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14 giugno 2011
Pachino Promontorio I mosaici della villa imperiale sul Tellaro,Noto

I mosaici del Tellaro

Gli scavi finora eseguiti hanno permesso la scoperta dei mosaici pavimentali del lato nord del portico del peristilio, i tre ambienti che vi si affacciano e un breve tratto del lato sud del portico. Il pavimento conservato del lato nord del portico si estende per 15 mt. circa di lunghezza e per 3,70 mt. di larghezza. Raffigura un autentico tappeto di ricchi festoni di alloro in forma di medaglioni circolari che delimitano degli ottagoni a lati curvi decorati da motivi geometrici. Eccezionale la policromia. Questi motivi sono abbastanza noti in ambiente africano e denominati “entrelacs de coussins”. 
 

La prima stanza da est che si affaccia sul lato nord del portico era in origine dotata di un eccezionale mosaico pavimentale rappresentante nell’emblema centrale la scena della pesatura del corpo di Ettore. Proprio su questa scena insistevano le fondazioni della masseria. Il lavoro di recupero fatto ha permesso nonostante tutto di interpretare la scena rappresentata, quella appunto del riscatto del corpo di Ettore. Un’incisione in alto accompagna la figurazione: da una parte le figure di Ulisse, Achille con l’alto cimiero piumato, e di Diomede e dall’altra i Troes, i Troiani di cui resta solo la parte superiore di una figura; manca del tutto quella di Priamo anch’egli presente come cita l’iscrizione. Al centro campeggia una grande bilancia con all’estremità dei bracci i due piatti: quello di sinistra con gli ori del riscatto, quello di destra con il corpo esanime di Ettore.Si conservano gli arti inferiori accostati. Interessante il fatto che il drammatico evento nel XXIV° libro dell’Eneide non compare in questa forma. E’ però mostrato in questo modo nel racconto riportato nei “Frigi” di Eschilo, tragedia andata perduta, da cui si può ipotizzare che esso sia tratto. E’ meraviglioso come tale mosaico renda tutta la forza evocativa del solenne evento narrato 15 secoli prima nel poema omerico. Qui tutta la alterigia di Achille che obbedisce all’ordine di Teti “d’Ettore il corpo al genitore rendi e il prezzo del riscatto accetta” ( Iliade XXIV , 360).Qui il volto del fortissimo Diomede. Dall’altro versante il mosaico non integro mostra solo il volto dell’araldo Ideo, e due lettere che attestano la presenza di Priamo, ci riconducono al verso omerico “ il mesto veglio e il suo fido araldo entrambi pensierosi e muti” ( Iliade, XXIV 360) . Tutta la scena è incastonata in un’ampia fascia perimetrale decorata con fastosi girali avvolgenti corpi animali. Questi motivi, vegetali, geometrici o naturalistici, pur non essendo centrali nello schema compositivo, non sono di secondaria importanza.
 

Il secondo ambiente, attiguo al precedente, ad ovest di esso per l’esattezza, presenta una composizione musiva più complessa: nei 4 angoli del pavimento sono raffigurati altrettanti 4 crateri con la bocca ricolma di frutti da cui si dipartono festoni di alloro che incontrandosi inquadrano nella parte centrale del pavimento una formella quasi del tutto perduta, e delimitano 4 zone semicircolari contenenti altre 4 formelle rettangolari con scene figurate. Esse sono contornate da una fascia a onda sovrastata da un motivo a conchiglia. Il tutto è perimetrato da un motivo a onda e a fiori di loto. Questa composizione inquadra perfettamente le scene simmetriche raffiguranti un satiro e una menade presso un’ara in atto di danza, rese su un fondo bianco.ianco.
 

Il terzo ambiente sul lato nord del portico attiguo al precedente e ad ovest di esso, presenta scene di caccia contornate da una fascia perimetrale con rappresentazioni di volatili, animali acquatici e svastiche. Le scene del racconto sono distribuite asimmetricamente e tenute insieme da elementi naturali quali rocce, vegetazione e acque. Solo la scena del banchetto si estende su tutta la parte più bassa del campo musivo figurato. Nella parte alta figure di cacciatori alcune stanti, altre in azione, impegnate nella cattura delle fiere dirette verso una gabbia dove una figura accosciata tiene aperto il portello per favorirne l’accesso. Al di sotto di questa raffigurazione la zona centrale è dominata dalla scena di un cacciatore che vibra un colpo d lancia contro un leone cui soggiace il corpo sanguinante di una gazzella. Nella zona sottostante a destra il passaggio in una palude di un carro che trasporta belve catturate; il carro è accompagnato da un cavaliere, da servi e cani; a terra uno dei tre personaggi paludati impugna un bastone simbolo di comando. Segue la spettacolare figura femminile centralmente posta su un trono di rocce e incorniciata da fronde d’albero. La figura di evidente valore simbolico rappresenta l’Africa (come nel mosaico della Grande Caccia a Piazza Armerina); danneggiata su tutta la parte centrale presenta integro solo il volto con lo sguardo rivolto verso un cacciatore che enorme che soggiace all’assalto di una tigre, mentre un cavaliere tenta di colpire la belva dopo che essa ha già azzannato lo scudo del ferito. La scena del banchetto all‘aperto, quella che come accennato in precedenzaoccupa la parte bassa del mosaico, si compone di 3 momenti salienti. Dall’estremità sinistra si osserva l’affaccendarsi dei servi atti all’apprestamento delle portate e al servire; la rappresentazione di 6 commensali al di sotto di una tenda di alberi e infine un gruppo di cavalli che si riposano dopo la caccia.
 
In generale, tutti i mosaici della villa del tellaro sono riconducibili a maestranze operanti nei grandi centri dell’Africa settentrionale tra il III° e il IV° sec.d.C.: la policromia, gli elementi decorativi, il movimento delle scene mai cristallizzato ma reso sempre vivo.Da non sottovalutare inoltre la componente figurativa romana (come accennato in precedenza) rilevabile nelle figure dei banchettanti che riportano all’iconografia imperiale tra il 337 e il 360 d.C. e alle rappresentazioni dell’arco di Costantino.
 
 

Tratto da “I Mosaici del Tellaro“
Lusso e cultura nel Sud-Est della Sicilia di  G.Voza

 

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