Pachino,Portopalo,Marzamemi...promontorio,noto,avola,siracusa,rosolini,ispica,pozzallo,siracusa,ragusa, Pachinos | Pachino Promontorio,pachino,portopalo,marzamemi | Il Cannocchiale blog
.
Annunci online

Internet-giornale, Pachino, Promontorio, Pachino, Portopalo, Marzamemi,Pachum.Pachynus
10 febbraio 2010
Pachino Promontorio La Città di Apolline Porto Ulisse Ispica Pachino Prof. Bellisario

Città di Apolline.

E-mailStampaPDF
Porto Ulisse e Punta Castellazzo (Ragusa) Il lavoro del Prof. Bellisario, insigne studioso della città di Ispica (prov. Ragusa), è una miniera di notizie storiche ed archeologiche sulla parte della fascia costiera ispicese (sud orientale) che ha presentato e presenta ancora giacimenti archeologici di grandissima importanza. Questa parte della Sicilia Sud Orientale, compresa tra il promontorio di Pachino e Punta Castellazzo, fu sempre ambita dai vari popoli che, dai tempi immemorabili, si sono insediati in questi luoghi ameni.
 
Le fonti storiche, che qui testimoniano presenze di gente in ogni epoca, sono moltissime e tutte concordano nell’ammettere l’esistenza fin dai tempi più remoti di un funzionale ed attivo scalo marittimo (Porto Ulisse), di una città antichissima lungo il perimetro portuale (Apolline), e di una grande fortezza eretta sul promontorio di (Castellazzo), a difesa dell’entroterra e del porto. 
 
Subito dopo la grande spiaggia di Santa Maria del Focallo, oltrepassati gli scogli di Punta Cirica e gli stupendi faraglioni poco distanti, s’incontra una lingua di terra che si proietta sul mare verso Mezzogiorno e delimita la parte occidentale della baia di Porto Ulisse. E’ Punta Castellazzo. 
 
Anticamente la sua estensione doveva essere molto superiore all’attuale, sia in lunghezza che in larghezza. Probabilmente si allungava sul mare 300-350 metri ed era larga quasi 120 metri. Oggi, secondo la mappa catastale, misura circa 250 metri di lunghezza ed 80 di larghezza massima.  
 
Durante la dominazione romana qui esistette un’importantissima “statio”, cioè un luogo di sosta e un “refugium”, un approdo per le navi, come attesta l’Itinerarium Antonimi. Nel periodo medioevale qui fu costruito un imponente castello, probabilmente su una preesistente costruzione. Dopo i Romani, molti altri popoli hanno posseduto questo posto ambito: i Vandali, i Goti, gli Arabi, i Normanni, gli Spagnoli, i Francesi, che in tempi storici diversi si stabilirono in questa penisoletta, la quale ad un tempo assicurava protezione e rifugio. 

Sicuramente qui, dunque, sorse una città di origini antichissime. Molto importante e strategicamente ben ubicata, atteso che si trovava a gestire uno dei più grandi porti della Sicilia Sud-Orientale, appunto Porto Ulisse, e su una delle rotte più battute dell’antichità per i commerci tra la Grecia, Malta ed i paesi dell’Oriente e dell’Africa. Ma qual'era questa città “famosa e bella” di cui parla Fazello? Qual’era il suo nome? Tutti gli studiosi sono concordi nell’identificare tale città con “Apolline”. 
 
Porto Ulisse, chiamato da Cicerone Odysseae Portus.  Una zona altamente commerciale, visto che quì confluivano tutti i prodotti dell’entroterra, vino, pellami, carne, frumento, ecc., che venivano caricati sulle navi per essere venduti a Roma o in Oriente. Una città ricca protesa verso i mercati africani, italici ed orientali. La Sicilia centro meridionale, infatti, tra il II ed il IV secolo d.C., fu prescelta dai Romani come terra di delizie e di sfruttamento terriero
 
A questo si deve aggiungere che sicuramente l’antica Spaccaforno (l’insediamento di Cava d’Ispica), distante dal Porto Ulisse e da Apolline meno di dieci chilometri, già al tempo della venuta dei Greci, e durante la dominazione romana, era certamente molto abitata, come attestano i resti degli insediamenti rupestri tuttora esistenti, per cui c’è da pensare ad un intenso traffico commerciale tra gli abitanti dell’interno verso la cittadina costiera il cui porto rimase attivo fino ai primi dell’Ottocento.
  
Le prime comunità che si insediarono a Punta Castellazzo e usarono Il porto erano sicuramente dedite alla pesca, ma prevalentemente praticavano un intenso commercio con i popoli dell’entroterra e quelli di tutto il Mediterraneo. E infatti fu attivo lo scambio di merce pregiata proveniente dai mercati orientali e africani, come stoffe, armi, profumi, manufatti di ceramica, che veniva barattata con le materie prime, come cuoi, pellame, frumento, vino, olio, ecc…, prodotti di cui era ricca la Sicilia. 
 
I Greci, successivamente, oltre che a dedicarsi ai commerci, praticarono con perizia non solo la pesca d’altura dei tonni e dei pesci spada, ma anche l’arte della conservazione del pesce che esportavano in tutto il Mediterraneo. In tutta la Sicilia c’erano industrie artigianali per la salatura del pescato già dal tempo dei Fenici. E sicuramente a Pachino e Marzamemi esistette fin dai  più remoti tempi una costruzione per la conservazione del pesce. A Portopalo, dove esiste un’antica tonnara di proprietà Belmonte che viene ancora attivata periodicamente, anche se i tonni sembrano scomparsi da alcuni decenni, è tutt’oggi viva la tradizione marinara della conservazione artigianale del pesce.
 
Successivamente, nel periodo romano, ebbe grande successo un preparato a base di pesce, il Garum, alla cui preparazione e commercializzazione sicuramente la popolazione di Apolline si dedicò attivamente, come facevano le comunità marinare di Marzamemi, Pachino e Portopaleo, oltre che di tutto il bacino del Mediterraneo. Il Garum ebbe una fondamentale importanza economica nell’antichità perché considerato una prelibatezza molto ricercata ma costosa. Era una specie di salsa ottenuta facendo macerare col sale in apposite vasche intestini di sgombri o di tonni, a volta mescolati con altri piccoli pesci. Nel periodo romano veniva usato come salsa da condimento, talvolta miscelato con vino, olio, aceto, acqua.  
 
Tutto il preparato veniva fatto ammollare nella salamoia per almeno due mesi al calore del sole, quindi veniva filtrato, ottenendo una parte pregiata e il “liquamen” di minor pregio. Questi contenitori, di forma rotonda e quadrata, ancora oggi possono ammirarsi, ma sono mal conservati in mezzo a sterpaglie che rischiano di far perdere questi antichissimi reperti. 
 
 
 
 
Turismo in Sicilia by wwww.costierabarocca.it
sfoglia
gennaio        marzo