onze 15.000

24 La chiesa del SS. Crocifisso di Pachino

- diverse soggiogazioni fatte dopo la dichia-

era sotto la giurisdizione del Vicario della

razione dell'111. Principe della somma di onze

chìesa di S. Nicolò di Noto. In una lettera del

15.000 per provare che detta dichiarazione

1 dicembre 1767, Michele Bocchieri - gabel­

non fu fittizzia.

loto del feudo Scibinì - scrive al Principe V.E.

22 1 Trigona e gli Starrabba erano legati da

s'impegni per sottrarre dalla ridicola giuri-­

vincoli parentali ed avevano messo a segno nel-

sdizione del vicariato di Noto questa chiesa,

la città di Piazza rapporti dì collaborazione per

se quella città non riconosce Pachino nella

l'acquisizione di San Cono nel 1554, per l'ae-

laica Real giurisdizione, molto maggiormente

quisizione di San Cusimano nel 1578 oltre al

ne punto ne molto deve dipendergli nell'ec-­

piano di acquisizione e di controllo delle doga-

clesiastico (A.S.S., Fondo Di Rudinì, pacco

ne di Piazza.

138).

23 I Dì Lorenzo a Noto controllavano la pro-

25 A.S.S., Fondo Di Rudinì, pacco 258.

duzione e la commercializzazione cerealicola.

26 A.S.S., Fondo Di Rudini, pacco 258.

Don Corrado Di Lorenzo era il padre di Maria

27 A.S.S., Fondo Dì Rudini, pacco 258.

 


 

concessa sopra l'albanesi e greci che verranno a popolare ( ... ) e sopra i Sici­liani che colà verranno ad abitare 28 e con il dispaccio del 1758 era stata concessa al principe in modo stretto e circoscritto sugli albanesi e sui greci, ma nella cedola dei 1760 tale giurisdizione era estesa non solo alle persone che venissero in quella nuova popolazione, ma a tutta qualsivoglia sorta di gente che si trovasse nella Terra. Lo scontro diventa inevitabile. Il principe considera un suo diritto esercitare la giurisdizione su tutta l'agente e tutte le terre del jeudo; d'altra parte l'università di Noto rivendica tale diritto da sempre riconosciuto e chiede il ripristino di quanto era stato stabilito nel dispaccio del 1758. La controversia è rimessa al Tribunale del Real Patrimonio che, con la consulta dei 25 marzo 1762 precisa che discorse e disputate tanto le pretese del Principe e le ragioni dell'università di Noto si informa a sentenziarsi da parte del Tribunale del Real Patrimonio in che la Real cedola del 1760, toccante la concessione del mero e misto dovea sentirsi ristretta e relegata a tenore del Real Dispaccio del 175829 e per il successivo ampliamento della concessione del mero e misto debba venir intesa la città di Noto, che può essere interessata alla nuova concessione 30. La vicenda non si chiude: a distanza di alcuni anni, nel gennaio del 1767, il principe di Giardinelli invia altri memoriali al tribunale in cui chiede l'ampliamento della giurisdizione dei mero e misto imperio, secondo quanto veniva garantito dalla cedola del 1760 e non secondo il Dispaccio del 1758. Nel giugno 1767 il Tribunale del Rea] Patrimonio comunica al principe di manutenere, difendere e conservare l'oratore nella pacifica possessione in cui attualmente si trova detto mero e misto sopra tutte e qualsivoglia persone 31. Da quel momento, l'università di Noto perde il controllo giuridico sulla Terra di Pachino e sull'intero feudo di Scibini.

Nel giugno 1767 il principe di Giardinelli è accusato dal marchese di Spaccaforno 32 Francesco Maria Statella quod initium detta populationisfuit a detto III. Principis facta cum siculis personis et successive populatio est am­pliata cum gentibus collectis 33 . A queste accuse si aggiungono quelle dei nobili netini che, nel novembre 1767, in una lettera al Tribunale del Real Patrimonio, definiscono Pachino un asilo di ladri, fuoriusciti, riposto e commodo agl'infiniti contrabandi34. In forza di queste accuse il Tribunale del Real Patrimonio ordina un'ispezione e manda a Pachino il Delegato, nella persona di don Giuseppe Ruffino, collaborato da don Alfio Marzano35.

 

 

28 A.S.S., Fondo Di Rudini, pacco 152.

stante. Con la fondazione di Pachino il processo

29 A.S.S., Fondo Di Rudinì, pacco 258.

di migrazione della popolazione colpisce soprat­-

30 A.S.S., Fondo Di Rudinì, pacco 258.

tutto Noto e Spaccaforno.

31 A.S.S., Fondo Di Rudinì, pacco 258.

33 A.S.S., Fondo Di Rudini, pacco 258: l'ac-

32 Lo ius populandi, concesso con l'obbligo

cusa è contenuta nell'atto provvisionale del 6

di popolare il feudo con gente extra regno apre

febbraio 1767.

la strada a flussi migratori a lungo raggio e a

34  A.S.S., Fondo Di Rudinii, pacco 183, lettera

corto raggio. La nuova fondazione attira i suoi

dei 24 novembre 1767.

abitanti dai centri collocati in un'arca circo-

35 La nomina viene fatta con una lettera del

 

 

 


 

L'ispezione del funzionario del Tribunale del Real Patrimonio è eseguita il 16 maggio 176836 ed ha il compito di controllare il numero degli abitanti, la loro città di provenienza, da quanto tempo dimoravano nella nuova Terra e se la loro famiglia era composta da persone regnicole, di greci cattolici, o di gente prove­niente dall'Albania. Il Delegato rimette, in data 2 giugno 1768, al Tribunale dei Real Patrimonio il plano delle famiglie forestiere e Siciliane oggi esistenti in Pachino colla distinzione del luogo da dove ritraggono la loro origine e da qual tempo incominciarono ad abitare la nuova Terra di Pachino37. La relazione del Delegato salva giuridicamente la legittimità della Terra fondata ed abitata da 47 fuochi esteri, giunti nella terra in momenti diversi: la Terra di Pachino è Compita38.

Nel giugno 1768, Pachino ha così ottenuto e difeso l'autonomia territoriale e giurisdizionale sull'intera popolazione residente, ma si trova in una situazione assai contraddittoria: giuridicamente è indipendente da Noto e fiscalmente è sog­getta ai controlli da parte della medesima università. Lo ìus populandi sul feudo Scibini nel 1756 è stato accordato a condizione di non dover detta nuova popo­lazione recar pregiudizio alcuno alla città di Noto e, quindi, l'Università di No­to deve continuare a percepire le gabelle come fissato dal Dispaccio del 1759 e confermato dal Dispaccio del 4 ottobre 1771.

Noto, dopo la relazione del Delegato, prende atto dell'esistenza giuridica della nuova Terra, e cerca come può di limitare, i privilegi ed i benefici di tipo fi­scale di cui poteva beneficiare il principe di Giardinelli, proprietario della terra di Pachino.

Da questo momento in poi Pachino avrà una storia autonoma ed indipendente dall'antica città demaníale e riuscirà a mantenere tale autonomia anche dopo la

soppressione della feudalità.

 

 

Tribunale del Real Patrimonio del 30 giugno

don Matteo Buccheri e don Martino Parisi, e del

1767 in cui si precisa che don Alflo Marzano,

governatore dì Pachino, don Pasquale Militello,

proconservator lentinorum, ad hoc ut se con-

e dei figlio, don Bartolonico Militello, ha trafu­

ferre debeat in delta Terra Pachini, ibique re-

gato i quinterni della numerazione delle anime

cognoscere debeat si adsunt familiae civitatis

(A.S.S., Fondo Di Rudini, pacco 258).

Ispicefundi et caso quo invenirei statim absque

37 A.S.S., Fondo Di Rudinì, pacco 258.

ulla mora detta da Marzano ad detta civitate

38 Trova un parziale riscontro storico l'inganno­

Ispicefundi iubeat, ut redeant ai quia nulla

riferito da S. SULTANO, Pachino e i suoi din­-

adfuit, quod aliquid siculi fuerunt ad habita-

torni nella storia e nella leggenda, Pachino

tione ad detta nova Terra.

1968, p. 51: sostiene che il re mandò il suo De­-

36 Dopo d'aver in un sol giorno suddetto De-

legato rappresentante per rilevare se le condi­-

legato dato fine alla di lui commissione postosi

zioni erano eseguite. Or non essendo i 30 fuo-­

in questa con premura ricercando li documen-

chi tutti di gente straniera, il Principe, pria che

ti, che sostenevano il buon diritto e giuste do-

il Delegato fosse arrivato, dispose che in cia-­

mande della città. Desumo queste informazioni

scuna famiglia della gente indigena vi alber­-

dall'esposto del 31 maggio 1768, presentato al

gasse un maltese. Infatti il Delegato bussando

Tribunale del Real Patrimonio dal parroco di

alle porte dei 50 focolari, tutti risposero in lin­

San Nicolò di Noto, in cui il Principe don Gae-

gua maltese. Il Delegato credendoli tutti malte­

tano Starrabba viene accusato che, in data 23

si, diede relazione favorevole ed il decreto rea­

maggio 1768, con la complicità dei sacerdoti

le fu confermato.

 

 

 

 

Per gentile concessione dell’autrice dott.ssa Rosa Savarino

Pubblicato il 16/12/2009 alle 5.36 nella rubrica Diario.

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