Pachino,Portopalo,Marzamemi...promontorio,noto,avola,siracusa,rosolini,ispica,pozzallo,siracusa,ragusa, Pachinos | Pachino Promontorio,pachino,portopalo,marzamemi | Il Cannocchiale blog
.
Annunci online

Internet-giornale, Pachino, Promontorio, Pachino, Portopalo, Marzamemi,Pachum.Pachynus
7 marzo 2011
Pachino Promontorio L aSicilia L'archeologia ritrova casa Riaperta la scuola di Paolo Orsi

L'archeologia ritrova casa

Inaugurata ieri a palazzo Chiaramonte la Scuola di specializzazione

  • Domenica 06 Marzo 2011
  • Siracusa,
  • pa




università
e futuro

Riapre in via Landolina
l'unica scuola siciliana
dedicata allo studio
dei beni archeologici
curata dall'Ateneo di Catania

  • Domenica 06 Marzo 2011
  • Siracusa,
  • pagina 42

I docenti
turchi
con la professoressa
Sebastiana Lagona
e il direttore
della ...
isabella di bartolo
L'archeologia ritrova la sua «casa» di via Landolina. Qui ieri, nei locali dell'Università di palazzo Chiaramonte, è stata inaugurata da Scuola siciliana in Beni archeologici.
Una scuola di specializzazione che è l'unica della Sicilia, nata nel 1925 per volere dell'allora soprintendente alle Belle arti, Paolo Orsi. 
A celebrare questo evento si sono ritrovati ieri mattina archeologi e storici che hanno preso parte alla cerimonia di inaugurazione alla presenza del direttore della scuola: Massimo Frasca, docente di Archeologia della Magna greca alla facoltà di Lettere dell'Università di Catania. Con lui anche Sebastiana Lagona, docente emerito dell'Ateneo di Catania, che ha presieduto l'incontro con gli interventi di Frasca e di Antonio La Marca, direttore della missione archeologica in Turchia, e quattro lezioni tenute da altrettanti docenti stranieri esperti di archeologia. Presenti alla cerimonia anche i dirigenti del parchi archeologici Lorenzo Guzzardi e Maria Musumeci, oltre alla direttrice del museo «Paolo Orsi», Beatrice Basile.
«La scuola di specializzazione in Beni archeologici - commenta il professore Frasca -, secondo la riforma voluta dal ministero, avrà durata biennale e non più triennale come accadeva in passato. Inoltre, non sarà incentrata solo su materie riguardanti l'archeologia classica ma anche al settore della preistoria e quello tardo-medievale».
Sono 15 i posti a disposizione per i futuri archeologi che dovranno superare prima gli esami di ammissione. «La scuola - dice - dovrebbe formare i funzionari di domani per lavorare nelle soprintendenze e negli enti pubblici, o i liberi professionisti del futuro». La scuola proporrà anche gemellaggi culturali e campagne di scavo come quella in corso alle catacombe curate dall'archeologa Sgarlata. In atto, tra i progetti di lavoro, anche una convenzione con il Comune aretuseo per alcuni scavi archeologici nel territorio. 
Nella stessa giornata di ieri, alle 17, a conclusione del «Symposium on mediterranean archaeology» che si è tenuto nella sala conferenze del museo archeologico regionale «Paolo Orsi», è stata inaugurata la mostra fotografica «Anadolu. Archaeology in Turkey». 
A seguire, è stato aperto ufficialmente l'anno accademico della Scuola di Archeologia con la lectio magistralis del prof. Gurcan Polat dell'Università Ege di Izmir dal titolo «Gli scavi di Antadros» dedicata agli scavi in Turchia.


06/03/2011
11 maggio 2009
deca prima libro quinto del Pachino promontorio e della città di Mozia



DECA PRIMA
LIBRO QUINTO

CAPITOLO I.

DEli PACHINO PROMONTORIO, E DELLA CITTA* DI MOZIA

MJOpo Mariella due miglia segue il Pachino , ch'è uno de' tre promontori di Sicilia, dove è una torre, che scuoprc il mare, d'onde allargandosi verso l'ostro quasi due miglia in mare, e poi piegandosi alquanto dalla man sinistra, e facendo penisola si volta alla parte di levante. Questa penisola ò molto più che un mezzo miglio di circuito e di giroT ed è tutta pietrosa ed aspra, e piena di balze e di rupi e di sassi grossissimi, ed ha un'istmo o vero stretto ch'a gran fatica è venti passi, . tanto è piccolo e stretto. Laonde avviene, che al tempo del verno, quando gonfia il mare, e rincontrandosi l'onde da ogni parto, ei diventa spesso un'isola. Riguarda la Grecia e'1 Peloponneso, da cui è lontano poco più di 4oo miglia. Ebbe il nome dalla grossezza dell'aria, perche pachis in greco vuoi dir grosso, dalla quale anche a' nostri tempi quel paese è coperto, del qual nome ritenendo a gran fatica una o due lettere, anzi idel tutto mutatolo, è chiamato oggi Capo Passalo, forse per questo, perchè il mare elie si naviga da qui all'isola di Malta, ch'è 100 miglia di lunghezza, è molto pericoloso, come scrive Cicerone nel 6 libro centra Verre. Perchè correndo il mare di Messina più velocemente verso il Pachino, che ad alcuna altra riviera di questo paese, suol esser ai naviganti di paura e di pericolo, e verso levante non ha seno alcuno che sia sicuro : ma dalla parte di mezzogiorno, al lido dello stretto ha un ridotto, il qual da Cicerone nel 7 delle Verrine, è chiamato il porto del Pachino, ma oggi volgarmente è detto Longobardo , e non è capace se non di galere e d'altri piccoli legni, ed ha la bocca torta, e per questa cagione molto difficile a pigliare. Il mare abbonda quivi di tonni e d'altri pesci marini, tutti buoni a mangiare, secondo Solino ; ma oggi essendo il lido abbandonato e privo d'abitatori, ci pare molto sterile.

Vicina al porto Longobarbo è una città rovinata, la quale è quasi di giro un miglio, in cui non si vede edificio alcuno, nè intero nè bello, ma solamente si vedon rovine e anticaglie confusamente a giacere per terra. Solamente v'è una chiesetta poco lontana dallo stretto, mezza rovinata, detta oggi san Gio. Battista, e fuor della città verso ponente si vedono sepolture intagliate in pietra nella rupe, all'antica. Questa città era posta in piano , e la sua lunghezza dallo stretto per fino alla rupe acuta, oggi in lingua nostra detta Pizzuta, bagnata dall'onde del mare, fa una bella veduta verso il Pachino, il qual si vede di quivi, come una pittura. Era questa la città di Mozia, secondo che scrive Pausa- nia nel 5 libro, con queste parole : et Egli è (dic'egli) al Pachino promontorio di Sicilia, ch'è volto verso l'ostro e l'Africa, la città di - Mozia , la quale indifferentemente è abitata da' Cartaginesi ed Affricani mescolati insieme , questa città essendo stata vinta per guerra, gli Agrigentini fecero delle prede tolte a' nimici certe statue di fanciulli di rame, i quali stavano con le mani destre distese, in atto di far voto a Giove, le quali statue sono appiccate a' muri. Penso che fussero opera di Ca- lamide, siccome s'afferma anche per tutti». Dice Antioco siracusano, come racconta il medesimo Pausania nel io libro, che questa città fu edificata dagli Gnidi, che vennero del paese di Licia, dalla quale furon cacciati, vinti per guerra dagli Elimi, e da' Fenici, ed essi si fuggirono nell'isole Eolie, Ma Eca- tL-o nella sua Europa , secondo che scrive Stefano , dice, che questa città di Mozia fu edi-

iìcata da Èrcole, a cui diede il nome d'una certa donna chiamata Mozia, che gl'insegna i ladri, ch'avevano rubato i buoi.

Macrobio nel suo libro de' Saturnali racconta , che in questa città era il tempio d'A- polline Libistino, molto religioso e molto visitato dagli uomini, perchè essendo una volta i Moziesi strettamente assediati da' Libici, eglino invocarono Apolline. Onde, essendo entrata la peste nel campo de' nimici, ed essendo tutti morti di quel male, i Moziesi vedendosi liberati da quel pericolo, lo chiamarono Apolline Libistino, e fattogli un tempio , l'ebbero sempre poi in grandissima riverenza, ma di questo tempio non si vecle oggi reliquia alcuna. Questa città era in piedi a' tempi de' cristiani, quando viveva santo Ilarione, come afferma san Girolamo, nella vita di Ilarione, con queste parole : «(di c'e gì i) avendo seco Gazano , andò su l'armata ch'andava in Sicilia, e smontando nel Pachino promontorio di Sicilia , diede l'evangelio al nocchiero- per nolo e pagamento del porto di sè e di Gazano. Ma non volendo il nocchiero pigliarlo, egli si rallegrava d'esser tenuto povero dagli abitatori di quel luogo. Ma dubitando che i mercanti, che venivano di levante non lo discoprissero, se ne fuggì fra terra, cioè 20 miglia lontan dal mare, e quivi si fermò in un luoghicciuoìo abbandonato e diserto". E poco dopo dice «Esichio


suo discepolo udendo ch'Ilarione era in Sicilia, e ritrovandosi in Modone, entrato nel mar d'Adria, venne con prospero viaggio al Pachino , e domandando in una certa villetta del vecchio, seppe per pubblica relazione di tutti dove egli era».

Dalla rovinata città di Mozia per fino a un ridotto di nave son due miglia, il qua! anticamente era domandato Algema, oggi è detto porto Paloro, e non è capace se non di pochi legni e piccoli, a cui è vicino altro tanto spazio di via, un'isola picciola, lontana dalle rive dieci passi, ed è detta l'isola de' Correnti, dove si vede una cosa maravi- gliosa, la quale si vede anche in altri luoghi della Sicilia. Perocchè innanzi al nascer del sole si vedono in aria squadre d'uomini e di navi, che par che combattano insieme, le quali si consumano subito che il sole commcia a pigliar forza. Fra terra poi poco lontan dal lido si trova uno stagno nominato dal conte d'Enrico, che si fa d'acqua piovana, la quale di state s'indurisce e diventa sale, a cui è vicina un miglio un'altra salina detta Davila, ed a questa segue due miglia appresso l'altra salina chiamata Mucassaro. Due miglia poi fra terra si trovano le rovine di una città ch'era un miglio di givo, la quale per aver ancora in piedi una chiusetta fatta in volta, si chiama oggi cupola. Ma seguendo il viaggio per la riviera, un mezzo miglio lontano si trova un'altra salina detta Lun- garina, e fra terra due miglia lontano, si troya un luogo detto Ramondino, dove si vedono le< rovine d'un castello non poco ma- ravigliose.

Dopo Lungarina mezzo miglio in su la riviera si trova un gran seno detto saracinamente - Marza , che in lingua latina vuol dir porto, e secondo Tolomeo è clilamato Odissia, e da Cicerone nel 7 delle Verrine, è chiamato Edissa, e vi possono star le navi, da cui è poco lontana un'altra salina del medesimo nome. Al promontorio occidentale di questo seno, che corre al mare verso mezzogiorno, «i vedono le rovine di una città, ch'era uà miglio e mezzo di circuito, ed era posta in un sito non men-bello che giocondo, e con essa le vestigia d'una fortezza rovinata dal mare, e d'edifici e tempii fatti all'antica. Pelle quali rovine, ancor che si possa venir in conjettura ch'ella fusse una città famosa e bella, tuttavia io non ardisco affermare come ella si chiamasse appresso agli antichi, ancor ch'io possa immaginarmi ch'ella fusse Euhoia, edificata da Leontini verso mezzogiorno , secondo Strabone, o vero Callipoli, ed oggi dalla.rovinata fortezza è detta Castellacelo. Dopo questa segue uno stagno chiamato Murra, il qual di state si converte tutto in sale , e poi segue un altro stagna, detto Gorgo salato, il quale insieme con molt'altri vicini al Pachino, per esser d'acque piovane e dolci, nè mai turbate dall'acque del mare, genera un sale pregiatissimo. A gorgo salato son vicini tre scogli, poco lontani i' un dall'altro, ma dalla riviera discosto due miglia, detti l'isole de' Porri.

Dopo Castellacelo e Marza sei miglia presso al lido del mare , son due laghi abbondantissimi di pesci, l'un detto Busaitumo, e l'altro Eusaitumello , i quali di subito sboccano ia mare , e nascono da certi fonti poco lontani dal castel Spaccafurno, chiamati Favara, Appresso a loro sono le gran rovine d' una piccola città, chiamata oggi Ficallo, dove si vede un grandissimo tempio ma rovinato. Sopra le cui rovine è edificata una chiesetta del medesimo nome , dedicata alla Vergine Maria , e si vedono le muraglie rovinate e ' molti frammenti d'edifici. Appresso alla città è un colle , che spunta alquanto in mare a guisa di promontorio, detto Cozzo da Santa Maria di Ficallo, nella cima del quale si vedono le reliquie auna rocca grandissima rovinata, ma alle radici di detto , le quali si cougiungono al mare, son molte fonti d'acqua dolce, ch'escono dei vivi sassi, e anche nella città, è una fonte grande , onde tutto questo paese chiamato Ficallo, per esser abbondante di fonti, di laghi e di torrenti, dà occasione agli uomini di pigliarsi molti spassi e diporti in pescare, cacciare e uccellare, e non

ha altro mancamento se non che ella è sottoposta a quelle medesime immagini d' aria clic l'isola de' Correnti. Ma qual fusse anticamente questa città, io non l'ho ancor trovato in alcun autore ch'io abbia letto.

Due miglia lontan da Ficallo si ritrova un luogo chiamato Poszo vecchio , dove si vedono le rovine d'un castello, da cui lontano un mezzo miglio è una torre grandissima , fatta da Bernardo Incrapcra, conte già di Modica, la quale è chiamata Puzzallu, ed è levata dal mare, e vi si fa la fiera del grano, e di qui a Malta è poca via, cioè sessanta miglia. Dopo Puzzallu a due miglia si trova un piccolo ridotto da navi detto Mainuco, e poi un miglio discosto segue Raiancino, a cui altro tanto spazio di via succede Curciuvo, e poi ne vien Pissoto e Samuel, e'l ridotto chamato S. Pietro, dove si vedono le rovine d'uno edificio antico. Dopo un miglio e mezzo si trovano le spelonche , dette volgarmente Sbruflalore, le quali.son chiamate così perchè l'onde percotendovi dentro, e ritornando in dietro fanno la spuma in mare quanto è lungo un tiro di mano, con grandissimo suono, per cagion dei scogli che vi son vicini. E poco dopo si trova un' altro luogo , dove si fa la fiera del grano , chiamato i Granaii vecchi, da cui non è molto lontana la bocca del fiume Medicano secondo Tolomeo, oggi detto Sicli. Questo fiume uasce sopra il caste1 di Modica un tiro di fromba, e nel corso quattro miglia da lurige passa per Sicli castel moderno ma bello , di cui egli piglia il nome, e dopo tre miglia sbocca in mare. Dalla cui bocca lontan un miglio si trova una fonte in sn'l lido, che si mescola spesso con l'acque del mare, tanto' è abbondante e con nome saracino è detta Allumata. Dopo due miglia segue la bocca del fiume Irminio , celebratissimo in questa riviera, secondo Plinio , ed oggi e detto Maulo e bocca di Ragusa , il qual ha capo nella cima del incute Cerretano da una fonte chiamata Fico, ch'è nel mezzo del camino tra Palazzolo e Vizini, e di subito cresce per l'acqua d'un'altra fonte detto Fanara, la quale nasce poco meno d'un miglio lunge da Fico verso ponente. Le quali acque congiunte insieme fanno un fiume tanto grosso che sostiene mulini da grano, e nel correr passa per il castello Cerretano, da cui egli piglia il nome. E poco appresso si fa più grosso per l'acque d'altri fonti, e lasciando da man destra il castel di Ragusa, lasciato il primo riceve il suo nome, e correndo senza perdere il nome sbocca qui in mare. Segue dopo questo il ridotto, detto Ma/zarelli un miglio discosto, e dopo un miglio e mezzo si trovano certe rupi e certe moli rosse, il qual luogo non so s'è quello che Tolomeo chiama 1 ultimo Bruca, e dopo un miglio segue


Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. archeologia pachino marzamemi portopalo

permalink | inviato da Pachinos il 11/5/2009 alle 0:11 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
sfoglia
febbraio        aprile