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CULTURA
18 luglio 2014
Prof Paolo Revelli L'ISOLOTTO DI CAPO PÀSSERO E IL BRADISISMO DELLA COSTA SICILIANA


PAOLO REVELLI L'ISOLOTTO DI CAPO PÀSSERO E IL BRADISISMO DELLA COSTA SICILIANA 1. Chi voglia identificare in una determinata sporgenza della cuspide sciroccale della Sicilia il Capo Pàssero si ac- cinge ad un' impresa vana, quando, facendo interamente astrazione dall'onomastica delle carte, ufficiali e non uf- ficiali, consideri come unica base della identificazione in di- scorso le presenti denominazioni locali. I pescatori di Porto Palo chiamano presentemente ìsula di Capu Pàssaru V isolotto che sorge a levante della fra- zione da essi abitata (1); ma, interrogati quale sia precisa- (1) Porto Palo, detta dagli indigeui Terra iHìhìle, v una delle 4 fni- zioui del Connine di Pacchino, nel eiroondario di Noto; e»Ha conti» nel 1901 una popol. re**, di 980 ab. (hu un totale di 12.473 (*ontati nel eoni.). È noto che il Imrgo di Pachino fu fondato nel 1758 da (raetano Starrabba Alagona, che ne ebl>e il po88e88o «'ol titolo di contea : un cenno intorno a<l eH8o «i cer<;a, in vano, nel Lexicon fopographicinn Sicalum di Vito Amico k Statklla (la 1* edizione, palermitana, è del 1757; la 2'', cata- ne«e, è del 1759-60), ma non in vano nella traduzione italisina di qiWi- Ht' opera, curata da Gioacchino Di Marzo (Palermo, 1855-6, 2 volumi: cfr. n, ]>. 289-240). XeUa Coniuiuile di Palermo 8i conwTvano manoscritte le notizie «ul comune inviate al Di Marzo nel 1855 (Lett. di Paolo Campisi, datiita da Pachino, il 30 marzo 1855: nel voi. 8exii. Qq. G. 97) e le notizie date nulla chiesa di P. dal jmrroi'o Anton Maria Tki>k.hchi il 2 die. 1794 (Mftcr. a' se^ni Q(|. F. 217, f. 220). LMntero Comune di Pachino (G. Dì Vita, Jh'zioiKirlo Geoijrafico dei CowiHti delia Siciiiay Palermo, Pnmitù, 1906; p. 172) è «tato, dal R. Decreto X. 118 in data 19 nnirzo 1903, dichiarato roim nnilarica. Noto che non «i «'onBerva alcuna rapprcHentazione >fnitica, non recente, deir isolotto di C. Pàssero né nell'archivio del Municipio di PiJchino, uè in quello dell' Amministnizione Starmbba Di Kudinì. - 50 - mente la « punta > chiamata Capo Pàssero, rispondono che il nome in questione non si applica a indicare alcuna « punta » (1) determinata deir isolotto (« individuato > da un minuscolo stretto), o della contrapposta zona costiera - la quate assume il nome di cwoddw (collo), nome che ha avuto in origine, probabilmente, valore di istmoy e che, come ve- dremo, già appare in un documento del 1573. Interrogati intorno al nome da essi assegnato iilTestre- mità NE deir isolotto (estremità a cui lo carte ufficiali as- segnano il nome di C. Pàssero) (2), rispondono : Punta Sgo- lerà, cosi come dicono di chiamare thinla Linguarda Testre- mità SO dell'isolotto (la quale nelle carte ufficiali non porta nome). 2. Il fatto non è singolare per chi abbia avuto T occa- sione di notare — come già Claudio Mario Arezzo o Arezio nella prima metà del secolo XVI (3) — che pescatori e marinai danno solitamente il nome di capo, non propria- mente ad una « punta », che viene nettamente precisata, per l'uomo non indotto, dal nome che essa riceve sulla carta, ma, generalmente, a tutta una « sporgenza », che può con- tare parecchie punte > . Ma esso merita di essere qui ricor- dato, a definitiva conferma della supposizione che per gli scrittori del periodo greco-romano (i quali non dovevano in simili casi, non diversamente da quanto avviene tuttora ai nostri lavoratori del mare, provare il bisogno di una iden- tificazione strettamente rigorosa, bisogno che è sentito dal moderno uomo di mare avvezzo all' uso delle carte) il nome Pachino, a cui doveva poi, almeno fin dal secolo XIV, so- (1) Erroneo è quanto si le^K** nel Dizion. deU' Amati (V. p. 986): « Passero o Passaro. Piccola isola.... iM>sta 2 chilometri a scirocco del eapo deUo stesso nome. » (2) Qnadr. Tir o di S del f. 277, scala di 1 : 50.000, ed. del 1885 (levata, eseguite nel 1867 e 1868), e f. 277, scala di 1 : 75.000 della Carta d* Italia (ed. 1898). Tra le carte delPIst. Idrografico della R. Marina, V. Ancoraggi di C. Passero. (3) « omne promontori uni Caput nautae vocant » (De sita insulae Siciliae lihellìts, V. il nostro Saggio di bibl. rag, d^ un Com. sic. di pross. pubbl.), nel voi. I, col. 1, C, del Thes, ant, et hist. Sic. — 67 — stituirsi il nome presente di Pàssero, non indicò nel mas- simo numero dei casi una « punta > determinata, ma bensì tutta la penisola, la cui base decorre lungo la linea che imisce il presente porto di Marzamemi {Mars-el-Hamam, il porto di Hamàm) (1), con il capo del Castello (ii CasUeAdu; Castelluzzo, nelle carte ufficiali), a SE della Salina della Marea (2). 3. L'importanza che ha nella tradizione letteraria il Pachino è tale che giustificherebbe da sola una breve nota in cui si raccogliesse quanto fu scritto al riguardo di esso (3). Ma a giustificare la ragione d'essere della breve nota pre- sente intervengono ancora due fatti : noi non troviamo ac- cenno alcuno al presente isolotto di Capo Pàssero ne negli scrittori del periodo greco-romano, né nei documenti del pe- riodo medievale (e già da tempo Teobaldo Fischer notò che « V isola > non è rappresentata nelle nostre carte nauti- che medievali): le osservazioni da me eseguite sul luogo nel marzo del 1906, e particolarmente P osservazione di ruderi dì opere murarie, che risalgono almeno al periodo bizantino, giacenti anche sotto il i>resente livello del mare lungo il tratto costiero della Sicilia contrapposto all'isolotto in que- stione, permettono, col sussidio che ci viene offerto dai dati (1) 4c L' /*.... Kparirtiu'.... in»l iionu* topografico Mai*8-i4-Hainàin, dive- nuto Marzainemi » (>[. Amaki, Storia dei mnitulm, di *S/V., Voi. Ili, jiai^ 2*, pp. 881). (2) Il nonio Castelliizzo appare anche neUa ciirt^i al 500.000 (f. 34) deU'lBt. GeogT. Mil. — Valore k*-!^*'^*'^^ di 4c gporgenza > va dato alla parola « punta » che ricorre nella vei-sione italiana della nota opera di T. Fiw^HER : « La pnnta di Kcirocco dell' isola è formata dal CaiK) Pas- sero, di fronte al qnale sor^e nna isoletta r<K»ciofta d' e/i^nal nome * {La penUol^ italiaim, Saff(fi<p di varoff rafia Hcientifi<;a, Torino, Un. Tip. Ed. 1902; Cfr. p. 319). (3) Nella nota Alltfemeine Kncyclopadie der WisHeinfchnft luid Kilnftte, di J. 8. Er^sch e J. G. Ghuber, pubb. a Lipnia nel 1818, e anni se/j^uenti, (in 4**), è nn articolo wn C, Pansaro (Sez. Ili, Voi. Ili) di Heyman. Per irli au'cenni al Pachimi negli scrittori greci e latini, cfr. Alb. Forbigek, Handbuch d, alien Geoffraphie aiM den Qiiellen henrbeitetj Leipzig, Meyer (3 volL in 8"; 1844-S), HI, p. 782. — Per notizie varie sul Pachino, cfr. G. M. CoLiJMBA, / porti delta Sicilia, p. 12, 124-5 (v. oltre). — 58 — dovuti ai corografi siciliani del cinquecento, di fissare ap- prossimativamente il tempo in cui l'isolotto si è «indivi- duato », e di portare un contributo alla questione del bra- disismo (presa la parola in senso lato, o etimologico) della costa siciliana. Premetto, prima di venire a particolari in proposito (sui quali richiamai l'attenzione dei convenuti al Congresso Geo- grafico Nazionale di Venezia), un cenno sommario sulle fjondizioni presenti dell'isolotto di Capo Pàssero. 4. L'isolotto di Capo Pàssero, nella cui parte di NE sorge presentemente una torre circolare bianca con un faro (a luce intermittente bianca, con splendori rossi), a cui si assegnano ufficialmente le coordinate: 36** 41' 13" lat. N, 15^ 9' 12" long. E da Gr. (e quindi 2' 41' 59" long. E da Mt. Mario), m. 38,8 (altitudine della fiamma) (1 ), ha un'area di Km^ 0,0033 e un orlo costiero, assai frastagliato, di Km. 2,875. Essa presenta, approssimativamente, se si fa astrazione dai due piccoli seni della sua costa settentrionale (a E della Posta T.) e meridionale (a E della punta dello Scoglietto)j la figura di una pera, il cui picciuolo è rappre- sentato dalla penisoletta in miniatura che termina a S colla Punta Linguarda. È diviso dal restante dell'isola di Sicilia, di cui deve essere considerato come parte, da un piccolo ca- • naie che presenta una larghezza minima di circa 250 m., e la cui profondità massima (variabile, essendo il sottosuolo marino costituito da sabbia) era nel marzo 1906 di m. 1,40, ed è talvolta, nell'inverno, quando il livello delle acque ma- rine è più basso, tale du permettere la traversata a guado. L'isolotto è costituito prevalentemente di calcare bianco ip- puritico (turoniano — rappresentato in Sicilia da aree relati- (1) Elenco dei fari e fanali,,,, Genova, I»t. Idro^r., 1906, p. 152-3. — Un» detonili nazione antecedente as^e^nò al Faro 36'' 41' 10" di lat. N, e 15" 8' 52 " lon^. E (V. a<l eR., V Elenco.... del 1883: ntW Index GevfjraphicuH heinif a list alphabetieally arramjed of the princtpal plaees an the globe.... and their latitudes and longitudetf, edito da W. Black wooD AND 8., Edinb. and London, 1864 (pp. 676 in 4" ^^1.: (.fi-, p. 455) gi i». He^iano al C. Pa^mro le coordinate: 36" 42' N; 15" 8' E. - 59 ~ Tamente assai scarse), coperto da calcare eocenico, e in al- cuni tratti, e specialmente lungo la costa meridionale, da sabbie recenti (che dalla Punta Litìguarda allo Scoglietto si alliueano in piccole dune), e sovrapposto forse intera- mente a basalti, di età discussa, che sorgono dui mare (1). L'isolotto — che raggiunge nella sua parte di NE la quota di m. 22 — è, nel suo insieme, un piano ondulato, inclinato leggermente da ENE a OSO, nella direzione del suo asse maggiore, lungo Km. 1,2: la pendenza della sua scarpa sottomarina, lieve verso mezzogiorno, si fa più no- tevole verso settentrione, e verso occidente, dove il pre detto canale, che divide l'isolotto dal restante dell'isola di Sicilia, raggiunge nella « fossa », a 30 m. dalla riva del- (1) Nel f. 277 della Carta f/eoloffica <1eir in, dì Sic, alla ncala di 1: 100.000 r isolotto di C. Pùnsero appare prevalenteiiieiite eoKtitnito di calcare bianco ippuritico (tiiroiiiaiio); il recente (che hì oHHerva Inn^o il contropi>oHto orlo di l)2i8alti) è rappresentato nelP estreniitaY SO del- r isolotto. Dei « biuuilti di C. Passero », che sono forse i pih antichi del- Pisola di Sicilia, e affiorano, come è noto, nel Cozzo dì Santa Maria (m. 40; a 8 E del Iwrgo di Pachino) e nei dintorni di esso, cosi scrive il Baldacci, il qnale inclina a crederli coevi a qnelli sottostanti al- rippuritie4> e all'eocene inferiore a<l K dì Sinwnsji: « Benché varii antori BÌeno d^ opinione che qnei basiilti s(»no d'epoca assai |K>steriore airTp]»nri- tieo e che questo venne da essi sollevato, s(*nibra assai improbabile* che una serie di strati calcarei di api>ena SO metri di potenza, avente una lunghezza di più che 5 chilometri e una lar^^hezza tdl 2, i>ossa essere gtata «taccata e sollevata dai sottostanti strati con tanta regohirità da una intrusione basaltica senzai dislo<'amenti. rotture, ecc. Dopo avere vi- sitata quella regione e basandomi anche sulF opinione dell' ing. Trava- vnglia, che ha rilevata geologicamente In regione del CaiK» Pachino, crwlo assai probabile che i basalti siano anteriori all' Ippuritico e che anzi la loro superfìcie sia stata per lungo tempo soggetta all'azione delle onde che la hanno regolarizzata prima che vi si fonnasse sopra il bancM) di ippnriti. » (Descr, geol, delV in, di Sic, p. 123 cfr. aiu'he p. 124. V. an- che quanto è detto del TuroniaiM < in strati i)erfettamente regolari <to- perti del calcare eocenico al CaiK> Passero.... }ip]>oggiato su una gninde massa di Imsalti che sorge regolanuente dal nmre », a pag. 78). Dei « Imssilti di C. Passero » tratta — unitamente a quelli della Motta e di Militello — una not^i del Di Giacomo, nel 1 voi. degli * Atti dell' Ac- nidemia Gioenia di Catania. » — GO — r isolotto, la quota massima di circa 3,60 (lo scandaglio da me eseguito, sul fondo roccioso della Fossa, mi diede per risultato m. 3,63). L'isolotto presenta un aspetto decisamente arido nella sua sezione meridionale, aspetto che viene modificato nella parte centralo e settentrionale da una fitta vegetazione di palme nane {Chanuerops humilis\ di « asparagi neri » e di « finocchi marini ». Relativamente numerosi sono in essa i conigli selvatici. Neir isolotto non vi ha che una sola abitazione: il piccolo forte, di tinta giallastra, dominato nella sua parte di NE da una torre circolare bianca alta 19,2 m. sul suolo; a SO del piccolo forte, costruito nella prima metà del secolo XVII, e di cui noi possiamo rico- struire la storia (1), si osservano rovine di altre costruzioni che vanno, almeno in gran parte se pure non interamente, riferite alla torre di guardia o alle torri di guardia che (1) Sul paviiiit^uto deUa Chiesii aniienga al fortino si le^j^e la k«* quelite iacrizione fiiuebre: Qm tjUiee In stig^norn Bonolia \ esposa dello al fere Jvan \ ìw Joseph Navarro a Vili di \ Giennaro del M T) C L, Un'iscrizione parietale (0, 54 X ^t *>1) *lit-«^: Qttesta chiesa non <jo \ de della immunità eccle \ siasticn in forza di breve \ apostolico di Be nedetto XIV \ spedito a V vmrzo 1753 retjnan \ di} Carlo Borhoì^ re de- \ Ile Sicilie essendo Viceré \ Capitan (venerale di \ questo B^gno il lìnea di \ Lavief tulle e GoveriM \ dorè di questa Fortezza \ il Cap, IK Gilles, Jivcoh^ aniM ITfhH, Lt» mura e.^terne del fortino presentano uno spesHore che varia da lu. 2,08 a ui. 2,13. A carte 169 v. del m»cr. couftervato ai se^ni Qq, D. 82 della Comunale di Palermo, una nota, che è probabilmente di mano di Francesco Negko, a<!cenna alla costru- zione della fortezza, avvenuta 70 anni prima — il che farebln» asse- f^are la costruzione del fortino a uno dei primi decenni del secolo XVII. — Nella Belatioite hiMorioffrafi^a sul litorale siculo dettata nel 1714 dal Castel Alfiere, Colonnello di artiglieria, per ordine di re Vittorio Ame- deo (V. il nostro Saggio di hibli4}gr, ra^ionaia di un Coni, sicil,, e una nostra nota, pure di prossima pubblicazione : Vittorio Amedeo li e lo studio dHle condizioni geografiche dMa Sicilia) si acc'eiina alla « torre.... o sij Ciwtello assjù fjrande e forte, munita di due cannoni di metallo e (|uattro di ferro, e custmliti da uomini di giuirdia et un Castellano » (p. 54). Ma l' impor- tAUza del « Castello » appare specialmente, da qiuinto scrisse nel 1713, in una relazione che. al pari della precedente si conserva inedita nel — r»i — sappiamo essere state rifatte nella seconda metà del cin- quecento (1). Né è, evidentemente, destituita di fondamento Tipotesi che scavi eseguiti in quest' isolotto (che ha dovuto avere, per la sua posizione geografica, una notevole impor- tanza anche nel periodo preellenico, quando costituiva, giusta il nostro avviso, Testremità della più tipica penisoletta della cuspide sciroccale della Sicilia) porterebbero, probabilmente, alla luce dati importanti sotto l'aspetto archeologico, e forse anche sotto quello paletnologi co. Quale possa essere stata la funzione antropica del pre- sente isolotto (presso cui naufragava, nel 255 av. Cr., Tar- mata romana, reduce dalla costa africana, dopo la libera- zione del presidio di Clupca, e presso cui T 11 agosto del 1718, Tarmata inglese rompeva quella spagnuola), appare a ehi considera la funzione che esso esercita tuttora, per mezzo R. Archivio di Stato di Torino : Sicilia, Iiiveiit. 1", Catc^. 8% marzo 1") il capitauo Giiiftepiw Gari di Taonuiiia. « Capo PiiHwiro. DiHtante di 8era^o8a gensanta mip:lia, «opni la punta di detto Capo vi è un Cartello con mio iK>nte ta|?liat(», sini strada copcrtji cinta di palizzata, con dieci pezzi di artìpflieria, che difendtnio al mare come ancora la campajufna, presidiato da Spa^ioli, il Castellano D. Francesco Carta Tniraro (f) di Palermo, presidiato da venticin<iue soldati, capace di centoventi sol- dati. > (Trattato delle piazze d^ armi, e fortezze del liegìw di Sicilia,,,,), Dal volume liilancij e Spotfli Azienda militare in Sicilia, conservato nel R. Archivio di Stato di Torino (Sicilia, Inventario TI, (-at. 1% mazzo T\ N. 4) rilevo che la 7'orre e il Farle di Capo Pa^aaro costi- tuivano, verso hi fine del dominio savoino, uno dei 33 presidii dell'isola, per il quale eni necessaria una spesa annua di 1000-1300 scudi, corri- spondente, approssimativamente, alla 50** parte della s^M^ìsa totale \wr fortificazioni e presidi. — Il faro presente fu eretto nel 1871. (1) È da notarsi che la tiirri di capo paffsaro, di cui parla un docu- mento del 7 ^ebhr. 1573 pubblicato da S. Salomone Marino (« Archivio Stor. Sic. », 1897, p. 217 e se/LCK»)» ^ <^" identificarsi nella ]>resente di- ruta Torre del faro, che dominava la spiaggia Morchella, V ac(iua delh^ Palombe e la tonnara. Essa giace a 2,5. OXN dal Castello che sorge nell'isolotto, e a levante della « contrada Caìtina »: ora, nel predetto documento, si dice espressamente che « la mandra seu paglaro di la caithina » è « distanti di la turri di (*apo piunsaro circa miglia uno ». L'identificazione da noi proposta ha i>er base quanto scrivono nel sec. XVI il Fazello e il Camilliani. — 62 — del suo importante Faro (1): a chi considem che fin dai tempi protoistoricì la posizione geografica di questo esiguo tratto di terra ne fece una vedetta, una stazione di guardia, su cui potè anche essere particolarmente fissata l'attenzione dei primi abitatori, dei primi coloni, dall' affluire dei tonni nei suoi paraggi (2). 5. Il nome Pachino (llàjjyvo^, Pachynus, Pachynum) è considerato, come è noto, essere di origine fenicia, e viene fatto derivare dalla voce Bachun, Pachum che ha valore di guardia; cosi si ammette generalmente che nell'isolotto o ne' suoi immediati dintorni sia sorta una stazione fenicia (3): una di quelle numerose stazioni disseminate nelle isolette (1) Per dati storici, efr. Diodoro Siculo. XXIII, 18, 1; XXIV, 1, 8. 11 Faro fìt C. Pùnsero (diottrico, di S'^ ci.) è a 1 fìamina, a luce inter- mittente Inanca con splendori rossi, con intervallo fra splendori ed eclissi di r 34", con portata (in condizioni medie di trasparenza del- l'atmosfera) di 14 nd^lia marine, con splendore di 3", eclisse parziale di 16", durata della luce fìssa 59" : illumina un settore di 272**, fra 381** e 243", per N. (Elenco dei fari e fnìmli,..,^ Genova, Ist. Tdro^r., 1906, p. 152-3). A meno di 2 km. 080 dal Faro di Capo Passero sorge ora l'im- portante faro di Cozzo Spadaro (sorto nel 1864; rifatto nel 1901 : diot- tr. di 1*^ ci., la cui luce rji|ErKÌ« Ji "i. 82,7 con una portata di 23,8 miglia. Stazione meteorologica. Presso è, dal 1870, il Sema/aro — dove è sorta la prinni stazione radiotelegratìca della »Sicilia). (2) La piccola tonnani di C. Piassero. « tonnarella assai fertile, calata.... di <'orsa e ritorno all'angolo di Pachino, col pieile sull'isolotto omonimo, la coda diretta a levante, il foratico a libeccio », e che noi sappiamo es- sere stata concessji nel 1726 alla famiglia Rao, è una delle recenti e meno import4inti tonnare della Sicilia. Ma a meno di 6 km. N da essa è la tonnara di Marzamemi « la migliore tonnara di ritomo nel Regno. » {Atti dMa Comm, Heale per le Tomuire, Roma, Min. Agr., Ind. e Com- mercio, 1889, Relaz. del prof. Pietro Pave.si: cfr. p. 54 e 53). (3) A. HoLM, Starla dMa Sicilia nelV antichità, I, p. 186 (I, 82, del- l' ediz. orig. ted.): « Pachum vuol dir guardia, e tale era il promontorio sotto doppio as)M*tto. Anzitutto di qui si potevan guardare le navi che si avvicinavano, le q\u\\i nella navigazione verso occidente, toccavano la Sicilia per la prima volta in questo luogo, e trovavano un porto si- curo per un certo tempo, fossc^ anche solo per prendere acqua fresca; inoltre (questo punto a motivo della i>esca del tonno che molto vi si — 65 — e nelle penisolette della costa siciliana che furono poi ab- bandonate quando r elemento fenicio si raccolse tutto, come rigulta da un notissimo passo di Tucidide, in tre stazioni della Sicilia occidentale : Solunto, Panormo e Mozia (nel- l'isolotto di S. Pantaleo). Quantunque resistenza d'una stazione fenicia nelP iso- lotto di C. Pàssero o nei dintorni di esso non risulti dimo- strata da qualche iscrizione fenicia, da qualche rudero, essa è da riguardarsi come probabile, essendo affermala da una tradizione antica con cui si accorda il criterio etimologico. Cosi mentre nel 1898 Paolo Orsi, T illustratore ben noto della civiltà dei Siculi [Sicani-Siculi], esplorava nella re- gione pachinese due stazioni preistoriche e una necropoli sieula e rinveniva, presso Porto Palo, numerose monete ro- mane e ruderi d'una chiesa bizantina, senza incontrare resti di costruzioni greche- (1), egli, meno di dieci anni dopo, rinveniva nella regione pachinese tracce non dubbie di una stazione del periodo siculo-greco, di una stazione ellenica, forse di età tarda (non posteriore alla fine del sec. V), ma assai probabilmente importante. E la scoperta avveniva « in contrada Burgio, un cinque chilometri a ponente [del borgo] di Pachino, in un terreno archeologicamente sconosciuto, che ha dato sepolcri greci e ruderi di età tarda, e dove non pare improbabile s'abbia a collocare la tanto controversa Casmena » (2). — La contrada Burgio è a 10 Km. NO dal- l'isolotto. CHercitJiva, eni Heiizu dubbio fornito d' una torre di guardia, e di qui si doveva dare il se^fuale deU' arrivo deHc whiere dei tonni nii/^ratori. Quenta pe«ea offriva ai Fenici un importante articolo di commercio. » L' Egli {Nom, Geogr,, Ltiipzig, 18i)3 : cfr. p. 6f<li) seguendo il Moveus ri- ferisce il nome a bachun = guardia. (1) Cfr. Nothie d. Hcavf, 189S, p. 85-«. (2) P. Orsi, Diie tenie di r fi ieri fuit-ebri attici riiireniite in Sicilia, in « Miwellanea Salinas », Palermo, 1907 (]). 25-135), p. 30. (Nella con- trada Biirf/io, che è t^igliata dalla strada che da Pachino va a Spjic- cafonio, e trovasi a circa 10 km. Nf) dall' isoletta di C. Pàssero, alcuni cont-adini riuv(;nnero casualmente un ritratto funebre d'uomo [cui. 25] a rilievo i>iatto scolpito in marmo greco a grana lìnissinm — che I'Oksi - 64 — E ad attestare la presenza delF elemento ellenico nei dintorni di quest'ultimo può anche essere ricordata la leg^ gendn relativa al cenotafio eretto a Ecuba sul « promon- torio » Pachino (1). E diciamo « promontorio Pachino », volendo con questa denominazione comune agli scrittori la- tini indicare T intera penisola la cui base decorre, come già fu detto, lungo la linea che unisce il presente porto di Marzamemi con il capo del Castello {Casielluccio, nelle carte ufficiali). Al quale proposito gioverà aggiungere im- mediatamente che nei versi di Virgilio (2) e di Clau- di ano (3), e più precisamente nelle parole mela e caput, io non ravviso, come fa il CI u ver io (4), un accenno ad un < eminens et sublime.... saxum », ma bensì un accenno evi- dentissimo alla caratteristica prima del Pachino: quella di avere una meta, un caput importantissimo da girare o, come crede anteriore al iHM-iodo 415-413). Nella stessa conirada, e nelUi loca- lità Prenta, fu rinvenuto, «luattro anni or Bono, un riimsti^lio di 30 kg. di monete di bronzo (in niaHAinia parte di Grerone II), riiK>8tiglio che è coevo a (piello iiuportantinsinio di Gir^enti (60.000 monete di Grerone II, conservate in un'anfora). — V. « Notizie de^li «cavi », pubbl. dalla R. Accad. dei Lincei, 1903, p. 429. Nella Htessa contrada lUirg^io^ e più precisamente nelle località Fontanelle, Anticaglia, 8, Bamle, l'Oitfi rin- venne « molteplici ruderi di ba^ga età, e perftino delle piccole cata- combe », e una « ^iarra colossale » in una vasta necropoli giacente nelle terre dei sigg. Bruno Mormina di Spaccaforno (Notìzie degli 8cavij 1905, p. 427). (1) Una leggenda fa erigere da Odisseo un cenotafio a Ecuba (Tzbtzk, cit. dal Cluvekio) e un tempietto a Ecate. Ricordiamo che la localiz- zazione delle leggende omeriche nella parte NE della Sicilia è stabilita nel secolo V av. Cr. (2) « .... proiectaque saxa Pachini-Rjidimus.... {Eneide, III,. 699-700: ed. Tubner, cur. da 0. Ribbkck, Lipsia, 1895). — Praestat Trinacrii metas lustrare Pachyni » (AW/r/f, III, 429: la stessa ed.). (3) « Caput inde Pachyni — Respicit Jonias protentis rupibus ora» » {J)e raptu ProHerplnae, I, 146-7). Ma la lezione ora seguita (L. Autaud, ed. Lemaire, Parigi, 1824; J. Koch, ed. Tubner, Lipsia, 1893) è diversa: « Resi)uit Joniai^ pra?tentis rupibus iras ». (4) € Utrunuiue poetam eminens et sublime intellexisse promontorii saxum, non vero praeru])tum eius et altum sub maris fluctibus litus patet e vocabulis, meta et caput,.,, » (Sicilia ant,, in Thett, ant,.„ T, 91, D.). Volume onor. Dalla Vedova Tav. VI ^ < (iMÌGiTirri^C.R) ^ /?^ Acifu^ def/a Pa/ombe Tonnara ^,0apO P^SSero Pt'de//oScoq//eito O tv.'.'-'.'.y o O ift^ Scog/to de/ Ma/tese P^Linguarda <W> Pf' Pizzuta Seno Porto Pa\o Pt* di Porto P3/0 L' Isolotto di Capo Pàssero e le sue immediate adiacenze Schizzo allascala di 1:25000 (Da/ quadr.in de/ f^27'7de//a Carta d /ta//a . coi9 ag^fuffte di F. H.) rrx] Dune -Cò- si dii'ebbe con piirola non italiana: da doppiavi'. E nessuna delle sporgenze della cuspide sciroccale della Sicilia poteva presentare a tale riguardo una caratteristica che fosse cosi q>iecata come quella del presento isolotto di Capo Pàs- sero, da cui ei'a naturale che facessero cominciare la costa meridionale della Sicilia quei Greci nelle <rui determina- zioni astronomiche e nello cui rappresentazioni cartografiche il Pachino appare, non come Testremità meridionale della Si- cilia (che, per il singolarissimo spostamento fatto subire allo schema triangolare dell'Isola, ò rappresentata dal Lilibeo)(l ), ma come Testremità orientale di essa. Questa considerazione, il cui valore appare più grande all' osservatore posto nel- r isolotto in questione, e, sopratutto, la considerazione re- lativa alla indeterminatezza del nome Pachino o C Pàssero, ci spiegano come, anche dopo le rigorose determinazioni della triangolazione, si sia per qualche tempo (finché (ini do Cora e Giovanni Marinelli (2) non sorsero a far cor- reggere quello che, premessa V identificazione del ('apo Pàs- sero nella pmita NP] dell'isolotto in questione, diveniva in- negabilmente un errore) seguitato ad affermare dai geografi che € il Capo Pàssero è l'estremità meridionale della Sicilia ^ — mentre anche la semplice osservazione diretta dice im- mediatamente a chi esplora dal nostro isolotto che Visoletla delle Coì^eìiti (3) — la vera estremità meridionale dell' isohi di Sicilia — giace più a mezzogiorno di quello. Quando questo nome di C. Pàssero sia sorto, noi non pos- (l) (i. J). Vita, Lo m'heuia triamjolare e la poni : init^e tf fot/ rajiva tielia Sicilia tteroiKÌo i fjeotfrafì v rarf offra fi aH-ticIn <ìa Sfra botte HÌtt<t a (ìiavottio ihmtaldo^ in «Atti del V Coii^r. It„ > K, p. 1TA-H\\, - Kiroido parti- <^l:iriiioiit4* il iKisMMii mi Stuaiìonk citii, si c|iH*sto rii^iianh», P<>sii>omo: libwi VI, <-. [[. p. 220, liiu'c S8-4 ilrireil. Diclot, Paii^n, IS+S (V.. inoltra. Ir ed. NoUKK. Tauiuki'). i'I) V. la !«ota di (i. M. ili *i Atti drl K. Istituto VciiHo », t. VII, MTie Vii, pr ^1- (3) fc li. Itimi rat al ifJartMiiit a al tfiariàt^, Ixola dei (ientiaiii o della C-orrenie^ ili KdkIsì. Il furo vhv sor/^r, dui 1SH5, KuUVHtrciiiità S di (|U(*8tu irtoletta (in ...i t4>rr<* [Mili^oimh;. alta ni. !l,l) v a lun* tÌHMi hiuiica (dÌ4»t - tricofli iV cL), u HI. 1«J con [Nirtiita di miglia S» v settore illiniiinuto di ~ 66 — siamo dire ; ne è possibile per noi lo stabilire se ad esso corri- sponda effettivamente il nome di qariil bùshìnn di Ed ri sì (1). È certo che esso figura in tutte le carte nautiche, che esso è uno dei punti fissi del periplo della Sicilia sulla fine del medio evo (2); noi lo troviamo sotto la forma di C. pasaro, C, passaro, in due carte di Pietro Visconti (Vesconte), della prima metà del trecento, (3) conservate nel Museo Correr di Venezia. Ma in queste carte, come in tutte le successive, fino a quelle della seconda metà del cinquecento, non appare mai, presso questo nome, la rappresentazione d'unMsoletta. In seguito, come già nella carta dell'Agnese del 1554, con- servata nella Marciana, appaiono, presso il C. Pàssero, (pes- sera, nelle carte di Fr. de Cesanis del 1422, conservate nel Museo Correr, e posar in quella del Marti nes del 1566, 224", fra 70" u 2!»4". Esst'iido le sue coordinate: 3H" 38' :%" hit. N; IS"* 4' 47" long. E, esso viene a trovarsi a 2' 31" più a S di quello di Capo Pàssero, e a 4' 25" più ad di esso. È not-o che il Faro deir isoletta delle Correnti è il più meridionale dell'isola di Sicilia, ma non della regione etnografica siciliana e del Regno d' Italia, che è invece rappre- sentato dal Fanale di Tiauipe^iusa, che giace a 35*^ 29' 37" lat. N, e quindi a 1^ 9' 1" più a S di quello dell' J«o/ff delle (hrrentK Ricordo che nella Carie de la Sieile moderìhe, incisa nel 1780 da Giuseppe Pit- ta relli, astigiano, e annc^ssa all'ojKìra (Lettreft »u.r la Sìrile et sur l'Ue de Malthe, Turin, Reyc^^uds, 1782, 2 voli, in 12" con 1 atlante) del Db BoiiCH, l' isoletta è detta: 4c d, e, ovvero Ginsent ». (1) « Punta di Pachino, Pisola di Capo Pàssero f » Si domandano i traiUittori (p. 66: « Di qui [dall'Isola delle Correnti] alla Kann'ar ranbùh [Vigna del Rombo ? oggi Parto Pah] tre miglia. Indi a quartil b. tre miglia »). (2) V. Bei.lio, // periplo della Sic. nel ^fedhevo, in * Arch. Stor. Sic. », N. Serie, anno VI, p. 22-47. (3) r. pasaro, in quella del 1318: cfr. la tav. VI, fìg. 3 del Peripli di A. K. NouDENSK.iòLi) ; 0, paser, nella nota cai'ta catalana del 1375, conservata nella Nazionale di Parigi. Al n. 82 della « Giuliana di tutti i privi legi»»., » annessa alla Velazioìie sui ìim</istrati, offici, eìnolwmenti della Contesi di Modica, dettata verso il 1760, e che si conserva mano- scritta nell'Archivio Grimaldi in Mòdica, trovo: « Concessione della Salina di Capopasstjro che fa l'infante Guglielmo, Conte di Calatafimi e Cristofalo Romano di Messina suo medico, con un cavallo di servizio militare, per privilegio fatto in Augusta a 1** Gennaro 1337, transun- tato per Nicolò Guasperano in Messina a 8 febbraro 1389. » — (]7 — conservata nelPArchivio di Stato di Torino; ma C. pansei^o nella carta del 1529 conservata nello stesso Archivio), una più isolette (nella predetta carta dell'Agnese, due isolette a N del C, Pàssero — mentre nessuna isola è segnata presso il C. Pasaro delFAtlante Agnese, della fine del sec. XVI, con- servato nella Biblioteca Reale di Torino): nella carta di Bar- tolomeo Oliva del 1584 tre isolette, a occidente del C. R, e a notevole distanza da esso; tre isolette, di cui la più meridionale è forse V Isola delle Correnti, nella Carta naut. dell'Adriatico e del Mediterraneo di Matteo Prunes di Maiorca, del 1578, conservata nel Museo Correr ; quattro iso- lette, disposte nel senso delle tre della carta precedente^ nella carta, del sec. XVII, di G. G. Roussin; quattro iso- lette, di cui due a notevole distanza dal tratto costiero de- corrente a NE àeW Isola delle Correnti, nella carta di Pietra Giovanni Prunes di Maiorca del 1651. Ma è ovvio il rilevare che noi non possiamo dare a tali dati un valore assoluto, per l'impossibilità di un' identificazione rigorosa, e sopratutto per il fatto che risulta impossibile il dire se un dato debba essere riferito all' isoletta delle Correnti o al- l'isolotto di C. Pàssero. Limitiamoci quindi a dire che la definitiva rappresentazione dell' isolotto in questione, fatta rigorosamente, non si ha prima della Carta di Sicilia dello Schmettau, della prima metà del sec. XVIII (1719-1721), nella quale carta noi troviamo rappresentato, in piena ri- spondenza alle condizioni presenti, il piccolo stretto {Meìizu Ciwddii, Mezzo Collo) che divide l'isolotto dal restante del- l'isola di Sicilia (1). Ma ciò trova probabilmente la sua (1) Nella ciivtn dello StniMETTAir 6m1., in riduz., del 18(19-10) troviamo se^i^iiati : Forte di (^apo Passero, Porto Palo, Capo Porto di Palo, Pcnis. e ìm. delle Correnti (le isole sono propriamente due, di cui una, la più pif H!ola, è presso la costa, e l'altra — <*he ha un' area circa 4 volte mag jcriore — più al largo, a SSO della precedente. ^eìVAbbo/geo conservato nella Biblioteca Reale di Torino (e che forse s<*rvì air edizione Maktinon del 1818, e quindi alla scorretta ristampa di (t. CtIIts. Ohckl) l'isolotto non ha nome; ma in esso è segnato il CaMel di Capo Pa^fffaro, — Nella carta della Sicilia del Gastaldi (1545) il nomo di Capo pasftaro segna il limite orient. della costa Parto de Palo: a X è una ^Hinisoletta direttji a NNE^ — - (.b — spiegazione nel Tutto che n noi non sono pervenute rappresen- tazioni cartografiche della cuspide sciroccale della Sicilia, eseguite anteriormente, ad una scala tale da permettere la netta « individuazione » dell'isolotto in discorso, poiché le ci- tazioni che seguono provano nel modo piii evidente che verso la metà del cinquecento appariva netta la forma delF attuale isolotto, 0, per essere più esatti, appariva chiara la trasforma- zione della pcnisoletta antica nella « isoletta» presente (1). ti. Claudio Mario Arezzo o Arezio, nella prima metà del cinquecento, scrive: « Pachinus ab aeris crassi tu- bine nomen, nunc Caput Passarum, a Pachyno ipso deductum nomen (omne promontorium Caput nautae vocant). Cuius duo sunt, ad ortum mium, alterum quod ad austrum spectat. Pa- <?hini inter utrumque portus. Ad meridiem Odyssiam, dive Ulissiam Ptolemaeus collocati Cicero Odissea» portum, nos Fortum de Palis voi^amus ». Da queste parole del De situ insulac Siriìùr liheìlus, che noi abbiamo citato dall'edizione principe, fatta dallo Spira, quantunque ci risulti essere assai scorretta, (2) crediamo di potere argomentare che TArezio abbia collocato il Porto tli Pachino (3) fra due penisolette, di cui quella che si dirige verso oriente termina con l'estremità NE (Purità Sgalera nella denominazione indigena; C, Passero nelle earte ufficiali) àe\V isolotto di C. Pàssero, e quella che si dirige verso il S termina con la punta che è detta Ihinta Porto Palo dai paesani, e che non porta nome nelle carte ufficiali. (1) Xrlhi Carta detfit Iftue^rarif tìeila SirUia, <U1 1S2.S (IJtlìrio T<»|»o- «;rjitì<(» «li \a|N>li), lo xtrefio appare niìiiiiiio; nella nota Carta di SivUìa niello Smytii (1S2H) airÌHolotto è asrtc>>:iiata ima liin/ufliexxa meridiana ili 15X0 ni., e allo nfretto una laiT^liez/.a niininia «li 280 ni. \AV Afiimte,... del lietjmt delle due Sivilie di H. Marzolla (1S8X) ò segnato, nello ntreffo, ini isolotto. Nella earta <li Sieilia «lÌHe;^nata nel 1H4H da Fkanckhoo Akan(Mo, rÌH«dotto prende il nome <li /. Ijontfobardo : in enHji è se/i;nat<» il F, (\" Pannavo, (2) MeKHina. 15.S7. — Caput PanHennu, nel I voi. del Then antiq. et Itint. N/c, rol. I, punto V. (8) Il ('LrvKKio serive: « liodii* vnljUfo LonjiTohardiis », in Thett, ani, Sii',, \, 281, V, — fiU — Nel sesto decennio del secolo XVI cosi scrive il Fazello: i Pachynus ex tribus SìcìIìh' promontoriis secundum p. m. post Mariellam {Morffhella delle carte uffieialì) in sublime surgit, ubi statim turrirn | Torre di Fano del quadr. al 50,00); Toì^e Fano della carta al 75.000} habet speculam mari pro- minentem. Unde deinde longe lateque duonim fere milia- rium spatium ad austrum in mare dìfTunditur, ac ibi demum paulisper depressum ad sinistram curvato litore se flectit, et peninsulam effieiens ad orientem procurrit. Cuius quidem peninsula sexcentorum dantaxat passuum circuitum amplexa, tota petrosa, aspera, altisque praerupta est cautibus, isth- munique angustissimum viginti vix passuum habet. Quo fit ut brumali tempore tumescente mari, et fluctibus utrinque sese obviantibus, in insulam plerumque abeat » ( 1 ). E G i u 1 i o Filoteo degli Omodei, verso lo stesso tempo, quasi traducendo il Fazello (2): « Capo Passare, cosi detto quasi ('apo ptìssalo (3) e non vi ti fernmre e non vi essendo buon ridosso (4), non che porto sicuro, è alli marinari in- festissimo e dannoso. La sua forma è che stendesi nel mare alquanto alto circa due buone miglia, avendo sopm una torre per guardia circa T ultima punta, calando e facendosi quasi piano, piegandosi alquanto nella mano sinistra | per chi pro- cede lungo la costa da N a S| come penìsola, la quale raggia poco pia di mezzo miglio, tutta sassosa e piena di coti e grandissime rupi; ed entrando nel mare lascia una parte strettissima, che appena è larga passi 20: laonde spessissimo volte, congiungendosi le onde delPuno e T altro mare, di- ri) 1» /Vr<i, V, I : rt»l. 127, imnfi A— H i\A voi. IV ilfl The*, rtmi. ff kinf. éVr. (*2) Della ivla«ioiif rhr iiit^n*4itW frj> k» «jirrr fli «iiifMti diit' roro- ;rriirt ilella Sieilùi, tmtt4*rò in una not^» di pnwiMiim pnhl4in«ii#fie : fjtf «riM///f fjfoffrafica Miei Homi flopi> l\{re.sio. (8) NVl 161.** il (M 11 ver io avvertirà: Capo di pwmm^rt^, H viiriauli» li<|iiiihi, ptiMmilo (in Then, ftt^t, et hini, Sic,^ 59, l),). (4-) IVr il valore «li ipient^ teriiniit*, v. il nontro CtmlriìmUmìlfi ter- MÌitohMjia ffeoffmfiva Hiritiami, < Kiv. <ie*t>j^r. It. », I-JHÌH, ÌV, — 70 — venta un' isoletta, e si volta verso levante » (1). Da questi due passi del Fazello e deirOmodei risulta che, verso la metà del secolo XVI: V si dava il nome di Pachino o di Capo Passare o Pàssero (2) al tratto costiero compreso fra la Torre del Fano e la Punta di Porto Palo; 2*" si ammetteva V esistenza d' una penisoletta che durante le mareggiate si trasformava in un' isoletta (la quale è indubitatamente l'iso- lotto di C. Pàssero). Occupiamoci brevemente del secondo di questi punti. Dell'esistenza d' una « penisola », che si trasforma tempora- neamente in « isola », ci parlano in termini espliciti, ri- spettivamente nel r e ne) 6** decennio del secolo XVIII, il Massa (3) e l'Amico (4), i quali ebbero presenti le rela- zioni sul litorale siculo dettate negli ultimi due decenni del secolo XVI da Camillo Camilliani. In una di queste relazioni, e precisamente nel codice detto Descrizione della Sicilia (conservato a' segni Qq. D. 188 nella Biblioteca Co- munale di Palermo: servì di base all'edizione fattane dal Di Marzo, nel voi. XXV della sua « Bibl. stor. e lett. di (1) Descriz. (UlUi SklUa, nel v«l. XXTV, \k 2iM» deHa * Bibl. stor. e lett. ci. Sic. » piibbL «lai Di Marzo. (2) Caput panserin del Mau eolico: Oaput pnsmrum del (ti>lzio. 11 Riccioli ^li iiSHcinia *^7" di lat., e SS** di lou^. (mer. dell' is, di Ferro). * (8) « Hor roiuiuriii la Penisola di Capo PanMaro, ed è il famoso pro- montòrio PachifnU'H,,,. Sei mezzo della cennata Penisola sta il ben mu- nito ('a^tello di Cai)o Piissaro; e 8ep:uendo il cammino sul Collo della Penisobi, la quale tiene a fronte lo scoglio del Marcbese [correggi : del Malfece] si pervene alla test^ji di essa, poscia alle cale (M' Ladrone, della Scalilla e della Casnwta^ dove termina il littorale e^l il Collo della Pe- nisobi secondo il detto di più Marinari, quantnnque Carni lliano nel suo Itinerario situi le riferite e le seguenti ('ale con qualche diversità » (11, p. 879: V. pure I, 229). (4) « Un angustissimo istjno di ap[M'na 20 passi viene 'molto alb» spesso coverto nell'inverno dai flutti, ragione per cui Nonnio Dionisio lib. 18 [intendi: Nonxos, Dioniftiache, XIIl, v. 321: cfr. Vìh\. Didot, cur. dal I)K MaUCKLLUS, pag. 119: oì n nòyyji ini'jajTO :r«r/ ifyjó fvrt no^rùvvi] a Im- pella il Pachino mhoIo iiMnlare, e scofflio infialare Licofrone nelPAb^s- sandra. È in <iiiest4i penisola una niunitissima fortezza » (T^if, fopoffra- fico d, Sicilia, v(»rs. di (i. Di Marzo, ff, 289), — 71 — Sic. si parla di « il Pachino Pennisola » (e. 102, r.), e di « un isolotto detto il Passerino, tra la Punta di Longo- bardo e la Cala del Vallonazzo » (e. 98 r), e di una « cala della Sealilla detta anche del Passarino fra la testa del- risola e il Balzo dei Corsari » (e. 101) r). Una prova dell' esi- stenza delP « isolotto » nella seconda metà del secolo XVI potrebbe anche dedursi da una frase del citato documento del 1573, nel quale si parla di una galeotta barbaresca, che sbarca sette <; turchi » alla Pizzuta e quindi va « ad in- canalari lu Capo Passero » per raggiungere l'Acqua delle Palombe (1). E ricordiamo ancora che la Relaiionc insto- riografica..., dettata nel 1714 dal colonnello Castel Alfiere (o Castel lalf ieri) accenna esplicitamente « all'isola e punta di Capo Passero, piana e scogliosa », intorno alla quale circa un secolo dopo cosi scrive G. B. Brocchi: « Uomini attempati del luogo mi accertarono essere essa stata, divisa dalla terra a loro rimembranza in conseguenza dell'impeto delle procelle. Lo spazio intermedio è ora un basso fondo, che in tempo di bonaccia è agevolmente gua- dato dalle persone pratiche, ed è presumibile che col tratto degli anni, acquisterà maggiore profondità, e diverrà un pic- colo stretto » (2). Senza escludere la possibilità di variazioni di secondaria importanza avvenute in questi ultimi quattro secoli nella larghezza e nella profondità del piccolo stretto, possiamo affermare che la larghezza e la profondità di esso aumen- tarono dalla metà del cinquecento al principio del settecento (1) V. la nota ili {^. Salomonk Mauino, gisi cit. (2) Onttervazioiti (jeoloffiche, nel voi. T ilclla rollezione del ('a pozzo {Memorie su la Sicilia, 8 voli, in 12", Palermo, Virzì, 1840-2): efr. p. -tx. Xel 1H44 FiiANCKsr*» Aka\< i<» wilcoia pari a 1 miglio Ijì distanza dalle Palombe alla Umnara di C. Pannerò, e a l nii/^lio quella dalla fon- wtra di C P, a Capo Passero, che, è calcolato distare da Palermo 805,9 nii;L;iia per ria d^occidenfe u 379,5 mi;;lia per ria d^orienfe. K^li ci parla anche del Teleijr, a C, Passero^ sul forte, e dà per il Capo Pàssero la «sjfiiente 4c rilevazione » : dal Porto Valletta Porto Franco delV fxola di Malta : XK - X 58 miglia marine {(riiida statisi, su la Sicilia, Palermo, Virzì, 1844, pp. XM32, con 1 carta: <fr. p. 5, 48, 16). - 72 - (periodo a cui risale le Relattone del Castellalfter>) e dat principio dell'ottocento (periodo a cui risaie la nota del Brocchi) al principio del novecento, ossia al tempo (posto*- riore di pochi anni al rilievo eseguito dalki nostra marinara in cui furono eseguite le mie osservazioni. Quali conelusioni vogliamo ora trarre da questa lunga premessa di dati? Noi non neghiamo in modo assoluto che V « isolotto di Capo Pàssero » abbia potuto « individuarsi » negli ultimi secoli del medioevo e che, malgrado la peculiare importanza geografica del « Capo Passero » esso non sia stato segnato sulle carte nautiche di quel tempo in causa della sua esigua ostensione. Ma crediamo la cosa poco probabile. E, sulla base di quanto scrivono il Fazello e TOmodei, propendiamo a ri- tenere che esso si sia « individuato » solo verso il: princi- pio dell'evo moderno, e probabilmente intorno alla mela diBl cinquecento. l^er quale causa? Per abrasione marina, ha detto da tempo Tebaldo Fischer, (2) il quale ci confermava oralmente, nel maggio del 1907, a Torino, di conservare, sino a prova diversa, questa sua opinione. Ma, mentre non neghiamo l'in- fluenza delle correnti marine, e particolarmente (luella del moto ondoso, suir « elaborazione » del piccolo stretto, le os- servazioni da noi eseguite sul luogo nel marzo del liKHi ci permettono di avventurare sulla genesi di esso un'ipotesi diversa, ipotesi che assume una qualche importanza nelto dibattuta questione del bradisismo della costa siculi. 7. Movendo dal cosidetto pozzo Scarni mandra (il RidoHo delle Mandre ricordato dal Massa?) — che è propriamente, ora che il suo fondo è costituito da pietre, una piccola ci- sterna che ha il diametro di m. 1,11 e una profondità di m. 2,60 - verso lo « stretto » che i pescatori di Porto Palo chiamano Menzu ruoAAu, abbiamo notato traccio di eostru- zioni non moderne, in posto, a un'altezza variante da ra. 0,72 a m. 2,60 sul livello della sabbia più alta: delle tniecie di co- (1) l»eitrii<ie znr phifxtMrhen fìemjraph, der Mitteìm€erliiiti4er bem^H^h^rtt SiriiieiiM, Ijl'ipzi;;, 1^7< : rfi*. p. 2"1. ~ 73 — stKuzioDL presentano una lunghezza di m. 2,70 e un'altezs&a Biedk dì m. 0,20. E nella sezione meridionale del tratto co- stiera) detto Cuoddu o Collo abbiamo rilevato, alla profondità di 40 COL. sotto il livello della sabbia, la presenza del pavi- meato di varie costruzioni, e particolarmente, tracce sicure di quattro stanze — i cui limiti appaiono assai netti — o vani, ehe un archeologo riferirà forse al periodo bizantino (nel senso stretto della parola), forse lUretà imperiale (1). E quindi verso levante altre traccio di costruzioni, probabil- mente dello stesso periodo, poste al livello del mare e anche a 20 cm. sotto il livello del mare. Noi siamo indubbiamente di fronte a un notevole cam- biamento, avvenuto in tempi storici relativamente non molto lontani, della linea di riva nella cuspide sciroccale della Sicilia. Tale cambiamento può essere una conseguenza di un aumento di livello delle acque marine o di un abbassa- mento, di una sommersione del tratto costiero, sommersione ehe può essere attribuita a bradisismo (presa la parola nel senso proprio di movimento secolare dovuto al dinamismo endogeno terrestre) discendente, come può essere attribuita a costipazione locale di materiale roccioso. A quest'ultima opinione accede G. M. Oolumba, il quale, citando un no- stro breve accenno alla questione, comparso in « Sicula » (Rivista bimestrale del Club Alpino Siciliano, 1906, N. 1-2, p. 17-18), ammette che qui « non si tratti se non di un abbassamento parziale per rassettamento e non di un movi- mento generale della costa » (2). Noi*, movendo particolar- mente dalla considerazione delle condizioni in cui abbiamo trovato il materiale roccioso nel tratto costiero in discorso. (1) A |iro|H>MÌt4> f ielle opere, miinirie in (|iieHtioiLe, Paolo OitM cohì mi tM'TÌvevu, (Ili SiniciiHa, il 17 tebbniio U)08: 4< Xoii ho diffìooltÀ ai ere- «lere ehe Mieiio o romane o bizantine ». — Sono rt|)iaeente di non aver pMtnto iletenninare la luitnra del kiioìo su <'iii poKaiio i reHti di et>8tru- /joni ^acefkti presentemente 80tto il livello del nnire. (2) / p&rti (Mia Sivilia, pp. 184 in i/^-folio: efr. p. 124 (848 dell'in*. Mhi^,): Krttr. dalla MoìMijrnfKt nUt-riva ilei porti deiraìi-tivhìfù ueN\Itnim, Roma, >rinistero della Marina. 1ÌMM>. — 74 - e dalla considerazione che rovine di altri edifici forse pre- medievali si rinvengono nella sezione orientale della costa SO della Sicilia, incliniamo invece ad ammettere che la cu- spide sciroccale della Sicilia ci offra, nel periodo storico, un esempio di bradisis^no (1), di bradisismo in senso lato o etimologico se non in senso stretto o proprio. E crediamo che ad esso vada dovuta la genesi dello stretto in miniatura che, forse da quattro secoli, ha « individuato » V isolotto di C. Pàssero. Pensiamo quindi che la breve nota presente non sia in- teramente inutile a chi intraprenderà uno studio coscien- zioso sulle variazioni di livello della costa siciliana. Ma non dimentichiamo di aggiungere che per intraprendere la trat- tazione dell'importante questione non è soltanto necessario conoscere pienamente quanto fu scritto sull' argomento (2), e assegnare la debita importanza ai processi di deltazione (come, ad es., in riguardo al cambiamento di livello del basso Greto) e alla formazione delle dune (la cui importanza nella costa della cuspide sciroccale della Sicilia noi cre- (1) Trovaci la cuspide sciroccale deUa Sicilia in uu'area di spro- fondamento recente, così come, secondo il pencviero del BuBdS, la cuspide peloritana e una parte del gruppo ma^loneico ? 8e tale « sommersione » è effettivamente avvenuta, essa è da riferirsi al periodo storico, iK>ichè RiccAKDO Travaglia ha rinvenuto in un tratto della costai in questione una panchina emersa di pochi metri, la quale contiene conchiglie ma- rine recanti [cfr. A. Issel, Le oscillazioni lente dH mimIo o Bradisismi, (renova, Sordomuti, 1883 (« Atti d. R. Univ. di (reno va, voi. V ». pp. 422, con 1 e.) p. 235. — Su ir oscillazione della costa siciliana, cfr. p. 228-239]. (2) V. il capit. « UArenella > del nostro lavoro « Htteursioni tfeo- grafiche nei dintorni di Palermo, Pulibl. in * Sicula >, Riv. bini. d. C A. S., Palermo, 19(H>, X. H. In ei*so, noi ricordiamo, tni il re«to, i risultati ottenuti da rei'euti ricerche di Adolfo Ventcui sul valore della gravità nella Sicilia occidentale, e particolarmente ciuello relativo alla minore gravità osservata lungo la <'osta di SO dell'isola (che si spiega tìusil- mente coi vuoti che si possono essere detei^^n inaiti in virtù del solleva- mento del sottosuolo o fondo del Mare Africano), e l'opposizione reiàsa, fatta recentemente dal Columba (op, cit,), sulla bjise di elementi di ca- rattere archeologico e storico, alla t.<»oria dell* innalzamento rec^jute del suolo n(*lla Sicilia occidentale. — 75 — diamo sìa particolarmente aumentata negli ultimi tre secoli, per la ragione che gli scrittori del cinquecento da noi ricor- dati oi parlano dell' isolotto di C. Pàssero come di un tratto esclusivamente petroso) (1), ma è necessario ancora proce- cedere a ulteriori ricerche lungo la costa siciliana, special- mente mediante scavi da eseguirsi in luoghi di peculiare interesse archeologico (come, ad esempio, nell' antico porto di Selinunte). (1) DaUa sporgensa SE deUa Sicilia codi aorive, alla fine del rte- oolo XVI, il Camilliani: « inaino aiPiaola deUe Correnti è tntta pie- troaa, e spotio di dieci canne entro terra è tntta «coperta, onde (co- mincia la aelva, la quale per easer tanto intricata e folta, con grandiaaima difficoltà ai può entrar dentro, e queato segue per tutto il Promontorio del Pachino » (Carta 96 r. del inacr. Qq. D. 188 della Tom. di Palermo p. 239 e aegg. delFed. cunita dal Di Marzo).
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