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25 febbraio 2010
Pachino Promontorio Pachino promontorio raitre a sud di Tunisi anno 94 parte 2
12 febbraio 2010
Pachino Promontorio La sicilia Giuseppe Voza Archeologo
 
giuseppe voza   

Il museo «Paolo Orsi» ha un nume tutelare d'eccezione: Giuseppe Voza, archeologo e soprintendente emerito di Siracusa, «fondatore» della struttura museale di villa Landolina, che dopo due anni di lavori ha riaperto i battenti completamente rinnovato.
È stato lui, nei primi anni '70, a lavorare al grande progetto di creazione del «Paolo Orsi» dalle ceneri del museo Nazionale di piazza Duomo, da lui inaugurato nel 1988. E ancora lui guarda al futuro e propone idee d'avanguardia: una nuova sopraelevazione della struttura.
Venti anni di studio e passione prima della nascita di uno dei più grandi musei archeologici del mondo, che portarono Voza a contatto con grandi esperienze museali del mondo: dal Giappone all'America, passando per Francia e Inghilterra. 
Da questi confronti nasce l'idea su cui si fonda il «Paolo Orsi»: un museo flessibile, senza piedistalli su cui esporre opere d'arte. E senza gerarchia tra i reperti. 
«Nel 1988 la cosa più moderna ed efficace era realizzare un auditorium – ricorda Voza –, non solo per ospitare conferenze ma per proiettare al suo interno un video sulla storia del museo, un luogo in cui i visitatori potessero avere una visione d'insieme delle esposizioni, del valore stesso della struttura museale. Questo è stato fatto ed ha funzionato per molto tempo. E questo spero si possa fare ancora».
Ma lo sguardo di Voza sul futuro del museo si posa su un progetto più ambizioso: un altro piano dell'edificio. «Un altro grande settore costruito ex novo – dice – dedicato a mostre permanenti e non. Un sogno che si potrebbe realizzare con il sostegno dei privati, magari di uno sponsor milionario. Sarebbe un traguardo affascinante». 
E in questo nuovo piano, secondo i sogni di Voza, si potrebbero mettere in mostra i tesori nascosti del museo: i reperti dei magazzini. Migliaia e migliaia di oggetti provenienti da vari scavi, raccolti, studiati e deposti in cassette oggi chiuse nei magazzini del seminterrato del «Paolo Orsi». 
Un altro grande museo chiuso ai visitatori. Che racconta la storia della città e che così potrebbe divenire fruibile. 
isabella di bartolo


12 febbraio 2010
La Sicilia Pachino ppromontorio il museo archeologico di Siracusa
 
Separare la tutela dalla gestione   
Ricerca e vigilanza sono funzioni pubbliche, i servizi collaterali no   

salvatore maiorca
La riarpetura del museo «Paolo Orsi» ripropone due eterni problemi: la distinzione tra ricerca, tutela e vigilanza, da una parte, e gestione dall'altra; ma anche la possibilità di collaborazione con grandi aziende: per esempio, con qualcuna della zona industriale.
Punto primo. Si dovrebbe poter capire perchè quel che ormai avviene in tanti altri siti del mondo, ma anche d'Italia, non possa avvenire qui: la gestione dei servizi affidata a privati. È fin troppo ovvio che non si può, non si deve, delegare ad alcuno la ricerca, archeologica, bibliografica, e via discorrendo. Men che meno è delegabile la tutela di tutti i beni culturali, nel senso più lato, nè la vigilanza: dai siti archeologici ai musei ai monumenti al paesaggio. Sarebbe come delegare l'attività delle forze dell'ordine.
Ma perchè mai un privato non dovrebbe poter gestire servizi come la biglietteria, il book point, la caffetteria, il punto di ristoro, i servizi igienici? Anzi non è è pensabile che una soprintendenza possa farsi carico della gestione di questi servizi: non è il suo mestiere; e non può quindi riuscire a farlo bene, tanto meno a guadagnarci. La Soprintendenza deve invece occuparsi della ricerca, della tutela, della direzione di certi lavori, della vigilanza sulla gestione. È questo il suo mestiere naturale. E deve farlo bene.
Questo consentirebbe di utilizzare per le attività di custodia tanto personale che oggi è invece sprecato in questi servizi. Consentirebbe quindi di aprire siti chiusi da anni, di evitare chiusure improvvise di quelli aperti. Consentirebbe di alleggerire di oneri e spese le finanze pubbliche, magari di guadagnare un canone sui servizi affidati in gestione.
Si tratta di cose che già avvengono altrove, in tanti siti la cui attività è possibile proprio grazie a queste attività collaterali e peraltro utili, anzi preziose. Non ci si può intestardire nell'affidare alla mano pubblica attività che di pubblico interesse non hanno nulla. Che soprattutto richiedono caratteristiche gestionali che la mano pubblica non ha mai avuto e non ha. E continuare a tenere autentici gioielli chiusi e negletti ed altri mal gestiti.
Infine le possibilità di collaborazione con le aziende. Nella nostra zona industriale ci sono poche grandi realtà multinazionali. Queste aziende hanno finanziato grandi opere d'arte e di cultura in altri luoghi. Un esempio per tutti: la Erg ha interamente finanziato il restauro del teatro «Carlo Felice» di Genova. Qualcosa di analogo potrebbe fare qui. Per esempio, sostenere il progetto di Voza descritto qui accanto.
Il fatto è che qui deve cambiare l'approccio con l'industria. Si deve dare alle aziende la certezza di potere rimanere e investire correttamente su questo territorio. Altrimenti si fanno soltanto chiacchiere.





permalink | inviato da Pachinos il 12/2/2010 alle 0:22 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
12 febbraio 2010
Pachino Promontorio...La Sicilia Pachino Politica I vertici del Pd
Guardateli con calma..nessuna agitazione...
«Inutili gli annunci ad effetto»   
   
tre su cinque portano gli occhiali da sole in una stanza buia...

@@I vertici del Partito democratico attaccano l'Amministrazione sul progetto della piscina comunale

«La solita politica degli annunci». Attacca a testa bassa il Partito democratico di Pachino che, all'indomani dalla notizia sul rinnovato vigore del progetto per la realizzazione della piscina comunale, evidenzia come ad oggi molte tematiche a cui è stata rivolta attenzione dall'amministrazione comunale, non sarebbero giunte a compimento.
«Siamo alle solite, -hanno dichiarato i dirigenti locali del Pd-. L'amministrazione comunale, come ha sempre fatto, fin dal suo insediamento, procede con una serie di annunci di grande effetto, ma che stridono e contrastano con la realtà».
Gli esponenti politici di opposizione si dichiarano contenti se l'importante opera pubblica arriverà finalmente in porto, tuttavia «per il ruolo di opposizione che ricopriamo, dobbiamo far notare ai cittadini che questo è l'ennesimo annuncio del sindaco e della sua allegra compagnia». Il gruppo dirigente del Pd passa in rassegna tutta una serie di argomentazioni su cui si sta lavorando ma che, ad oggi, non hanno trovato una soluzione definitiva. «Che fine ha fatto la discarica? -hanno affermato- l'annuncio fu fatto nel mese di luglio. Siamo in febbraio, ed ancora non si vede nulla all'orizzonte. Ed il serbatoio pensile? Fino ad oggi anche questo è rimasto solo un annuncio». Il gruppo dirigente di opposizione poi punta il dito verso altre questioni spinose quali la riorganizzazione dirigenziale ed il risanamento economico. La prima questione è stata affrontata solo parzialmente con un turnover di dirigenti che non ha provocato una riduzione effettiva ed un risparmio che invece ci sarebbe stato se i dirigenti fossero stati ridotti a 4-5 come nelle previsioni, mentre per la seconda tematica il Pd evidenzia come ancora una volta permangono i problemi di liquidità visto che il personale comunale è rimasto senza stipendio mensile. Poi c'è la questione del minieolico i cui benefici dovevano essere anche per la casa municipale e sul quale ci sarebbe stato l'ennesimo «pateracchio». L'ultima stilettata il circolo del Pd la tira al direttore generale che era stato indicato come esperto del settore e professionista dell'organizzazione senza tuttavia che ci sia stato un risultato tangibile.
Ma gli attacchi non sembrano scuotere l'amministrazione guidata dal sindaco Bonaiuto. Molti dei punti sottoposti a critica infatti sarebbero ad un passo dalla realizzazione, come ad esempio la discarica, già completata ed in attesa delle autorizzazioni palermitane, ed il serbatoio pensile su cui si procede con gli ultimi ritocchi di carattere tecnico.
Salvatore Marziano

10 febbraio 2010
Pachino Promontorio La Città di Apolline Porto Ulisse Ispica Pachino Prof. Bellisario

Città di Apolline.

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Porto Ulisse e Punta Castellazzo (Ragusa) Il lavoro del Prof. Bellisario, insigne studioso della città di Ispica (prov. Ragusa), è una miniera di notizie storiche ed archeologiche sulla parte della fascia costiera ispicese (sud orientale) che ha presentato e presenta ancora giacimenti archeologici di grandissima importanza. Questa parte della Sicilia Sud Orientale, compresa tra il promontorio di Pachino e Punta Castellazzo, fu sempre ambita dai vari popoli che, dai tempi immemorabili, si sono insediati in questi luoghi ameni.
 
Le fonti storiche, che qui testimoniano presenze di gente in ogni epoca, sono moltissime e tutte concordano nell’ammettere l’esistenza fin dai tempi più remoti di un funzionale ed attivo scalo marittimo (Porto Ulisse), di una città antichissima lungo il perimetro portuale (Apolline), e di una grande fortezza eretta sul promontorio di (Castellazzo), a difesa dell’entroterra e del porto. 
 
Subito dopo la grande spiaggia di Santa Maria del Focallo, oltrepassati gli scogli di Punta Cirica e gli stupendi faraglioni poco distanti, s’incontra una lingua di terra che si proietta sul mare verso Mezzogiorno e delimita la parte occidentale della baia di Porto Ulisse. E’ Punta Castellazzo. 
 
Anticamente la sua estensione doveva essere molto superiore all’attuale, sia in lunghezza che in larghezza. Probabilmente si allungava sul mare 300-350 metri ed era larga quasi 120 metri. Oggi, secondo la mappa catastale, misura circa 250 metri di lunghezza ed 80 di larghezza massima.  
 
Durante la dominazione romana qui esistette un’importantissima “statio”, cioè un luogo di sosta e un “refugium”, un approdo per le navi, come attesta l’Itinerarium Antonimi. Nel periodo medioevale qui fu costruito un imponente castello, probabilmente su una preesistente costruzione. Dopo i Romani, molti altri popoli hanno posseduto questo posto ambito: i Vandali, i Goti, gli Arabi, i Normanni, gli Spagnoli, i Francesi, che in tempi storici diversi si stabilirono in questa penisoletta, la quale ad un tempo assicurava protezione e rifugio. 

Sicuramente qui, dunque, sorse una città di origini antichissime. Molto importante e strategicamente ben ubicata, atteso che si trovava a gestire uno dei più grandi porti della Sicilia Sud-Orientale, appunto Porto Ulisse, e su una delle rotte più battute dell’antichità per i commerci tra la Grecia, Malta ed i paesi dell’Oriente e dell’Africa. Ma qual'era questa città “famosa e bella” di cui parla Fazello? Qual’era il suo nome? Tutti gli studiosi sono concordi nell’identificare tale città con “Apolline”. 
 
Porto Ulisse, chiamato da Cicerone Odysseae Portus.  Una zona altamente commerciale, visto che quì confluivano tutti i prodotti dell’entroterra, vino, pellami, carne, frumento, ecc., che venivano caricati sulle navi per essere venduti a Roma o in Oriente. Una città ricca protesa verso i mercati africani, italici ed orientali. La Sicilia centro meridionale, infatti, tra il II ed il IV secolo d.C., fu prescelta dai Romani come terra di delizie e di sfruttamento terriero
 
A questo si deve aggiungere che sicuramente l’antica Spaccaforno (l’insediamento di Cava d’Ispica), distante dal Porto Ulisse e da Apolline meno di dieci chilometri, già al tempo della venuta dei Greci, e durante la dominazione romana, era certamente molto abitata, come attestano i resti degli insediamenti rupestri tuttora esistenti, per cui c’è da pensare ad un intenso traffico commerciale tra gli abitanti dell’interno verso la cittadina costiera il cui porto rimase attivo fino ai primi dell’Ottocento.
  
Le prime comunità che si insediarono a Punta Castellazzo e usarono Il porto erano sicuramente dedite alla pesca, ma prevalentemente praticavano un intenso commercio con i popoli dell’entroterra e quelli di tutto il Mediterraneo. E infatti fu attivo lo scambio di merce pregiata proveniente dai mercati orientali e africani, come stoffe, armi, profumi, manufatti di ceramica, che veniva barattata con le materie prime, come cuoi, pellame, frumento, vino, olio, ecc…, prodotti di cui era ricca la Sicilia. 
 
I Greci, successivamente, oltre che a dedicarsi ai commerci, praticarono con perizia non solo la pesca d’altura dei tonni e dei pesci spada, ma anche l’arte della conservazione del pesce che esportavano in tutto il Mediterraneo. In tutta la Sicilia c’erano industrie artigianali per la salatura del pescato già dal tempo dei Fenici. E sicuramente a Pachino e Marzamemi esistette fin dai  più remoti tempi una costruzione per la conservazione del pesce. A Portopalo, dove esiste un’antica tonnara di proprietà Belmonte che viene ancora attivata periodicamente, anche se i tonni sembrano scomparsi da alcuni decenni, è tutt’oggi viva la tradizione marinara della conservazione artigianale del pesce.
 
Successivamente, nel periodo romano, ebbe grande successo un preparato a base di pesce, il Garum, alla cui preparazione e commercializzazione sicuramente la popolazione di Apolline si dedicò attivamente, come facevano le comunità marinare di Marzamemi, Pachino e Portopaleo, oltre che di tutto il bacino del Mediterraneo. Il Garum ebbe una fondamentale importanza economica nell’antichità perché considerato una prelibatezza molto ricercata ma costosa. Era una specie di salsa ottenuta facendo macerare col sale in apposite vasche intestini di sgombri o di tonni, a volta mescolati con altri piccoli pesci. Nel periodo romano veniva usato come salsa da condimento, talvolta miscelato con vino, olio, aceto, acqua.  
 
Tutto il preparato veniva fatto ammollare nella salamoia per almeno due mesi al calore del sole, quindi veniva filtrato, ottenendo una parte pregiata e il “liquamen” di minor pregio. Questi contenitori, di forma rotonda e quadrata, ancora oggi possono ammirarsi, ma sono mal conservati in mezzo a sterpaglie che rischiano di far perdere questi antichissimi reperti. 
 
 
 
 
Turismo in Sicilia by wwww.costierabarocca.it
10 febbraio 2010
Pachino Promontorio...la diatriba sul territorio...Eolico...segue video sulla politica di Granata,Rotta, linguaggio di sinistra ma confusi e felici a Palermo e Roma...
 


Google Web Alert per: pachino,portopalo,marzamemi
parco eolico pachino « Marzamemi TIME 24h
PACHINO – E' di nuovo scontro a tutto campo tra Emanuele Rotta e il gruppo di fedelissimi del sindaco ... Portopalo: Modifiche all'Utc, critiche dalla Uil. ...

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7 febbraio 2010
Pachino Promontorio La Sicilia di ieri..Santa panagia la tonnara abbandonata.
 Non si placa la polemica sull'abbandono della Tonnara di Santa Panagia. E stamattina i volontari del gruppo aretuseo di Legambiente daranno vita a un sit-in nel sito in questione. Ciò per riaccendere i riflettori su un'area storica e paesaggistica di grande valenza, in condizioni di degrado, nonostante l'intento di farne un museo da parte della Soprintendenza e i soldi stanziati dalla Regione per questo scopo che, però, sono adesso bloccati.

Non si placa la polemica sull'abbandono della Tonnara di Santa Panagia. E stamattina i volontari del gruppo aretuseo di Legambiente daranno vita a un sit-in nel sito in questione. Ciò per riaccendere i riflettori su un'area storica e paesaggistica di grande valenza, in condizioni di degrado, nonostante l'intento di farne un museo da parte della Soprintendenza e i soldi stanziati dalla Regione per questo scopo che, però, sono adesso bloccati.
Il motivo del mancato accreditamento dei 10 milioni di euro è il ricorso al Tar presentato dall'Ance all'indomani del progetto della Soprintendenza consegnato alla Regione, e dunque lo stop a tutto l'iter, in attesa del responso del Tribunale di giustizia amministrativa.
«Non possiamo sopportare questo rimpallo di responsabilità - afferma Paolo Tuttoilmondo, coordinatore del circolo Chico Mendes di Legambiente - ma vogliamo che si faccia chiarezza in maniera definitiva. Oggi sappiamo solo che, dopo aver espropriato questo sito negli anni '80, esso è rimasto in abbandono, e la Tonnara oggi cade a pezzi distrutta dalla burocrazia».
Le parole di Tuttoilmondo replicano a quelle della soprintendente Mariella Muti dopo la pubblicazione del dossier di Legambiente sui musei dimenticati del territorio, tra cui appunto la Tonnara. L'architetto Muti ha spiegato che le accuse di Legambiente sono gratuite, poiché il mancato restauro della Tonnara non era da addebitare alla inerzia della Soprintendenza.
«Abbiamo sollevato questa vicenda anche in passato - prosegue l'avvocato Tuttoilmondo - e certamente non diciamo falsità. Nel 2005 e nel 2006, in occasione di Salvalarte, la Soprintendenza illustrò il progetto di restauro della Tonnara di Santa Panagia approvato nel giugno 2006 e finanziato nell'ambito dei Por Sicilia 2000-06 per un importo di quasi 11 milioni di euro accreditato alla Soprintendenza il 21 dicembre del 2007. A distanza di 4 anni dalla presentazione del progetto, non sono stati avviati gli interventi di restauro né è stato reso noto quando essi saranno realizzati. Ciò perché l'iter è stato bloccato dal nuovo prezziario delle opere di cui non è stato tenuto conto all'atto di presentazione del progetto, ma che ha spinto l'Ance a fare ricorso. Tutto ciò mentre lo stato di rovina del complesso si aggrava giorno dopo giorno, e in mancanza di adeguati interventi il monumento finirà irrimediabilmente perso».
Per tutte queste ragioni, Legambiente chiede oggi ai cittadini di partecipare al sit-in di protesta previsto alle 10.30 e che ha già ottenuto grande sostegno mediatico sul social network Facebook.
Isabella di bartolo





permalink | inviato da Pachinos il 7/2/2010 alle 0:18 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
7 febbraio 2010
Pachino Promontorio Parco degli Iblei La Sicilia Siracusa
Un Parco che molti non vogliono

Un Parco che molti non vogliono
Desideriamo, attraverso il vostro giornale, rivolgerci al ministro dell'Ambiente con la seguente lettera.
Signora Bellucci, nella sua prestigiosa veste di ministro dell'Ambiente è obbligata dal suo codice d'onore a rispettare i diritti di tutti i cittadini della nostra Repubblica, poiché in essa vige la democrazia e tutti abbiamo pari dignità e diritti. Le chiedo di non firmare l'atto del costituendo Parco degli Iblei che si estende nelle province di Catania, Siracusa e Ragusa, voluto solo da poche persone che vogliono imporre alla stragrande maggioranza delle persone che vivono in esse, sovvertendo così il valore della democrazia in cui tutti ci riconosciamo. Prima di avviare l'iter burocratico, perché non hanno chiesto che fosse fatto un referendum? Semplicemente perché sapevano che avrebbero fatto una meschina figura, iniziando dal presidente della Provincia, Nicola Bono e finendo al sindaco, Roberto Visentin, hanno forse sentito il parere degli agricoltori e degli allevatori? E di tutte quelle altre categorie di persone che vivono quotidianamente il nostro territorio, compresi pure i cacciatori, veri cultori dell'ambiente. Sappiamo benissimo cosa comporta un Parco di quelle dimensioni, l'assoluta imbalsamazione del territorio, gli agricoltori per variare le loro coltivazioni dovranno chiedere l'autorizzazione all'ente gestore. E' democrazia questa? Quali sono le reali motivazioni? Non certamente per proteggere le piante e gli animali, in quanto da millenni la natura protegge se stessa e le specie cacciabili durante il prelievo venatorio sono poca cosa nella quantità di specie che vivono nella nostra Sicilia, inoltre l'ambiente e le altre speie sono protetti dalle leggi in vigore in tutta Italia, dagli uomini del Corpo forestale, dalle Guardie venatorie e ambientali. Poi esistono già le riserve, le oasi, gli Zps che occupano oltre il 25 % consentito, siamo certamente al 40 %, che bisogno c'era, dunque, di questo cataclisma? Ministro Prestigiacomo, questo è un parco che non lo vuole la stragrande maggioranza delle persone che vivono in questo lembo di terra siciliana, senza se e senza ma. In parole povere diciamo no all'istituzione del Parco degli Iblei, ci rivolgiamo a Lei per porre fine a quest'incubo.
Roberto Giuffrida
La Destra - Alleanza Siciliana
Un Parco che tanti sostengono
Sul Parco degli Iblei sono state date informazioni sbagliate. Non è stata fatta la delimitazione e la zonizzazione che verrà definita dalle Istituzioni. E' stato dato l'incarico di redigerle, da parte del ministero dell'Ambiente, alla Regione che ha 2 mesi di tempo. La vera ragione della inconsistente opposizione, è strumentale, e potrebbe essere un alibi per coprire intenti speculativi sul suolo agricolo che quindi vanno in direzione opposta all'agricoltura e al turismo. Il sito ha una rilevanza dal punto di vista biologico ed etnoantropologico. L'idea del Parco nasce parecchi anni fa e dopo una serie riunioni in comuni e provincie. Nel 2004 fu costituito un comitato promotore che stilò una proposta corredata da 39 elaborati scientifici, con cartografie e una proposta di delimitazione e di zonizzazione, tutte consegnate al ministero dell'Ambiente e all'assessorato Regionale. La proposta del Comitato deve essere ora definita dalle Istituzioni. Il Parco degli Iblei è una grande opportunità per l'agricoltura, il turismo e per la tutela e salvaguardia della biodiversità che insiste nell'area. La stratificazione di beni storici, archeologici ed etnoantropologici è di importanza fondamentale. Probabilmente è una delle più alte concentrazioni al mondo di beni culturali (naturalistici, archeologici, storici). Nell'area individuata dal Comitato Promotore ricadono ben 16 siti di interesse comunitario, 9 siti archeologici, 5 riserve naturali. Vi sono inoltre circa 21.000 ettari di boschi demaniali e privati. Nell'area, infine, insiste la più grande densità d'Europa di biodiversità per cui, oltre alla tutela degli stessi, con l'istituzione del Parco, ci saranno grandi vantaggi e benefici economici per poter attuare uno sviluppo armonico, compatibile e durevole.
Paolo Pantano



 http://giornale.lasicilia.it/giornale/0602/SR0602/SR/SR02/08.html
Per tracciare il perimetro del Parco degli Iblei, autentico laboratorio dello sviluppo sostenibile, ieri, alla Provincia, si è insediato il Comitato istruttore. A giorni, i soggetti coinvolti nel comitato, cioè Comuni, associazioni ambientaliste e di categoria, sindacati, ordini professionali competenti, designeranno i rappresentanti in seno all'organismo, che potrà così mettersi al lavoro. I componenti dovranno avanzare proposte per giungere alla stesura di un documento unico, da inviare entro il 30 aprile al ministero dell'Ambiente. Il comitato istruttore, coordinato da Enzo Reale, si riunirà due volte la settimana. Il presidente della Provincia, Bono, ha definito anomala la legge istitutiva del parco, che ne ha stabilito la nascita, rimandando a epoca successiva sia la delineazione del perimetro che le modalità di gestione. «La legge - ha precisato - va, comunque, rispettata».

Per tracciare il perimetro del Parco degli Iblei, autentico laboratorio dello sviluppo sostenibile, ieri, alla Provincia, si è insediato il Comitato istruttore. A giorni, i soggetti coinvolti nel comitato, cioè Comuni, associazioni ambientaliste e di categoria, sindacati, ordini professionali competenti, designeranno i rappresentanti in seno all'organismo, che potrà così mettersi al lavoro. I componenti dovranno avanzare proposte per giungere alla stesura di un documento unico, da inviare entro il 30 aprile al ministero dell'Ambiente. Il comitato istruttore, coordinato da Enzo Reale, si riunirà due volte la settimana. Il presidente della Provincia, Bono, ha definito anomala la legge istitutiva del parco, che ne ha stabilito la nascita, rimandando a epoca successiva sia la delineazione del perimetro che le modalità di gestione. «La legge - ha precisato - va, comunque, rispettata».
Il sindaco Visentin ha specificato che il perimetro definitivo lo traccerà il ministero dell'Ambiente. Il presidente provinciale di Federcaccia, Giuseppe Impallomeni, ha detto che «la normativa vigente, non consentendo lo svolgimento di molte attività, di fatto, ingessa, il territorio».
Il dirigente dell'Ente Fauna siciliana, Paolo Uccello, si è soffermato sui vantaggi del parco, che, pur coinvolgendo le province di Ragusa e Catania al 60%, ricadrà nel territorio siracusano. «Il Parco sarà una formidabile occasione per ricostruire un'identità culturale nuova - ha detto - e sarà un toccasana per le risorse naturali. Salvaguardando le sorgenti, metterà al riparo la qualità dell'acqua da qualsiasi contaminazione. Ne beneficerà anche l'aria, grazie ai boschi. Mettendo fine all'incuria e all'abbandono delle campagne, si potrà rimediare al dissesto idrogeologico, tutelando, dunque, il suolo».
La vicepresidente di Italia Nostra, Liliana Gissara, si è detta entusiasta, garantendo la presenza dell'associazione nel comitato. L'ambientalista, Paolo Pantano, del comitato promotore del parco degli Iblei ha sottolineato gli innumerevoli vantaggi per l'agricoltura. Secondo qualche agronomo, invece, il parco darebbe il colpo di grazia al comparto agricolo, accelerando il processo di antropizzazione.
Nel parco dovrebbero essere previste 4 zone. La zona A, sottoposta totalmente a vincoli; la zona B, nel cui ambito sarà possibile l'esercizio di attività compatibili con l'ambiente; la zona C, inclusiva, tra l'altro, di grotte e boschi; la zona D, comprendente le aree antropizzate.
Lucia Corsale



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permalink | inviato da Pachinos il 7/2/2010 alle 0:10 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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