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27 dicembre 2009
pachino promontorio verso ovest omaggio alla mia terra....

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22 dicembre 2009
Pachino promontorio La Repubblica Pasqaule Scimeca i malavoglia a Portopalo
SPETTACOLI & CULTURA
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L'INTERVISTA/ Pasquale Scimeca racconta la pellicola ispirata al capolavoro di Verga
Le riprese in corso a Portopalo: "Una terra di sbarchi e di immigrati"

Mare e povertà, Malavoglia al cinema
"Una saga sui ragazzi del Sud di oggi"

A 61 anni dal film di Visconti, una trasposizione tutta siciliana del romanzo
"Avevo paura del confronto con lo scrittore e con Luchino, ma poi..."
di CLAUDIA MORGOGLIONE


Mare e povertà, Malavoglia al cinema "Una saga sui ragazzi del Sud di oggi"

Una scena del film

SAGA familiare tragica, storia siciliana di pesca e di morte, di gente povera e destini infami. Capolavoro assoluto della nostra letteratura, presenza immancabile nelle librerie degli italiani, lettura (obbligatoria) per la stragrande maggioranza degli studenti liceali. Ma I Malavoglia di Giovanni Verga è anche qualcosa di diverso: una suggestione costante per il cinema, una sfida a tentare la trasposizione per il grande schermo.

A cimentarsi con questa epopea dei vinti, è stato in passato un grande come Luchino Visconti, che col suo La terra trema (1948) ha contribuito a far nascere il neorealismo. Mentre adesso, 61 anni più tardi, ci riprova un regista siciliano, Pasquale Scimeca: uno che i poveri della sua terra li ha già raccontati in Placido Rizzotto e che da un racconto di Verga ha tratto un'altra pellicola, Rosso Malpelo. "Il mio Malavoglia - spiega lui al telefono da Portopalo, nel siracusano, in una pausa delle riprese - è ambientato ai giorni nostri, e vuole raccontare gli umili, gli ultimi: i giovani di questo Sud senza prospettive, ma anche gli immigrati che sbarcano qui da un Sud ancora più profondo".

Allora, Scimeca: come nasce la voglia di cimentarsi con un'opera letteraria così nota e così impegnativa?
"E' un pensiero antico, da lettore ho sempre avuto una passione per Verga e per questo libro, che si è rafforzata ai tempi dell'università. Ma avevo timori: sia perché parliamo di un capolavoro, sia per il raffronto con La terra trema di Visconti. Alla fine però ho deciso di fare questo film perché ho trovato la chiave di lettura: non di tipo verista, ma metaforico, tragico. La storia di una famiglia attuale di pescatori che si trova a vivere una condizione difficile".

La storia dei Malavoglia abbraccia diverse generazioni: da quella ormai al tramonto di Padron 'Ntoni a quella dei nipoti. Lei che punto di vista ha scelto di privilegiare?
"Sicuramente quello dei ragazzi. Sono loro che cercano di uscire dalla propria condizione. Scontrandosi in primo luogo col destino. Poi con una società che vuole i ricchi sempre più ricchi e i poveri sempre più poveri. E poi con la loro incapacità di affrontare la vita: dovuto alla loro ignoranza, ma anche al loro essere velleitari. Io credo che questa sia davvero la condizione dei ragazzi del Sud: gente molto diversa dai liceali borghesi romani o milanesi che vediamo di solito al cinema".

Come mai ha scelto Portopalo - invece della Acitrezza del libro - per l'ambientazione?
"Perché, con Lampedusa, è il punto più meridionale del nostro Paese, e anche il punto di arrivo degli immigrati".

A proposito: nella sua trasposizione uno dei personaggi, Alfio, è proprio un immigrato...
"Sì: è un carrettiere, qualcuno che per definizione non si sa da dove viene né dove andrà. Lo interpreta un immigrato che davvero è arrivato clandestinamente nel nostro Paese, e che dopo molte lotte è riuscito a ottenere il permesso di soggiorno".

Anche il resto del cast è composto da non professionisti?
"Sì, è stata una scelta che ho fatto fin dall'inizio. E poi non è vero che sono più difficili da gestire, che comunque hanno volti troppo noti per poter davvero 'sparire' nei personaggi. Stavolta non ho fatto nemmeno i provini: non cercavo interpretazioni, ma caratteri. Ad esempio, l'uomo che interpreta Padron 'Ntoni è un vecchio pescatore".

A che punto siete con le riprese?
"Siamo alla quinta delle sei settimane previste: dovremmo finire tra pochi giorni".

E l'uscita nelle sale?
Questo dipenderà dai produttori e dal distributore (che è il Luce): per quanto mi riguarda, credo che sarà pronto a marzo".

Che reazione si aspetta dal pubblico?
"Io mi auguro soperattutto che chi va a vedere il film, giovane o meno giovane che sia, tornando a casa dopo il cinema abbia voglia di riprendere in mano il romanzo. Questo a me basterebbe".

© Riproduzione riservata (21 dicembre 2009)

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21 dicembre 2009
pachino promontorio dal blog di Pippo bufardeci dimezziamo le idennità di carica

" DIMEZZIAMO L'INDENNITA' "I costi della politica non sono determinanti nella situazione debitoria dei comuni, ne intaccano però l'aspetto morale

Ancora una volta la scure dei tagli effettuati nel nome del risparmio e della lotta agli sprechi si abbatte sulla istituzione comunale già di per sè fortemente provata dall'insufficiente capacità finanziaria che non permette risposte adeguate ai problemi dei cittadini.
Non perchè non esistono gli sprechi a livello di enti locali, anzi sono ancora molti dovuti sopratutto alla discrezionalità di spesa delle varie amministrazioni, ma perchè si punta maggiormente su aspetti ideologici e di facile impatto emotivo.
Mi riferisco all'ulteriore demagogia relativa ai tagli sul numero dei consiglieri comunali e degli assessori che vengono additati come la panacea giusta per i risparmi e per la lotta agli sprechi, ma non si mette in evidenza la vera ragione per cui esistono i consiglieri comunali che non è solo di natura economica, ma concretizzano un aspetto importante della democrazia.
Naturalmente alla vista di certi consiglieri che calcano gli scanni comunali ai nostri giorni o fanno politica non non saremmo portati ad avere grossi stimoli verso la democrazia, ma per fortuna ci dobbiamo incamminare lungo la strada della funzione che si va ad esercitare piuttosto che su coloro che temporaneamente sono chiamati ad impersonare quella funzione.
Quindi, nel nostro sistema democratico, la funzione degli eletti è importantissima ai fini di assicurare la rappresentanza istituzionale e le istanze sociali da parte di quella parte della società che li ha eletti affidando anche la gestione di quel potere che è lo strumento per una crescita sociale che si raccordi il più possibile con le istanze indicate dagli elettori.
E' per questo che la diminuizione di detta rappresentanza non fa altro che comprimere la rappresentazione istituzionale delle varie articolazioni del tessuto sociale che si espreme ai livelli primari di partecipazione qual è quello che si determina attraverso la elezione dei consiglieri comunali.
Se ne deduce che il tutto non può perciò ricondursi ad una semplice diminuizione del loro numero come se si trattasse di un consiglio di amministrazione di una società che ha univoco l'oggetto sociale e tende al raggiungimento di quel solo obiettivo condiviso ritenuto necessario e vitale per il perdurare e la crescita della società stessa.
In un sistema mono culturale e univoco nel raggiungimento degli obiettivi, il numero delle persone chiamate a raggiungerlo può variare solo in funzione dell'efficienza perchè la visione strategica è univoca.
In una società politica e di rappresentanza invece la diminuizione o l'aumento del numero di coloro che sono chiamati a contribuire al bene comune è anche indice di apertura democratica alle varie istanze o di visione totalitaria della società.
Sul piano pratico, con le tante incombenze che adesso sono nelle competenze degli enti locali, si corre il rischio di accentuare l'inefficienza dell'azione pubblica dal momento che poche persone dovrebbero occuparsi di competenze e deleghe molto complesse senza nemeno la possibilità fisica, oltre che culturale, di avere padronanza delle varie branche amministrative o di seguirne con sufficienza, anche di tempo,le incombenze.
La conseguenza di tutto ciò sarebbe un ulteriore burocratizzazione degli enti locali che verrebbero ulteriormente affidati ai dirigenti ed al personale dipendente anche nelle scelte strategiche senza alcun controllo di natura democratica e politica.
Allora, poichè esiste un problema di costi della pubblica amministrazione, si dovrebbe prioritariamente puntare alla drastica riduzione degli stessi attraverso il dimezzamento o l'annullamento dei compensi ai vari rappresentanti nella pubblica amministrazione perchè sono i " costi della politica" che, pur non contribuendo in modo determinante alla situazione debitoria dei comuni,ne intaccano però l'aspetto morale.
Ciò assieme ad una rivisitazione dei costi, diventati insostenibilmente esosi, della dirigenza ai vari livelli che incide nei bilanci degli enti e non assicura una adeguata rispondenza qualitativa alla gestione dell'ente stesso ed alle risposte ai cittadini in termini di servizi.
Una diminuzione del numero dei dirigenti ed alla pletora di vice e sostituti porterebbe, non solo ad una minore spesa, ma anche ad una maggiore efficienza per il venire meno della conflittualità che si determina all'interno dei dipendenti comunali per essere scelti dal potere politico-istituzionale per lo svolgimento di dette funzioni e per i relativi appannaggi e fra gli stessi e l'istituzione nello svolgimento del compito assegnatogli.
Sarebbe quindi necessaria una diminuzione del loro numero così come un limite temporale al loro mandato per cui non dovrebbero essere rinnovabili, dopo un certo numero di anni, nell'esercizio del mandato dirigenziale ed anche la possibilità, per quelli apicali,di una loro cessazione di funzione che li porti fuori dall'ente di appartenenza, al venir meno della funzione elettiva che li ha scelti.
Siamo consapevoli che queste proposte, sia pure limitate e numericamente esigue, necessitano di una forte volontà e capacità politica per essere attuate e, pur non avendo eccessiva fiducia nei soggeti presposti alla loro eventuale applicazione, riteniamo utile parlarne per dare un contributo verso l'esistenza di un problema che potrebbe avere soluzioni meno complesse di quanto si possa pensare.

Pippo Bufardeci

( Articolo pubblicato dal settimanale I FATTI DELLA DOMENICA attualmente in edicola n.° 43 del 2009



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17 dicembre 2009
Pachino Promontorio La storia,i beni culturali,la cultura, politica, il canale tematico della rivista storica del Promontorio riflessioni per il futuro confronto sulle cose vere!

16 dicembre 2009
Pachino Promontorio The Odyssey (parte I) Rock...

16 dicembre 2009
Pachino Promontorio dal sito ufficiale del comune La storia di Pachino e la fondazione della terra a cura Dott.ssa Rosa Savarino

ROSA SAVARINO

 

LA FONDAZIONE DELLA TERRA DI PACHINO

 

(estratto da Contributi alla Geografia Storica dell'agro netino,

Atti delle "Giornate di Studio", Noto 29-30-31 maggio 1998)

 

I. S. V. N. A.

 

 

 

LA FONDAZIONE DELLA TERRA DI PACHINO

 

Dal 1583 al 1714 nascono in Sicilia un centinaio di nuove terre feudali soprattutto nella parte occidentale ed in quella centrale dell'isola; dal 1748 al 1798, i censimenti permettono di identificare dai 20 ai 301 nuovi centri. La struttura urbana siciliana, caratterizzata da una forte consistenza dell'area demaníale rispetto a quella feudale, in età moderna varia sotto l'intensificarsi del fenomeno della colonizzazione feudale2.

 

Il territorio della città di Noto nel corso del Seicento non è coinvolto dal processo di colonizzazione feudale, infatti, se escludiamo la fondazione di Canicattini Bagni3 , nel 1680, il fenomeno è assente nel territorio di Noto, ma è attivo nei primi decenni del Settecento e dilaga nella seconda metà del secolo. Esso si deve connettere con lo scontro politico-amministrativo della prima metà del '600 e con il sistema originato dal processo di ricostruzione posteriore al sisma del 1693.

 

A Noto, nel XVII secolo, si era registrato lo scontro 4 tra il clan Impellizzeri ed il clan Landolina-Deodato-Sortino, che si era concluso con posizioni di equilibrio che esulavano da forme di frammentazione politica dai tratti autonomistici e tali da portare alla spartizione degl’interessi e del potere in modo non conflittuale e da garantire e mantenere, nel corso del '600, l'integrità territoriale ed amministrativa all'interno dell'università di Noto.

 

 

ABBREVIAZIONI: A.S.S. = Archivio di Stato di

Sicilia del sei e settecento, Catania, 1985; F.

Siracusa; B.C.N.= Biblioteca Comunale di Noto.

BENIGNO, Vecchio e nuovo nella Sicilia del sei­

1 M. AYMARD, H. BRESC, Problemi di storia

cento: il ruolo della colonizzazione feudale, in

dell'insediamento nella Sicilia medievale e

Studi Storici, XXVII (1986), pp. 93-107; F. BE-

moderna, 1100-1800, in Quaderni storici,

NIGNO, C. TORRISI, Città e feudo nella Sicilia

XXIV ( 1973), pp. 945-476.

moderna, Caltanissetta, 1995.

2 Sulla colonizzazione feudale: M. AYMARD,

3 V. FICARA, Genesi e sviluppo di una terra

La città di nuova fondazione, in Storia d'Italia,

feudale del netino: Canicattini Bagni, in questo

Annali VW, Insediamenti e territorio, Torino,

volume.

1985, pp. 405-414; T. DAVIES, La colonizza-

4 Per la conflittualità municipale a Noto v, M.

zione fiudale della Sicilia nella prima età mo-

Di MARTINO, Una sedizione a Noto nel 1647,

derna, ivi, pp. 415-472; T. DAVIES, Famiglie

in Archivio Storico Siciliano, n.s., XXIV

feudali Siciliane. Patrimoni, redditi, investi-

(1899), pp. 36-50; M. LUMINATI, Crisi locale e

menti tra '500 e '600, Caltanissetta-Rorna,

crisi europea: la città di Noto alla metà dei sei­

1985; D. LIGRESTI, Sicilia moderna. La città e

cento, in Atti e Memorie dell'I.S.V.N.A., XVII­

gli uomini, Napoli, 1984; D. LIGRESTI, a cura

XVIII (1986-87), pp. 73-112; F. BAMAMO, Di­

di, Comunità di Sicilia: fondazioni, patti, rive-

sordini ed irregolarità amministrative a Noto

li, Catania, 1995; F. BENIGNO. Una casa, una

dal 1646 al 1654, in Atti e Memorie dell'I.S.V.

terra. Ricerche su Paceco, paese nuovo nella

N.A., XII (1975), pp. 79-102.

 


 

Infatti, nessuna famiglia dell'oligarchia netina nel corso del '600 era riuscita ad avviare un processo di colonizza­zione nei propri feudi.

       Tale situazione rimane invariata fino al 1693, ma nel decen­nio successivo al sisma, Noto, impegnata nel processo di ricostruzione, non riesce a bloccare il secolare piano di colonizzazione dei Platamone sul feudo Imposa, che nel 1712 porterà alla nascita della Terra di Rosolini5.

       Negli anni cinquanta del Settecento il fenomeno della colonizzazione feudale

si diffonde nel territorio netino non solo nella fascia costiera nei feudi di Scibini6, Bimisca, 7  Maucini e Burgio8,  ma  anche  nella  parte  interna  nei  feudi  di

 

 

5 F. BALSAMO, i Platamone e il prima atten-

ne di famiglie maltesi sarebbe lo stesso che po-

tato all'integrità del territorio netino, in Atti e

polarla coi sudditi dello stesso. Lo ius populan­

Memorie dell'I.S.V.N.A., X-X1 (1979-1780),

di sarà concesso, dopo alterne vicende, solo il

pp, 89-96; C. SAVARINO, G. MILCERI ODDO,

21 marzo 1792.

Rosolini, un secolo di storia, 1712-1812, Roso-

8 Il feudo era di proprietà della famiglia Deo-­

lini, 1995.

dato. Nel 1744 don Gaetano Deodato Moncada,

6 Il fendo di Scibini, come risulta dalla rela-

ancora minorenne, ottiene l'investitura feudale

zione fatta da don Ignazio Truglio di Chiara-

per la morte senza figli di Giacomo, suo fratello

monte il 3 novembre 1774, si estende salme

maggiore. Don Gaetano Deodato e Moncada,

660 e tumoli 8, ogn'una de quali però è consi-

barone di Maucini e Burgio, chiede nel novem-­

stente in canne 666 quadrate solite pratticarsi

bre 1778 di popolare con gente estera il sud­

in quelle parti (A.S.S.- fondo Di Rudinì, pacco

detto suo feudo ed ottenere il mero e misto im­

270). Si tratta di un feudo marittimo che, seb-

pero sullo stesso e sulle nuovi abitazioni di tale

bene non godesse di un'ampia fascia costiera,

popolazione. E barone ottiene lo ius populandi,

tuttavia, si estendeva nella zona meridionale

ma il progetto viene bloccato non tanto dal­

del territorio netino, tra le tonnare di Marzame-

l'Università di Noto, quanto dal Principe di

mi e Capo Passero, in posizione strategica non

Giardinelli il quale rivendica che dovea fram­-

solo per il controllo dell'attività legata alle ton-

mezzarsi la distanza di tre miglia fra l'una e

nare e per il controllo dell'attivitá commerciale

l'altra popolazione. Con la lettera del 7 dicem-­

in genere, ma anche per il controllo dell'attività

bre 1787 il barone don Gaetano Deodato Mon-­

di contrabbando che si svolgeva nei porti natu-

cada torna a chiedere la concessione della ius

rali presenti nel feudo; F. SAN MARTINO DE

populandi sul feudo. H Tribunale del Real Patri-­

SPUCCHES, Storia dei feudi e dei titoli nobiliari

monio esprime parere favorevole alla fondazio­

di Sicilia dalla loro origine ai nostri giorni,

ne, ma il Principe di Giardinelli, proprietario

Palermo, 1927, vol. VII, pp. 337-339.

della limitrofa Pachino, riesce a bloccare la na-­

717. SAN MARTINO DE SPUCCHES, Op. cit.

scita della terra di Portopalo, alias Terranobile.

vol. VII, pp. 337-339. li 22 luglio 1775 don

Dopo anni di lettere, ispezioni, dispacci, il re,

Gaetano Starrabba e Calafato inoltra la richie-

con il dispaccio dei 21 marzo 1792, si è com­

sta dello ius populandi sul feudo Bimisca, in

piaciuto accordare che si stabiliscono le popo-­

cui vuole introdurvi una popolazione di 40 fa-

lazioni negli accennati due feudi, - Bimisca e

miglie maltesi a di altro paese straniero, pur-

Maucini - colle circostanze di potersi fare, an­

ché non siyno degli abitanti di questo regno

che con indigeni (---) colla condizione che le

sulle quali esercitare il mero e misto imperio e

suddette 2 popolazioni  contribuiscono tutti i

tutte quelle facoltà che gli furono accordate

pesi alla città di Noto, nel cui territorio sono i

per la terra di Pachíno. Il Principe di Giardi-

feudi, che si vogliono popolare sino a che non

nelli ottiene parere favorevole dal Tribunale del

giungeranno di esse al numero di 40 fuochi e

Real Patrimonio, ma l'amministratore del Tri-

riserbandosi allora la S.M. le provvedenze op­-

bunale del Real Patrimonio fa notare che i mal-

portune, ma il mero e misto imperio veniva ac­-

tesi sono sudditi della S.R che ritiene l'alto

cordato ai rispettivi baroni per le sole piccole

dominio sopra quei popoli e sopra quelle isole

contese e per l'esazione dei crediti colla mano

( ... ) sicché facendosi la detta nuova popolazio-

baronale. Dopo la morte di don Gaetano Deodato

 

 

 


 

Cammaratini9 e Carcicera10.

La richiesta e la concessione dello ius populandi evidenziano una mutata gestione del potere. Infatti, negli anni cinquanta del Settecento la politica di equilibrio e di chiusura che durante il '600 ha preservato il territorio di Noto dalla frammentazione autonomistica viene abbandonata; si avvia così il processo di smembramento del territorio netino sia sotto l'azione di élítes esterne alla nobiltà netina sia sotto l'azione di alcune nobili famiglie netine11.

Il fenomeno della richiesta e della concessione dello ius populandi nella se­conda metà dei Settecento, se assumiamo la prospettiva della distribuzione del potere e dei dominio tra la nobiltà netina, apre la possibilità ad una rilettura della storia sociale e politica di questa comunità: le famiglie Landolina-Deodato-Trigona monopolizzano tutte le richieste di íus populandi. Pertanto, la colonizzazione feudale nel territorio netino, nel secondo Settecento, si deve far rientrare nella logica di divisione e controllo del potere che trova nella forma dell'autonomismo territoriale lo strumento giuridico principale.

Le concessioni dello ius populandi determinano il cambiamento della geo­grafia dell'agro netino, in quanto portano alla fine del diciottesimo secolo e nei primi decenni del diciannovesimo secolo, nella fascia costiera tra le tonnare di Marzamerni e Capo Passero e dei porti di Portopalo e della Marza,

 

 

Moncada, nel 1780, il feudo ed il titolo nobiliare

riceve investitura feudale con il titolo di barone

passò alla figlia donna Girolama Deodato e Por-

per la morte dei padre. Nella seconda metà del

zio, moglie di don Giovanni Lucchese Palli Plata-

'700 don Girolamo Landolina Alberti, Principe

mone. F. SAN MARTINO DE SPUCCHES, op. cit., vol. 1, pp. 477-480.

di Torrebruna, chiede ed ottiene lo ius populandi e procede alla costruzione di Eliopoli, ma il

9 Il feudo di Cammaratini, ricadente nel ter-

piano di costruzione della nuova terra viene ab­

ritorio di Noto, ottiene lo ius populandi l'8

bandonato per il mancato interesse e finanzia­

maggio 1756. 11 feudo appartiene al Principe di

mento da parte del fondatore, come sostiene L.

Torrebruna, don Giacomo Landolina Alberti,

Di BLAsi, Architettura ed urbanistica a Noto

marito di Agnese Deodato Moncada, figlia di

nell'opera di Vincenzo Sinatra, architetto del

Carlo Deodato, barone di Maucini e Burgio.

'700, Noto, 1990, p. 19. Alla morte di don Giro­

Girolamo Landolina Alberti muore nel 1777. Il

lamo Landolina Alberti ed in forza dei capitoli

feudo di Cammaratini viene venduto ed acqui-

matrimoniali il feudo passa al genero, don Fran~

stato, nel 1778, pro persona nominanda da don

cesco Parisi Caracciolo, marchese di Ogliastro,

Francesco Maria Parisi Caracciolo che, nel

che riceve investitura nel 1780. F. SAN MARTI­

1786, riceve investitura feudale con il titolo di

NO DE SPUCCHES, Op.cit.,vol. Il, pp. 266-268.

barone. Don Francesco Parisi Caracciolo aveva

1 11 Delle sei richieste di ius populandi di cui

sposato Giovanna Landolina Deodato, la pii-

noi abbiamo notizia solo sui feudi di Scibini e

mogenita di Girolamo Landolina Alberti. Per il

Maucini e Burgio si arriva alla costruzione di

titolo di barone di Cammaratini v. F. SAN

un nucleo abitato stabile, mentre negli altri casi

MARTINO DE SPUCCHES, op. cit., vol. 11, pp.

il progetto si blocca dopo fasi diverse o per la

149-151 e per il titolo di Prinpipe di Torrebruna

morte del proprietario o per il disinteresse degli

v. F. SAN MARTINO DE SPUCCHES, Op. cit., vol. VIII, pp. 82-83.

eredi. Si rirnanda in altra sede per uno studio sistematico sul fenomeno della colonizzazione

Nel 1723 don Girolamo Landolina Alberti

feudale a Noto nel corso del Settecento.

 

 


 

alla fondazione di due nuove Terre feudali: Pachino e Portopalo12 .

Il presente intervento vuole chiarire alcuni momenti ed alcune incognite della fondazione della Terra di Pachino. Cercherò, pertanto, di tracciare la storia della fondazione di questa Terra dal 1756 al 1770, grazie alle fonti di carattere civile -le lettere dei giurati di Noto, i libri rosso e gìallo - e l'archivio della famiglia Starrabba, marchesi di Rudini. Grazie al considerevole apporto di questo materiale documentario è stato possibile uscire dal vago e dal generico, distinguendo la tradizione popolare e le credenze da affidare alla narrativa, dai dati documentati e documentabili, seguendo anno dopo anno i problemi della nuova Terra e pervenendo ad una lettura abbastanza organica ed omogenea di quel quindicennio cruciale che porta alla fondazione di Pachino.

Il principe di Giardinelli, don Gaetano Starrabba e Calafato 13 il 24 aprile 1756 inoltra 14 una carta al viceré sollecitando la concessione di fare una popolazione nella sua baronia di Scibini 15. Il viceré Fogliani, a seguito della consulta del Tribunale del Real Patrimonio, accorda la grazia l'8 maggio 1756 e dà comunìcazione al principe, con il dispaccio del 26 maggio dello stesso anno.

 La nuova Terra, chiamata Pachino, sorgerà nel feudo di Scibini a due miglia di

 

 

12 In un documento del 1809 - si tratta di un

costruzione di Pachino, voluta da don Gaetano

questionario statistico inviato a tutte le   comuni

Starrabba, è realizzata grazie alla collaborazione

tà delle regno - i giurati di Noto definiscono

del fratello, don Vincenzo Starrabba F. SAN

Portopalo, alias Terranobile, villaggio suburbo.

Martino De Spucches, op.cit., vol. V, p. 341

di Noto ( ... ) composto di una popolazione na-

sostiene che don Gaetano Starrabba e Calafato

scente che può formare n. 450 persone. Nello

abbia ottenuto il titolo di barone di Pachino.

stesso documento vengono menzionate le comu-

Don Gaetano Starrabba e Calafato è citato nei

nità di Pachino, Rosolini, Canicattini Bagni ed

documenti d'archivio come il conte di Pachino e

Avola limitrofe alla città demaniale di Noto. Il

tale titolo viene trasmesso dopo la sua morte,

documento non fa riferimento alle costruende

come risulta dal testamento, al figlio, don Pietro

terre sui feudi di Cammaratini, Carcicera e di

Starrabba e Buttiglieri.

Bimisca a riprova dei fatto che il piano di colo-

14 Gli studi fin qui condotti hanno ipotizzato

nizzazione feudale in questi feudi viene ben pre-

che il Principe si sia adoperato per la fondazio­

sto abbandonato. A.S.S.- fondo Rau, pacco 180.

ne della terra spinto dall'áttività portuale della

13 Don Gaetano Starrabba, dei principi di

tonnara di Marzamenti, dalla vicinanza di due

Giardinelli, apparteneva ad una delle più anti-

porti facilmente fruibili e a seguito degli scontri

che e nobili famiglie di Piazza. La famiglia

con il governatore di Piazza. Queste motìvazio­

Starrabba nel 1573, nella persona di Raffaele

ni, sebbene incidenti, sicuramente *non furono

Starrabba, eredita per testamento della madre,

determinanti per mettere in moto la macchina

Ippolita Sortino, il feudo Scibini e Bimisca, Da

burocratico-anmúnistrativa. La, fondazione della

questo momento fino alla soppressione della

terra di Pachino s'inserisce nella strategia di

feudalità, il feudo è di proprietà della famiglia

potere di una famiglia nobiliare. Se assumiarno

Starrabba. Don Gaetano Starrabba eredita il

questa prospettiva di lettura quella che appariva

patrimonio paterno e l'8 novembre 1757 ottie-

come uno scontro fra il patriziato urbano ed un

ne un seggio in parlamento di Sicilia come pari

signore titolato può essere riletto come un con­-

dei regno. Gaetano Starrabba muore a Palermo

flitto svoltosi essenzialmente entro i gangli della

nel 1796 e per volontà testamentaria chiede di

nobiltà netina.

essere sepolto nella nuova chiesa di Pachino,

15 A.S.S., Fondo Di Rudini, pacco 152. Di-­

previa imbalsamazione del cadavere. L'opera di

spaccio del 26 maggio 1756.

 

 


 

distanza dalla costa, sarà popolata da greci cattolici che giungeranno nel feudo dall'Albania o da altra parte della Grecia o dall'Illirico 16 a spese del feudatario. I coloni godranno, per un periodo di 25 anni, della franchigia delle tande e donativi ordinari e straordinari, ma, trascorso questo periodo, saranno soggetti a tutte le tasse come gli altri cittadini del regno. L'Università di Noto continuerà a percepire la gabella del macino in quella quantità e qualità che al presente la percepisce.17

Qualche anno più tardi, con una lettera dell'aprile 1758, il principe torna a chiedere di poter fare una popolazione per assicurare la coltivazione del feudo Scibini, allora quasi incolto anche se parzialmente abitato dai coloni. Il 26 agosto 1758, il re concede al Principe di Giardinelli per la seconda volta lo ius populandi sul feudo. Il dispaccio del 1758 lascia invariate le clausole relative alla distanza dalla costa, alla nazionalità dei nuovi coloni, ma precisa che le nuove popolazioni, tanto gli albanesi, quanto i greci saranno sottoposti al mero e misto imperio con restar illesa alla città di Noto la giurisdizione del mero e misto impero ( .... ) di maniera che al presente la gode e di poterla sempre esercitare tanto nel civile che nel criminale sopra l'altre persone che non siyno Albanesi o Greci o suoi discendenti18. Le gabelle continueranno ad essere versate all'Università di Noto, ma, nel caso in cui si registrerà un aumento dovuto alla nuova popolazione, il Tribunale del Real Patrimonio intese le parti della città di Noto ( ... ) e del principe di Giardinelli esaminerà il contraddittorio suddetto e deciderà conformale sentenza se il futuro eventuale augumento di tali gabelle derivate di talune nuove popolazioni appartenga o no alla giustizia di detta città di Noto 19.

I giurati di Noto spediscono, nell'agosto 1759, una lettera al vicerd in cui dichiarano l'illegittimità di tale concessione, data dal viceré senza il previo esame delle raggioni di questa università e si oppongono alla costruzione di Pachino per non venir pregiudicata la sua potenza, per non arguire la spopolazione di detta università e per la minorazione delle gabelle in sommo pregiudizio della reale azienda. 20

 

Il 1° dicembre 1760 il Principe di Giardinelli riceve l'esecutoria del Real Diploma con la facoltà di popolare di Greci Cattolici il feudo di Scibini, in seguito alla quale versa al regio erario la somma di 1.000 ducati21.

 

 

16 A.S.S., Fondo Di Rudinì, pacco 152. Di-

cutoria del 1 dicembre 1760. Nell'A.S.S., Fondo

spaccio del 26 maggio 1756

Di Rudini, pacco 307, abbiamo trovato una ri­

17 A.S.S., Fondo Di Rudinì, pacco 152 di-

capitolazione degl'introiti e degli esiti relativi al

spaccio dei 26 maggio 1756

periodo 1760-1770 in cui vengono menzionati

18  A.S.S., Fondo Di Rudinì, pacco 258, di-

alcuni capitoli di spesa:

spaccio dei 26 agosto 1758

- spese pagate in Napoli ed in questa capitale

19  A.S.S., Fondo Di Rudinì, pacco 258, di-

per il privilegio ottenuto di popolare il feudo di

spaccio del 26 agosto 1758

Scibini oggi Pachino, unitamente al titolo di

20  B.C.N., Libro Rosso, f. 389

conte: onze 150

21  A.S.S., Fondo Di Rudinì, pacco 218, ese-

- per le fabriche di detta Terra e per le que-

 

 


 

Nella fase di progettazione della Terra, per evitare il conflitto e per puntare invece su una larga convergenza nella classe dirigente netina, gli Starrabba potevano contare a Noto sull'intesa politica, sull'appoggio e sulla collaborazione dei Trigona22 e dei Di Lorenzo23. Noto si oppone al piano di costruzione della Terra e cerca di difendere le proprie prerogative giuridiche e fiscali con l'esito di ritardare l'iter di autonomia territoriale di Pachino. L'opposizione dell'Università di Noto è motivata dalla sottrazione di popolazione che indeboliva la base impositiva su cui si reggeva il sistema del prelievo urbano, inducendo di conseguenza ad un tendenziale declino del gettito delle gabelle. L'opposizione alla costruzione di Pachino coinvolge anche la chiesa locale. Il parroco di San Nícolò di Noto 24 invia una lettera al Tribunale del Real Patrimonio in cui dichiara che l'attentato del principe di Giardinelli è lesivo tanto alla cura delle anime, alla giurisdizione mia soggetta e ai reali interessi ed al patrimonio di questa città, non meno che al buon regolato governo delle città tutte di questo regno. 25

 

Nel dispaccio del 1756, confermato dal dispaccio del 1758 e rivendicato dall'esecutoria del 1760, il sovrano ha disposto che la nuova Terra fosse popolata con gente non soggetta al dominio del Nostro Regnante 26 ma di religione cattolica. Ma, nel 1761, il Principe vede arrivare nel feudo di Scibini molte famiglie albanesi e maltesì ed inoltra formale richiesta al Tribunale del Real Patrimonio allorché siano considerati come gente che costituisce habita­tione 27 . La richiesta dei principe è accolta e tutti i coloni giunti e che giungeranno nel feudo di Scibini - i greci, gli albanesì ed i maltesi - godono di tutte le esenzioni che il sovrano ha accordato al momento della concessione dello ius populandi. Nonostante tutto, Noto continua il piano di ostruzionismo nei confronti dei principe e della Terra di Pachino, contestando la giurisdizione del mero e misto impero.

La giurisdizione dei mero e misto imperio nel dispaccio del 1756 veniva

 

 

stioni sostenute coll'università di Noto e Spac-

Anna Di Lorenzo, la nonna di Gaetano Starrab-­

caforno motivo per cui accesse un commissa-

ba e Calafato.

rio per ordine del governo: onze 15.000

24 La chiesa del SS. Crocifisso di Pachino

- diverse soggiogazioni fatte dopo la dichia-

era sotto la giurisdizione del Vicario della

razione dell'111. Principe della somma di onze

chìesa di S. Nicolò di Noto. In una lettera del

15.000 per provare che detta dichiarazione

1 dicembre 1767, Michele Bocchieri - gabel­

non fu fittizzia.

loto del feudo Scibinì - scrive al Principe V.E.

22 1 Trigona e gli Starrabba erano legati da

s'impegni per sottrarre dalla ridicola giuri-­

vincoli parentali ed avevano messo a segno nel-

sdizione del vicariato di Noto questa chiesa,

la città di Piazza rapporti dì collaborazione per

se quella città non riconosce Pachino nella

l'acquisizione di San Cono nel 1554, per l'ae-

laica Real giurisdizione, molto maggiormente

quisizione di San Cusimano nel 1578 oltre al

ne punto ne molto deve dipendergli nell'ec-­

piano di acquisizione e di controllo delle doga-

clesiastico (A.S.S., Fondo Di Rudinì, pacco

ne di Piazza.

138).

23 I Dì Lorenzo a Noto controllavano la pro-

25 A.S.S., Fondo Di Rudinì, pacco 258.

duzione e la commercializzazione cerealicola.

26 A.S.S., Fondo Di Rudini, pacco 258.

Don Corrado Di Lorenzo era il padre di Maria

27 A.S.S., Fondo Dì Rudini, pacco 258.

 


 

concessa sopra l'albanesi e greci che verranno a popolare ( ... ) e sopra i Sici­liani che colà verranno ad abitare 28 e con il dispaccio del 1758 era stata concessa al principe in modo stretto e circoscritto sugli albanesi e sui greci, ma nella cedola dei 1760 tale giurisdizione era estesa non solo alle persone che venissero in quella nuova popolazione, ma a tutta qualsivoglia sorta di gente che si trovasse nella Terra. Lo scontro diventa inevitabile. Il principe considera un suo diritto esercitare la giurisdizione su tutta l'agente e tutte le terre del jeudo; d'altra parte l'università di Noto rivendica tale diritto da sempre riconosciuto e chiede il ripristino di quanto era stato stabilito nel dispaccio del 1758. La controversia è rimessa al Tribunale del Real Patrimonio che, con la consulta dei 25 marzo 1762 precisa che discorse e disputate tanto le pretese del Principe e le ragioni dell'università di Noto si informa a sentenziarsi da parte del Tribunale del Real Patrimonio in che la Real cedola del 1760, toccante la concessione del mero e misto dovea sentirsi ristretta e relegata a tenore del Real Dispaccio del 175829 e per il successivo ampliamento della concessione del mero e misto debba venir intesa la città di Noto, che può essere interessata alla nuova concessione 30. La vicenda non si chiude: a distanza di alcuni anni, nel gennaio del 1767, il principe di Giardinelli invia altri memoriali al tribunale in cui chiede l'ampliamento della giurisdizione dei mero e misto imperio, secondo quanto veniva garantito dalla cedola del 1760 e non secondo il Dispaccio del 1758. Nel giugno 1767 il Tribunale del Rea] Patrimonio comunica al principe di manutenere, difendere e conservare l'oratore nella pacifica possessione in cui attualmente si trova detto mero e misto sopra tutte e qualsivoglia persone 31. Da quel momento, l'università di Noto perde il controllo giuridico sulla Terra di Pachino e sull'intero feudo di Scibini.

Nel giugno 1767 il principe di Giardinelli è accusato dal marchese di Spaccaforno 32 Francesco Maria Statella quod initium detta populationisfuit a detto III. Principis facta cum siculis personis et successive populatio est am­pliata cum gentibus collectis 33 . A queste accuse si aggiungono quelle dei nobili netini che, nel novembre 1767, in una lettera al Tribunale del Real Patrimonio, definiscono Pachino un asilo di ladri, fuoriusciti, riposto e commodo agl'infiniti contrabandi34. In forza di queste accuse il Tribunale del Real Patrimonio ordina un'ispezione e manda a Pachino il Delegato, nella persona di don Giuseppe Ruffino, collaborato da don Alfio Marzano35.

 

 

28 A.S.S., Fondo Di Rudini, pacco 152.

stante. Con la fondazione di Pachino il processo

29 A.S.S., Fondo Di Rudinì, pacco 258.

di migrazione della popolazione colpisce soprat­-

30 A.S.S., Fondo Di Rudinì, pacco 258.

tutto Noto e Spaccaforno.

31 A.S.S., Fondo Di Rudinì, pacco 258.

33 A.S.S., Fondo Di Rudini, pacco 258: l'ac-

32 Lo ius populandi, concesso con l'obbligo

cusa è contenuta nell'atto provvisionale del 6

di popolare il feudo con gente extra regno apre

febbraio 1767.

la strada a flussi migratori a lungo raggio e a

34  A.S.S., Fondo Di Rudinii, pacco 183, lettera

corto raggio. La nuova fondazione attira i suoi

dei 24 novembre 1767.

abitanti dai centri collocati in un'arca circo-

35 La nomina viene fatta con una lettera del

 

 

 


 

L'ispezione del funzionario del Tribunale del Real Patrimonio è eseguita il 16 maggio 176836 ed ha il compito di controllare il numero degli abitanti, la loro città di provenienza, da quanto tempo dimoravano nella nuova Terra e se la loro famiglia era composta da persone regnicole, di greci cattolici, o di gente prove­niente dall'Albania. Il Delegato rimette, in data 2 giugno 1768, al Tribunale dei Real Patrimonio il plano delle famiglie forestiere e Siciliane oggi esistenti in Pachino colla distinzione del luogo da dove ritraggono la loro origine e da qual tempo incominciarono ad abitare la nuova Terra di Pachino37. La relazione del Delegato salva giuridicamente la legittimità della Terra fondata ed abitata da 47 fuochi esteri, giunti nella terra in momenti diversi: la Terra di Pachino è Compita38.

Nel giugno 1768, Pachino ha così ottenuto e difeso l'autonomia territoriale e giurisdizionale sull'intera popolazione residente, ma si trova in una situazione assai contraddittoria: giuridicamente è indipendente da Noto e fiscalmente è sog­getta ai controlli da parte della medesima università. Lo ìus populandi sul feudo Scibini nel 1756 è stato accordato a condizione di non dover detta nuova popo­lazione recar pregiudizio alcuno alla città di Noto e, quindi, l'Università di No­to deve continuare a percepire le gabelle come fissato dal Dispaccio del 1759 e confermato dal Dispaccio del 4 ottobre 1771.

Noto, dopo la relazione del Delegato, prende atto dell'esistenza giuridica della nuova Terra, e cerca come può di limitare, i privilegi ed i benefici di tipo fi­scale di cui poteva beneficiare il principe di Giardinelli, proprietario della terra di Pachino.

Da questo momento in poi Pachino avrà una storia autonoma ed indipendente dall'antica città demaníale e riuscirà a mantenere tale autonomia anche dopo la

soppressione della feudalità.

 

 

Tribunale del Real Patrimonio del 30 giugno

don Matteo Buccheri e don Martino Parisi, e del

1767 in cui si precisa che don Alflo Marzano,

governatore dì Pachino, don Pasquale Militello,

proconservator lentinorum, ad hoc ut se con-

e dei figlio, don Bartolonico Militello, ha trafu­

ferre debeat in delta Terra Pachini, ibique re-

gato i quinterni della numerazione delle anime

cognoscere debeat si adsunt familiae civitatis

(A.S.S., Fondo Di Rudini, pacco 258).

Ispicefundi et caso quo invenirei statim absque

37 A.S.S., Fondo Di Rudinì, pacco 258.

ulla mora detta da Marzano ad detta civitate

38 Trova un parziale riscontro storico l'inganno­

Ispicefundi iubeat, ut redeant ai quia nulla

riferito da S. SULTANO, Pachino e i suoi din­-

adfuit, quod aliquid siculi fuerunt ad habita-

torni nella storia e nella leggenda, Pachino

tione ad detta nova Terra.

1968, p. 51: sostiene che il re mandò il suo De­-

36 Dopo d'aver in un sol giorno suddetto De-

legato rappresentante per rilevare se le condi­-

legato dato fine alla di lui commissione postosi

zioni erano eseguite. Or non essendo i 30 fuo-­

in questa con premura ricercando li documen-

chi tutti di gente straniera, il Principe, pria che

ti, che sostenevano il buon diritto e giuste do-

il Delegato fosse arrivato, dispose che in cia-­

mande della città. Desumo queste informazioni

scuna famiglia della gente indigena vi alber­-

dall'esposto del 31 maggio 1768, presentato al

gasse un maltese. Infatti il Delegato bussando

Tribunale del Real Patrimonio dal parroco di

alle porte dei 50 focolari, tutti risposero in lin­

San Nicolò di Noto, in cui il Principe don Gae-

gua maltese. Il Delegato credendoli tutti malte­

tano Starrabba viene accusato che, in data 23

si, diede relazione favorevole ed il decreto rea­

maggio 1768, con la complicità dei sacerdoti

le fu confermato.

 

 

 

 

Per gentile concessione dell’autrice dott.ssa Rosa Savarino

ROSA SAVARINO

 

LA FONDAZIONE DELLA TERRA DI PACHINO

 

(estratto da Contributi alla Geografia Storica dell'agro netino,

Atti delle "Giornate di Studio", Noto 29-30-31 maggio 1998)

 

I. S. V. N. A.

 

 

 

LA FONDAZIONE DELLA TERRA DI PACHINO

 

Dal 1583 al 1714 nascono in Sicilia un centinaio di nuove terre feudali soprattutto nella parte occidentale ed in quella centrale dell'isola; dal 1748 al 1798, i censimenti permettono di identificare dai 20 ai 301 nuovi centri. La struttura urbana siciliana, caratterizzata da una forte consistenza dell'area demaníale rispetto a quella feudale, in età moderna varia sotto l'intensificarsi del fenomeno della colonizzazione feudale2.

 

Il territorio della città di Noto nel corso del Seicento non è coinvolto dal processo di colonizzazione feudale, infatti, se escludiamo la fondazione di Canicattini Bagni3 , nel 1680, il fenomeno è assente nel territorio di Noto, ma è attivo nei primi decenni del Settecento e dilaga nella seconda metà del secolo. Esso si deve connettere con lo scontro politico-amministrativo della prima metà del '600 e con il sistema originato dal processo di ricostruzione posteriore al sisma del 1693.

 

A Noto, nel XVII secolo, si era registrato lo scontro 4 tra il clan Impellizzeri ed il clan Landolina-Deodato-Sortino, che si era concluso con posizioni di equilibrio che esulavano da forme di frammentazione politica dai tratti autonomistici e tali da portare alla spartizione degl’interessi e del potere in modo non conflittuale e da garantire e mantenere, nel corso del '600, l'integrità territoriale ed amministrativa all'interno dell'università di Noto.

 

 

ABBREVIAZIONI: A.S.S. = Archivio di Stato di

Sicilia del sei e settecento, Catania, 1985; F.

Siracusa; B.C.N.= Biblioteca Comunale di Noto.

BENIGNO, Vecchio e nuovo nella Sicilia del sei­

1 M. AYMARD, H. BRESC, Problemi di storia

cento: il ruolo della colonizzazione feudale, in

dell'insediamento nella Sicilia medievale e

Studi Storici, XXVII (1986), pp. 93-107; F. BE-

moderna, 1100-1800, in Quaderni storici,

NIGNO, C. TORRISI, Città e feudo nella Sicilia

XXIV ( 1973), pp. 945-476.

moderna, Caltanissetta, 1995.

2 Sulla colonizzazione feudale: M. AYMARD,

3 V. FICARA, Genesi e sviluppo di una terra

La città di nuova fondazione, in Storia d'Italia,

feudale del netino: Canicattini Bagni, in questo

Annali VW, Insediamenti e territorio, Torino,

volume.

1985, pp. 405-414; T. DAVIES, La colonizza-

4 Per la conflittualità municipale a Noto v, M.

zione fiudale della Sicilia nella prima età mo-

Di MARTINO, Una sedizione a Noto nel 1647,

derna, ivi, pp. 415-472; T. DAVIES, Famiglie

in Archivio Storico Siciliano, n.s., XXIV

feudali Siciliane. Patrimoni, redditi, investi-

(1899), pp. 36-50; M. LUMINATI, Crisi locale e

menti tra '500 e '600, Caltanissetta-Rorna,

crisi europea: la città di Noto alla metà dei sei­

1985; D. LIGRESTI, Sicilia moderna. La città e

cento, in Atti e Memorie dell'I.S.V.N.A., XVII­

gli uomini, Napoli, 1984; D. LIGRESTI, a cura

XVIII (1986-87), pp. 73-112; F. BAMAMO, Di­

di, Comunità di Sicilia: fondazioni, patti, rive-

sordini ed irregolarità amministrative a Noto

li, Catania, 1995; F. BENIGNO. Una casa, una

dal 1646 al 1654, in Atti e Memorie dell'I.S.V.

terra. Ricerche su Paceco, paese nuovo nella

N.A., XII (1975), pp. 79-102.

 


 

Infatti, nessuna famiglia dell'oligarchia netina nel corso del '600 era riuscita ad avviare un processo di colonizza­zione nei propri feudi.

       Tale situazione rimane invariata fino al 1693, ma nel decen­nio successivo al sisma, Noto, impegnata nel processo di ricostruzione, non riesce a bloccare il secolare piano di colonizzazione dei Platamone sul feudo Imposa, che nel 1712 porterà alla nascita della Terra di Rosolini5.

       Negli anni cinquanta del Settecento il fenomeno della colonizzazione feudale

si diffonde nel territorio netino non solo nella fascia costiera nei feudi di Scibini6, Bimisca, 7  Maucini e Burgio8,  ma  anche  nella  parte  interna  nei  feudi  di

 

 

5 F. BALSAMO, i Platamone e il prima atten-

ne di famiglie maltesi sarebbe lo stesso che po-

tato all'integrità del territorio netino, in Atti e

polarla coi sudditi dello stesso. Lo ius populan­

Memorie dell'I.S.V.N.A., X-X1 (1979-1780),

di sarà concesso, dopo alterne vicende, solo il

pp, 89-96; C. SAVARINO, G. MILCERI ODDO,

21 marzo 1792.

Rosolini, un secolo di storia, 1712-1812, Roso-

8 Il feudo era di proprietà della famiglia Deo-­

lini, 1995.

dato. Nel 1744 don Gaetano Deodato Moncada,

6 Il fendo di Scibini, come risulta dalla rela-

ancora minorenne, ottiene l'investitura feudale

zione fatta da don Ignazio Truglio di Chiara-

per la morte senza figli di Giacomo, suo fratello

monte il 3 novembre 1774, si estende salme

maggiore. Don Gaetano Deodato e Moncada,

660 e tumoli 8, ogn'una de quali però è consi-

barone di Maucini e Burgio, chiede nel novem-­

stente in canne 666 quadrate solite pratticarsi

bre 1778 di popolare con gente estera il sud­

in quelle parti (A.S.S.- fondo Di Rudinì, pacco

detto suo feudo ed ottenere il mero e misto im­

270). Si tratta di un feudo marittimo che, seb-

pero sullo stesso e sulle nuovi abitazioni di tale

bene non godesse di un'ampia fascia costiera,

popolazione. E barone ottiene lo ius populandi,

tuttavia, si estendeva nella zona meridionale

ma il progetto viene bloccato non tanto dal­

del territorio netino, tra le tonnare di Marzame-

l'Università di Noto, quanto dal Principe di

mi e Capo Passero, in posizione strategica non

Giardinelli il quale rivendica che dovea fram­-

solo per il controllo dell'attività legata alle ton-

mezzarsi la distanza di tre miglia fra l'una e

nare e per il controllo dell'attivitá commerciale

l'altra popolazione. Con la lettera del 7 dicem-­

in genere, ma anche per il controllo dell'attività

bre 1787 il barone don Gaetano Deodato Mon-­

di contrabbando che si svolgeva nei porti natu-

cada torna a chiedere la concessione della ius

rali presenti nel feudo; F. SAN MARTINO DE

populandi sul feudo. H Tribunale del Real Patri-­

SPUCCHES, Storia dei feudi e dei titoli nobiliari

monio esprime parere favorevole alla fondazio­

di Sicilia dalla loro origine ai nostri giorni,

ne, ma il Principe di Giardinelli, proprietario

Palermo, 1927, vol. VII, pp. 337-339.

della limitrofa Pachino, riesce a bloccare la na-­

717. SAN MARTINO DE SPUCCHES, Op. cit.

scita della terra di Portopalo, alias Terranobile.

vol. VII, pp. 337-339. li 22 luglio 1775 don

Dopo anni di lettere, ispezioni, dispacci, il re,

Gaetano Starrabba e Calafato inoltra la richie-

con il dispaccio dei 21 marzo 1792, si è com­

sta dello ius populandi sul feudo Bimisca, in

piaciuto accordare che si stabiliscono le popo-­

cui vuole introdurvi una popolazione di 40 fa-

lazioni negli accennati due feudi, - Bimisca e

miglie maltesi a di altro paese straniero, pur-

Maucini - colle circostanze di potersi fare, an­

ché non siyno degli abitanti di questo regno

che con indigeni (---) colla condizione che le

sulle quali esercitare il mero e misto imperio e

suddette 2 popolazioni  contribuiscono tutti i

tutte quelle facoltà che gli furono accordate

pesi alla città di Noto, nel cui territorio sono i

per la terra di Pachíno. Il Principe di Giardi-

feudi, che si vogliono popolare sino a che non

nelli ottiene parere favorevole dal Tribunale del

giungeranno di esse al numero di 40 fuochi e

Real Patrimonio, ma l'amministratore del Tri-

riserbandosi allora la S.M. le provvedenze op­-

bunale del Real Patrimonio fa notare che i mal-

portune, ma il mero e misto imperio veniva ac­-

tesi sono sudditi della S.R che ritiene l'alto

cordato ai rispettivi baroni per le sole piccole

dominio sopra quei popoli e sopra quelle isole

contese e per l'esazione dei crediti colla mano

( ... ) sicché facendosi la detta nuova popolazio-

baronale. Dopo la morte di don Gaetano Deodato

 

 

 


 

Cammaratini9 e Carcicera10.

La richiesta e la concessione dello ius populandi evidenziano una mutata gestione del potere. Infatti, negli anni cinquanta del Settecento la politica di equilibrio e di chiusura che durante il '600 ha preservato il territorio di Noto dalla frammentazione autonomistica viene abbandonata; si avvia così il processo di smembramento del territorio netino sia sotto l'azione di élítes esterne alla nobiltà netina sia sotto l'azione di alcune nobili famiglie netine11.

Il fenomeno della richiesta e della concessione dello ius populandi nella se­conda metà dei Settecento, se assumiamo la prospettiva della distribuzione del potere e dei dominio tra la nobiltà netina, apre la possibilità ad una rilettura della storia sociale e politica di questa comunità: le famiglie Landolina-Deodato-Trigona monopolizzano tutte le richieste di íus populandi. Pertanto, la colonizzazione feudale nel territorio netino, nel secondo Settecento, si deve far rientrare nella logica di divisione e controllo del potere che trova nella forma dell'autonomismo territoriale lo strumento giuridico principale.

Le concessioni dello ius populandi determinano il cambiamento della geo­grafia dell'agro netino, in quanto portano alla fine del diciottesimo secolo e nei primi decenni del diciannovesimo secolo, nella fascia costiera tra le tonnare di Marzamerni e Capo Passero e dei porti di Portopalo e della Marza,

 

 

Moncada, nel 1780, il feudo ed il titolo nobiliare

riceve investitura feudale con il titolo di barone

passò alla figlia donna Girolama Deodato e Por-

per la morte dei padre. Nella seconda metà del

zio, moglie di don Giovanni Lucchese Palli Plata-

'700 don Girolamo Landolina Alberti, Principe

mone. F. SAN MARTINO DE SPUCCHES, op. cit., vol. 1, pp. 477-480.

di Torrebruna, chiede ed ottiene lo ius populandi e procede alla costruzione di Eliopoli, ma il

9 Il feudo di Cammaratini, ricadente nel ter-

piano di costruzione della nuova terra viene ab­

ritorio di Noto, ottiene lo ius populandi l'8

bandonato per il mancato interesse e finanzia­

maggio 1756. 11 feudo appartiene al Principe di

mento da parte del fondatore, come sostiene L.

Torrebruna, don Giacomo Landolina Alberti,

Di BLAsi, Architettura ed urbanistica a Noto

marito di Agnese Deodato Moncada, figlia di

nell'opera di Vincenzo Sinatra, architetto del

Carlo Deodato, barone di Maucini e Burgio.

'700, Noto, 1990, p. 19. Alla morte di don Giro­

Girolamo Landolina Alberti muore nel 1777. Il

lamo Landolina Alberti ed in forza dei capitoli

feudo di Cammaratini viene venduto ed acqui-

matrimoniali il feudo passa al genero, don Fran~

stato, nel 1778, pro persona nominanda da don

cesco Parisi Caracciolo, marchese di Ogliastro,

Francesco Maria Parisi Caracciolo che, nel

che riceve investitura nel 1780. F. SAN MARTI­

1786, riceve investitura feudale con il titolo di

NO DE SPUCCHES, Op.cit.,vol. Il, pp. 266-268.

barone. Don Francesco Parisi Caracciolo aveva

1 11 Delle sei richieste di ius populandi di cui

sposato Giovanna Landolina Deodato, la pii-

noi abbiamo notizia solo sui feudi di Scibini e

mogenita di Girolamo Landolina Alberti. Per il

Maucini e Burgio si arriva alla costruzione di

titolo di barone di Cammaratini v. F. SAN

un nucleo abitato stabile, mentre negli altri casi

MARTINO DE SPUCCHES, op. cit., vol. 11, pp.

il progetto si blocca dopo fasi diverse o per la

149-151 e per il titolo di Prinpipe di Torrebruna

morte del proprietario o per il disinteresse degli

v. F. SAN MARTINO DE SPUCCHES, Op. cit., vol. VIII, pp. 82-83.

eredi. Si rirnanda in altra sede per uno studio sistematico sul fenomeno della colonizzazione

Nel 1723 don Girolamo Landolina Alberti

feudale a Noto nel corso del Settecento.

 

 


 

alla fondazione di due nuove Terre feudali: Pachino e Portopalo12 .

Il presente intervento vuole chiarire alcuni momenti ed alcune incognite della fondazione della Terra di Pachino. Cercherò, pertanto, di tracciare la storia della fondazione di questa Terra dal 1756 al 1770, grazie alle fonti di carattere civile -le lettere dei giurati di Noto, i libri rosso e gìallo - e l'archivio della famiglia Starrabba, marchesi di Rudini. Grazie al considerevole apporto di questo materiale documentario è stato possibile uscire dal vago e dal generico, distinguendo la tradizione popolare e le credenze da affidare alla narrativa, dai dati documentati e documentabili, seguendo anno dopo anno i problemi della nuova Terra e pervenendo ad una lettura abbastanza organica ed omogenea di quel quindicennio cruciale che porta alla fondazione di Pachino.

Il principe di Giardinelli, don Gaetano Starrabba e Calafato 13 il 24 aprile 1756 inoltra 14 una carta al viceré sollecitando la concessione di fare una popolazione nella sua baronia di Scibini 15. Il viceré Fogliani, a seguito della consulta del Tribunale del Real Patrimonio, accorda la grazia l'8 maggio 1756 e dà comunìcazione al principe, con il dispaccio del 26 maggio dello stesso anno.

 La nuova Terra, chiamata Pachino, sorgerà nel feudo di Scibini a due miglia di

 

 

12 In un documento del 1809 - si tratta di un

costruzione di Pachino, voluta da don Gaetano

questionario statistico inviato a tutte le   comuni

Starrabba, è realizzata grazie alla collaborazione

tà delle regno - i giurati di Noto definiscono

del fratello, don Vincenzo Starrabba F. SAN

Portopalo, alias Terranobile, villaggio suburbo.

Martino De Spucches, op.cit., vol. V, p. 341

di Noto ( ... ) composto di una popolazione na-

sostiene che don Gaetano Starrabba e Calafato

scente che può formare n. 450 persone. Nello

abbia ottenuto il titolo di barone di Pachino.

stesso documento vengono menzionate le comu-

Don Gaetano Starrabba e Calafato è citato nei

nità di Pachino, Rosolini, Canicattini Bagni ed

documenti d'archivio come il conte di Pachino e

Avola limitrofe alla città demaniale di Noto. Il

tale titolo viene trasmesso dopo la sua morte,

documento non fa riferimento alle costruende

come risulta dal testamento, al figlio, don Pietro

terre sui feudi di Cammaratini, Carcicera e di

Starrabba e Buttiglieri.

Bimisca a riprova dei fatto che il piano di colo-

14 Gli studi fin qui condotti hanno ipotizzato

nizzazione feudale in questi feudi viene ben pre-

che il Principe si sia adoperato per la fondazio­

sto abbandonato. A.S.S.- fondo Rau, pacco 180.

ne della terra spinto dall'áttività portuale della

13 Don Gaetano Starrabba, dei principi di

tonnara di Marzamenti, dalla vicinanza di due

Giardinelli, apparteneva ad una delle più anti-

porti facilmente fruibili e a seguito degli scontri

che e nobili famiglie di Piazza. La famiglia

con il governatore di Piazza. Queste motìvazio­

Starrabba nel 1573, nella persona di Raffaele

ni, sebbene incidenti, sicuramente *non furono

Starrabba, eredita per testamento della madre,

determinanti per mettere in moto la macchina

Ippolita Sortino, il feudo Scibini e Bimisca, Da

burocratico-anmúnistrativa. La, fondazione della

questo momento fino alla soppressione della

terra di Pachino s'inserisce nella strategia di

feudalità, il feudo è di proprietà della famiglia

potere di una famiglia nobiliare. Se assumiarno

Starrabba. Don Gaetano Starrabba eredita il

questa prospettiva di lettura quella che appariva

patrimonio paterno e l'8 novembre 1757 ottie-

come uno scontro fra il patriziato urbano ed un

ne un seggio in parlamento di Sicilia come pari

signore titolato può essere riletto come un con­-

dei regno. Gaetano Starrabba muore a Palermo

flitto svoltosi essenzialmente entro i gangli della

nel 1796 e per volontà testamentaria chiede di

nobiltà netina.

essere sepolto nella nuova chiesa di Pachino,

15 A.S.S., Fondo Di Rudini, pacco 152. Di-­

previa imbalsamazione del cadavere. L'opera di

spaccio del 26 maggio 1756.

 

 


 

distanza dalla costa, sarà popolata da greci cattolici che giungeranno nel feudo dall'Albania o da altra parte della Grecia o dall'Illirico 16 a spese del feudatario. I coloni godranno, per un periodo di 25 anni, della franchigia delle tande e donativi ordinari e straordinari, ma, trascorso questo periodo, saranno soggetti a tutte le tasse come gli altri cittadini del regno. L'Università di Noto continuerà a percepire la gabella del macino in quella quantità e qualità che al presente la percepisce.17

Qualche anno più tardi, con una lettera dell'aprile 1758, il principe torna a chiedere di poter fare una popolazione per assicurare la coltivazione del feudo Scibini, allora quasi incolto anche se parzialmente abitato dai coloni. Il 26 agosto 1758, il re concede al Principe di Giardinelli per la seconda volta lo ius populandi sul feudo. Il dispaccio del 1758 lascia invariate le clausole relative alla distanza dalla costa, alla nazionalità dei nuovi coloni, ma precisa che le nuove popolazioni, tanto gli albanesi, quanto i greci saranno sottoposti al mero e misto imperio con restar illesa alla città di Noto la giurisdizione del mero e misto impero ( .... ) di maniera che al presente la gode e di poterla sempre esercitare tanto nel civile che nel criminale sopra l'altre persone che non siyno Albanesi o Greci o suoi discendenti18. Le gabelle continueranno ad essere versate all'Università di Noto, ma, nel caso in cui si registrerà un aumento dovuto alla nuova popolazione, il Tribunale del Real Patrimonio intese le parti della città di Noto ( ... ) e del principe di Giardinelli esaminerà il contraddittorio suddetto e deciderà conformale sentenza se il futuro eventuale augumento di tali gabelle derivate di talune nuove popolazioni appartenga o no alla giustizia di detta città di Noto 19.

I giurati di Noto spediscono, nell'agosto 1759, una lettera al vicerd in cui dichiarano l'illegittimità di tale concessione, data dal viceré senza il previo esame delle raggioni di questa università e si oppongono alla costruzione di Pachino per non venir pregiudicata la sua potenza, per non arguire la spopolazione di detta università e per la minorazione delle gabelle in sommo pregiudizio della reale azienda. 20

 

Il 1° dicembre 1760 il Principe di Giardinelli riceve l'esecutoria del Real Diploma con la facoltà di popolare di Greci Cattolici il feudo di Scibini, in seguito alla quale versa al regio erario la somma di 1.000 ducati21.

 

 

16 A.S.S., Fondo Di Rudinì, pacco 152. Di-

cutoria del 1 dicembre 1760. Nell'A.S.S., Fondo

spaccio del 26 maggio 1756

Di Rudini, pacco 307, abbiamo trovato una ri­

17 A.S.S., Fondo Di Rudinì, pacco 152 di-

capitolazione degl'introiti e degli esiti relativi al

spaccio dei 26 maggio 1756

periodo 1760-1770 in cui vengono menzionati

18  A.S.S., Fondo Di Rudinì, pacco 258, di-

alcuni capitoli di spesa:

spaccio dei 26 agosto 1758

- spese pagate in Napoli ed in questa capitale

19  A.S.S., Fondo Di Rudinì, pacco 258, di-

per il privilegio ottenuto di popolare il feudo di

spaccio del 26 agosto 1758

Scibini oggi Pachino, unitamente al titolo di

20  B.C.N., Libro Rosso, f. 389

conte: onze 150

21  A.S.S., Fondo Di Rudinì, pacco 218, ese-

- per le fabriche di detta Terra e per le que-

 

 


 

Nella fase di progettazione della Terra, per evitare il conflitto e per puntare invece su una larga convergenza nella classe dirigente netina, gli Starrabba potevano contare a Noto sull'intesa politica, sull'appoggio e sulla collaborazione dei Trigona22 e dei Di Lorenzo23. Noto si oppone al piano di costruzione della Terra e cerca di difendere le proprie prerogative giuridiche e fiscali con l'esito di ritardare l'iter di autonomia territoriale di Pachino. L'opposizione dell'Università di Noto è motivata dalla sottrazione di popolazione che indeboliva la base impositiva su cui si reggeva il sistema del prelievo urbano, inducendo di conseguenza ad un tendenziale declino del gettito delle gabelle. L'opposizione alla costruzione di Pachino coinvolge anche la chiesa locale. Il parroco di San Nícolò di Noto 24 invia una lettera al Tribunale del Real Patrimonio in cui dichiara che l'attentato del principe di Giardinelli è lesivo tanto alla cura delle anime, alla giurisdizione mia soggetta e ai reali interessi ed al patrimonio di questa città, non meno che al buon regolato governo delle città tutte di questo regno. 25

 

Nel dispaccio del 1756, confermato dal dispaccio del 1758 e rivendicato dall'esecutoria del 1760, il sovrano ha disposto che la nuova Terra fosse popolata con gente non soggetta al dominio del Nostro Regnante 26 ma di religione cattolica. Ma, nel 1761, il Principe vede arrivare nel feudo di Scibini molte famiglie albanesi e maltesì ed inoltra formale richiesta al Tribunale del Real Patrimonio allorché siano considerati come gente che costituisce habita­tione 27 . La richiesta dei principe è accolta e tutti i coloni giunti e che giungeranno nel feudo di Scibini - i greci, gli albanesì ed i maltesi - godono di tutte le esenzioni che il sovrano ha accordato al momento della concessione dello ius populandi. Nonostante tutto, Noto continua il piano di ostruzionismo nei confronti dei principe e della Terra di Pachino, contestando la giurisdizione del mero e misto impero.

La giurisdizione dei mero e misto imperio nel dispaccio del 1756 veniva

 

 

stioni sostenute coll'università di Noto e Spac-

Anna Di Lorenzo, la nonna di Gaetano Starrab-­

caforno motivo per cui accesse un commissa-

ba e Calafato.

rio per ordine del governo: onze 15.000

24 La chiesa del SS. Crocifisso di Pachino

- diverse soggiogazioni fatte dopo la dichia-

era sotto la giurisdizione del Vicario della

razione dell'111. Principe della somma di onze

chìesa di S. Nicolò di Noto. In una lettera del

15.000 per provare che detta dichiarazione

1 dicembre 1767, Michele Bocchieri - gabel­

non fu fittizzia.

loto del feudo Scibinì - scrive al Principe V.E.

22 1 Trigona e gli Starrabba erano legati da

s'impegni per sottrarre dalla ridicola giuri-­

vincoli parentali ed avevano messo a segno nel-

sdizione del vicariato di Noto questa chiesa,

la città di Piazza rapporti dì collaborazione per

se quella città non riconosce Pachino nella

l'acquisizione di San Cono nel 1554, per l'ae-

laica Real giurisdizione, molto maggiormente

quisizione di San Cusimano nel 1578 oltre al

ne punto ne molto deve dipendergli nell'ec-­

piano di acquisizione e di controllo delle doga-

clesiastico (A.S.S., Fondo Di Rudinì, pacco

ne di Piazza.

138).

23 I Dì Lorenzo a Noto controllavano la pro-

25 A.S.S., Fondo Di Rudinì, pacco 258.

duzione e la commercializzazione cerealicola.

26 A.S.S., Fondo Di Rudini, pacco 258.

Don Corrado Di Lorenzo era il padre di Maria

27 A.S.S., Fondo Dì Rudini, pacco 258.

 


 

concessa sopra l'albanesi e greci che verranno a popolare ( ... ) e sopra i Sici­liani che colà verranno ad abitare 28 e con il dispaccio del 1758 era stata concessa al principe in modo stretto e circoscritto sugli albanesi e sui greci, ma nella cedola dei 1760 tale giurisdizione era estesa non solo alle persone che venissero in quella nuova popolazione, ma a tutta qualsivoglia sorta di gente che si trovasse nella Terra. Lo scontro diventa inevitabile. Il principe considera un suo diritto esercitare la giurisdizione su tutta l'agente e tutte le terre del jeudo; d'altra parte l'università di Noto rivendica tale diritto da sempre riconosciuto e chiede il ripristino di quanto era stato stabilito nel dispaccio del 1758. La controversia è rimessa al Tribunale del Real Patrimonio che, con la consulta dei 25 marzo 1762 precisa che discorse e disputate tanto le pretese del Principe e le ragioni dell'università di Noto si informa a sentenziarsi da parte del Tribunale del Real Patrimonio in che la Real cedola del 1760, toccante la concessione del mero e misto dovea sentirsi ristretta e relegata a tenore del Real Dispaccio del 175829 e per il successivo ampliamento della concessione del mero e misto debba venir intesa la città di Noto, che può essere interessata alla nuova concessione 30. La vicenda non si chiude: a distanza di alcuni anni, nel gennaio del 1767, il principe di Giardinelli invia altri memoriali al tribunale in cui chiede l'ampliamento della giurisdizione dei mero e misto imperio, secondo quanto veniva garantito dalla cedola del 1760 e non secondo il Dispaccio del 1758. Nel giugno 1767 il Tribunale del Rea] Patrimonio comunica al principe di manutenere, difendere e conservare l'oratore nella pacifica possessione in cui attualmente si trova detto mero e misto sopra tutte e qualsivoglia persone 31. Da quel momento, l'università di Noto perde il controllo giuridico sulla Terra di Pachino e sull'intero feudo di Scibini.

Nel giugno 1767 il principe di Giardinelli è accusato dal marchese di Spaccaforno 32 Francesco Maria Statella quod initium detta populationisfuit a detto III. Principis facta cum siculis personis et successive populatio est am­pliata cum gentibus collectis 33 . A queste accuse si aggiungono quelle dei nobili netini che, nel novembre 1767, in una lettera al Tribunale del Real Patrimonio, definiscono Pachino un asilo di ladri, fuoriusciti, riposto e commodo agl'infiniti contrabandi34. In forza di queste accuse il Tribunale del Real Patrimonio ordina un'ispezione e manda a Pachino il Delegato, nella persona di don Giuseppe Ruffino, collaborato da don Alfio Marzano35.

 

 

28 A.S.S., Fondo Di Rudini, pacco 152.

stante. Con la fondazione di Pachino il processo

29 A.S.S., Fondo Di Rudinì, pacco 258.

di migrazione della popolazione colpisce soprat­-

30 A.S.S., Fondo Di Rudinì, pacco 258.

tutto Noto e Spaccaforno.

31 A.S.S., Fondo Di Rudinì, pacco 258.

33 A.S.S., Fondo Di Rudini, pacco 258: l'ac-

32 Lo ius populandi, concesso con l'obbligo

cusa è contenuta nell'atto provvisionale del 6

di popolare il feudo con gente extra regno apre

febbraio 1767.

la strada a flussi migratori a lungo raggio e a

34  A.S.S., Fondo Di Rudinii, pacco 183, lettera

corto raggio. La nuova fondazione attira i suoi

dei 24 novembre 1767.

abitanti dai centri collocati in un'arca circo-

35 La nomina viene fatta con una lettera del

 

 

 


 

L'ispezione del funzionario del Tribunale del Real Patrimonio è eseguita il 16 maggio 176836 ed ha il compito di controllare il numero degli abitanti, la loro città di provenienza, da quanto tempo dimoravano nella nuova Terra e se la loro famiglia era composta da persone regnicole, di greci cattolici, o di gente prove­niente dall'Albania. Il Delegato rimette, in data 2 giugno 1768, al Tribunale dei Real Patrimonio il plano delle famiglie forestiere e Siciliane oggi esistenti in Pachino colla distinzione del luogo da dove ritraggono la loro origine e da qual tempo incominciarono ad abitare la nuova Terra di Pachino37. La relazione del Delegato salva giuridicamente la legittimità della Terra fondata ed abitata da 47 fuochi esteri, giunti nella terra in momenti diversi: la Terra di Pachino è Compita38.

Nel giugno 1768, Pachino ha così ottenuto e difeso l'autonomia territoriale e giurisdizionale sull'intera popolazione residente, ma si trova in una situazione assai contraddittoria: giuridicamente è indipendente da Noto e fiscalmente è sog­getta ai controlli da parte della medesima università. Lo ìus populandi sul feudo Scibini nel 1756 è stato accordato a condizione di non dover detta nuova popo­lazione recar pregiudizio alcuno alla città di Noto e, quindi, l'Università di No­to deve continuare a percepire le gabelle come fissato dal Dispaccio del 1759 e confermato dal Dispaccio del 4 ottobre 1771.

Noto, dopo la relazione del Delegato, prende atto dell'esistenza giuridica della nuova Terra, e cerca come può di limitare, i privilegi ed i benefici di tipo fi­scale di cui poteva beneficiare il principe di Giardinelli, proprietario della terra di Pachino.

Da questo momento in poi Pachino avrà una storia autonoma ed indipendente dall'antica città demaníale e riuscirà a mantenere tale autonomia anche dopo la

soppressione della feudalità.

 

 

Tribunale del Real Patrimonio del 30 giugno

don Matteo Buccheri e don Martino Parisi, e del

1767 in cui si precisa che don Alflo Marzano,

governatore dì Pachino, don Pasquale Militello,

proconservator lentinorum, ad hoc ut se con-

e dei figlio, don Bartolonico Militello, ha trafu­

ferre debeat in delta Terra Pachini, ibique re-

gato i quinterni della numerazione delle anime

cognoscere debeat si adsunt familiae civitatis

(A.S.S., Fondo Di Rudini, pacco 258).

Ispicefundi et caso quo invenirei statim absque

37 A.S.S., Fondo Di Rudinì, pacco 258.

ulla mora detta da Marzano ad detta civitate

38 Trova un parziale riscontro storico l'inganno­

Ispicefundi iubeat, ut redeant ai quia nulla

riferito da S. SULTANO, Pachino e i suoi din­-

adfuit, quod aliquid siculi fuerunt ad habita-

torni nella storia e nella leggenda, Pachino

tione ad detta nova Terra.

1968, p. 51: sostiene che il re mandò il suo De­-

36 Dopo d'aver in un sol giorno suddetto De-

legato rappresentante per rilevare se le condi­-

legato dato fine alla di lui commissione postosi

zioni erano eseguite. Or non essendo i 30 fuo-­

in questa con premura ricercando li documen-

chi tutti di gente straniera, il Principe, pria che

ti, che sostenevano il buon diritto e giuste do-

il Delegato fosse arrivato, dispose che in cia-­

mande della città. Desumo queste informazioni

scuna famiglia della gente indigena vi alber­-

dall'esposto del 31 maggio 1768, presentato al

gasse un maltese. Infatti il Delegato bussando

Tribunale del Real Patrimonio dal parroco di

alle porte dei 50 focolari, tutti risposero in lin­

San Nicolò di Noto, in cui il Principe don Gae-

gua maltese. Il Delegato credendoli tutti malte­

tano Starrabba viene accusato che, in data 23

si, diede relazione favorevole ed il decreto rea­

maggio 1768, con la complicità dei sacerdoti

le fu confermato.

 

 

 

 

Per gentile concessione dell’autrice dott.ssa Rosa Savarino
16 dicembre 2009
Pachino Promontorio dal sito ufficiale del comune di Pachino una cronologia storica a cusa della Biblioteca Comunale


P A C H I N O


Cenni brevi

Il Promontorio di Pachino si ? formato nel periodo del Cretaceo, circa 80.000.000 di anni fa, come ? stato accertato e datato scientificamente dai geologi con il metodo del carotaggio.

1) Pachino attraverso i tempi

Sicuramente il "Promontorium Pachyni" fu abitato sin dai primi momenti in cui l'HOMO SAPIENS fece la sua comparsa sulla terra, ma dato il gran lasso di tempo sono rimasti solamente pochi indizi.

Quello che certo ? che l'uomo ? apparso e vissuto sul nostro territorio circa 10.000 anni fa durante la cultura del Paleolitico Superiore (36.000/8.500 A. C.), abitando la grotta Corruggi e lasciando moltissimi reperti archeologici, che si trovano conservati in gran parte presso il Museo di Siracusa, quali raschiatoi, coltelli, lance, punteruoli, aghi, ecc., ma anche in altri Musei in tutto il mondo. In questo periodo l'Homo Sapiens usa armi solamente in pietra, vive in caverne o grotte naturali e vie solamente di caccia e pesca.

Nel periodo del Mesolitico (10.000/8.000 A.C.) l'Homo Sapiens incomincia ad usare ad usare attrezzi anche in ferro, continua a vivere nelle grotte (Grotta del Fico), ma si d? alla pastorizia ed all' agricoltura. Usa la macina per i cereali.

Dalla grotta Corruggi e del Fico, durante il periodo neolitico (8.000/1500 A.C.), l'uomo pass? all'inizio a vivere nelle grotte di Calafarina e successivamente,.nel periodo del ferro e rame prima e del bronzo poi, fini all'arrivo dei Siculi, l'uomo si spost? nella vicina zona denominata " Cugni di Calafarina" creando villaggi e necropoli, un dolmen per i defunti ed un forno sotterraneo per la lavorazione dei metalli, i cui resti, portati alla luce da Paolo Orsi, sono tuttora ben visibili e discretamente conservati.
In questo periodo l'uomo ha appreso il culto dei morti usando un dolmen per la loro sepoltura e quindi utilizzando delle tombe a forno di cui ne sono state portate alla luce fino adesso circa una trentina.
E' in questo periodo che l'Homo Sapiens ha abbandonato la pietra ed ha incominciato a lavorare ed usare in successione il ferro, il rame ed il bronzo. Ha imparato a costruire capanne, ad accendere il fuoco per cucinare i cibi e ad usare i forni per sciogliere i minerali.

Come gi? detto, nel periodo dal 1.500 al 500 A.C., sul nostro territorio ma anche di tutta la Sicilia Orientale, sono vissuti i Siculi, un popolo proveniente dall'Italia Centrale ed esattamente dalla provincia dell'attuale Frosinone secondo le ultime scoperte effettuate da scienziati antropologi. Essi apportarono ulteriore progresso e civilt? sviluppando ancor pi? il culto dei morti e la lavorazione della terra.
Con l'arrivo dei Greci, questi dopo avere fondato delle colonie lungo le coste (Naxos, Siracusa, ecc.) incominciarono a spingerli sempre pi? verso l'interno togliendo loro le terre migliori.
Nel IV secolo A.C. il comandante Ducezio di Noto chiam? a raccolta i Siculi contro gli invasori ma fu battuto nel territorio dell'attuale citt? di Sortino, la qual cosa provoc? la fine di un popolo e della loro civilt?.

Successivamente il territorio di Pachino fu abitato da Fenici, Punici, Greci (750 A,C.) e Romani (dal 200 al 400 D.C.) che ne fecero un centro di attivit? commerciali prima e di colonizzazione poi. Con loro inizia la storia e la civilt? moderna. Si svilupp? ampiamente l'agricoltura ed in particolar modo la coltivazione della vite e del frumento che veniva esportato in Grecia prima e successivamente a Siracusa e Roma.
Nel periodo ellenistico, in particolare furono edificati templi (uno ? certo fu dedicato ad Apollo Libystino, come ci ha lasciato scritto Macrobio, mentre di un tempietto agreste votivo se ne vedono ancora le basi in contrada Cugni) e furono tracciate le rotaie della via Elorina (che sono tuttora ben visibili quelle sulla roccia sempre in contrada Cugni, zona che per l'alta concentrazione di resti antichi pu? a ragione essere definita parco archeologico) e fattorie (vedi Maucini e relativo acquedotto inziato dai greci e terminato dagli Arabi, che lo storico Filippo Garofalo nel suo libro "Pachino e i suoi dintorni" pubblicato nel 1877 lo definisce "ammirevole".
Fu in questo periodo che il Promontorio di Pachino ebbe questo nome e di conseguenza la Pachino recente. Infatti, secondo lo storico A. Holm il nome Pachino deriverebbe dal fenicio PACHUM che significa "Guardia" (tra due mari l'Ionio ed il Mediterraneo); secondo il Fazello dal greco PAXUS che significa "Grosso" (riferito all'aria) o "Fertile" (riferito al suolo); secondo mons. Sultano dal greco PAXUS OINOS che significa "Terra abbondante di vino", mentre secondo lo storico Ciancio deriverebbe dal latino e significherebbe "Abbondante di tonni".
Infine secondo il Figura dal greco PAXEIA NESOS e cio? "Isola dalla larga circonferenza" riferita all'isola di Capo Passero per distinguerla dalle vicine ma molto pi? piccole isole del territorio quali Vendicari, l'isola piccola di Marzamemi e l'isola grande del porto di Pachino e delle Correnti, quando gli antichi navigatori del Mediterraneo mettevano piede sul territorio per i relativi rifornimenti.

Dopo i Romani, che sempre in contrada Cugni hanno lasciato i resti di un villaggio del 3? - 4? secolo d.c., sul territorio di Pachino arrivarono prima i Bizantini (dal 300 all'800 D.C.) (vedi basilichetta di San Lorenzo) e quindi gli Arabi (dall'800 al 1090 D.C.), che cambiarono il nome della punta del Promontorio di Pachino da Caput Pachini a Capo Passero ed i Normanni.
Gli Arabi non solo diedero il nome a Marzamemi (da Marsa al amen = Rada delle tortore) e vi installarono la tonnara, che ? stata funzionante fino agli anni '50, ma arricchirono l'agricoltura con la coltivazione degli agrumi, bonificarono le campagne, completarono il mirabile acquedotto presso la Torre Xibini, di cui abbiamo parlato prima, costruirono le saline e i pozzi Senia per l'irrigazione dei campi, tuttora ben funzionanti di cui uno alle porte di Marzamemi, detto "u puzzu re quattru ucchi, ? stato utilizzato nei secoli, anche a livello industriale, da popoli diversi corsari compresi.

Con i Normanni, Spagnoli e Francesi arriv?, invece, la decadenza e la suddivisione del territorio in feudi. A questo periodo risalgono le fortificazioni di Torre Xibini e Torre Fano contro le invasioni piratesche dei Turchi e da questi ridotte in rovine.

2) Resti antichi dei vari insediamenti nella Zona Cugni

  • Grotta Corruggi (periodo paleolitico)
  • Grotta del Fico (Periodo mesolitico - mesolitico)
  • Grotta Calafarina (Periodo neolitico)
  • Necropoli (tombe a forno), dolmen e forno (Periodo neolitico)
  • Basamenti di capanne (Periodo neolitico)
  • Vallate simili ad UADI
  • Tempio greco (basamento per le colonne) - III secolo D.C.
  • Fosse per la raccolta delle acque piovane (Periodo paleolitico)
  • Villaggio Romano - III o IV secolo D.C.


  • 3) Pachino attuale

    La storia dell'attuale Pachino ha inizio quando nel 1734 gli Starrabba di Piazza Armerina, proprietari dei feudi Scibini e Bimmisca e come tali aventi il titolo di baroni oltre a quello di principi di Giardinelli, decisero di risiedere sul territorio per meglio curare i loro interessi ed al fine di acquisire pure il titolo di conte. A tal fine i fratelli Gaetano e Vincenzo Starrabba chiesero a Carlo III di Borbone prima (1758) ed a Ferdinando I (1760) poi l'autorizzazione a fondare una citt?, decreto che fu emesso a Napoli in data 21/7/1760 e che fu reso esecutivo in data 1/12/1760.

    Pur essendo una citt? relativamente giovane, essa ha dimostrato per merito dei suoi fattivi abitanti, in origine provenienti in gran parte dalla vicina Malta e successivamente dai Comuni viciniori come Modica, Scicli, Rosolini, Ispica e per quanto riguarda Marzamemi da Avola, Augusta e Siracusa, di avere saputo raggiungere in breve tempo livelli economici e culturali di rilievo. Infatti, attualmente in agricoltura, in maggior parte in serre ma anche a pieno campo, il ciliegino denominato "Pachino" (protetto dal marchio IGP), il pomodoro costoluto ed il melone cantalupo ( di due tipi : retinato e liscio) dominano i mercati mondiali del settore oltre che per il gusto dolcissimo anche per le elevatissime propriet? organolettiche in essi contenuti.
    Da qualche tempo ? rifiorita e prende sempre pi? vigore la coltivazione della vite ( la viticultura di Pachino si basa sulla coltivazione del Nero d'Avola che costituisce il vitigno principale per la produzione del DOC Eloro, nella sottodenominazione Pachino) e dell'olivo., mentre ? in piena espansione la coltivazione dei primaticci in serre e dell'ortofrutta destinata alla ristorazione.
    Visitando Marzamemi si possono inoltre assaggiare alcune specialit? tipiche della zona ed in particolare i prodotti ittici conservati quali bottarga, filetti di acciughe, salsicce di tonno, sardine sotto sale e cos? via.

    4) Aspetti fisici

    Posto a 65 metri sul livello del mare, nella parte Sud Orientale della Provincia di Siracusa, a cavallo del Mare Mediterraneo e dell'Ionio, ha un clima dolcissimo dall'Autunno alla Primavera, un cielo sempre terso nel corso dell'intero anno ( una indagine della U.E. del 2001 l'ha definito la citt? pi? assolata e con meno nuvole e con il cielo pi? limpido e terso dell'intera Comunit? Europea) ed un clima caldo in Estate che accoppiato alle favolose spiagge del suo territorio (8 Km) quali Morghella, Concerie, Granelli, Ciappa, Scarpitta, Punto Rio. ecc., e ad un mare limpidissimo e pescoso, fanno di Pachino un centro turistico molto apprezzato con un flusso di forestieri e turisti che va di anno in anno sempre aumentando.

    Altra localit? molto frequentata sia dai locali che dai forestieri ? la borgata di Marzamemi sia anch'essa per le spiagge sabbiose che per il pesce fresco pescato da una flotta peschereccia tuttora molto consistente. Marzamemi fu edificata dagli Arabi, di cui rimangono ben conservate le "Casuzze arabe" e relativo cortile costruiti oltre 1000 anni fa mentre l'attuale Marzamemi risale ufficialmente al 1752 quando furono edificati dal Principe di Villadorata il Palazzo, la Loggia, la nuova Tonnara e la Cappella, opere queste che meritano di essere visitate.
    Gli appassionati del mare qui possono soddisfare i loro hobby, per quasi tutto l'anno, sia con la pesca subacquea di pesci pregiate quali l'orata, il sarago, la cernia, la spigola, l'aragosta, la seppia ed il polpo oppure a bolantino, con le reti o con il conzo, sia facendo surf o vela perch? i venti sono sempre favorevoli spirando quasi costantemente da levante o da ponente.

    5) Personaggi

    Molti personaggi che hanno contribuito all'unit? d'Italia o a dare lustro alla citt? sono nati e vissuti a Pachino. L'avvocato Diego Arancio, carbonaro prima e mazziniano dopo, fece insorgere Pachino contro i Borboni nel 1837, riparando poi in esilio a Malta per essere stato condannato a morte. La citt? partecip? pure ai moti del 1848 mandando come deputato a Palermo il dott. Raffaele Garrano dando alla patria un altro uomo di grandi ideali Antonino Adamo. Dopo l'indipendenza Diego Arangio fu Viceintendente alla Provincia di Noto (dal 1860 al 1862).

    Altri personaggi illustri degni di essere citati sono il dott. Francesco Garrano, il marchese Antonio Starrabba (due volte capo di Governo e Sindaco della citt? di Palermo in et? giovanissima). Michelangelo Bartolo ( insigne matematico e Provveditore agli Studi), Vitaliano Brancati (scrittore e drammaturgo di fama mondiale), Enzo Lauretta ( scrittore e saggista), ecc.

    Tra i personaggi che invece sono approdati sul territorio di Pachino bisogna citare Ulisse, Enea, i Ciclopi, San Paolo, Santo Elia, Santo Ilarione, Santo Ambrogio, mentre la storia antica vi ha allocato Cerere (o Demetra), Proserpina, Eolo, Bacco.

    6) Storici

    Molti gli storici ed i poeti che hanno scritto o cantato di Pachino quali:

    • Cicerone nel Libro V delle Verrine,
    • Ovidio nel libro V delle Metamorfosi e nel Libro dei Fasti,
    • Virgilio nel libro III dell'Eneide,
    • Polibio nel I Libro delle Storie,
    • Livio nel Libro XXIV di Ab Urbe condita,
    • Plinio il vecchio nelle Sorie,
    • Plutarco nella Vita di Dione,
    • Strabone nel Libro VI della Geografia,
    • Caio Plinio Secondo nel libro III della Naturalis Historia,
    • Pausania nel Libro V della Periegesi della Grecia,
    • Nonno nei libri II e XIII della Dionisiaca,
    • Claudiano nel libro I di De Raptu Proserpinae,
    • Macrobio nel Libro I delle Saturnaliorum Convivia,
    • Dante nel Paradiso (Canto VIII) della Divina Commedia,,
    • Fazello nella Storia di Sicilia.

    7) Fauna e flora

    Sul territorio di Pachino sono vissuti o hanno fatto la loro apparizione sin dai primordi i seguenti animali:

    • Asino o cavallo di Cranto
    • Ippopotamo, rinoceronte
    • Leone, iena, ghiro gigante, bisonte, bue primigenio, ecc.
    • Equus hidruntinus o cavallo di Otranto ( un equino zebrato antenato della zebra)
    • Elephas Mnaidriensis Adams e l'Elephas Falconeri Busk (un elefante nano alto solamente 90 centimetri al garrese) nel periodo del Pleistocene.

    mentre attualmente il territorio ? abitato da una grande variet? di animali ed uccelli stanziali e migratori , specialmente quest'ultimi in prossimit? delle zone umide che si trovano sul territorio e di grande valore per le ricerche naturalistiche, quali la Garzetta, l'Airone Bianco maggiore, l'Airone Cenerino, il Germano Reale, la Marzaiola, la Folaga, il Mestolone, la Gallinella, il Cavaliere d'Italia, Fenicotteri, Falchi, talvolta anche Cigni, Passeri, Cardellini, Cappellacce, Gheppi, Conigli, Ricci, Volpi, Donnole ecc.

    La Flora esistente sul territorio specialmente in prossimit? delle coste ? molto varia ed ? del tipo termofila, cio? di quella tipica delle zone che hanno un clima molto caldo e d arido. Appartengono a questo genere la Palma nana (scupazzu), il Timo (sataredda), il Mirto e cos? via.


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    16 dicembre 2009
    Pachino Promontorio:Pachino,Portopalo,Marzamemi Toto' Le moko il nuovo capo della banda hahahahahahahahha

    15 dicembre 2009
    Pachino Promontorio Google

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    permalink | inviato da Pachinos il 15/12/2009 alle 17:31 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
    15 dicembre 2009
    Pachino avviso di aggiudicazione Sevizi connessi ai rifiuti urbani e domestici

    I-Pachino: Servizi connessi ai rifiuti urbani e domestici

    Avviso di aggiudicazione

    Informazioni generali

    Paese :   Italia
    Città/Luogo:   PACHINO
    Numero di Bandi di Gara/Contratti:   eu:330215-2009
    Data di pubblicazione :   28 Nov, 2009
    Data limite :   1 Feb, 2010
    Compratori:   COMUNE DI PACHINO
    Lingua Originale:   Italiano

    Le Informazioni Del Contatto

    Indirizzo :   COMUNE DI PACHINO
    PACHINO  
    Italia
    Sito Web :   http://comune.pachino.sr.it


    Beni, lavori e servizi

     

    Sommario

         in vista:

    Tipo del bando digara: 1170 - Appalti di lavori aggiudicati dal concessionario
    Regolamento dell'acquisizione
    : Comunità europee
    Pubblicazione del bollettino ufficiale dell'Unione Europea : 230/2009, #330215-2009
    Natura del contratto : Lavori
    Tipo di procedura

    : Non applicabile
    Tipo d'offerta richiesta: Non applicabile
    Criteri d'aggiudicazione : Offerta economicamente più vantaggiosa

    Testo originale

         in vista:

    BANDO DI GARA - Appalti aggiudicati da un concessionario che non è
    un'amministrazione aggiudicatrice
    SEZIONE I: CONCESSIONARIO DI LAVORI PUBBLICI
    I.1) DENOMINAZIONE, INDIRIZZI E PUNTI DI CONTATTO: Comune di Pachino, Via
    XXV Luglio, Contattare: Ufficio Tecnico Comunale - Servizio Appalti,
    All'attenzione di: Arch. Angela Guastelluccia, I-96018 Pachino. Tel. +39
    0931803235. E-mail: angelaguastelluccia@gmail.com. Fax +39 0931803204.
    Indirizzo(i) internet:
    Concessionario: http://comune.pachino.sr.it.
    Ulteriori informazioni sono disponibili presso: I punti di contatto sopra
    indicati.
    Il capitolato d'oneri e la documentazione complementare sono disponibili
    presso: I punti di contatto sopra indicati.
    Le offerte o le domande di partecipazione vanno inviate a: I punti di
    contatto sopra indicati.
    SEZIONE II: OGGETTO DELL'APPALTO
    II.1) DESCRIZIONE
    II.1.1) Denominazione conferita all'appalto dal concessionario: Raccolta
    rifiuti RSU porta a porta, trasporto e spazzamento.
    II.1.2) Tipo di appalto e luogo di esecuzione: Esecuzione.
    Codice NUTS: ITG19.
    Sito o luogo principale dei lavori: Comune di Pachino.
    II.1.3) Breve descrizione dell'appalto: Affidamento del servizio di
    raccolta porta a porta, trasporto e spazzamento dei rifiuti.
    II.1.4) CPV (vocabolario comune per gli appalti): 90500000.
    II.2) QUANTITATIVO O ENTITÀ DELL'APPALTO
    II.2.1) Quantitativo o entità totale: Valore stimato, IVA esclusa: 5 630
    378,01 EUR.
    II.3) DURATA DELL'APPALTO O TERMINE DI ESECUZIONE: Periodo in mesi: 36
    (dall'aggiudicazione dell'appalto).
    SEZIONE III: INFORMAZIONI DI CARATTERE GIURIDICO, ECONOMICO, FINANZIARIO E
    TECNICO
    III.1) CONDIZIONI RELATIVE ALL'APPALTO
    III.1.1) Cauzioni e garanzie richieste: 10 %.
    III.2) CONDIZIONI DI PARTECIPAZIONE
    III.2.1) Condizioni di carattere economico e tecnico che l’offerente deve
    soddisfare: 15 000 000.
    SEZIONE IV: PROCEDURA
    IV.1) CRITERI DI AGGIUDICAZIONE: Offerta economicamente più vantaggiosa.
    IV.2) INFORMAZIONI DI CARATTERE AMMINISTRATIVO
    IV.2.2) Termine per il ricevimento: Delle offerte
    1.2.2010 - 09:00.
    IV.2.4) Lingue utilizzabili per la presentazione delle offerte o domande
    di partecipazione: Italiano.
    SEZIONE VI: ALTRE INFORMAZIONI
    VI.1) APPALTO CONNESSO AD UN PROGETTO E/O PROGRAMMA FINANZIATO DAI FONDI
    COMUNITARI: No.
    VI.3) DATA DI SPEDIZIONE DEL PRESENTE AVVISO: 26.11.2009

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    permalink | inviato da Pachinos il 15/12/2009 alle 17:22 | Versione per la stampa
    10 dicembre 2009
    Pachino Promontorio naufragio natale 96 al largo di capo passero,nel canale di sicilia

    Google News Alert per: Portopalo

    IMMIGRATI: CASSAZIONE SU STRAGE PORTOPALO, 30 ANNI ALL'ARMATORE TURAB
    Adnkronos/IGN - Italy
    Roma, 9 dic. (Adnkronos) - C'e' un colpevole per la piu' grande strage di immigrati del dopoguerra nel Canale di Sicilia. La Quinta sezione penale della ...
    Naufragio di Portopalo, chiesta la conferma della condanna a 30 ...
    Italiainformazioni - Palermo,Italy
    ... il naufragio in cui morirono annegati 283 immigrati (pachistani, cingalesi e indiani) al largo di Portopalo di Capo Passero, nel Canale di Sicilia. ...
    IMMIGRATI: PG CASSAZIONE, SI' A 30 ANNI DI CARCERE AD AHMED TURAB ...
    Libero-News.it - Italy
    ... pachistano considerato l'organizzatore del viaggio di migranti che fece naufragio a 19 miglia al largo della costa di Portopalo di Capo Passero. ...
    IMMIGRATI: PG CASSAZIONE, SI' A 30 ANNI DI CARCERE AD AHMED TURAB ...
    ITNews - Roma,Italy
    Roma, 9 dic. (Adnkronos) - Devono essere confermati i 30 anni di reclusione nei confronti dell'armatore pakistano Ahmed Sheik Turab, ...

    Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. pachino marzamemi portopalo

    permalink | inviato da Pachinos il 10/12/2009 alle 7:41 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
    9 dicembre 2009
    Pachino Promontorio Giuseppe Giliberto votate http://www.fonopoli.it/opere.asp
    titolo dell'opera: Gli occhi di Aisha
    Artista: mary boccia
    Questo brano ha totalizzato 1736 voti.
    Ascolta

    ..1736 volte GRAZIE!!..a tutti quelli che ci hanno votato e continuano a farlo..potete dirlo anche ad amici..link qui sotto e poi BANDI-BANDIATTIVI-OPERE IN GARA-PAG.2 "GLI OCCHI DI AISHA" di M.Boccia(music G.Giliberto)...grazieee
    www.fonopoli.it

     
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