Pachino,Portopalo,Marzamemi...promontorio,noto,avola,siracusa,rosolini,ispica,pozzallo,siracusa,ragusa, Pachinos | Pachino Promontorio,pachino,portopalo,marzamemi | Il Cannocchiale blog
.
Annunci online

Internet-giornale, Pachino, Promontorio, Pachino, Portopalo, Marzamemi,Pachum.Pachynus
28 gennaio 2010
Pachino Promontorio Palmento dei Pazzi Noto,Pachino

27 gennaio 2010
Pachino Promontorio Nasce il Parco degli Iblei nel sud est,a Roma posto il primo mattone,ad aprile la definizione delle aree...mentre il parco dei pantani della Sicilia sud orientale non ne parla nessuno...
Incontro al Ministero dell'Ambiente per l'istituzione in Sicilia di 4 Parchi Nazionali

Nasce il Parco degli Iblei nel Sud Est, a Roma posto
il primo mattone. Ad aprile la definizione delle aree

Stampa E-mail
di Gaetano Guzzardo   
Mercoledì 27 Gennaio 2010 - 01:00

Roma – Saranno definite entro il prossimo 30 aprile le aree interessate all’istituzione del Parco degli Iblei, che si svilupperà in tre province, Siracusa, Catania, Ragusa, quel Sud Est siciliano su cui, negli ultimi anni, si è incentrato l’interesse della politica locale e delle imprese che hanno scommesso per quest’area, uno sviluppo sostenibile legato al suo straordinario territorio. Questa la decisione assunta nella serata di ieri al Ministero dell’Ambiente, nell’incontro alla quale hanno partecipato, tra gli altri, il ministro Stefania Prestigiacomo, l'assessore ai Beni Culturali della Regione Siciliana, Gaetano Armao, i sindaci e dei presidenti di Provincia di Siracusa, Ragusa e Catania, e i colleghi delle altre città e province interessate all’istituzione dei nuovi 4 Parchi nazionali: Pantelleria, Egadi, isole Eolie, e Iblei.

Per gli altri tre Parchi, la data per la definizione delle ipotesi di perimetrazione, contrariamente a quello degli Iblei, è stata invece stabilita per il 31 marzo prossimo. In particolare per il parco di Pantelleria si è registrato il pieno consenso del territorio per l'istituzione del parco e dell'area marina protetta. Per quanto riguarda il parco delle Egadi tutti i soggetti intervenuti, compreso il sindaco di Favignana, hanno manifestato l'intesa e la necessità di dare immediata attuazione alla legge istitutiva del parco. Per le Eolie è stato inoltre sottolineato che l'ente parco sarà anche l'ente gestore del sito Unesco.

Storia diversa per il Parco degli Iblei, per cui è stato ribadito che la definizione della perimetrazione e tutte le procedure relative al costituendo parco avverranno in modo concordato dalle istituzioni locali e nazionali, "e che quindi non hanno valore le ipotesi di perimetrazione, prodotte da una associazione che non ha alcun collegamento con il ministero dell'Ambiente e che sono circolate recentemente sul territorio", ha spiegato il ministero in una nota. Sulla nascita e l’istituzione del Parco, hanno lavorato in questi anni, mettendo insieme gli enti, le realtà produttive e il territorio interessato, l’Ente Fauna Siciliana, e le altre associazioni ambientaliste siracusane, così come quelle ragusane e catanesi, disegnando un progetto di grande valore ambientale, culturale ed economico. La concertazione con gli enti e le realtà territoriali, anche quelle che da sempre hanno espresso parere favorevole, come il comune di Noto e l’Unione dei Comuni “Valle degli Iblei”, che però oggi non erano invitate all’incontro romano, non parte  quindi da zero. Un percorso è già stato tracciato così come le sensibilità.

 "E stato avviato un percorso positivo - ha commentato il ministro Prestigiacomo - che si basa sulla interlocuzione forte tra il ministero dell'ambiente e le istituzioni locali in vista della creazione dei 4 Parchi nazionali siciliani. Ritengo che questo metodo sia essenziale per giungere a scelte condivise e capaci di coniugare le istanze del territorio con le complessive esigenze di tutela del patrimonio ambientale nazionale. Quanto infine al costituendo parco degli Iblei credo che si siano finalmente poste le basi per una ipotesi credibile di parco dopo le molte e spesso confuse proposte che si sono susseguite nell'ultimo periodo – ha aggiunto -. E' interesse di tutti che la Sicilia arricchisca il proprio patrimonio di aree protette con progetti seri scientificamente inattaccabili e in clima di coesione fra tutte le istituzioni. Su questa strada proseguiremo con il massimo impegno".
E le condivisioni alla nascita del parco degli Iblei, non sono mancate da parte dei parlamentari siracusani, come Fabio Granata, ex assessore regionale ai Beni Culturali e al Turismo, che sul parco ha creduto da sempre. "Esprimo pieno sostegno alla immediata istituzione del Parco degli Iblei – ha detto l’esponente politico siracusano - individuandolo quale strumento straordinario per lo sviluppo sostenibile del Sudest siciliano". Una piena e convinta adesione al progetto, ed un invito alle istituzioni affinchè avviino ogni utile procedura per arrivare al più presto alla conclusione dell'iter amministrativo, al fine di dotare il territorio di questo strumento di tutela e salvaguardia.
Sono certo che tale attività positiva – ha concluso Granata - provocherà il plauso incondizionato del mondo della cultura e dell'impresa dei territori interessati, per una realizzazione memorabile ed innovativa”.

Insomma, si scrive una nuova pagina di sviluppo sostenibile nel territorio del Sud Est, una certezza di salvaguardia e promozione del territorio, una speranza per i tanti giovani che qui, nella loro terra, vorranno spendersi.

25 gennaio 2010
Pachino Promontorio ibridamenti veneziani..un articolo su Facebook...
 

Voglio iniziare a fare il punto su Facebook, perché ci abito ormai da tempo, e… più ci sto… più osservo che si tratta di un dispositivo che è:

a) apparentemente socialche bello conosco gente e siamo tutti “amici”
b) sicuramente di successoma come…  non sei su Facebook ?!?

ma anche:

c) fortemente persuasivo - nel senso che induce in noi utenti comportamenti automatici e standard (ci vuole tutti veri e social)
d) e decisamente omologante – nel senso che induce in noi utenti assetti identitari, modalità di interazione e di narrazione che ci rendono “seriali” e “simili”

E allora? Comunque ci si diverte! Sì, senza dubbio. Solo che è meglio sapere che si è manipolati, che si è fortemente costituiti da un dispositivo omologante. E’ meglio sapere come funziona il gioco… per giocare meglio. Io voglio usare Facebook non solo per essere “una faccia” per lo più uguale alle altre di uno stesso libro, ma anche per esserci in modo critico e consapevole e per fare un uso creativo e formativo di una piattaforma che offre mille potenzialità.

Segnamoci un paio di appunti, prima di riaccedere al nostro affollato account di Facebook.

Su Facebook, a differenza che nel blogging, le cogenze del dispositivo rendono più standardizzati i processi di soggettivazione. Su Facebook si è più soggetti costituiti, che soggetti costituenti.

Partiamo dalla considerazione che, come già è stato detto per i blog, la decisione di aprire un account Facebook “costituisce una pubblicizzazione del sé, una sorta di promozione identitaria che, come per i marchi, passa attraverso una strategica proposta di un’identità visiva”.[1] Il social network Facebook accentua, d’altra parte, fin dal nome, la rilevanza assegnata alla promozione di un’identità visiva del sé: è il libro delle facce.[2]

Solo che, rispetto alla libertà espressiva che il blog ci consente (pensate alle mille possibilità di scegliere un template personalizzato, di organizzare gli spazi per i propri contenuti, di scegliere l’impostazione grafica, i colori dello sfondo, la testata, etc.)  fin dai primi atti che noi facciamo, nel momento in cui siamo chiamati a produrre un’immagine di noi stessi, Facebook ci persuade a seguire un preciso regime di visibilità che non è esplicitamente prescritto ma che si articola su una serie di ingiunzioni.[3] Nel momento in cui costruiamo il nostro account, ci viene chiesto di inserire il nostro nome-cognome, la data di nascita, un indirizzo mail, una descrizione di noi stessi e ci viene ingiunto di caricare un’immagine di noi stessi, il nostro “avatar”, il nostro doppio digitale: “Upload a profile picture.”

È l’ingiunzione che tutti noi riceviamo. Possiamo scegliere di non far vedere a nessuno o di condividere solo con gli amici, alcuni dei nostri dati sensibili, quali la data di nascita o l’indirizzo mail. Quel che invece non possiamo in alcun modo nascondere è il nostro nome e cognome – il nostro nome utente - e la nostra immagine. Se decidiamo di non caricare alcuna immagine, comparirà nel nostro account un’immagine poco attraente, con l’ingiunzione a caricarne una: un punto interrogativo che in calce riporta l’ingiunzione Upload a profile picture.

Ora: non si dice né che siamo obbligati a farlo, né tantomeno che dobbiamo mettere una foto “vera” di noi stessi: ma, se non lo facciamo, saranno i nostri stessi “amici” a invitarci a farlo, perché tutti su Facebook hanno una loro immagine!

Quel che è specifico di questo dispositivo rispetto ad altri, è proprio il fatto che la quasi totalità degli utenti utilizza il proprio nome e cognome anagrafico e pubblica una propria foto. In questo senso la promozione visiva di sé risponde alle finalità del dispositivo stesso, che non lascia eccessivi margini ad una articolazione creativa della propria immagine, ma che ci vuole tutti presenti in un certo modo, un po’ come nella nostra carta d’identità, con i dati anagrafici veri.

Nei “Principi di Facebook” [4] che tutti noi utenti accettiamo nel momento in cui vogliamo iscriverci al Social Network si dice con chiarezza che la trasparenza e la sicurezza sono tra le finalità prioritarie del dispositivo:

“Abbiamo ideato Facebook per rendere il mondo più aperto e trasparente, nella convinzione che ciò possa creare una maggiore comprensione e migliorare le comunicazioni. Facebook promuove l’apertura e la trasparenza offrendo agli utenti un’ampia libertà di condivisione e di contatto e si propone di raggiungere tali scopi sulla base di alcuni principi”.

Trasparenza quindi come principio base della connessione. Il tutto è meglio dettagliato nella “Dichiarazione dei diritti” al punto 4 relativo alla Registrazione e sicurezza dell’account:

“Gli utenti di Facebook forniscono il proprio nome e le proprie informazioni reali e invitiamo tutti a fare lo stesso”. E ancora: “Per quanto riguarda la registrazione e al fine di garantire la sicurezza del proprio account, l’utente si impegna a non fornire informazioni personali false su Facebook o creare un account per conto di un’altra persona senza autorizzazione”. Al comma 5, inoltre, l’utente si impegna ad “Assicurarsi che le proprie informazioni di contatto siano sempre corrette e aggiornate.”

Facebook insomma ci vuole veri e reali in quanto individui: per dirla in termini filosofici Facebook induce processi di soggettivazione individualizzanti, basati cioè sulla singolarità: vorrebbe in qualche modo farci tornare ad una visione monolitica e coesa dell’identità vietandoci in modo esplicito di giocare con riposizionamenti del Sé creativi nel momento in cui ci chiede di non utilizzare un nome falso o di assumere l’identità altrui.

Questo aspetto del dispositivo, tuttavia, potenzia enormemente l’effetto di somiglianza con il reale del nostro doppio virtuale: così come noi siamo indotti a dare di noi stessi un’immagine “vera”, assegniamo anche agli altri “avatar”, ai doppi virtuali dei nostri amici, una consistenza che in altri luoghi della rete non possiede la stessa forza persuasiva.

Questo spiega come mai il falso account di Alessandro Baricco abbia potuto essere scambiato per lo scrittore Alessandro Baricco in persona da molti utenti come ci ha ampiamente raccontato Giorgio Cappozzo su L’Espresso (leggete il suo articolo, è davvero illuminante!). I poteri dell’immagine, lungi dall’essere rimossi, ritornano con forza a governare le dinamiche di un dispositivo che ci mette nelle condizioni di credere “vere” le interazioni dei nostri doppi virtuali.

Il che è perfettamente in linea con la finalità originaria di Facebook che voleva semplicemente mettere in rete persone – gli studenti dei College americani – che si conoscevano off-line o che quantomeno frequentavano la stessa scuola.

Rigido è anche il regime discorsivo che regolamenta lo status: con un massimo di 420 caratteri, spazi inclusi, sono indotto a rispondere sempre alla stessa domanda che incessantemente si rigenera: “cosa pensi in questo momento?”. La gabbia è a tal punto cogente che impone all’utente, nella risposta, l’uso della terza persona singolare perché in modo automatico fa iniziare la frase sempre con l’iterazione del proprio nome-cognome: la mia risposta, non appena pubblicata, oltre che comparire sul mio profilo, viene immeditamente resa pubblica nella bacheca in cui tutti i miei “amici” possono leggere che “Maddalena Mapelli in questo momento sta scrivendo un articolo su Facebook”.

Se seguissi in modo puntuale le prescrizioni e le ingiunzioni del dispositivo, mi limiterei quindi, a produrre brevi narrazioni standardizzate, all’interno di una “casa comune” accogliente e per tutti uguale anche dal punto di vista grafico, in cui i miei contenuti vengono condivisi con i miei amici: in cui la mia identità viene ulteriormente rafforzata dalle appartenenze che scelgo attraverso l’iscrizione a gruppi con cui condivido interessi o a pagine di personaggi famosi di cui voglio diventare fan.

Ma forse, proprio perché Facebook è un dispositivo fortemente persuasivo e omologante, proprio perché pone vincoli e regole precise, può essere potenzialmente molto più formativo e creativo di altri, nel momento in cui, a partire dal mio account, riesco a trovare le vie per aggirarne gli interdetti e creare dei contro-spazi discorsivi e di visibilità che mi facciano riflettere sul dispositivo stesso.
Per questo è importante parlare di Facebook, discuterne. E forzare il dispositivo Facebook in tutti i modi. Fino a farsi, come succede a tanti miei amici, bannare, cioè fino a produrre la disattivazione del proprio account. Che tra l’altro, si può subito riaprire, con lo stesso nome-cognome! La sperimentazione di un dispositivo passa anche attraverso linee di rottura dello stesso.

Sono solo appunti.

Ma mi piacerebbe sapere cosa ne pensate…


[1] Si veda, Festi G., Catepol a segno, in Mapelli M., Margiotta U., Dai blog ai social network, Mimesis, Milano 2009, p. 27.

[2] “Il nome Facebook si riferisce agli annuari con le foto di ogni singolo membro (facebooks) che alcuni college e scuole preparatorie statunitensi pubblicano all’inizio dell’anno accademico. Fondato il 4 febbraio 2004 da Mark Zuckerberg, studente presso l’università di Harvard, conta attualmente oltre 160 milioni di utenti in tutto il mondo”. (da Wikipedia) E’ evidente che la finalità originaria (mettere in connessione gli studenti di una scuola) è ora profondamente cambiata vista la scala planetaria degli utenti potenzialmente connessi.

[3] Fogg B.J., Picture Persuasion in Facebook, Corso alla Stanford University, California, su Psychology of Facebook, September 17, 2007: “At the point we posted our mugshot, our friends could all see we said yes to “Upload a profile picture.” Ah, the joy of social complicity! But even more important, this simple act changes us, deep inside. Our relationship with Facebook gets cozier. Facebook is no longer a stranger; it’s a friend. And as such, we become much more likely to agree to future requests on Facebook. Yes, the picture compliance seems small, but the timing is ideal for training us well. That’s the genius of Facebook. The pattern of persuasion is established early and often. Indeed, this pattern has made Facebook, Inc., enormously wealthy” find the whole thing fascinating. Facebook is a persuasive technology. By this I mean that Facebook is a interactive system designed to change human behaviors. I’ve investigated persuasive technology at Stanford since 1993. I can say that during this year, in 2007, no other technology system has been more powerfully persuasive than Facebook.” http://credibility.stanford.edu/captology/notebook/archives.new/2007/09/picture_persuas_1.html

[4] Facciamo riferimento alla “La regolamentazione dell’uso di Facebook”, secondo l’ultima versione messa a disposizione degli utenti il 28 agosto 2009 (u. v. 10 gennaio 2010) che si articola in “Principi di Facebook” (10 articoli) e nella “Dichiarazione dei diritti e delle responsabilità” che è stata estratta dai Principi di Facebook e regola la nostra relazione con gli utenti e con chiunque interagisca con Facebook.

ShareThis




permalink | inviato da Pachinos il 25/1/2010 alle 0:17 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
25 gennaio 2010
Pachino Promontorio Genesis sUPPER 'S rEADDY Bataclan
25 gennaio 2010
Pachino Promontorio Genesis The Musical Box Belgian TV sIX HO...

Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. pachino portopalo marzamemi palmento rudini

permalink | inviato da Pachinos il 25/1/2010 alle 0:11 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
25 gennaio 2010
Pachino Promontorio La storia antichi Greci il sentiero da siracusa al di là del Pachino google libri
 

Voglio iniziare a fare il punto su Facebook, perché ci abito ormai da tempo, e… più ci sto… più osservo che si tratta di un dispositivo che è:

a) apparentemente socialche bello conosco gente e siamo tutti “amici”
b) sicuramente di successoma come…  non sei su Facebook ?!?

ma anche:

c) fortemente persuasivo - nel senso che induce in noi utenti comportamenti automatici e standard (ci vuole tutti veri e social)
d) e decisamente omologante – nel senso che induce in noi utenti assetti identitari, modalità di interazione e di narrazione che ci rendono “seriali” e “simili”

E allora? Comunque ci si diverte! Sì, senza dubbio. Solo che è meglio sapere che si è manipolati, che si è fortemente costituiti da un dispositivo omologante. E’ meglio sapere come funziona il gioco… per giocare meglio. Io voglio usare Facebook non solo per essere “una faccia” per lo più uguale alle altre di uno stesso libro, ma anche per esserci in modo critico e consapevole e per fare un uso creativo e formativo di una piattaforma che offre mille potenzialità.

Segnamoci un paio di appunti, prima di riaccedere al nostro affollato account di Facebook.

Su Facebook, a differenza che nel blogging, le cogenze del dispositivo rendono più standardizzati i processi di soggettivazione. Su Facebook si è più soggetti costituiti, che soggetti costituenti.

Partiamo dalla considerazione che, come già è stato detto per i blog, la decisione di aprire un account Facebook “costituisce una pubblicizzazione del sé, una sorta di promozione identitaria che, come per i marchi, passa attraverso una strategica proposta di un’identità visiva”.[1] Il social network Facebook accentua, d’altra parte, fin dal nome, la rilevanza assegnata alla promozione di un’identità visiva del sé: è il libro delle facce.[2]

Solo che, rispetto alla libertà espressiva che il blog ci consente (pensate alle mille possibilità di scegliere un template personalizzato, di organizzare gli spazi per i propri contenuti, di scegliere l’impostazione grafica, i colori dello sfondo, la testata, etc.)  fin dai primi atti che noi facciamo, nel momento in cui siamo chiamati a produrre un’immagine di noi stessi, Facebook ci persuade a seguire un preciso regime di visibilità che non è esplicitamente prescritto ma che si articola su una serie di ingiunzioni.[3] Nel momento in cui costruiamo il nostro account, ci viene chiesto di inserire il nostro nome-cognome, la data di nascita, un indirizzo mail, una descrizione di noi stessi e ci viene ingiunto di caricare un’immagine di noi stessi, il nostro “avatar”, il nostro doppio digitale: “Upload a profile picture.”

È l’ingiunzione che tutti noi riceviamo. Possiamo scegliere di non far vedere a nessuno o di condividere solo con gli amici, alcuni dei nostri dati sensibili, quali la data di nascita o l’indirizzo mail. Quel che invece non possiamo in alcun modo nascondere è il nostro nome e cognome – il nostro nome utente - e la nostra immagine. Se decidiamo di non caricare alcuna immagine, comparirà nel nostro account un’immagine poco attraente, con l’ingiunzione a caricarne una: un punto interrogativo che in calce riporta l’ingiunzione Upload a profile picture.

Ora: non si dice né che siamo obbligati a farlo, né tantomeno che dobbiamo mettere una foto “vera” di noi stessi: ma, se non lo facciamo, saranno i nostri stessi “amici” a invitarci a farlo, perché tutti su Facebook hanno una loro immagine!

Quel che è specifico di questo dispositivo rispetto ad altri, è proprio il fatto che la quasi totalità degli utenti utilizza il proprio nome e cognome anagrafico e pubblica una propria foto. In questo senso la promozione visiva di sé risponde alle finalità del dispositivo stesso, che non lascia eccessivi margini ad una articolazione creativa della propria immagine, ma che ci vuole tutti presenti in un certo modo, un po’ come nella nostra carta d’identità, con i dati anagrafici veri.

Nei “Principi di Facebook” [4] che tutti noi utenti accettiamo nel momento in cui vogliamo iscriverci al Social Network si dice con chiarezza che la trasparenza e la sicurezza sono tra le finalità prioritarie del dispositivo:

“Abbiamo ideato Facebook per rendere il mondo più aperto e trasparente, nella convinzione che ciò possa creare una maggiore comprensione e migliorare le comunicazioni. Facebook promuove l’apertura e la trasparenza offrendo agli utenti un’ampia libertà di condivisione e di contatto e si propone di raggiungere tali scopi sulla base di alcuni principi”.

Trasparenza quindi come principio base della connessione. Il tutto è meglio dettagliato nella “Dichiarazione dei diritti” al punto 4 relativo alla Registrazione e sicurezza dell’account:

“Gli utenti di Facebook forniscono il proprio nome e le proprie informazioni reali e invitiamo tutti a fare lo stesso”. E ancora: “Per quanto riguarda la registrazione e al fine di garantire la sicurezza del proprio account, l’utente si impegna a non fornire informazioni personali false su Facebook o creare un account per conto di un’altra persona senza autorizzazione”. Al comma 5, inoltre, l’utente si impegna ad “Assicurarsi che le proprie informazioni di contatto siano sempre corrette e aggiornate.”

Facebook insomma ci vuole veri e reali in quanto individui: per dirla in termini filosofici Facebook induce processi di soggettivazione individualizzanti, basati cioè sulla singolarità: vorrebbe in qualche modo farci tornare ad una visione monolitica e coesa dell’identità vietandoci in modo esplicito di giocare con riposizionamenti del Sé creativi nel momento in cui ci chiede di non utilizzare un nome falso o di assumere l’identità altrui.

Questo aspetto del dispositivo, tuttavia, potenzia enormemente l’effetto di somiglianza con il reale del nostro doppio virtuale: così come noi siamo indotti a dare di noi stessi un’immagine “vera”, assegniamo anche agli altri “avatar”, ai doppi virtuali dei nostri amici, una consistenza che in altri luoghi della rete non possiede la stessa forza persuasiva.

Questo spiega come mai il falso account di Alessandro Baricco abbia potuto essere scambiato per lo scrittore Alessandro Baricco in persona da molti utenti come ci ha ampiamente raccontato Giorgio Cappozzo su L’Espresso (leggete il suo articolo, è davvero illuminante!). I poteri dell’immagine, lungi dall’essere rimossi, ritornano con forza a governare le dinamiche di un dispositivo che ci mette nelle condizioni di credere “vere” le interazioni dei nostri doppi virtuali.

Il che è perfettamente in linea con la finalità originaria di Facebook che voleva semplicemente mettere in rete persone – gli studenti dei College americani – che si conoscevano off-line o che quantomeno frequentavano la stessa scuola.

Rigido è anche il regime discorsivo che regolamenta lo status: con un massimo di 420 caratteri, spazi inclusi, sono indotto a rispondere sempre alla stessa domanda che incessantemente si rigenera: “cosa pensi in questo momento?”. La gabbia è a tal punto cogente che impone all’utente, nella risposta, l’uso della terza persona singolare perché in modo automatico fa iniziare la frase sempre con l’iterazione del proprio nome-cognome: la mia risposta, non appena pubblicata, oltre che comparire sul mio profilo, viene immeditamente resa pubblica nella bacheca in cui tutti i miei “amici” possono leggere che “Maddalena Mapelli in questo momento sta scrivendo un articolo su Facebook”.

Se seguissi in modo puntuale le prescrizioni e le ingiunzioni del dispositivo, mi limiterei quindi, a produrre brevi narrazioni standardizzate, all’interno di una “casa comune” accogliente e per tutti uguale anche dal punto di vista grafico, in cui i miei contenuti vengono condivisi con i miei amici: in cui la mia identità viene ulteriormente rafforzata dalle appartenenze che scelgo attraverso l’iscrizione a gruppi con cui condivido interessi o a pagine di personaggi famosi di cui voglio diventare fan.

Ma forse, proprio perché Facebook è un dispositivo fortemente persuasivo e omologante, proprio perché pone vincoli e regole precise, può essere potenzialmente molto più formativo e creativo di altri, nel momento in cui, a partire dal mio account, riesco a trovare le vie per aggirarne gli interdetti e creare dei contro-spazi discorsivi e di visibilità che mi facciano riflettere sul dispositivo stesso.
Per questo è importante parlare di Facebook, discuterne. E forzare il dispositivo Facebook in tutti i modi. Fino a farsi, come succede a tanti miei amici, bannare, cioè fino a produrre la disattivazione del proprio account. Che tra l’altro, si può subito riaprire, con lo stesso nome-cognome! La sperimentazione di un dispositivo passa anche attraverso linee di rottura dello stesso.

Sono solo appunti.

Ma mi piacerebbe sapere cosa ne pensate…


[1] Si veda, Festi G., Catepol a segno, in Mapelli M., Margiotta U., Dai blog ai social network, Mimesis, Milano 2009, p. 27.

[2] “Il nome Facebook si riferisce agli annuari con le foto di ogni singolo membro (facebooks) che alcuni college e scuole preparatorie statunitensi pubblicano all’inizio dell’anno accademico. Fondato il 4 febbraio 2004 da Mark Zuckerberg, studente presso l’università di Harvard, conta attualmente oltre 160 milioni di utenti in tutto il mondo”. (da Wikipedia) E’ evidente che la finalità originaria (mettere in connessione gli studenti di una scuola) è ora profondamente cambiata vista la scala planetaria degli utenti potenzialmente connessi.

[3] Fogg B.J., Picture Persuasion in Facebook, Corso alla Stanford University, California, su Psychology of Facebook, September 17, 2007: “At the point we posted our mugshot, our friends could all see we said yes to “Upload a profile picture.” Ah, the joy of social complicity! But even more important, this simple act changes us, deep inside. Our relationship with Facebook gets cozier. Facebook is no longer a stranger; it’s a friend. And as such, we become much more likely to agree to future requests on Facebook. Yes, the picture compliance seems small, but the timing is ideal for training us well. That’s the genius of Facebook. The pattern of persuasion is established early and often. Indeed, this pattern has made Facebook, Inc., enormously wealthy” find the whole thing fascinating. Facebook is a persuasive technology. By this I mean that Facebook is a interactive system designed to change human behaviors. I’ve investigated persuasive technology at Stanford since 1993. I can say that during this year, in 2007, no other technology system has been more powerfully persuasive than Facebook.” http://credibility.stanford.edu/captology/notebook/archives.new/2007/09/picture_persuas_1.html

[4] Facciamo riferimento alla “La regolamentazione dell’uso di Facebook”, secondo l’ultima versione messa a disposizione degli utenti il 28 agosto 2009 (u. v. 10 gennaio 2010) che si articola in “Principi di Facebook” (10 articoli) e nella “Dichiarazione dei diritti e delle responsabilità” che è stata estratta dai Principi di Facebook e regola la nostra relazione con gli utenti e con chiunque interagisca con Facebook.

ShareThis



Voglio iniziare a fare il punto su Facebook, perché ci abito ormai da tempo, e… più ci sto… più osservo che si tratta di un dispositivo che è: a) apparentemente social – che bello conosco gente e siamo tutti “amici” b) sicuramente di successo – ma come… non sei su Facebook ?!? ma anche: c) fortemente persuasivo - nel senso che induce in noi utenti comportamenti automatici e standard (ci vuole tutti veri e social) d) e decisamente omologante – nel senso che induce in noi utenti assetti identitari, modalità di interazione e di narrazione che ci rendono “seriali” e “simili” E allora? Comunque ci si diverte! Sì, senza dubbio. Solo che è meglio sapere che si è manipolati, che si è fortemente costituiti da un dispositivo omologante. E’ meglio sapere come funziona il gioco… per giocare meglio. Io voglio usare Facebook non solo per essere “una faccia” per lo più uguale alle altre di uno stesso libro, ma anche per esserci in modo critico e consapevole e per fare un uso creativo e formativo di una piattaforma che offre mille potenzialità. Segnamoci un paio di appunti, prima di riaccedere al nostro affollato account di Facebook. Su Facebook, a differenza che nel blogging, le cogenze del dispositivo rendono più standardizzati i processi di soggettivazione. Su Facebook si è più soggetti costituiti, che soggetti costituenti. Partiamo dalla considerazione che, come già è stato detto per i blog, la decisione di aprire un account Facebook “costituisce una pubblicizzazione del sé, una sorta di promozione identitaria che, come per i marchi, passa attraverso una strategica proposta di un’identità visiva”.[1] Il social network Facebook accentua, d’altra parte, fin dal nome, la rilevanza assegnata alla promozione di un’identità visiva del sé: è il libro delle facce.[2] Solo che, rispetto alla libertà espressiva che il blog ci consente (pensate alle mille possibilità di scegliere un template personalizzato, di organizzare gli spazi per i propri contenuti, di scegliere l’impostazione grafica, i colori dello sfondo, la testata, etc.) fin dai primi atti che noi facciamo, nel momento in cui siamo chiamati a produrre un’immagine di noi stessi, Facebook ci persuade a seguire un preciso regime di visibilità che non è esplicitamente prescritto ma che si articola su una serie di ingiunzioni.[3] Nel momento in cui costruiamo il nostro account, ci viene chiesto di inserire il nostro nome-cognome, la data di nascita, un indirizzo mail, una descrizione di noi stessi e ci viene ingiunto di caricare un’immagine di noi stessi, il nostro “avatar”, il nostro doppio digitale: “Upload a profile picture.” È l’ingiunzione che tutti noi riceviamo. Possiamo scegliere di non far vedere a nessuno o di condividere solo con gli amici, alcuni dei nostri dati sensibili, quali la data di nascita o l’indirizzo mail. Quel che invece non possiamo in alcun modo nascondere è il nostro nome e cognome – il nostro nome utente - e la nostra immagine. Se decidiamo di non caricare alcuna immagine, comparirà nel nostro account un’immagine poco attraente, con l’ingiunzione a caricarne una: un punto interrogativo che in calce riporta l’ingiunzione Upload a profile picture. Ora: non si dice né che siamo obbligati a farlo, né tantomeno che dobbiamo mettere una foto “vera” di noi stessi: ma, se non lo facciamo, saranno i nostri stessi “amici” a invitarci a farlo, perché tutti su Facebook hanno una loro immagine! Quel che è specifico di questo dispositivo rispetto ad altri, è proprio il fatto che la quasi totalità degli utenti utilizza il proprio nome e cognome anagrafico e pubblica una propria foto. In questo senso la promozione visiva di sé risponde alle finalità del dispositivo stesso, che non lascia eccessivi margini ad una articolazione creativa della propria immagine, ma che ci vuole tutti presenti in un certo modo, un po’ come nella nostra carta d’identità, con i dati anagrafici veri. Nei “Principi di Facebook” [4] che tutti noi utenti accettiamo nel momento in cui vogliamo iscriverci al Social Network si dice con chiarezza che la trasparenza e la sicurezza sono tra le finalità prioritarie del dispositivo: “Abbiamo ideato Facebook per rendere il mondo più aperto e trasparente, nella convinzione che ciò possa creare una maggiore comprensione e migliorare le comunicazioni. Facebook promuove l’apertura e la trasparenza offrendo agli utenti un’ampia libertà di condivisione e di contatto e si propone di raggiungere tali scopi sulla base di alcuni principi”. Trasparenza quindi come principio base della connessione. Il tutto è meglio dettagliato nella “Dichiarazione dei diritti” al punto 4 relativo alla Registrazione e sicurezza dell’account: “Gli utenti di Facebook forniscono il proprio nome e le proprie informazioni reali e invitiamo tutti a fare lo stesso”. E ancora: “Per quanto riguarda la registrazione e al fine di garantire la sicurezza del proprio account, l’utente si impegna a non fornire informazioni personali false su Facebook o creare un account per conto di un’altra persona senza autorizzazione”. Al comma 5, inoltre, l’utente si impegna ad “Assicurarsi che le proprie informazioni di contatto siano sempre corrette e aggiornate.” Facebook insomma ci vuole veri e reali in quanto individui: per dirla in termini filosofici Facebook induce processi di soggettivazione individualizzanti, basati cioè sulla singolarità: vorrebbe in qualche modo farci tornare ad una visione monolitica e coesa dell’identità vietandoci in modo esplicito di giocare con riposizionamenti del Sé creativi nel momento in cui ci chiede di non utilizzare un nome falso o di assumere l’identità altrui. Questo aspetto del dispositivo, tuttavia, potenzia enormemente l’effetto di somiglianza con il reale del nostro doppio virtuale: così come noi siamo indotti a dare di noi stessi un’immagine “vera”, assegniamo anche agli altri “avatar”, ai doppi virtuali dei nostri amici, una consistenza che in altri luoghi della rete non possiede la stessa forza persuasiva. Questo spiega come mai il falso account di Alessandro Baricco abbia potuto essere scambiato per lo scrittore Alessandro Baricco in persona da molti utenti come ci ha ampiamente raccontato Giorgio Cappozzo su L’Espresso (leggete il suo articolo, è davvero illuminante!). I poteri dell’immagine, lungi dall’essere rimossi, ritornano con forza a governare le dinamiche di un dispositivo che ci mette nelle condizioni di credere “vere” le interazioni dei nostri doppi virtuali. Il che è perfettamente in linea con la finalità originaria di Facebook che voleva semplicemente mettere in rete persone – gli studenti dei College americani – che si conoscevano off-line o che quantomeno frequentavano la stessa scuola. Rigido è anche il regime discorsivo che regolamenta lo status: con un massimo di 420 caratteri, spazi inclusi, sono indotto a rispondere sempre alla stessa domanda che incessantemente si rigenera: “cosa pensi in questo momento?”. La gabbia è a tal punto cogente che impone all’utente, nella risposta, l’uso della terza persona singolare perché in modo automatico fa iniziare la frase sempre con l’iterazione del proprio nome-cognome: la mia risposta, non appena pubblicata, oltre che comparire sul mio profilo, viene immeditamente resa pubblica nella bacheca in cui tutti i miei “amici” possono leggere che “Maddalena Mapelli in questo momento sta scrivendo un articolo su Facebook”. Se seguissi in modo puntuale le prescrizioni e le ingiunzioni del dispositivo, mi limiterei quindi, a produrre brevi narrazioni standardizzate, all’interno di una “casa comune” accogliente e per tutti uguale anche dal punto di vista grafico, in cui i miei contenuti vengono condivisi con i miei amici: in cui la mia identità viene ulteriormente rafforzata dalle appartenenze che scelgo attraverso l’iscrizione a gruppi con cui condivido interessi o a pagine di personaggi famosi di cui voglio diventare fan. Ma forse, proprio perché Facebook è un dispositivo fortemente persuasivo e omologante, proprio perché pone vincoli e regole precise, può essere potenzialmente molto più formativo e creativo di altri, nel momento in cui, a partire dal mio account, riesco a trovare le vie per aggirarne gli interdetti e creare dei contro-spazi discorsivi e di visibilità che mi facciano riflettere sul dispositivo stesso. Per questo è importante parlare di Facebook, discuterne. E forzare il dispositivo Facebook in tutti i modi. Fino a farsi, come succede a tanti miei amici, bannare, cioè fino a produrre la disattivazione del proprio account. Che tra l’altro, si può subito riaprire, con lo stesso nome-cognome! La sperimentazione di un dispositivo passa anche attraverso linee di rottura dello stesso. Sono solo appunti. Ma mi piacerebbe sapere cosa ne pensate… -------------------------------------------------------------------------------- [1] Si veda, Festi G., Catepol a segno, in Mapelli M., Margiotta U., Dai blog ai social network, Mimesis, Milano 2009, p. 27. [2] “Il nome Facebook si riferisce agli annuari con le foto di ogni singolo membro (facebooks) che alcuni college e scuole preparatorie statunitensi pubblicano all’inizio dell’anno accademico. Fondato il 4 febbraio 2004 da Mark Zuckerberg, studente presso l’università di Harvard, conta attualmente oltre 160 milioni di utenti in tutto il mondo”. (da Wikipedia) E’ evidente che la finalità originaria (mettere in connessione gli studenti di una scuola) è ora profondamente cambiata vista la scala planetaria degli utenti potenzialmente connessi. [3] Fogg B.J., Picture Persuasion in Facebook, Corso alla Stanford University, California, su Psychology of Facebook, September 17, 2007: “At the point we posted our mugshot, our friends could all see we said yes to “Upload a profile picture.” Ah, the joy of social complicity! But even more important, this simple act changes us, deep inside. Our relationship with Facebook gets cozier. Facebook is no longer a stranger; it’s a friend. And as such, we become much more likely to agree to future requests on Facebook. Yes, the picture compliance seems small, but the timing is ideal for training us well. That’s the genius of Facebook. The pattern of persuasion is established early and often. Indeed, this pattern has made Facebook, Inc., enormously wealthy” find the whole thing fascinating. Facebook is a persuasive technology. By this I mean that Facebook is a interactive system designed to change human behaviors. I’ve investigated persuasive technology at Stanford since 1993. I can say that during this year, in 2007, no other technology system has been more powerfully persuasive than Facebook.” http://credibility.stanford.edu/captology/notebook/archives.new/2007/09/picture_persuas_1.html [4] Facciamo riferimento alla “La regolamentazione dell’uso di Facebook”, secondo l’ultima versione messa a disposizione degli utenti il 28 agosto 2009 (u. v. 10 gennaio 2010) che si articola in “Principi di Facebook” (10 articoli) e nella “Dichiarazione dei diritti e delle responsabilità” che è stata estratta dai Principi di Facebook e regola la nostra relazione con gli utenti e con chiunque interagisca con Facebook. Share16ShareThis Questo articolo è stato scritto da maddalena mapelli, e pubblicato il 23 gennaio 2010 alle 13:35, archiviato in Costruzioni identitarie, Prima pagina e contrassegnato creatività, dispositivo. formazione, facebook, narrazione standard, omologazione, social network. Salva nei segnalibri il permalink. Seguine i commenti qui con il feed RSS di questo articolo. Scrivi un commento o lascia un trackback: Indirizzo per il trackback.  

Antichi Greci p«f il sentiero da Siracusa al di là del
-Oo Pachino , lunghesso la Spiaggia .
 

Avola, grolla Terra sii d'un monte, con Marchesa io spettante al Duca di. Monteleone , Principe di Castelvetrano, e con 6272. Abitanti, occupati pella maggior parte alla manifattura del zucchero , imperciocché le cannamele crescono a dismisura in queste contrade. Gii Arabr recarono le canne di zucchera in Sicilia , e ne!l' T'sola diCipro. I Portoghesi le introdussero nel 1420^ nell'Isola di Madera ,. allor scoperta, e da quivi furono- traspiantate ir* America ( Millot Elem. de l'Hist. ), Ma non minore è il traffico, che fi fa in Avola del v'no, del miele, e de'caci . Da- alcuni Scrittori fu creduta una dell' Ible , altri foftengono-, che un tempo foflfe fiata detta -Abollà , rammentata dall'Abbreyiatore di Stefano ; Muurolico , edOitlenio ne recano- una Medaglia coniata folto I' Imp. Vespefiano .

Non è Avola difcofta da Noto , che 4. miglia , ed al prefente in- un luogo diverso dell'antico , perché il tremuoto del 1693. intieramente applanolla , occupa un a parte dell' ameniflìma pianura mezzo miglio in diftanza dalh-» Spiaggia . Ha una figura esagona , e tutte le sue (Irade fi riuniscano nella Piazza pubblica, eh'e nel centro .La primaria Chiesa di S, Nicolo, refidenza-del Parroco, i due Conventi degli Offervanti , e de'Cappuccini ,. il Monaftero dell'Annunciata di Benedittine y ed altre-4. Chiese di buon, prospetto, e decentissirne accrescono i pregi di qitefta pò" polazione . Ne scrisse la- Storia il Cappuccino P. Francesco» d'Avola collo specioso titolo d' Htjbla Rediviva .

Incontrafi poi nel Udo primamente, la Spiaggia della Guglia , così dert'i, perché in. dilìanza di un miglio scor-* gerà il Viaggiatore la Toere Pinata , monumento t'amaso-, che i Siracusani- fecero porre colà , doj.o aver superato in battaglia Nicia , e gli Ate*Vu • . Ella ita a foggia di Piramide in un luogo elevato , tuu. i' pietre quadrate, t to, e con iv.iaaa.ta uuuilri» ; t,.J.. vedali la Foggia

\

..

già coverta di rena, altrimenti detta ta Spiaggia dì Fiume di Noto ; rimpetto alla quale negli opportuni tempi mettcfi in punto una gran Tonnara , che riesce pescofìflìma . Indi

La Foce del Fiume di Noto , un tempo detto Affinarus , ed anche oggidì conofciuto col nome di Falconare . Scaturifce dalla parte occidentale dell'antico fito di Noto, e la sua sorgiva appellafl Fontana Grande 9 o Anello • Si perdono in etto l'acque de' Fonti Giandruni , e Ginuardo , delle Fiumare di Nucifora , di Turturorie, e Bombetta , e dopa il corso di io. miglia, sbocca con gran ftrepito dalle rupi nel mare . Vi fi pescano frotte, ed Anguille di squifho gufi o .

Vedefi poi la Balata di A T ofo; la Punta e Cala dì Bar* naba ; la Torre di Guardia , e la Tonnara Sta in pace . Reca quella Torre lo Stemma di Blafco di Alagona , che ne fu il Fondatore nel 1353., la Foce del Fiume D* Abifo t Atellaro , o Telitra 9 che ha le fue origini dalla Collina , ov' è Giarratana , dal Fonte Gallo, ed inoltre presso Palazzolo . Talvolta negli Autori trovafi confuso coli' EJoro . \n elio fi perdono le acque del Chiape , e dell' Ilice , indi fotto il rovinato Cartello Renda quelle del Fiumicello Dilamiji 9 che scaturisce nella Valle degli Schiavi . Non lungi dalla Spiaggia fi oltrepafla col Ponte di S. Cosmano , altre volte detto Bajacherrio. Il Fonda di Mofche , picciol seno dove ftanno al coverto pochi Navigli; le Saline di Coda di Lupo , e del Ruvetto «

Ma la più meritevole di attenzione è la ben fortificata Torre di Vìndicari : ivi è un Porto , il Carricadore di grani, e di caci , ed un' Isoletta di mezzo miglio di circuito . Avvi molta verifimiglianza, che quefto fia il Porto Nauftathmus , accennato da Plinio , e forse pur anche detto Porto Fenicio : è poco ficuro pelle Navi co'venti di mezzogiorno , e di Scirocco. Portulan. del Mediterr, pag. 64. Su di un Colle vicino fi vedranno gli avanzi di una dibrutta abitazione, parte di due Tempj 3 di aquedotti , e di sotterranei sepolcri . I Paesani chiamano querto luogo

macchera , e Fazcllo ne fu leggiermente indotto a collocarvi la Città di I/nachera , o Machera , laddove Cluverio sofliene , cffervì fiata Ina , o Ichana , foggiogata a gran (lento da'poderofi Siracusani. Stephan .

Incontrafi poi il Portlcello , la Spingiti del Bue marino , 1' Isoletta , la Torre, colla Tonnara di Mar^amemì , vocabolo Saracinesco, in dirtanza di 4. miglia da Vindicari . Quivi pure fi veggono gli avanzi di diroccata abitazione , senza che fi sappia dire qual foflTe fiata . OltrepafTate quindi le rupi di Cala Farina , evvi la Tonnara , e la Torre di Fano . In quefto luogo Ulifse atterrito da uno spaventcvol sogno, eresse un'ara, ed un monumento ad Ecate , Deità degli Spettri, e delle notturne vifioni . Sieguono poi

La Cala del Ginepro , e la Tonnara di Capo Pajfaro , vicina al Cartello con numerosa guarnigione, ed un Ufficiale di riguardo per Governatore , in vicinanza del famoso Promontorio, un tempo detto Pachino . Da pertutto fiancheggiato d'aspri fcogli vieta di apprcffarvifi , e la violenza della marea obbliga i battelli ad oltrepatrarlo in molta diflanra . Perciò disse Virgilio „ Hinc altas caute? 9 projeffaque faxa Pachini Radimus JEne'j. 3.

ed Ovidio , Metamorph. 5.

, Caput inde Pachynl

99 Refpidt Jonias protenfis rupibus iras .

Dicefi lontano dalla Morea 400. miglia , e la sua eflenflone nel mare a guisa di una lingua di terra contafi due miglia . Nel Cartello dimora il Governatore col prefidio . Gli Antichi venerarono eftremamente qurvi in un sontuoso Tempìb il Simulacro di Apollo Libiftino , nell' Itinerario di Antonino chiamato Refugìum Apollinis, le di cui rovine a sua maniera Fazello credette quelle di Moda , colla scorta di un abbaglio del Copista di Pausama .

23 gennaio 2010
Pachino Portopalo NOVELLAME che fine a fatto il Piano del porto ????
23 gennaio 2010
Pachino Promontorio A Sud di Tunisi raitre anno 1994 intervista a Don Pietro Bruno di Belmonte sulla Tonnara di Portopalo
23 gennaio 2010
Pachino Promontorio tonnara greca a capo passero rai 1 Puccio Corona



permalink | inviato da Pachinos il 23/1/2010 alle 0:0 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
14 gennaio 2010
Pachino Promontorio Il Pd non sostenga il governo Lombardo
http://www.firmiamo.it/ilpdnonsostengalagiuntalombardo
Nei giorni scorsi, il presidente Lombardo ha varato il suo terzo governo in diciotto mesi, autocertificando in questo modo il fallimento suo e del centrodestra.

Il governo Lombardo non ha risolto alcuno dei problemi che affliggono la Sicilia. Inoltre, la sua elezione a presidente è stata un’elezione diretta, legata ad un programma di governo e a una maggioranza politica, che è andata in pezzi non sulle ricette per risolvere i problemi, ma sulle formule per spartirsi il potere.

Adesso Lombardo, avendo formato un governo di minoranza – tanto privo di elementi di novità da riconfermare persino Armao, assessore colto in flagrante conflitto di interesse – è costretto a cercare in aula i voti per l’approvazione dei suoi provvedimenti. E li chiede al PD.

La terza Giunta Lombardo non ha la fiducia del parlamento siciliano. Affrontare le sfide che attendono la Sicilia senza una struttura politica adeguata è da irresponsabili. I due alleati con cui Lombardo si è presentato e ha ottenuto il consenso, hanno ritirato il loro sostegno.

Il Pd, nel confermare la disponibilità a valutare singole iniziative legislative volte ad affrontare le emergenze, ha espresso l’indisponibilità a sostenere, anche dall’esterno, il nuovo governo.

E’ contro la logica del sistema bipolare la navigazione a vista (“governerò con chi ci sta”) che Lombardo cerca faticosamente di percorrere.

E’ contro l’interesse dei siciliani sostenere un governo inadeguato alla complessità delle questioni che la Sicilia deve affrontare.

E’ contro l’interesse del PD fare da stampella al cammino avventuristico della giunta Lombardo.

Quella di Lombardo è una proposta indecente che, se accolta, nuocerebbe al PD e alla Sicilia. Il PD, di fronte al fallimento del centrodestra, ha l’obbligo di garantire una rigorosa opposizione in Parlamento e di costruire un’alternativa ad una Giunta alleata del governo Berlusconi.

Per una forza come il PD il confronto parlamentare su riforme strutturali rientra in una naturale cultura di responsabilità che vede il perseguimento dell’interesse generale, mentre un sostegno a questo governo, a qualunque titolo e sotto qualunque ipocrita veste, sarebbe un atto politico incomprensibile, dannoso e inaccettabile.

Ricordiamo che il segretario regionale del PD Lupo, cui confermiamo la nostra stima e il nostro apprezzamento, è stato eletto su una precisa linea politica: lavorare alla costruzione di un’alleanza democratica alternativa alla destra in grado di realizzare le riforme di cui la Regione ha bisogno; archiviare l’idea secondo cui sarebbe possibile realizzare un progetto riformista e innovatore con il centrodestra di Lombardo, Miccichè e Dell’Utri.

In Sicilia il PD deve saper coniugare l’opposizione con un’azione propositiva che consenta di candidarsi a governare la Sicilia , non passando dalla porta di servizio.

Chiediamo a tutti i parlamentari, i consiglieri, i rappresentanti istituzionali, i dirigenti, gli iscritti, i simpatizzanti e gli elettori del PD che ne condividono le ragioni di far pervenire la loro adesione a questo appello. 

Enzo Bianco e Rita Borsellino


Firma

13 gennaio 2010
Pachino Promontorio da facebook Francesco Marano sulla questione siciliana del Pd
Francesco Marano 13 gennaio alle ore 18.23 Rispondi
Cari amici, continuano speditamente le adesioni all'appello lanciato da Enzo Bianco e da Rita Borsellino perchè il Pd non sostenga la giunta Lombardo. Oggi Repubblica ha dedicato un articolo - che allego di seguito - che parla proprio del documento e della sua diffuzione sul web, dei vostri messaggi e delle vostre proposte. Tutto questo lo stiamo facendo perchè non vogliamo che il PD faccia errori imperdonabili e per dare voce a chi non è d'accordo con un'immagine del PD che alcuni vorrebbero offrire - un PD senz'anima e senza credibilità -, e non certo per dividere il partito come qualcuno maldestramente afferma. 
E' giusto che la base possa dire la sua, anche con indignazione, ma soprattutto con passione. Ecco, è la passione per le nostre idee, per la nostra coerenza, per il nostro modo di fare politica, che i nostri elettori, i militanti, i dirigenti, devono continuare ad avere e che dobbiamo in tutti i modi tutelare e non disperdere.
Questo appello offre - tra tanti modi possibili - l'opportunità proprio di coinvolgere amici e simpatizzanti. Ci stiamo avvicinando alle tremila adesioni, tra questo gruppo, il sito con la sottoscrizione, le email, e i fax che continuano ad arrivarci. 
Dobbiamo ovviamente proseguire, diffondendo il messaggio attraverso le straordinarie possibilità offerte da facebook e dalla rete. E' facile, basta invitare tutti gli amici (ed invitarli a fare altrettanto) che abbiamo nei notri elenchi. Qualche minuto per cliccare, qualche possibilità in più per sostenere le nostre idee.
A presto 
Francesco

*** 

“Mai con la destra, no all’inciucio”
Sul web la rabbia del popolo democratico
Prosegue spedita l’adesione all’appello lanciato da Enzo Bianco e Rita Borsellino a firmare la petizione contro l’intesa tra PD e Lombardo.
da La Repubblica del 13/01/10

“Alternativi alla destra… o compagni di merende?”, chiede candidamente Claudia Fonte, da Catania. Il dubbio è quello che assale la “base” del PD. E dal malcontento che trapela contro l’inciucio all’Ars nascono le quasi duemila firme raccolte tra l’appello contro il sostegno del PD alla giunta Lombardo, lanciato da Enzo Bianco e Rita Borsellino e i nomi registrati ai due gruppi di Facebook nati a sostegno della petizione. 
Se il partito è spaccato sull’operazione varata all’Ars, ad andare in briciole è la base degli elettori e degli iscritti. “Continuons le combat” è il grido della mobilitazione che lancia Gabriele Pedone, da Palermo: “Basta inciuci – è la sua richiesta – ancora oggi non si sa da che parta sta il PD. Dobbiamo unirci e far capire alla dirigenza regionale che noi non siamo di destra e mai lo saremo”. C’è l’elettore delle primarie pronto a restituire i due euro consegnali ai gazebo e ci sono diversi circoli del PD con l’entusiasmo a zero. “Siamo pronti a riconsegnare le chiavi della sede e a ridare indietro le tessere. Il PD è nato per essere alternativo a questo modo di intendere la politica”, si sfoga il coordinatore de circolo PD di Santo Stefano di Quisquina. E sono 31 i circoli di giovani democratici che hanno preso posizione contro.
Un dibattito virtuale che racconta il dissenso di cui soffre quella platea che aveva dato fiducia al segretario Giuseppe Lupo. Molti avevano votato lista Borsellino collegata a Lupo, che ha totalizzato 23mila voti su 180mila, il 12%. Commenti infuocati all’appello “il PD non sostenga la giunta Lombardo” ideato da Mariangela Di Gangi, assistente dell’eurodeputato del PD, la capolista eletta nella direzione regionale. Alla direzione del 23, i rappresentanti dell’area Borsellino, tra cui Manfredi Lombardo e Luciana Carfì. Ricorderanno che il 70% degli elettori si era espressa contro qualsiasi alleanza con Lombardo.
Alle adesioni vanno aggiunti i contatti registrati all’evento nato sul social network. A lasciare il suo, evidentemente ironico, “forse ci sto”, tra i messaggi, è stato anche Antonello Cracolici, il capogruppo del PD all’Ars, assertore del sostengo per le riforme. Tra i dirigenti, c’è il commento favorevole all’appello del consigliere comunale Rosario Filoramo, da sempre diffidente verso il dialogo con Lombardo. “Ma chi fa oggi l’appello – critica Filoramo – non avrebbe dovuto votare l’equivoco documento che parlava di disponibilità a sostenere le riforme”.
Il risultato dell’operazione è che molti iscritti si dicono pronti a rinnegare il PD. “Se il PD continua ad appoggiare il governo Lombardo, alle prossime regionali voterò Idv o non andrò a votare”, sentenzia Marcello Guardo di Acicatena. Carlo Colomba (Palermo): “Se il PD darà appoggio a Lombardo smetterò di votarlo, questo è sicuro”. Pippo Vinci (Palermo) è categorico: “Il PD piuttosto che diventare primo partito di maggioranza relativa sarà presto il primo partito di minoranza assoluta. Fine del mio voto”. “Meglio prepararsi a nuove elezioni”, dice il catanese Giuseppe Oceano. Un abitante di Cruillas, Santo Prospero, si arrovella: “Forse – insinua – sotto banco si sono accordati per il prossimo sindaco o per ottenere qualcosa che a me sfugge”. Marcella Gianfranceschi (Calascibetta), invoca una reazione: “Niente recinti dorati, il PD ascolti la base”.

di Antonella Romano



permalink | inviato da Pachinos il 13/1/2010 alle 20:17 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
10 gennaio 2010
Pachino Promontorio Marzamemi time 24h newa da La Sicilia
Marzamemi TIME 24h ha pubblicato delle nuove "NEWS", corri sul sito a conoscere
le notizie del momento!

Istituto Calleri: Mediazione con «Sciarra e paci».
http://www.marzamemi.com/press/?p=1086
PACHINO - Sarà firmato mercoledì 13 gennaio, nei locali dell’aula magna
dell’istituto professionale di Stato per l’agricoltura e l’alberghiero
Calleri, il protocollo d’intesa che darà il via al progetto di mediazione
comunale denominato «sciarra e paci». Il progetto, progettato...

Comune: Tempi record per il bilancio previsti oltre 30 milioni di euro.
http://www.marzamemi.com/press/?p=1088
PACHINO - Completato il lavoro di quadratura del bilancio di previsione del
comune di Pachino. A renderlo noto è stato il sindaco Paolo Bonaiuto che ha
spiegato come l’ente comunale, con ampio margine sulla scadenza prevista dalla
legge che è fine aprile, sia già arrivato alla redazione dello strumento
finanziario che condiziona...

Portopalo: Collasso delle entrate comunali i tributi non vengono più
riscossi.
http://www.marzamemi.com/press/?p=1090
PORTOPALO - Emergenza riscossione tributi nel comune portopalese per i problemi
della società a cui era stato affidato il servizio. La riscossione è ferma con
conseguenze inevitabili per le casse municipali. Basti pensare che durante la
fiera periodica di via Carlo Alberto, è stato necessario fare rientrare dalle
ferie il vicecomandante della Polizia...

Spinazza: Ripartono i lavori sul lungomare.
http://www.marzamemi.com/press/?p=1092
MARZAMEMI - Si sono finalmente sbloccati i lavori finalizzati al completamento
del secondo troncone del lungomare Spinazza, iniziati da mesi e interessati da
un inatteso stop. La ditta appaltatrice, dopo avere completato i marciapiedi
laterali, infatti, aveva interrotto i lavori senza comunicare quando sarebbero
ripresi. Si è resa necessaria la convocazione di una...

Portopalo: Gli universitari fanno ciak.
http://www.marzamemi.com/press/?p=1094
PORTOPALO - È on-line da 5 giorni «Tuhailaids», il mediometraggio prodotto
da alcuni universitari portopalesi della durata di 52 minuti, per la regia di
Paolo Cernigliaro. Si trova nel portale www.latin-lovers.it, sito del gruppo
Capomedia di Corrado Giuliano...

Marzamemi: Un’associazione per la promozione.
http://www.marzamemi.com/press/?p=1097
MARZAMEMI - Nasce l’associazione turistica promozionale «Marzamemi.com».
L’obiettivo è quello di valorizzare il territorio compreso tra Vendicari,
Marzamemi e Portopalo facendolo conoscere principalmente tramite internet...

Agricoltura: Gli agricoltori chiedono attenzione.
http://www.marzamemi.com/press/?p=1099
PACHINO - Fasi concitate prima del convegno sull’incidenza degli eventi
culturali, a causa di un gruppo di agricoltori riunitisi in associazione, e che
dietro lo slogan «Più agricoltura e meno cultura» si erano presentati
all’appuntamento per parlare con il presidente della Regione Raffaele
Lombardo. Gli agricoltori...

Convegno: «Il turismo non si improvvisa».
http://www.marzamemi.com/press/?p=1101
PACHINO - Ha attirato una folta e qualificata platea il convegno di venerdì
sera nella sala teatro della parrocchia San Corrado su «L’incidenza degli
eventi culturali nello sviluppo del territorio». Vasto il parterre degli ospiti
che ha visto tra gli altri l’assessore regionale al Turismo Nino Strano e il
collega all’Agricoltura Titti Bufardeci oltre ai...



È possibile visualizzare le notizie più recenti su
http://www.marzamemi.com/press

Hai ricevuto questa e-mail di notifica perché risulti iscritto alla newsletter
del sito.

Cordiali saluti.
Marzamemi TIME 24h
sfoglia
dicembre   <<  1 | 2 | 3  >>   febbraio