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10 marzo 2013
la Sicilia Unesco

Unesco, i tre siti rischiano l'esclusione Sotto esame.

Pantalica senza tutela, Noto e Palazzolo senza piano di gestione e Siracusa assediata dal cemento

  • Giovedì 07 Marzo 2013
  • Siracusa,
  • pagina 34

LA PROPOSTA
Gli ambientalisti siracusani auspicano
la realizzazione
di opere
in ...
isabella di bartolo
Il rischio è che l'Unesco cancelli il suo riconoscimento per Siracusa, Pantalica e le città del val di Noto. A distanza di 15 mesi dal grido di allarme, Legambiente Sicilia riaccende i riflettori sulle condizioni di pericolo dei siti «Patrimonio dell'Umanità». E invia una nota ai vertici dell'Unesco e al ministero ai Beni culturali con cui denuncia il pericolo che Siracusa e il val di Noto possano essere inseriti nella «Danger list»: l'elenco dei luoghi da cancellare dalla lista Unesco.
«La situazione è peggiorata - dichiara Gianfranco Zanna, presidente di Legambiente Sicilia che ieri ha presentato il dossier 2013 dei luoghi in pericolo -. È inutile nasconderlo: prende davvero lo sconforto davanti a tanta desolazione, degrado, disattenzione, incuria. È proprio una grave mancanza di cultura, di sensibilità culturale e di rispetto per il passato, per tutto ciò che dovrebbe essere un'opportunità e una straordinaria occasione di sviluppo e di futuro per questa terra, tutto quello a cui assistiamo ogni giorno intorno ai siti siciliani dichiarati "Patrimonio dell'Umanità"».
I motivi sono la mancata applicazione del piano di gestione a tutela del tardo barocco nelle città della Val di Noto, insignite del riconoscimento Unesco nel 2002. E ancora, la costruzione di una passerella in acciaio sulla necropoli rupestre di Pantalica, sino alla non adeguata valorizzazione dell'Opera dei pupi.
Un elenco di negligenze che potrebbe avrebbe come conseguenza l'iscrizione dei nostri beni artistici e monumentali nella «Danger list» Unesco, con l'eventualità di determinarne l'espulsione. Nel dettaglio, Legambiente denuncia per Noto e Palazzolo, fra le otto città del Val di Noto, l'assenza di un piano di gestione: strumento obbligatorio per ciascun sito Unesco, ma in questo caso di difficile realizzazione, perché ad esser coinvolte sono tre Province e otto Comuni. Un pericolo è rappresentato poi dall'oleodotto che attraversa le province di Ragusa e Siracusa e che sfocia nella penisola di Magnisi, sede di una delle più antiche civiltà pre-elleniche - l'antica città di Thapos - che si trova «in mezzo al cemento, al petrolio, ai fumi delle ciminiere» come denuncia Zanna.
Ancora, la Necropoli di Pantalica, che insieme a Siracusa è tutelata dall'Unesco dal 2005. La riserva che custodisce migliaia di tombe scavate nella roccia, è spesso oggetto di incendi, molti di natura dolosa, che distruggono flora e fauna. E qui è in cantiere la progettazione di un ponte-passerella lungo tre metri, in acciao e legno, che dovrebbe unire le gole del Calcinara.
Per la città aretusea, il rischio è quello della cementificazione selvaggia. Nel mirino degli ambientalisti, ancora una volta, il Porto Grande di Ortigia. Qui resta in fieri la nascita di due porti turistici che potrebbero sconvolgere, secondo Legambiente, il delicato ambiente e la bellezza del porto stesso.
Ancora, si denuncia la realizzazione di opere edilizie in aree archeologiche. E, precisamente, a due passi dalle mura Dionigiane di Epipoli e dal castello Eurialo. Qui sta sorgendo un centro commerciale mentre, grazie al Piano paesaggistico, è stata scongiurata la costruzione di nuove villette a schiera con vista - abusiva - sul porto.


07/03/2013



permalink | inviato da Pachinos il 10/3/2013 alle 4:21 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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