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10 novembre 2011
La sicilia : pachino ,portopalo ,Marzamemi Il nodo dei pantani e delle serre slitta il vertice con l'assessore

Il nodo dei Pantani e delle serre
slitta il vertice con l'assessore

  • Mercoledì 09 Novembre 2011
  • Siracusa,
  • pagina 37

Sopra, il deputato regionale Enzo Vinciullo. In alto, uno scorcio dei Pantani della Sicilia ...
Sarà con ogni probabilità rinviato di qualche settimana, l'incontro palermitano tra l'assessore all'Agricoltura e le organizzazioni agricole pachinesi, per discutere in merito alla istituzione delle riserve «Pantani della Sicilia Sud orientale». 
La notizia dello slittamento dell'incontro è stata data dal deputato regionale Enzo Vinciullo che era stato promotore del vertice. «Visto che l'assessore all'Agricoltura è cambiato - ha affermato lo stesso Vinciullo -, è necessario concedergli un po' di tempo, prima di chiedere un suo intervento in aula. Aspettiamo che si documenti sulla situazione venutasi a creare nelle zone di Pachino. Ritengo dunque che lo slittamento di qualche giorno dell'incontro, sia assolutamente necessario».
La vicenda, com'è noto, riguarda il rapporto vantaggi-disagi che l'introduzione delle nuove riserve, il cui decreto istitutivo è stato firmato lo scorso luglio, potrà comportare sulle decine di aziende che vedono le loro attività minacciate dai vincoli tipici di una riserva naturale orientata. Prima fra tutte l'impossibilità di utilizzare prodotti chimici o sfruttare il territorio per opere di edilizia imprenditoriale quali capannoni o centri di confezionamento.
Contro l'istituzione delle nuove riserve - normalmente considerate una risorsa per il territorio - si sono schierate le organizzazioni venatorie, ma anche il Comune di Pachino e diversi imprenditori agricoli. Ricorso al Tar è stato proposto anche dal consorzio di tutela Igp Pomodoro di Pachino che vede intaccate, dalla istituzione di una riserva in maniera non programmata e non concordata con le istituzioni locali, la propria prerogativa nella produzione a marchio di qualità.
Dei ricorsi proposti, ad oggi è stato discusso solo quello delle associazioni venatorie che ha visto non concessa la sospensiva della vigenza dei decreti. 
A questo punto si attende che gli altri ricorsi, proposti con motivazioni ben diverse rispetto a quelle delle associazioni venatorie, possano essere esaminate dall'organismo di giustizia amministrativa catanese.
Nel frattempo, la via del dialogo era stata tenuta accesa proprio dal deputato regionale Vinciullo che ha già più volte sollecitato l'incontro tra le parti, invitandole a sedersi insieme a un tavolo di trattative. L'ipotesi di lavoro più accreditata potrebbe essere legata a una revisione delle estensioni delle riserve istituite, cosa da concordare con l'ente gestore. In alternativa, si potrebbe pensare a una serie di deroghe per consentire il prosieguo delle attività imprenditoriali private all'interno delle stesse riserve.
Tutte le ipotesi al momento rimangono aperte, anche se per alcuni imprenditori, già bloccati dai vincoli di destinazione, la via del declino sembra ormai segnata. Ed è a loro che Vinciullo si rivolge quando insiste: «Una soluzione si può trovare».
Sa. Mar.


09/11/2011



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10 novembre 2011
La sicilia Non avevo i soldi per andare a lavorare

«Non avevo i soldi
per andare a lavorare»

Ad Augusta mi hanno persino chiesto se volevo un marito e i figli

  • Mercoledì 09 Novembre 2011
  • Siracusa,
  • pagina 29

l´università è spesso un´area di parcheggio invece che un trampolino di lancio
Storie di ordinaria disoccupazione. Storie di chi non studia, né lavora, di chi ottiene un colloquio una o due volte all'anno e riceve porte in faccia almeno una volta al mese. In Italia, come a Siracusa.
È la storia della giovane Simona Scimò, come di tanti altri ragazzi, maschi e femmine anche ben oltre i 30 anni. Ma Simona, tra tutti quanti, è disposta a raccontare il suo percorso, quello di «trentenne, laureata plurireferenziata e in cerca di un'occupazione».
Il suo primo viaggio verso il futuro è cominciato, dopo il diploma conseguito al liceo artistico di Siracusa e l'iscrizione alla facoltà di Architettura di Reggio Calabria. Lì, Simona si è mantenuta gli studi lavorando come commessa fino all'età di 26 anni, quando è uscita con tanto di corona in testa dal corso di «Pianificazione territoriale, urbanistica e ambientale». Poi, il nulla.
«Mi aspettavo - racconta - di avere molte opportunità, e trovare lavoro tranquillamente, perché il mio titolo è specialistico». Simona sperava di diventare ispettore ambientale; la sua sarebbe stata una di quelle professioni all'avanguardia, fondamentali per un Paese che ha a cuore una corretta gestione del territorio. Ma, come è lei stessa a spiegarci, «si preferisce inserire i ragionieri all'urbanistica e i geometri alla gestione ambientale, insomma gente che ha altre competenze in uffici di altri settori».
Così Simona è stata per tre anni sulla Salerno-Reggio Calabria in attesa di un contratto e di una «vera» retribuzione per il suo lavoro di «ispettore sull'ultimo tratto dell'autostrada. Sono stata costretta ad aprire la partita Iva per essere scaricata dall'azienda come una normale spesa, ma poi non ci sono più rientrata e ho mollato tutto. È paradossale, ma non avevo i soldi per potermi permettere di lavorare e certi giorni sono arrivata a dover scegliere tra fare la spesa e mettere la benzina».
Così Simona è tornata a Siracusa, da qualche anno. «Non è più accaduto nulla. Una volta sono andata a fare un colloquio per un consorzio ambientale ad Augusta dove mi hanno chiesto se ero intenzionata ad avere un marito e dei figli, più che pensare alla mia preparazione. Ho distribuito ovunque i miei curricula e ho capito che se hai una laurea non puoi nemmeno immaginare di fare la commessa. Sì, mi hanno scartato perché i miei titoli sono troppo elevati per vendere scarpe». Racconta ancora: «Mi hanno detto 'no' fino a qualche giorno fa, perché avendo avuto un contratto da apprendista commessa non possono farmene un altro e non sono certo disposti a darmi un impiego».
Simona è l'esempio di una delle tante storie siracusane di ordinaria disoccupazione, l'esempio di chi non si arrende, ma fugge, con la speranza di poter tornare e con un filo di rassegnazione conclude: «Il mio Paese è il più bello del mondo, ma adesso devo proprio andare».
Eleonora Vitale


09/11/2011



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10 novembre 2011
La sicilia Liberati quattro siti

«Liberati» quattro siti

Intervento di manutenzione straordinaria della Regione con gli uomini della Forestale
per ripulire il Castello Eurialo, la grotta del Ninfeo, l'Anfiteatro romano e l'area di via Basento

  • Mercoledì 09 Novembre 2011
  • Siracusa,
  • pagina 28

Si scopre l'area archeologica di piazza Adda e tornano alla luce altri tesori nascosti dall'incuria. L'esperimento voluto dalla Regione per la pulizia dei siti archeologici è partito da Siracusa. 
E grazie a un accordo firmato dall'assessorato regionale ai Beni culturali e l'azienda Forestale, sono stati eseguiti interventi di diserbo e manutenzione straordinaria nelle aree archeologiche in condizioni di maggiore emergenza: piazza Adda, appunto, e poi la grotta del Ninfeo, l'Anfiteatro romano e il Castello Eurialo.
Sono stati questi i siti individuati dalla direzione del Parco archeologico di Siracusa, curato da Maria Amalia Mastelloni, per interventi urgenti sia legati a motivi di igiene urbana che per la tutela e la salvaguardia delle aree. 
«Si tratta di un esperimento ben riuscito e che speriamo di poter avviare almeno due volte all'anno - commenta l'assessore regionale Sebastiano Missineo - in quanto a costo zero per il governo. Gli operai che hanno eseguito i lavori, infatti, sono quelli già pagati dalla Regione». In questa maniera, l'assessorato di Missineo ha potuto rendere fruibili quattro siti che la mancanza di pulizia aveva reso impraticabili. 
Nel dettaglio, a piazza Adda-via Basento si trova un'area archeologica molto ampia, di oltre 10 ettari di terreno, che sino alla fine del XIX secolo era una palude e oggi, a causa della mancata attenzione ai sistemi di drenaggio, è tornata ad essere invasa da acqua con ovvi disagi che ciò comporta anche sotto il profilo igienico. Qui, gli scavi condotti negli anni '80 da Giuseppe Voza hanno messo in luca alcuni reperti archeologici tuttora in fase di studio. Tra i rinvenimenti, un grande monumento circolare, forse un edificio di culto. Gli interventi del corpo forestale stanno consentendo di eliminare porzioni di canneti divenuti ricettacolo di animali e ripristinare il manto erboso dell'area. Qui si trova anche la sede della direzione del Parco. 
Squadre di operai al lavoro anche nella parte sommitale al Teatro greco dove si trova la grotta del Ninfeo: probabilmente una stoà, ovvero un portico usato in epoca antica. L'intervento ha riguardato il taglio di grossi arbusti che con le radici correvano il rischio di danneggiare la volta del Ninfeo, oltre che compromettere il deflusso delle acque dell'acquedotto del Paradiso che alimenta la cascata del Ninfeo. Nello stesso parco della Neapolis, i lavori hanno interessato l'Anfiteatro romano che, per la prima volta, quest'estate non è stato fruibile in quanto invaso da erbacce. Dalle gradinate, gli operai si sposteranno ora all'arena del sito, sempre sotto la supervisione della direzione del Parco. Infine, nel sito del Castello Eurialo è stata ripulita la zona d'ingresso e la pineta, i viottoli e i vari passaggi invasi da sterpaglie. Si è concentrato poi il lavoro nella parte superiore della fortezza.
Questi gli unici interventi che sono stati messi in atto. Come confermano dall'assessorato regionale, sono rimasti fuori dal programma di lavoro gli altri siti della città così come l'area archeologica di Thapsos, in territorio di Priolo, per mancanza di personale del corpo forestale.
Isabella di bartolo


09/11/2011




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