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20 luglio 2014
Terna avanzamento piano di sviluppo Stazione 220 kV NOTO
Stazione 220 kV Noto
anno: da definire
Disegno: Stazione 220 kV Noto
L’area compresa tra le province di Ragusa e Siracus
a
è alimentata esclusivamente da una lunga direttrice
a 150 kV alla quale sono collegate numerose cabine
primarie. Tale dorsale è pertanto soggetta a transi
ti
elevati di potenza, con elevato rischio di
disalimentazione dei carichi in caso di fuori servi
zio
accidentale di un tratto di linea.
Al fine di consentire una maggiore qualità e
continuità del servizio è prevista la realizzazione
di
una nuova stazione elettrica 220/150 kV nell’area
ad ovest di Ragusa, realizzata in classe 380 kV,
esercita a 220 kV. La nuova SE sarà collegata in
entra – esce ad una delle due terne della linea
220 kV in d.t. “Melilli – Ragusa”. Alla nuova stazi
one
di trasformazione sarà raccordato in entra – esce
l’elettrodotto a 150 kV “Rosolini – Pachino”
favorendo l’iniezione di potenza sulla rete AT
presente nell’area compresa tra Melilli e Ragusa.
Al fine di garantire il pieno sfruttamento della
direttrice a 150 kV compresa tra le SE 220 kV di
Melilli e Ragusa, e rimuovere i vincoli di trasport
o
degli attuali collegamenti, saranno ricostruiti gli
elettrodotti a 150 kV “Ragusa all. – Pozzallo”,
“Pozzallo – Rosolini”, “Rosolini – Pachino”, ”Pachi
no
– Noto”, “Noto – Cassibile”, “Cassibile – Siracusa
1”,
“Siracusa 1 – Melilli”, incrementando la sicurezza
di
esercizio e la qualità del servizio. Per consentire
il
superamento dell‘attuale derivazione rigida
“Ragusa – Pozzallo – der. Ragusa 2”, il tratto a
150 kV “Ragusa – Ragusa all.” sarà ricostruito in d
.t.,
ottenendo i collegamenti diretti “Ragusa – Ragusa
2” e “Ragusa – Pozzallo”.
Infine sarà realizzato il nuovo collegamento a
150 kV “CP Siracusa Est - Siracusa 1” e sarà demoli
to
il tratto di elettrodotto 150 kV “Siracusa N. -
Siracusa FS All.”.
Stato di avanzamento:
Si sono conclusi i lavori per
la realizzazione delle linee 150 kV “Siracusa N. –
Siracusa E.” e “CP Siracusa Est - Siracusa 1” e
demolizione del tratto di elettrodotto 150 kV
“Siracusa N. - Siracusa FS allacciamento”.


Fonte :http://www.terna.it/LinkClick.aspx?fileticket=VGNTPCIjLG4%3D&tabid=6345





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CULTURA
18 luglio 2014
Prof Paolo Revelli L'ISOLOTTO DI CAPO PÀSSERO E IL BRADISISMO DELLA COSTA SICILIANA


PAOLO REVELLI L'ISOLOTTO DI CAPO PÀSSERO E IL BRADISISMO DELLA COSTA SICILIANA 1. Chi voglia identificare in una determinata sporgenza della cuspide sciroccale della Sicilia il Capo Pàssero si ac- cinge ad un' impresa vana, quando, facendo interamente astrazione dall'onomastica delle carte, ufficiali e non uf- ficiali, consideri come unica base della identificazione in di- scorso le presenti denominazioni locali. I pescatori di Porto Palo chiamano presentemente ìsula di Capu Pàssaru V isolotto che sorge a levante della fra- zione da essi abitata (1); ma, interrogati quale sia precisa- (1) Porto Palo, detta dagli indigeui Terra iHìhìle, v una delle 4 fni- zioui del Connine di Pacchino, nel eiroondario di Noto; e»Ha conti» nel 1901 una popol. re**, di 980 ab. (hu un totale di 12.473 (*ontati nel eoni.). È noto che il Imrgo di Pachino fu fondato nel 1758 da (raetano Starrabba Alagona, che ne ebl>e il po88e88o «'ol titolo di contea : un cenno intorno a<l eH8o «i cer<;a, in vano, nel Lexicon fopographicinn Sicalum di Vito Amico k Statklla (la 1* edizione, palermitana, è del 1757; la 2'', cata- ne«e, è del 1759-60), ma non in vano nella traduzione italisina di qiWi- Ht' opera, curata da Gioacchino Di Marzo (Palermo, 1855-6, 2 volumi: cfr. n, ]>. 289-240). XeUa Coniuiuile di Palermo 8i conwTvano manoscritte le notizie «ul comune inviate al Di Marzo nel 1855 (Lett. di Paolo Campisi, datiita da Pachino, il 30 marzo 1855: nel voi. 8exii. Qq. G. 97) e le notizie date nulla chiesa di P. dal jmrroi'o Anton Maria Tki>k.hchi il 2 die. 1794 (Mftcr. a' se^ni Q(|. F. 217, f. 220). LMntero Comune di Pachino (G. Dì Vita, Jh'zioiKirlo Geoijrafico dei CowiHti delia Siciiiay Palermo, Pnmitù, 1906; p. 172) è «tato, dal R. Decreto X. 118 in data 19 nnirzo 1903, dichiarato roim nnilarica. Noto che non «i «'onBerva alcuna rapprcHentazione >fnitica, non recente, deir isolotto di C. Pàssero né nell'archivio del Municipio di PiJchino, uè in quello dell' Amministnizione Starmbba Di Kudinì. - 50 - mente la « punta > chiamata Capo Pàssero, rispondono che il nome in questione non si applica a indicare alcuna « punta » (1) determinata deir isolotto (« individuato > da un minuscolo stretto), o della contrapposta zona costiera - la quate assume il nome di cwoddw (collo), nome che ha avuto in origine, probabilmente, valore di istmoy e che, come ve- dremo, già appare in un documento del 1573. Interrogati intorno al nome da essi assegnato iilTestre- mità NE deir isolotto (estremità a cui lo carte ufficiali as- segnano il nome di C. Pàssero) (2), rispondono : Punta Sgo- lerà, cosi come dicono di chiamare thinla Linguarda Testre- mità SO dell'isolotto (la quale nelle carte ufficiali non porta nome). 2. Il fatto non è singolare per chi abbia avuto T occa- sione di notare — come già Claudio Mario Arezzo o Arezio nella prima metà del secolo XVI (3) — che pescatori e marinai danno solitamente il nome di capo, non propria- mente ad una « punta », che viene nettamente precisata, per l'uomo non indotto, dal nome che essa riceve sulla carta, ma, generalmente, a tutta una « sporgenza », che può con- tare parecchie punte > . Ma esso merita di essere qui ricor- dato, a definitiva conferma della supposizione che per gli scrittori del periodo greco-romano (i quali non dovevano in simili casi, non diversamente da quanto avviene tuttora ai nostri lavoratori del mare, provare il bisogno di una iden- tificazione strettamente rigorosa, bisogno che è sentito dal moderno uomo di mare avvezzo all' uso delle carte) il nome Pachino, a cui doveva poi, almeno fin dal secolo XIV, so- (1) Erroneo è quanto si le^K** nel Dizion. deU' Amati (V. p. 986): « Passero o Passaro. Piccola isola.... iM>sta 2 chilometri a scirocco del eapo deUo stesso nome. » (2) Qnadr. Tir o di S del f. 277, scala di 1 : 50.000, ed. del 1885 (levata, eseguite nel 1867 e 1868), e f. 277, scala di 1 : 75.000 della Carta d* Italia (ed. 1898). Tra le carte delPIst. Idrografico della R. Marina, V. Ancoraggi di C. Passero. (3) « omne promontori uni Caput nautae vocant » (De sita insulae Siciliae lihellìts, V. il nostro Saggio di bibl. rag, d^ un Com. sic. di pross. pubbl.), nel voi. I, col. 1, C, del Thes, ant, et hist. Sic. — 67 — stituirsi il nome presente di Pàssero, non indicò nel mas- simo numero dei casi una « punta > determinata, ma bensì tutta la penisola, la cui base decorre lungo la linea che imisce il presente porto di Marzamemi {Mars-el-Hamam, il porto di Hamàm) (1), con il capo del Castello (ii CasUeAdu; Castelluzzo, nelle carte ufficiali), a SE della Salina della Marea (2). 3. L'importanza che ha nella tradizione letteraria il Pachino è tale che giustificherebbe da sola una breve nota in cui si raccogliesse quanto fu scritto al riguardo di esso (3). Ma a giustificare la ragione d'essere della breve nota pre- sente intervengono ancora due fatti : noi non troviamo ac- cenno alcuno al presente isolotto di Capo Pàssero ne negli scrittori del periodo greco-romano, né nei documenti del pe- riodo medievale (e già da tempo Teobaldo Fischer notò che « V isola > non è rappresentata nelle nostre carte nauti- che medievali): le osservazioni da me eseguite sul luogo nel marzo del 1906, e particolarmente P osservazione di ruderi dì opere murarie, che risalgono almeno al periodo bizantino, giacenti anche sotto il i>resente livello del mare lungo il tratto costiero della Sicilia contrapposto all'isolotto in que- stione, permettono, col sussidio che ci viene offerto dai dati (1) 4c L' /*.... Kparirtiu'.... in»l iionu* topografico Mai*8-i4-Hainàin, dive- nuto Marzainemi » (>[. Amaki, Storia dei mnitulm, di *S/V., Voi. Ili, jiai^ 2*, pp. 881). (2) Il nonio Castelliizzo appare anche neUa ciirt^i al 500.000 (f. 34) deU'lBt. GeogT. Mil. — Valore k*-!^*'^*'^^ di 4c gporgenza > va dato alla parola « punta » che ricorre nella vei-sione italiana della nota opera di T. Fiw^HER : « La pnnta di Kcirocco dell' isola è formata dal CaiK) Pas- sero, di fronte al qnale sor^e nna isoletta r<K»ciofta d' e/i^nal nome * {La penUol^ italiaim, Saff(fi<p di varoff rafia Hcientifi<;a, Torino, Un. Tip. Ed. 1902; Cfr. p. 319). (3) Nella nota Alltfemeine Kncyclopadie der WisHeinfchnft luid Kilnftte, di J. 8. Er^sch e J. G. Ghuber, pubb. a Lipnia nel 1818, e anni se/j^uenti, (in 4**), è nn articolo wn C, Pansaro (Sez. Ili, Voi. Ili) di Heyman. Per irli au'cenni al Pachimi negli scrittori greci e latini, cfr. Alb. Forbigek, Handbuch d, alien Geoffraphie aiM den Qiiellen henrbeitetj Leipzig, Meyer (3 volL in 8"; 1844-S), HI, p. 782. — Per notizie varie sul Pachino, cfr. G. M. CoLiJMBA, / porti delta Sicilia, p. 12, 124-5 (v. oltre). — 58 — dovuti ai corografi siciliani del cinquecento, di fissare ap- prossimativamente il tempo in cui l'isolotto si è «indivi- duato », e di portare un contributo alla questione del bra- disismo (presa la parola in senso lato, o etimologico) della costa siciliana. Premetto, prima di venire a particolari in proposito (sui quali richiamai l'attenzione dei convenuti al Congresso Geo- grafico Nazionale di Venezia), un cenno sommario sulle fjondizioni presenti dell'isolotto di Capo Pàssero. 4. L'isolotto di Capo Pàssero, nella cui parte di NE sorge presentemente una torre circolare bianca con un faro (a luce intermittente bianca, con splendori rossi), a cui si assegnano ufficialmente le coordinate: 36** 41' 13" lat. N, 15^ 9' 12" long. E da Gr. (e quindi 2' 41' 59" long. E da Mt. Mario), m. 38,8 (altitudine della fiamma) (1 ), ha un'area di Km^ 0,0033 e un orlo costiero, assai frastagliato, di Km. 2,875. Essa presenta, approssimativamente, se si fa astrazione dai due piccoli seni della sua costa settentrionale (a E della Posta T.) e meridionale (a E della punta dello Scoglietto)j la figura di una pera, il cui picciuolo è rappre- sentato dalla penisoletta in miniatura che termina a S colla Punta Linguarda. È diviso dal restante dell'isola di Sicilia, di cui deve essere considerato come parte, da un piccolo ca- • naie che presenta una larghezza minima di circa 250 m., e la cui profondità massima (variabile, essendo il sottosuolo marino costituito da sabbia) era nel marzo 1906 di m. 1,40, ed è talvolta, nell'inverno, quando il livello delle acque ma- rine è più basso, tale du permettere la traversata a guado. L'isolotto è costituito prevalentemente di calcare bianco ip- puritico (turoniano — rappresentato in Sicilia da aree relati- (1) Elenco dei fari e fanali,,,, Genova, I»t. Idro^r., 1906, p. 152-3. — Un» detonili nazione antecedente as^e^nò al Faro 36'' 41' 10" di lat. N, e 15" 8' 52 " lon^. E (V. a<l eR., V Elenco.... del 1883: ntW Index GevfjraphicuH heinif a list alphabetieally arramjed of the princtpal plaees an the globe.... and their latitudes and longitudetf, edito da W. Black wooD AND 8., Edinb. and London, 1864 (pp. 676 in 4" ^^1.: (.fi-, p. 455) gi i». He^iano al C. Pa^mro le coordinate: 36" 42' N; 15" 8' E. - 59 ~ Tamente assai scarse), coperto da calcare eocenico, e in al- cuni tratti, e specialmente lungo la costa meridionale, da sabbie recenti (che dalla Punta Litìguarda allo Scoglietto si alliueano in piccole dune), e sovrapposto forse intera- mente a basalti, di età discussa, che sorgono dui mare (1). L'isolotto — che raggiunge nella sua parte di NE la quota di m. 22 — è, nel suo insieme, un piano ondulato, inclinato leggermente da ENE a OSO, nella direzione del suo asse maggiore, lungo Km. 1,2: la pendenza della sua scarpa sottomarina, lieve verso mezzogiorno, si fa più no- tevole verso settentrione, e verso occidente, dove il pre detto canale, che divide l'isolotto dal restante dell'isola di Sicilia, raggiunge nella « fossa », a 30 m. dalla riva del- (1) Nel f. 277 della Carta f/eoloffica <1eir in, dì Sic, alla ncala di 1: 100.000 r isolotto di C. Pùnsero appare prevalenteiiieiite eoKtitnito di calcare bianco ippuritico (tiiroiiiaiio); il recente (che hì oHHerva Inn^o il contropi>oHto orlo di l)2i8alti) è rappresentato nelP estreniitaY SO del- r isolotto. Dei « biuuilti di C. Passero », che sono forse i pih antichi del- Pisola di Sicilia, e affiorano, come è noto, nel Cozzo dì Santa Maria (m. 40; a 8 E del Iwrgo di Pachino) e nei dintorni di esso, cosi scrive il Baldacci, il qnale inclina a crederli coevi a qnelli sottostanti al- rippuritie4> e all'eocene inferiore a<l K dì Sinwnsji: « Benché varii antori BÌeno d^ opinione che qnei basiilti s(»no d'epoca assai |K>steriore airTp]»nri- tieo e che questo venne da essi sollevato, s(*nibra assai improbabile* che una serie di strati calcarei di api>ena SO metri di potenza, avente una lunghezza di più che 5 chilometri e una lar^^hezza tdl 2, i>ossa essere gtata «taccata e sollevata dai sottostanti strati con tanta regohirità da una intrusione basaltica senzai dislo<'amenti. rotture, ecc. Dopo avere vi- sitata quella regione e basandomi anche sulF opinione dell' ing. Trava- vnglia, che ha rilevata geologicamente In regione del CaiK» Pachino, crwlo assai probabile che i basalti siano anteriori all' Ippuritico e che anzi la loro superfìcie sia stata per lungo tempo soggetta all'azione delle onde che la hanno regolarizzata prima che vi si fonnasse sopra il bancM) di ippnriti. » (Descr, geol, delV in, di Sic, p. 123 cfr. aiu'he p. 124. V. an- che quanto è detto del TuroniaiM < in strati i)erfettamente regolari <to- perti del calcare eocenico al CaiK> Passero.... }ip]>oggiato su una gninde massa di Imsalti che sorge regolanuente dal nmre », a pag. 78). Dei « Imssilti di C. Passero » tratta — unitamente a quelli della Motta e di Militello — una not^i del Di Giacomo, nel 1 voi. degli * Atti dell' Ac- nidemia Gioenia di Catania. » — GO — r isolotto, la quota massima di circa 3,60 (lo scandaglio da me eseguito, sul fondo roccioso della Fossa, mi diede per risultato m. 3,63). L'isolotto presenta un aspetto decisamente arido nella sua sezione meridionale, aspetto che viene modificato nella parte centralo e settentrionale da una fitta vegetazione di palme nane {Chanuerops humilis\ di « asparagi neri » e di « finocchi marini ». Relativamente numerosi sono in essa i conigli selvatici. Neir isolotto non vi ha che una sola abitazione: il piccolo forte, di tinta giallastra, dominato nella sua parte di NE da una torre circolare bianca alta 19,2 m. sul suolo; a SO del piccolo forte, costruito nella prima metà del secolo XVII, e di cui noi possiamo rico- struire la storia (1), si osservano rovine di altre costruzioni che vanno, almeno in gran parte se pure non interamente, riferite alla torre di guardia o alle torri di guardia che (1) Sul paviiiit^uto deUa Chiesii aniienga al fortino si le^j^e la k«* quelite iacrizione fiiuebre: Qm tjUiee In stig^norn Bonolia \ esposa dello al fere Jvan \ ìw Joseph Navarro a Vili di \ Giennaro del M T) C L, Un'iscrizione parietale (0, 54 X ^t *>1) *lit-«^: Qttesta chiesa non <jo \ de della immunità eccle \ siasticn in forza di breve \ apostolico di Be nedetto XIV \ spedito a V vmrzo 1753 retjnan \ di} Carlo Borhoì^ re de- \ Ile Sicilie essendo Viceré \ Capitan (venerale di \ questo B^gno il lìnea di \ Lavief tulle e GoveriM \ dorè di questa Fortezza \ il Cap, IK Gilles, Jivcoh^ aniM ITfhH, Lt» mura e.^terne del fortino presentano uno spesHore che varia da lu. 2,08 a ui. 2,13. A carte 169 v. del m»cr. couftervato ai se^ni Qq, D. 82 della Comunale di Palermo, una nota, che è probabilmente di mano di Francesco Negko, a<!cenna alla costru- zione della fortezza, avvenuta 70 anni prima — il che farebln» asse- f^are la costruzione del fortino a uno dei primi decenni del secolo XVII. — Nella Belatioite hiMorioffrafi^a sul litorale siculo dettata nel 1714 dal Castel Alfiere, Colonnello di artiglieria, per ordine di re Vittorio Ame- deo (V. il nostro Saggio di hibli4}gr, ra^ionaia di un Coni, sicil,, e una nostra nota, pure di prossima pubblicazione : Vittorio Amedeo li e lo studio dHle condizioni geografiche dMa Sicilia) si acc'eiina alla « torre.... o sij Ciwtello assjù fjrande e forte, munita di due cannoni di metallo e (|uattro di ferro, e custmliti da uomini di giuirdia et un Castellano » (p. 54). Ma l' impor- tAUza del « Castello » appare specialmente, da qiuinto scrisse nel 1713, in una relazione che. al pari della precedente si conserva inedita nel — r»i — sappiamo essere state rifatte nella seconda metà del cin- quecento (1). Né è, evidentemente, destituita di fondamento Tipotesi che scavi eseguiti in quest' isolotto (che ha dovuto avere, per la sua posizione geografica, una notevole impor- tanza anche nel periodo preellenico, quando costituiva, giusta il nostro avviso, Testremità della più tipica penisoletta della cuspide sciroccale della Sicilia) porterebbero, probabilmente, alla luce dati importanti sotto l'aspetto archeologico, e forse anche sotto quello paletnologi co. Quale possa essere stata la funzione antropica del pre- sente isolotto (presso cui naufragava, nel 255 av. Cr., Tar- mata romana, reduce dalla costa africana, dopo la libera- zione del presidio di Clupca, e presso cui T 11 agosto del 1718, Tarmata inglese rompeva quella spagnuola), appare a ehi considera la funzione che esso esercita tuttora, per mezzo R. Archivio di Stato di Torino : Sicilia, Iiiveiit. 1", Catc^. 8% marzo 1") il capitauo Giiiftepiw Gari di Taonuiiia. « Capo PiiHwiro. DiHtante di 8era^o8a gensanta mip:lia, «opni la punta di detto Capo vi è un Cartello con mio iK>nte ta|?liat(», sini strada copcrtji cinta di palizzata, con dieci pezzi di artìpflieria, che difendtnio al mare come ancora la campajufna, presidiato da Spa^ioli, il Castellano D. Francesco Carta Tniraro (f) di Palermo, presidiato da venticin<iue soldati, capace di centoventi sol- dati. > (Trattato delle piazze d^ armi, e fortezze del liegìw di Sicilia,,,,), Dal volume liilancij e Spotfli Azienda militare in Sicilia, conservato nel R. Archivio di Stato di Torino (Sicilia, Inventario TI, (-at. 1% mazzo T\ N. 4) rilevo che la 7'orre e il Farle di Capo Pa^aaro costi- tuivano, verso hi fine del dominio savoino, uno dei 33 presidii dell'isola, per il quale eni necessaria una spesa annua di 1000-1300 scudi, corri- spondente, approssimativamente, alla 50** parte della s^M^ìsa totale \wr fortificazioni e presidi. — Il faro presente fu eretto nel 1871. (1) È da notarsi che la tiirri di capo paffsaro, di cui parla un docu- mento del 7 ^ebhr. 1573 pubblicato da S. Salomone Marino (« Archivio Stor. Sic. », 1897, p. 217 e se/LCK»)» ^ <^" identificarsi nella ]>resente di- ruta Torre del faro, che dominava la spiaggia Morchella, V ac(iua delh^ Palombe e la tonnara. Essa giace a 2,5. OXN dal Castello che sorge nell'isolotto, e a levante della « contrada Caìtina »: ora, nel predetto documento, si dice espressamente che « la mandra seu paglaro di la caithina » è « distanti di la turri di (*apo piunsaro circa miglia uno ». L'identificazione da noi proposta ha i>er base quanto scrivono nel sec. XVI il Fazello e il Camilliani. — 62 — del suo importante Faro (1): a chi considem che fin dai tempi protoistoricì la posizione geografica di questo esiguo tratto di terra ne fece una vedetta, una stazione di guardia, su cui potè anche essere particolarmente fissata l'attenzione dei primi abitatori, dei primi coloni, dall' affluire dei tonni nei suoi paraggi (2). 5. Il nome Pachino (llàjjyvo^, Pachynus, Pachynum) è considerato, come è noto, essere di origine fenicia, e viene fatto derivare dalla voce Bachun, Pachum che ha valore di guardia; cosi si ammette generalmente che nell'isolotto o ne' suoi immediati dintorni sia sorta una stazione fenicia (3): una di quelle numerose stazioni disseminate nelle isolette (1) Per dati storici, efr. Diodoro Siculo. XXIII, 18, 1; XXIV, 1, 8. 11 Faro fìt C. Pùnsero (diottrico, di S'^ ci.) è a 1 fìamina, a luce inter- mittente Inanca con splendori rossi, con intervallo fra splendori ed eclissi di r 34", con portata (in condizioni medie di trasparenza del- l'atmosfera) di 14 nd^lia marine, con splendore di 3", eclisse parziale di 16", durata della luce fìssa 59" : illumina un settore di 272**, fra 381** e 243", per N. (Elenco dei fari e fnìmli,..,^ Genova, Ist. Tdro^r., 1906, p. 152-3). A meno di 2 km. 080 dal Faro di Capo Passero sorge ora l'im- portante faro di Cozzo Spadaro (sorto nel 1864; rifatto nel 1901 : diot- tr. di 1*^ ci., la cui luce rji|ErKÌ« Ji "i. 82,7 con una portata di 23,8 miglia. Stazione meteorologica. Presso è, dal 1870, il Sema/aro — dove è sorta la prinni stazione radiotelegratìca della »Sicilia). (2) La piccola tonnani di C. Piassero. « tonnarella assai fertile, calata.... di <'orsa e ritorno all'angolo di Pachino, col pieile sull'isolotto omonimo, la coda diretta a levante, il foratico a libeccio », e che noi sappiamo es- sere stata concessji nel 1726 alla famiglia Rao, è una delle recenti e meno import4inti tonnare della Sicilia. Ma a meno di 6 km. N da essa è la tonnara di Marzamemi « la migliore tonnara di ritomo nel Regno. » {Atti dMa Comm, Heale per le Tomuire, Roma, Min. Agr., Ind. e Com- mercio, 1889, Relaz. del prof. Pietro Pave.si: cfr. p. 54 e 53). (3) A. HoLM, Starla dMa Sicilia nelV antichità, I, p. 186 (I, 82, del- l' ediz. orig. ted.): « Pachum vuol dir guardia, e tale era il promontorio sotto doppio as)M*tto. Anzitutto di qui si potevan guardare le navi che si avvicinavano, le q\u\\i nella navigazione verso occidente, toccavano la Sicilia per la prima volta in questo luogo, e trovavano un porto si- curo per un certo tempo, fossc^ anche solo per prendere acqua fresca; inoltre (questo punto a motivo della i>esca del tonno che molto vi si — 65 — e nelle penisolette della costa siciliana che furono poi ab- bandonate quando r elemento fenicio si raccolse tutto, come rigulta da un notissimo passo di Tucidide, in tre stazioni della Sicilia occidentale : Solunto, Panormo e Mozia (nel- l'isolotto di S. Pantaleo). Quantunque resistenza d'una stazione fenicia nelP iso- lotto di C. Pàssero o nei dintorni di esso non risulti dimo- strata da qualche iscrizione fenicia, da qualche rudero, essa è da riguardarsi come probabile, essendo affermala da una tradizione antica con cui si accorda il criterio etimologico. Cosi mentre nel 1898 Paolo Orsi, T illustratore ben noto della civiltà dei Siculi [Sicani-Siculi], esplorava nella re- gione pachinese due stazioni preistoriche e una necropoli sieula e rinveniva, presso Porto Palo, numerose monete ro- mane e ruderi d'una chiesa bizantina, senza incontrare resti di costruzioni greche- (1), egli, meno di dieci anni dopo, rinveniva nella regione pachinese tracce non dubbie di una stazione del periodo siculo-greco, di una stazione ellenica, forse di età tarda (non posteriore alla fine del sec. V), ma assai probabilmente importante. E la scoperta avveniva « in contrada Burgio, un cinque chilometri a ponente [del borgo] di Pachino, in un terreno archeologicamente sconosciuto, che ha dato sepolcri greci e ruderi di età tarda, e dove non pare improbabile s'abbia a collocare la tanto controversa Casmena » (2). — La contrada Burgio è a 10 Km. NO dal- l'isolotto. CHercitJiva, eni Heiizu dubbio fornito d' una torre di guardia, e di qui si doveva dare il se^fuale deU' arrivo deHc whiere dei tonni nii/^ratori. Quenta pe«ea offriva ai Fenici un importante articolo di commercio. » L' Egli {Nom, Geogr,, Ltiipzig, 18i)3 : cfr. p. 6f<li) seguendo il Moveus ri- ferisce il nome a bachun = guardia. (1) Cfr. Nothie d. Hcavf, 189S, p. 85-«. (2) P. Orsi, Diie tenie di r fi ieri fuit-ebri attici riiireniite in Sicilia, in « Miwellanea Salinas », Palermo, 1907 (]). 25-135), p. 30. (Nella con- trada Biirf/io, che è t^igliata dalla strada che da Pachino va a Spjic- cafonio, e trovasi a circa 10 km. Nf) dall' isoletta di C. Pàssero, alcuni cont-adini riuv(;nnero casualmente un ritratto funebre d'uomo [cui. 25] a rilievo i>iatto scolpito in marmo greco a grana lìnissinm — che I'Oksi - 64 — E ad attestare la presenza delF elemento ellenico nei dintorni di quest'ultimo può anche essere ricordata la leg^ gendn relativa al cenotafio eretto a Ecuba sul « promon- torio » Pachino (1). E diciamo « promontorio Pachino », volendo con questa denominazione comune agli scrittori la- tini indicare T intera penisola la cui base decorre, come già fu detto, lungo la linea che unisce il presente porto di Marzamemi con il capo del Castello {Casielluccio, nelle carte ufficiali). Al quale proposito gioverà aggiungere im- mediatamente che nei versi di Virgilio (2) e di Clau- di ano (3), e più precisamente nelle parole mela e caput, io non ravviso, come fa il CI u ver io (4), un accenno ad un < eminens et sublime.... saxum », ma bensì un accenno evi- dentissimo alla caratteristica prima del Pachino: quella di avere una meta, un caput importantissimo da girare o, come crede anteriore al iHM-iodo 415-413). Nella stessa conirada, e nelUi loca- lità Prenta, fu rinvenuto, «luattro anni or Bono, un riimsti^lio di 30 kg. di monete di bronzo (in niaHAinia parte di Grerone II), riiK>8tiglio che è coevo a (piello iiuportantinsinio di Gir^enti (60.000 monete di Grerone II, conservate in un'anfora). — V. « Notizie de^li «cavi », pubbl. dalla R. Accad. dei Lincei, 1903, p. 429. Nella Htessa contrada lUirg^io^ e più precisamente nelle località Fontanelle, Anticaglia, 8, Bamle, l'Oitfi rin- venne « molteplici ruderi di ba^ga età, e perftino delle piccole cata- combe », e una « ^iarra colossale » in una vasta necropoli giacente nelle terre dei sigg. Bruno Mormina di Spaccaforno (Notìzie degli 8cavij 1905, p. 427). (1) Una leggenda fa erigere da Odisseo un cenotafio a Ecuba (Tzbtzk, cit. dal Cluvekio) e un tempietto a Ecate. Ricordiamo che la localiz- zazione delle leggende omeriche nella parte NE della Sicilia è stabilita nel secolo V av. Cr. (2) « .... proiectaque saxa Pachini-Rjidimus.... {Eneide, III,. 699-700: ed. Tubner, cur. da 0. Ribbkck, Lipsia, 1895). — Praestat Trinacrii metas lustrare Pachyni » (AW/r/f, III, 429: la stessa ed.). (3) « Caput inde Pachyni — Respicit Jonias protentis rupibus ora» » {J)e raptu ProHerplnae, I, 146-7). Ma la lezione ora seguita (L. Autaud, ed. Lemaire, Parigi, 1824; J. Koch, ed. Tubner, Lipsia, 1893) è diversa: « Resi)uit Joniai^ pra?tentis rupibus iras ». (4) € Utrunuiue poetam eminens et sublime intellexisse promontorii saxum, non vero praeru])tum eius et altum sub maris fluctibus litus patet e vocabulis, meta et caput,.,, » (Sicilia ant,, in Thett, ant,.„ T, 91, D.). Volume onor. Dalla Vedova Tav. VI ^ < (iMÌGiTirri^C.R) ^ /?^ Acifu^ def/a Pa/ombe Tonnara ^,0apO P^SSero Pt'de//oScoq//eito O tv.'.'-'.'.y o O ift^ Scog/to de/ Ma/tese P^Linguarda <W> Pf' Pizzuta Seno Porto Pa\o Pt* di Porto P3/0 L' Isolotto di Capo Pàssero e le sue immediate adiacenze Schizzo allascala di 1:25000 (Da/ quadr.in de/ f^27'7de//a Carta d /ta//a . coi9 ag^fuffte di F. H.) rrx] Dune -Cò- si dii'ebbe con piirola non italiana: da doppiavi'. E nessuna delle sporgenze della cuspide sciroccale della Sicilia poteva presentare a tale riguardo una caratteristica che fosse cosi q>iecata come quella del presento isolotto di Capo Pàs- sero, da cui ei'a naturale che facessero cominciare la costa meridionale della Sicilia quei Greci nelle <rui determina- zioni astronomiche e nello cui rappresentazioni cartografiche il Pachino appare, non come Testremità meridionale della Si- cilia (che, per il singolarissimo spostamento fatto subire allo schema triangolare dell'Isola, ò rappresentata dal Lilibeo)(l ), ma come Testremità orientale di essa. Questa considerazione, il cui valore appare più grande all' osservatore posto nel- r isolotto in questione, e, sopratutto, la considerazione re- lativa alla indeterminatezza del nome Pachino o C Pàssero, ci spiegano come, anche dopo le rigorose determinazioni della triangolazione, si sia per qualche tempo (finché (ini do Cora e Giovanni Marinelli (2) non sorsero a far cor- reggere quello che, premessa V identificazione del ('apo Pàs- sero nella pmita NP] dell'isolotto in questione, diveniva in- negabilmente un errore) seguitato ad affermare dai geografi che € il Capo Pàssero è l'estremità meridionale della Sicilia ^ — mentre anche la semplice osservazione diretta dice im- mediatamente a chi esplora dal nostro isolotto che Visoletla delle Coì^eìiti (3) — la vera estremità meridionale dell' isohi di Sicilia — giace più a mezzogiorno di quello. Quando questo nome di C. Pàssero sia sorto, noi non pos- (l) (i. J). Vita, Lo m'heuia triamjolare e la poni : init^e tf fot/ rajiva tielia Sicilia tteroiKÌo i fjeotfrafì v rarf offra fi aH-ticIn <ìa Sfra botte HÌtt<t a (ìiavottio ihmtaldo^ in «Atti del V Coii^r. It„ > K, p. 1TA-H\\, - Kiroido parti- <^l:iriiioiit4* il iKisMMii mi Stuaiìonk citii, si c|iH*sto rii^iianh», P<>sii>omo: libwi VI, <-. [[. p. 220, liiu'c S8-4 ilrireil. Diclot, Paii^n, IS+S (V.. inoltra. Ir ed. NoUKK. Tauiuki'). i'I) V. la !«ota di (i. M. ili *i Atti drl K. Istituto VciiHo », t. VII, MTie Vii, pr ^1- (3) fc li. Itimi rat al ifJartMiiit a al tfiariàt^, Ixola dei (ientiaiii o della C-orrenie^ ili KdkIsì. Il furo vhv sor/^r, dui 1SH5, KuUVHtrciiiità S di (|U(*8tu irtoletta (in ...i t4>rr<* [Mili^oimh;. alta ni. !l,l) v a lun* tÌHMi hiuiica (dÌ4»t - tricofli iV cL), u HI. 1«J con [Nirtiita di miglia S» v settore illiniiinuto di ~ 66 — siamo dire ; ne è possibile per noi lo stabilire se ad esso corri- sponda effettivamente il nome di qariil bùshìnn di Ed ri sì (1). È certo che esso figura in tutte le carte nautiche, che esso è uno dei punti fissi del periplo della Sicilia sulla fine del medio evo (2); noi lo troviamo sotto la forma di C. pasaro, C, passaro, in due carte di Pietro Visconti (Vesconte), della prima metà del trecento, (3) conservate nel Museo Correr di Venezia. Ma in queste carte, come in tutte le successive, fino a quelle della seconda metà del cinquecento, non appare mai, presso questo nome, la rappresentazione d'unMsoletta. In seguito, come già nella carta dell'Agnese del 1554, con- servata nella Marciana, appaiono, presso il C. Pàssero, (pes- sera, nelle carte di Fr. de Cesanis del 1422, conservate nel Museo Correr, e posar in quella del Marti nes del 1566, 224", fra 70" u 2!»4". Esst'iido le sue coordinate: 3H" 38' :%" hit. N; IS"* 4' 47" long. E, esso viene a trovarsi a 2' 31" più a S di quello di Capo Pàssero, e a 4' 25" più ad di esso. È not-o che il Faro deir isoletta delle Correnti è il più meridionale dell'isola di Sicilia, ma non della regione etnografica siciliana e del Regno d' Italia, che è invece rappre- sentato dal Fanale di Tiauipe^iusa, che giace a 35*^ 29' 37" lat. N, e quindi a 1^ 9' 1" più a S di quello dell' J«o/ff delle (hrrentK Ricordo che nella Carie de la Sieile moderìhe, incisa nel 1780 da Giuseppe Pit- ta relli, astigiano, e annc^ssa all'ojKìra (Lettreft »u.r la Sìrile et sur l'Ue de Malthe, Turin, Reyc^^uds, 1782, 2 voli, in 12" con 1 atlante) del Db BoiiCH, l' isoletta è detta: 4c d, e, ovvero Ginsent ». (1) « Punta di Pachino, Pisola di Capo Pàssero f » Si domandano i traiUittori (p. 66: « Di qui [dall'Isola delle Correnti] alla Kann'ar ranbùh [Vigna del Rombo ? oggi Parto Pah] tre miglia. Indi a quartil b. tre miglia »). (2) V. Bei.lio, // periplo della Sic. nel ^fedhevo, in * Arch. Stor. Sic. », N. Serie, anno VI, p. 22-47. (3) r. pasaro, in quella del 1318: cfr. la tav. VI, fìg. 3 del Peripli di A. K. NouDENSK.iòLi) ; 0, paser, nella nota cai'ta catalana del 1375, conservata nella Nazionale di Parigi. Al n. 82 della « Giuliana di tutti i privi legi»»., » annessa alla Velazioìie sui ìim</istrati, offici, eìnolwmenti della Contesi di Modica, dettata verso il 1760, e che si conserva mano- scritta nell'Archivio Grimaldi in Mòdica, trovo: « Concessione della Salina di Capopasstjro che fa l'infante Guglielmo, Conte di Calatafimi e Cristofalo Romano di Messina suo medico, con un cavallo di servizio militare, per privilegio fatto in Augusta a 1** Gennaro 1337, transun- tato per Nicolò Guasperano in Messina a 8 febbraro 1389. » — (]7 — conservata nelPArchivio di Stato di Torino; ma C. pansei^o nella carta del 1529 conservata nello stesso Archivio), una più isolette (nella predetta carta dell'Agnese, due isolette a N del C, Pàssero — mentre nessuna isola è segnata presso il C. Pasaro delFAtlante Agnese, della fine del sec. XVI, con- servato nella Biblioteca Reale di Torino): nella carta di Bar- tolomeo Oliva del 1584 tre isolette, a occidente del C. R, e a notevole distanza da esso; tre isolette, di cui la più meridionale è forse V Isola delle Correnti, nella Carta naut. dell'Adriatico e del Mediterraneo di Matteo Prunes di Maiorca, del 1578, conservata nel Museo Correr ; quattro iso- lette, disposte nel senso delle tre della carta precedente^ nella carta, del sec. XVII, di G. G. Roussin; quattro iso- lette, di cui due a notevole distanza dal tratto costiero de- corrente a NE àeW Isola delle Correnti, nella carta di Pietra Giovanni Prunes di Maiorca del 1651. Ma è ovvio il rilevare che noi non possiamo dare a tali dati un valore assoluto, per l'impossibilità di un' identificazione rigorosa, e sopratutto per il fatto che risulta impossibile il dire se un dato debba essere riferito all' isoletta delle Correnti o al- l'isolotto di C. Pàssero. Limitiamoci quindi a dire che la definitiva rappresentazione dell' isolotto in questione, fatta rigorosamente, non si ha prima della Carta di Sicilia dello Schmettau, della prima metà del sec. XVIII (1719-1721), nella quale carta noi troviamo rappresentato, in piena ri- spondenza alle condizioni presenti, il piccolo stretto {Meìizu Ciwddii, Mezzo Collo) che divide l'isolotto dal restante del- l'isola di Sicilia (1). Ma ciò trova probabilmente la sua (1) Nella ciivtn dello StniMETTAir 6m1., in riduz., del 18(19-10) troviamo se^i^iiati : Forte di (^apo Passero, Porto Palo, Capo Porto di Palo, Pcnis. e ìm. delle Correnti (le isole sono propriamente due, di cui una, la più pif H!ola, è presso la costa, e l'altra — <*he ha un' area circa 4 volte mag jcriore — più al largo, a SSO della precedente. ^eìVAbbo/geo conservato nella Biblioteca Reale di Torino (e che forse s<*rvì air edizione Maktinon del 1818, e quindi alla scorretta ristampa di (t. CtIIts. Ohckl) l'isolotto non ha nome; ma in esso è segnato il CaMel di Capo Pa^fffaro, — Nella carta della Sicilia del Gastaldi (1545) il nomo di Capo pasftaro segna il limite orient. della costa Parto de Palo: a X è una ^Hinisoletta direttji a NNE^ — - (.b — spiegazione nel Tutto che n noi non sono pervenute rappresen- tazioni cartografiche della cuspide sciroccale della Sicilia, eseguite anteriormente, ad una scala tale da permettere la netta « individuazione » dell'isolotto in discorso, poiché le ci- tazioni che seguono provano nel modo piii evidente che verso la metà del cinquecento appariva netta la forma delF attuale isolotto, 0, per essere più esatti, appariva chiara la trasforma- zione della pcnisoletta antica nella « isoletta» presente (1). ti. Claudio Mario Arezzo o Arezio, nella prima metà del cinquecento, scrive: « Pachinus ab aeris crassi tu- bine nomen, nunc Caput Passarum, a Pachyno ipso deductum nomen (omne promontorium Caput nautae vocant). Cuius duo sunt, ad ortum mium, alterum quod ad austrum spectat. Pa- <?hini inter utrumque portus. Ad meridiem Odyssiam, dive Ulissiam Ptolemaeus collocati Cicero Odissea» portum, nos Fortum de Palis voi^amus ». Da queste parole del De situ insulac Siriìùr liheìlus, che noi abbiamo citato dall'edizione principe, fatta dallo Spira, quantunque ci risulti essere assai scorretta, (2) crediamo di potere argomentare che TArezio abbia collocato il Porto tli Pachino (3) fra due penisolette, di cui quella che si dirige verso oriente termina con l'estremità NE (Purità Sgalera nella denominazione indigena; C, Passero nelle earte ufficiali) àe\V isolotto di C. Pàssero, e quella che si dirige verso il S termina con la punta che è detta Ihinta Porto Palo dai paesani, e che non porta nome nelle carte ufficiali. (1) Xrlhi Carta detfit Iftue^rarif tìeila SirUia, <U1 1S2.S (IJtlìrio T<»|»o- «;rjitì<(» «li \a|N>li), lo xtrefio appare niìiiiiiio; nella nota Carta di SivUìa niello Smytii (1S2H) airÌHolotto è asrtc>>:iiata ima liin/ufliexxa meridiana ili 15X0 ni., e allo nfretto una laiT^liez/.a niininia «li 280 ni. \AV Afiimte,... del lietjmt delle due Sivilie di H. Marzolla (1S8X) ò segnato, nello ntreffo, ini isolotto. Nella earta <li Sieilia «lÌHe;^nata nel 1H4H da Fkanckhoo Akan(Mo, rÌH«dotto prende il nome <li /. Ijontfobardo : in enHji è se/i;nat<» il F, (\" Pannavo, (2) MeKHina. 15.S7. — Caput PanHennu, nel I voi. del Then antiq. et Itint. N/c, rol. I, punto V. (8) Il ('LrvKKio serive: « liodii* vnljUfo LonjiTohardiis », in Thett, ani, Sii',, \, 281, V, — fiU — Nel sesto decennio del secolo XVI cosi scrive il Fazello: i Pachynus ex tribus SìcìIìh' promontoriis secundum p. m. post Mariellam {Morffhella delle carte uffieialì) in sublime surgit, ubi statim turrirn | Torre di Fano del quadr. al 50,00); Toì^e Fano della carta al 75.000} habet speculam mari pro- minentem. Unde deinde longe lateque duonim fere milia- rium spatium ad austrum in mare dìfTunditur, ac ibi demum paulisper depressum ad sinistram curvato litore se flectit, et peninsulam effieiens ad orientem procurrit. Cuius quidem peninsula sexcentorum dantaxat passuum circuitum amplexa, tota petrosa, aspera, altisque praerupta est cautibus, isth- munique angustissimum viginti vix passuum habet. Quo fit ut brumali tempore tumescente mari, et fluctibus utrinque sese obviantibus, in insulam plerumque abeat » ( 1 ). E G i u 1 i o Filoteo degli Omodei, verso lo stesso tempo, quasi traducendo il Fazello (2): « Capo Passare, cosi detto quasi ('apo ptìssalo (3) e non vi ti fernmre e non vi essendo buon ridosso (4), non che porto sicuro, è alli marinari in- festissimo e dannoso. La sua forma è che stendesi nel mare alquanto alto circa due buone miglia, avendo sopm una torre per guardia circa T ultima punta, calando e facendosi quasi piano, piegandosi alquanto nella mano sinistra | per chi pro- cede lungo la costa da N a S| come penìsola, la quale raggia poco pia di mezzo miglio, tutta sassosa e piena di coti e grandissime rupi; ed entrando nel mare lascia una parte strettissima, che appena è larga passi 20: laonde spessissimo volte, congiungendosi le onde delPuno e T altro mare, di- ri) 1» /Vr<i, V, I : rt»l. 127, imnfi A— H i\A voi. IV ilfl The*, rtmi. ff kinf. éVr. (*2) Della ivla«ioiif rhr iiit^n*4itW frj> k» «jirrr fli «iiifMti diit' roro- ;rriirt ilella Sieilùi, tmtt4*rò in una not^» di pnwiMiim pnhl4in«ii#fie : fjtf «riM///f fjfoffrafica Miei Homi flopi> l\{re.sio. (8) NVl 161.** il (M 11 ver io avvertirà: Capo di pwmm^rt^, H viiriauli» li<|iiiihi, ptiMmilo (in Then, ftt^t, et hini, Sic,^ 59, l),). (4-) IVr il valore «li ipient^ teriiniit*, v. il nontro CtmlriìmUmìlfi ter- MÌitohMjia ffeoffmfiva Hiritiami, < Kiv. <ie*t>j^r. It. », I-JHÌH, ÌV, — 70 — venta un' isoletta, e si volta verso levante » (1). Da questi due passi del Fazello e deirOmodei risulta che, verso la metà del secolo XVI: V si dava il nome di Pachino o di Capo Passare o Pàssero (2) al tratto costiero compreso fra la Torre del Fano e la Punta di Porto Palo; 2*" si ammetteva V esistenza d' una penisoletta che durante le mareggiate si trasformava in un' isoletta (la quale è indubitatamente l'iso- lotto di C. Pàssero). Occupiamoci brevemente del secondo di questi punti. Dell'esistenza d' una « penisola », che si trasforma tempora- neamente in « isola », ci parlano in termini espliciti, ri- spettivamente nel r e ne) 6** decennio del secolo XVIII, il Massa (3) e l'Amico (4), i quali ebbero presenti le rela- zioni sul litorale siculo dettate negli ultimi due decenni del secolo XVI da Camillo Camilliani. In una di queste relazioni, e precisamente nel codice detto Descrizione della Sicilia (conservato a' segni Qq. D. 188 nella Biblioteca Co- munale di Palermo: servì di base all'edizione fattane dal Di Marzo, nel voi. XXV della sua « Bibl. stor. e lett. di (1) Descriz. (UlUi SklUa, nel v«l. XXTV, \k 2iM» deHa * Bibl. stor. e lett. ci. Sic. » piibbL «lai Di Marzo. (2) Caput panserin del Mau eolico: Oaput pnsmrum del (ti>lzio. 11 Riccioli ^li iiSHcinia *^7" di lat., e SS** di lou^. (mer. dell' is, di Ferro). * (8) « Hor roiuiuriii la Penisola di Capo PanMaro, ed è il famoso pro- montòrio PachifnU'H,,,. Sei mezzo della cennata Penisola sta il ben mu- nito ('a^tello di Cai)o Piissaro; e 8ep:uendo il cammino sul Collo della Penisobi, la quale tiene a fronte lo scoglio del Marcbese [correggi : del Malfece] si pervene alla test^ji di essa, poscia alle cale (M' Ladrone, della Scalilla e della Casnwta^ dove termina il littorale e^l il Collo della Pe- nisobi secondo il detto di più Marinari, quantnnque Carni lliano nel suo Itinerario situi le riferite e le seguenti ('ale con qualche diversità » (11, p. 879: V. pure I, 229). (4) « Un angustissimo istjno di ap[M'na 20 passi viene 'molto alb» spesso coverto nell'inverno dai flutti, ragione per cui Nonnio Dionisio lib. 18 [intendi: Nonxos, Dioniftiache, XIIl, v. 321: cfr. Vìh\. Didot, cur. dal I)K MaUCKLLUS, pag. 119: oì n nòyyji ini'jajTO :r«r/ ifyjó fvrt no^rùvvi] a Im- pella il Pachino mhoIo iiMnlare, e scofflio infialare Licofrone nelPAb^s- sandra. È in <iiiest4i penisola una niunitissima fortezza » (T^if, fopoffra- fico d, Sicilia, v(»rs. di (i. Di Marzo, ff, 289), — 71 — Sic. si parla di « il Pachino Pennisola » (e. 102, r.), e di « un isolotto detto il Passerino, tra la Punta di Longo- bardo e la Cala del Vallonazzo » (e. 98 r), e di una « cala della Sealilla detta anche del Passarino fra la testa del- risola e il Balzo dei Corsari » (e. 101) r). Una prova dell' esi- stenza delP « isolotto » nella seconda metà del secolo XVI potrebbe anche dedursi da una frase del citato documento del 1573, nel quale si parla di una galeotta barbaresca, che sbarca sette <; turchi » alla Pizzuta e quindi va « ad in- canalari lu Capo Passero » per raggiungere l'Acqua delle Palombe (1). E ricordiamo ancora che la Relaiionc insto- riografica..., dettata nel 1714 dal colonnello Castel Alfiere (o Castel lalf ieri) accenna esplicitamente « all'isola e punta di Capo Passero, piana e scogliosa », intorno alla quale circa un secolo dopo cosi scrive G. B. Brocchi: « Uomini attempati del luogo mi accertarono essere essa stata, divisa dalla terra a loro rimembranza in conseguenza dell'impeto delle procelle. Lo spazio intermedio è ora un basso fondo, che in tempo di bonaccia è agevolmente gua- dato dalle persone pratiche, ed è presumibile che col tratto degli anni, acquisterà maggiore profondità, e diverrà un pic- colo stretto » (2). Senza escludere la possibilità di variazioni di secondaria importanza avvenute in questi ultimi quattro secoli nella larghezza e nella profondità del piccolo stretto, possiamo affermare che la larghezza e la profondità di esso aumen- tarono dalla metà del cinquecento al principio del settecento (1) V. la nota ili {^. Salomonk Mauino, gisi cit. (2) Onttervazioiti (jeoloffiche, nel voi. T ilclla rollezione del ('a pozzo {Memorie su la Sicilia, 8 voli, in 12", Palermo, Virzì, 1840-2): efr. p. -tx. Xel 1H44 FiiANCKsr*» Aka\< i<» wilcoia pari a 1 miglio Ijì distanza dalle Palombe alla Umnara di C. Pannerò, e a l nii/^lio quella dalla fon- wtra di C P, a Capo Passero, che, è calcolato distare da Palermo 805,9 nii;L;iia per ria d^occidenfe u 379,5 mi;;lia per ria d^orienfe. K^li ci parla anche del Teleijr, a C, Passero^ sul forte, e dà per il Capo Pàssero la «sjfiiente 4c rilevazione » : dal Porto Valletta Porto Franco delV fxola di Malta : XK - X 58 miglia marine {(riiida statisi, su la Sicilia, Palermo, Virzì, 1844, pp. XM32, con 1 carta: <fr. p. 5, 48, 16). - 72 - (periodo a cui risale le Relattone del Castellalfter>) e dat principio dell'ottocento (periodo a cui risaie la nota del Brocchi) al principio del novecento, ossia al tempo (posto*- riore di pochi anni al rilievo eseguito dalki nostra marinara in cui furono eseguite le mie osservazioni. Quali conelusioni vogliamo ora trarre da questa lunga premessa di dati? Noi non neghiamo in modo assoluto che V « isolotto di Capo Pàssero » abbia potuto « individuarsi » negli ultimi secoli del medioevo e che, malgrado la peculiare importanza geografica del « Capo Passero » esso non sia stato segnato sulle carte nautiche di quel tempo in causa della sua esigua ostensione. Ma crediamo la cosa poco probabile. E, sulla base di quanto scrivono il Fazello e TOmodei, propendiamo a ri- tenere che esso si sia « individuato » solo verso il: princi- pio dell'evo moderno, e probabilmente intorno alla mela diBl cinquecento. l^er quale causa? Per abrasione marina, ha detto da tempo Tebaldo Fischer, (2) il quale ci confermava oralmente, nel maggio del 1907, a Torino, di conservare, sino a prova diversa, questa sua opinione. Ma, mentre non neghiamo l'in- fluenza delle correnti marine, e particolarmente (luella del moto ondoso, suir « elaborazione » del piccolo stretto, le os- servazioni da noi eseguite sul luogo nel marzo del liKHi ci permettono di avventurare sulla genesi di esso un'ipotesi diversa, ipotesi che assume una qualche importanza nelto dibattuta questione del bradisismo della costa siculi. 7. Movendo dal cosidetto pozzo Scarni mandra (il RidoHo delle Mandre ricordato dal Massa?) — che è propriamente, ora che il suo fondo è costituito da pietre, una piccola ci- sterna che ha il diametro di m. 1,11 e una profondità di m. 2,60 - verso lo « stretto » che i pescatori di Porto Palo chiamano Menzu ruoAAu, abbiamo notato traccio di eostru- zioni non moderne, in posto, a un'altezza variante da ra. 0,72 a m. 2,60 sul livello della sabbia più alta: delle tniecie di co- (1) l»eitrii<ie znr phifxtMrhen fìemjraph, der Mitteìm€erliiiti4er bem^H^h^rtt SiriiieiiM, Ijl'ipzi;;, 1^7< : rfi*. p. 2"1. ~ 73 — stKuzioDL presentano una lunghezza di m. 2,70 e un'altezs&a Biedk dì m. 0,20. E nella sezione meridionale del tratto co- stiera) detto Cuoddu o Collo abbiamo rilevato, alla profondità di 40 COL. sotto il livello della sabbia, la presenza del pavi- meato di varie costruzioni, e particolarmente, tracce sicure di quattro stanze — i cui limiti appaiono assai netti — o vani, ehe un archeologo riferirà forse al periodo bizantino (nel senso stretto della parola), forse lUretà imperiale (1). E quindi verso levante altre traccio di costruzioni, probabil- mente dello stesso periodo, poste al livello del mare e anche a 20 cm. sotto il livello del mare. Noi siamo indubbiamente di fronte a un notevole cam- biamento, avvenuto in tempi storici relativamente non molto lontani, della linea di riva nella cuspide sciroccale della Sicilia. Tale cambiamento può essere una conseguenza di un aumento di livello delle acque marine o di un abbassa- mento, di una sommersione del tratto costiero, sommersione ehe può essere attribuita a bradisismo (presa la parola nel senso proprio di movimento secolare dovuto al dinamismo endogeno terrestre) discendente, come può essere attribuita a costipazione locale di materiale roccioso. A quest'ultima opinione accede G. M. Oolumba, il quale, citando un no- stro breve accenno alla questione, comparso in « Sicula » (Rivista bimestrale del Club Alpino Siciliano, 1906, N. 1-2, p. 17-18), ammette che qui « non si tratti se non di un abbassamento parziale per rassettamento e non di un movi- mento generale della costa » (2). Noi*, movendo particolar- mente dalla considerazione delle condizioni in cui abbiamo trovato il materiale roccioso nel tratto costiero in discorso. (1) A |iro|H>MÌt4> f ielle opere, miinirie in (|iieHtioiLe, Paolo OitM cohì mi tM'TÌvevu, (Ili SiniciiHa, il 17 tebbniio U)08: 4< Xoii ho diffìooltÀ ai ere- «lere ehe Mieiio o romane o bizantine ». — Sono rt|)iaeente di non aver pMtnto iletenninare la luitnra del kiioìo su <'iii poKaiio i reHti di et>8tru- /joni ^acefkti presentemente 80tto il livello del nnire. (2) / p&rti (Mia Sivilia, pp. 184 in i/^-folio: efr. p. 124 (848 dell'in*. Mhi^,): Krttr. dalla MoìMijrnfKt nUt-riva ilei porti deiraìi-tivhìfù ueN\Itnim, Roma, >rinistero della Marina. 1ÌMM>. — 74 - e dalla considerazione che rovine di altri edifici forse pre- medievali si rinvengono nella sezione orientale della costa SO della Sicilia, incliniamo invece ad ammettere che la cu- spide sciroccale della Sicilia ci offra, nel periodo storico, un esempio di bradisis^no (1), di bradisismo in senso lato o etimologico se non in senso stretto o proprio. E crediamo che ad esso vada dovuta la genesi dello stretto in miniatura che, forse da quattro secoli, ha « individuato » V isolotto di C. Pàssero. Pensiamo quindi che la breve nota presente non sia in- teramente inutile a chi intraprenderà uno studio coscien- zioso sulle variazioni di livello della costa siciliana. Ma non dimentichiamo di aggiungere che per intraprendere la trat- tazione dell'importante questione non è soltanto necessario conoscere pienamente quanto fu scritto sull' argomento (2), e assegnare la debita importanza ai processi di deltazione (come, ad es., in riguardo al cambiamento di livello del basso Greto) e alla formazione delle dune (la cui importanza nella costa della cuspide sciroccale della Sicilia noi cre- (1) Trovaci la cuspide sciroccale deUa Sicilia in uu'area di spro- fondamento recente, così come, secondo il pencviero del BuBdS, la cuspide peloritana e una parte del gruppo ma^loneico ? 8e tale « sommersione » è effettivamente avvenuta, essa è da riferirsi al periodo storico, iK>ichè RiccAKDO Travaglia ha rinvenuto in un tratto della costai in questione una panchina emersa di pochi metri, la quale contiene conchiglie ma- rine recanti [cfr. A. Issel, Le oscillazioni lente dH mimIo o Bradisismi, (renova, Sordomuti, 1883 (« Atti d. R. Univ. di (reno va, voi. V ». pp. 422, con 1 e.) p. 235. — Su ir oscillazione della costa siciliana, cfr. p. 228-239]. (2) V. il capit. « UArenella > del nostro lavoro « Htteursioni tfeo- grafiche nei dintorni di Palermo, Pulibl. in * Sicula >, Riv. bini. d. C A. S., Palermo, 19(H>, X. H. In ei*so, noi ricordiamo, tni il re«to, i risultati ottenuti da rei'euti ricerche di Adolfo Ventcui sul valore della gravità nella Sicilia occidentale, e particolarmente ciuello relativo alla minore gravità osservata lungo la <'osta di SO dell'isola (che si spiega tìusil- mente coi vuoti che si possono essere detei^^n inaiti in virtù del solleva- mento del sottosuolo o fondo del Mare Africano), e l'opposizione reiàsa, fatta recentemente dal Columba (op, cit,), sulla bjise di elementi di ca- rattere archeologico e storico, alla t.<»oria dell* innalzamento rec^jute del suolo n(*lla Sicilia occidentale. — 75 — diamo sìa particolarmente aumentata negli ultimi tre secoli, per la ragione che gli scrittori del cinquecento da noi ricor- dati oi parlano dell' isolotto di C. Pàssero come di un tratto esclusivamente petroso) (1), ma è necessario ancora proce- cedere a ulteriori ricerche lungo la costa siciliana, special- mente mediante scavi da eseguirsi in luoghi di peculiare interesse archeologico (come, ad esempio, nell' antico porto di Selinunte). (1) DaUa sporgensa SE deUa Sicilia codi aorive, alla fine del rte- oolo XVI, il Camilliani: « inaino aiPiaola deUe Correnti è tntta pie- troaa, e spotio di dieci canne entro terra è tntta «coperta, onde (co- mincia la aelva, la quale per easer tanto intricata e folta, con grandiaaima difficoltà ai può entrar dentro, e queato segue per tutto il Promontorio del Pachino » (Carta 96 r. del inacr. Qq. D. 188 della Tom. di Palermo p. 239 e aegg. delFed. cunita dal Di Marzo).
20 luglio 2013
La Sicilia Dopo 20 anni Vendicari, la tartaruga e' tornata.By Cetty Amenta

Vendicari, la tartaruga è tornata

Dopo 20 anni le Caretta caretta hanno nidificato su un tratto di spiaggia della riserva

  • Venerdì 19 Luglio 2013
  • Siracusa,
  • pagina 28

UN SUCCESSO
I volontari: «Ci auguriamo che la riserva di Vendicari possa arricchirsi ancora. ...
Le tartarughe Caretta caretta depongono le uova nella Riserva naturale orientata di Vendicari. Finalmente premiato il lavoro dei volontari dell'Ente Fauna Siciliana, in collaborazione con il Dipartimento azienda regionale foreste demaniali, che da 20 anni con costanza monitorano gli arenili sabbiosi alla ricerca di tracce delle testuggini.
La scoperta delle orme del passaggio della tartaruga marina e il luogo di deposizione delle uova è avvenuta martedì mattina, da parte del segretario regionale di Efs Corrado Bianca che ha immediatamente informato i responsabili dell'Ufficio provinciale del Dipartimento azienda regionale foreste demaniali. Per i volontari, gli appassionati di Vendicari e gli ambientalisti è stata una grande emozione, un sogno che sta per realizzarsi, come traspare dalle parole dello studioso Pino Iuvara, accorso subito per fotografare e documentare l'evento.
Dice Iuvara: «L'anno scorso c'era stato un tentativo, andato in fumo probabilmente perché la Caretta caretta, disturbata da qualcosa, aveva preferito deporre le uova da un'altra parte. Tutto si era risolto con una piccola delusione, ma con la speranza che in futuro sarebbe andata meglio. Cosa che si sta verificando oggi».
Esprime soddisfazione il dirigente generale Pietro Lo Monaco, per il quale l'atteso evento è una conferma dell'efficacia delle azioni di protezione e tutela operate dal Dipartimento "Ente Gestore" della Riserva. Intanto, il dirigente provinciale Carmelo Frittitta e il dirigente Filadelfo Brogna hanno dato disposizioni al personale che opera in riserva di proteggere il luogo della ovideposizione sia da possibili animali predatori sia dalla curiosità, non meno dannosa, dell'uomo.
Il tratto di spiaggia interessato all'evento è da tempo chiuso al pubblico proprio alla luce del progetto di ricerca «ovideposizione Caretta caretta», per dare appunto alle tartarughe marine la possibilità di disporre di luoghi tranquilli per la riproduzione. Vale inoltre la pena ricordare che in questi arenili nidificano anche diverse specie di uccelli particolarmente protetti come il "Fraticello".
Quanto mai attuale l'espressione coniata dallo studioso naturalista Bruno Ragonese, scomparso nel 2004, che definì Vendicari «albergo degli uccelli migratori», a indicare un habitat unico, con un ecosistema rimasto inalterato e, grazie alla cura delle persone di buona volontà, non deteriorato dalla tecnologia e dalle modernità.
Per il "lieto evento", bisognerà aspettare settembre: solo allora si schiuderanno le uova e le tartarughine correranno verso il mare. A tale proposito gli operatori del Dipartimento Azienda Regionale Foreste Demaniali e i volontari dell'Ente Fauna Siciliana sono già in azione, pronti a vigilare affinché tutto vada per il meglio. «Ci auguriamo che la riserva di Vendicari possa arricchirsi ancora. Queste nascite vanno ad aggiungersi ad altri eventi positivi come la nidificazione dell'elegante Avocetta e la conferma per il terzo anno consecutivo della presenza di una colonia di Gabbiano Corso nell'isolotto».
Cetty Amenta


19/07/2013
20 luglio 2013
La Sicilia Goletta verde senza pieta' Isola delle correnti,,un vero far west

Goletta verde senza pietà: «Isola delle Correnti? Un vero Far West»

  • Venerdì 19 Luglio 2013
  • Siracusa,
  • pagina 32

Portopalo. «Benvenuti nel Far West di Isola delle correnti, tra rifiuti, parcheggi selvaggi e recinzioni sospette sulle dune naturali. Uno dei paradisi della Sicilia orientale rischia di soccombere sotto il peso dell'incuria e della mancata tutela da parte della Regione e degli altri enti preposti al controllo. Un'area dichiarata ‘riserva naturalè per ora solo sulla carta, dove si sta tentando l'ennesimo assalto speculativo che rischia di deturpare la straordinaria bellezza naturalistica della zona».
È la denuncia di Goletta Verde che ha effettuato un blitz al largo del litorale compreso tra Carratois e l'Isola delle Correnti, per ribadire la necessità di tutelare questo immenso patrimonio. L'Isola delle Correnti, spiegano gli ambientalisti, è un'area destinata sin dal 1991 a riserva naturale e dal 2003 è vincolata anche dall'Unione europea a Sito di importanza comunitaria e Zona di protezione speciale per gli esclusivi aspetti naturalistici.
«Secondo la normativa - lamentano gli ambientalisti - nell'istituenda riserva dovrebbero essere consentiti solo la manutenzione ordinaria e straordinaria degli immobili esistenti e la prosecuzione delle normali attività agro-silvo-pastorali. Invece, nonostante questi rigorosi regimi di tutela, lungo la fascia demaniale marittima che da Punta delle Formiche risale fino a Calafarina - proseguono - sono stati autorizzati almeno sette stabilimenti balneari, molti dei quali con annessi servizi bar e ristorazione e di cui uno proprio sulla battigia di fronte all'Isola. In altre aree, alle spalle della linea demaniale, sono stati realizzati consistenti livellamenti del terreno con asportazione della vegetazione. Ma in tutta l'area lo stato di degrado e abbandono è allarmante, complice anche l'inciviltà di chi pensa bene ogni mattina di parcheggiare la propria autovettura sulle dune o abbandonare rifiuti di ogni tipo, finanche tubi di amianto, sulla spiaggia».


19/07/2013

18 luglio 2013
La Sicilia Noto bovemarino inghippi burocratici per il villaggio turistico

san lorenzo

Inghippi burocratici
per il villaggio turistico

  • Mercoledì 17 Luglio 2013
  • Siracusa,
  • pagina 30

veduta di s. lorenzo
Noto. Dalla procedura di variante "semplificata", all'archiviazione, fino alla recente richiesta di verifica ambientale. È questo l'iter di una richiesta di variante urbanistica avanzata da una ditta di Siracusa. Il fine dell'istanza è di realizzare un complesso turistico ricettivo in contrada Bove Marino (siamo nella zona di San Lorenzo) su un lotto di 58.599 metri quadrati. Queste le dimensioni dell'intervento: superficie coperta 4.100,70 metri quadrati, volume di metri cubi 36.744,80. Tutti i numeri e i dati sono riportati nella determina del responsabile del Suap numero 8 del 19 settembre 2012. Con la stessa determina veniva convocata la prima conferenza di servizi prevista per lo scorso 31 ottobre 2012. In quella sede venivano richieste alcune integrazioni documentali alla ditta proponente. Integrazioni per le quali la ditta richiedeva una proroga e che però l'ufficio comunale, il Suap (sportello unico per le attività produttive), visti tempi strettissimi della procedura, riteneva di non accordare con questa motivazione: "in quanto la ditta deve necessariamente rispettare i tempi di avvio, procedura e conclusione del procedimento entro i termini di esame del progetto previsti dalla normativa vigente di riferimento". Seguiva nel mese di gennaio di quest'anno l'archiviazione della pratica. Oggi è il turno della "verifica di assoggettabilità" e cioè di chiarire se il progetto abbia possibili effetti negativi e significativi sull'ambiente. Una valutazione di competenza della regione, assessorato territorio e ambiente. Nella sostanza decidere se l'intervento debba essere assoggettato alla valutazione ambientale oppure no. Giorno 10 luglio è stato affisso un avviso all'albo pretorio del comune di Noto. Alla procedura può partecipare chiunque abbia interesse. Recita l'avviso della ditta: "chiunque abbia interesse può presentare entro il termine di 45 giorni dalla data del presente avviso eventuali osservazioni alla regione siciliana". Una procedura di grande trasparenza che può dare voce alle sensibilità imprenditoriali ed ambientaliste della città.
giuseppe fianchino


17/07/2013



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29 maggio 2013
Memoir Descriptive of the Resources, Inhabitants, and Hydr William Henry Smyth - 1824 -


Memoir Descriptive of the Resources, Inhabitants, and Hydrography ... - Pagina 180

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William Henry Smyth - 1824 - Leggi - Altre edizioni
Leaving Vindicari, a fine bay extends towards Marzamemi ; and about the middle of it is a place called the Porticella di ... The Prince of Giardinelli has founded the town of Pachino on the hills, the church of which, with the windmill near it, are ...


Memoir Descriptive of the Resources, Inhabitants, and Hydrography of Sicily ...

 Di William Henry Smyth


Noto.—About seven miles from Avola, by a very pleasant road, passable for carriages, stands Noto, a city of thirteen thousand inhabitants, and the capital of the province of that name. It is superbly situated, and from its elegant streets, and noble churches and convents, forms one of the most respectable places in Sicily; while its adjacent grounds, though a considerable quantity of the land is left waste, possesses such abundant fecundity as to add greatly to its opulence. Baron Fargioni, who acted some time as British consul at Noto, has an excellent collection of Greek and Roman coins and medals; with the Saracenic and modern Sicilian money; and a tolerable cabinet of mineralogy, which are obligingly shewn on an introduction.

The ancient city was called Neetum, and was the birth-place of the crafty Ducetius, although he is also claimed as a citizen by the town of Menae: it stood on an impregnable hill, four or five miles distant, where, amongst the wrecks of 1693, there are still remains of an amphitheatre and a gymnasium; but, in consequence of the earthquake of that year, the natives removed to the present spot, which, though more conveniently situated, is very unhealthy. The air was originally bad, but it is rendered still more deleterious by the practice of steeping hemp, and though this injurious custom has been lately prohibited, the natives yet retain a pale, sallow aspect, and swelled bodies, which constitute the principal evidence of the existence of mal' aria.

Between the site of Neetum and Palazzolo are found the remains of the city of Acrae, and near them are some curious bas-reliefs on the rocks, supposed to be in honour of Cybele.

The river Abysso, so well known in history, under the name of Helorus, winds through the plain below, and from its beneficial influence on the surrounding lands, (which it irrigates in summer, and overflows in winter,) has been compared to the Nile of Egypt. The walnut, olive, almond, fig-trees, and vines, that luxuriantly abound, intermixed with myrtles, jessamines, oleanders, roses, aloes, and numerous aromatic shrubs, impregnating the soft and tranquil atmosphere with a delicious fragrance, and arraying nature in her gayest colours, seem to point out this as one of the spots where the comforts of a domestic circle would compensate for the evanescent enjoyments arising from the trappings, pageantry, and etiquette of ambitious grandeur. But, alas! wherever these beautiful vales occur, in southern climes, reptiles, misery, and disease, are in attendance; and thus in this delightful plain, (the scenery of which was sung by Virgil, and called Eloria Tempe by Ovid,) scarcely any habitations appear among its rich foliage, or on the banks of its meandering streams; and the few cadaverous natives that dwell there, are found idling and sleeping away the heat of the day, enfeebled by sickness, and devoured by vermin. How different a sensation is inspired by the sight of a well cultivated valley in England, sprinkled with cottages, and teeming with an industrious population, where the muchcalumniated climate is not only salubrious, but invites, and permits, both labour and exercise; and above all, where the proud axiom exists, that a slave cannot breathe in so fine an air.

The Asinaro disembogues itself near the Ballata di Noto, a small anchorage, near a point of land, with a few magazines on it, where the produce of the neighbouring country is embarked. It was between the Helorus and the Asinarus that, after several severe skirmishes, the battle was fought which completed the destruction of the Athenian invaders. It is commemorated by a circular column (now called Pizzuta), formed of huge stones, without cement, on a square pedestal of four steps, upon the very spot where the unhappy Nicias resigned his arms to Gylippus, and surrendered his wretched companions to a deliberately cruel slavery. It is surprising that the festival, instituted on this occasion, has been preserved through all changes of fortune, government, and religion, and is still celebrated (though now in honour of a saint) at Syracuse, in May, when two olive trees are borne in triumph into the city, and, during the fortnight they are allowed to remain there, debtors can roam about, free from molestation.

The neighbourhood teems with fragments of sepulchres, walls, antae, baths, and other vestiges of antiquity, supposed to consist principally of the ruins of Elorus and Icana; but very little has been found to give any precise information respecting them: the following is almost the only legible inscription that has been taken from thence, and is preserved, among several other relics, at Noto:

EnirYMNAZIAPXft
APIZTIflNOZ-TOYArAG
?I AlZTIXlNOZ-TOYEn IKPAT
N EANIZKOI-IEPHN EIO

Vindicari.—About four miles south-south-west half-west from the Ballata di Noto, beyond the pretty coves of Sta in Pace, lies Vindicari, a small port and caricatore, situated near the sandy marshes of Rovilta. These probably were once the port of Machara, vestiges of which town still exist in the vicinity. Vindicari is defended by a respectable tower of four guns; the southern point of the fort is formed by a small islet, called Macaresa, also bearing some antique remains on its west side. Refreshments may be procured, but not with facility.

Leaving Vindicari, a fine bay extends towards Marzamemi; and about the middle of it is a place called the Porticella di Reitano, where the common people, from tradition, believe an immense treasure to be buried; it has, in consequence, undergone some severe ransacking.

Marzamemi.—Four miles and a half from Passaro tower stands Marzamemi, a small filthy village, which, during the fishing season, is strewed with the blood and intestines of the tunny; as the people, however, are industrious, this Tonnara is one of the most profitable in Sicily, and there being a salt lake at the back of the Magazines, where the salt necessary for the establishment is made, the site is additionally valuable. The port, defended by a miserable towerbattery, is very small and shallow, with two low islets off it, affording but sufficient room for a few trading boats.

The coast, from Marzamemi to the southward, presents a barren, desolate appearance, and is nearly deserted, which, I believe, is principally owing to a dread of the Barbary cruisers. The soil is naturally fertile, and of a volcanic nature, disposed in horizontal strata of cinders and argillaceous tufa, in which other products are imbedded and intersected by lavas, containing, however, neither porphyry nor granite. Attempts have been made to improve these lands, but, as usual with the Sicilian agriculturalists, the desire of immediate re-imbursement makes them force newly-cleared grounds with successive crops of corn, until they become impoverished. The Prince of Giardinelli has founded the town of Pachino on the hills, the church of which, with the windmill near it, are conspicuous objects all round this part of the coast.

Passaro.—Below Pachino is a large valley, with an extensive salt lake, and two wells of fresh water between it and the sea. The evaporation occasioned by the heat of the sun causes the salt to crystallize near the banks of the lake. The canes and shrubs around are resorted to by a profusion of game. From the shape of the beach that shuts up this lake, I have no doubt of its having been once open, and that it was the Port Pachynus, where the Roman fleet was so disgracefully moored by the drunken Cleomenes, and where the hapless sailors were compelled by hunger to devour the roots of the dwarf palm, a plant that still flourishes in prodigious quantity.

On the point of the south part of the valley of Ginepre, and opposite Passaro Isle, is the large "tonnara" of that name, an establishment giving employment to about three hundred people, during the fishing season. Passaro Isle is composed of a curious aggregate of marble, lava, tufa, cinders, and oceanic deposits, and is high on all sides but the west, where it is joined to the main by a sandy spit, with two feet water on it. On its eastern point stands an excellent tower-redoubt for twelve guns, garrisoned by seventy-five men, with good bomb-proofs, stores, and cistern; it commands the island and coast for some distance, but would be infinitely more serviceable were a lighthouse erected on it, as this point is liable daily to be either the landfall or departure of various vessels.

This arid island, at the very extremity of the deserted wilds of Sicily, appeared, as if intended by nature and man, to be a place of banishment for the worst of criminals, under the control of some pardoned bandit; and on landing, the unfavourable prepossession was strengthened in my mind, by seeing two crosses among the dwarf herbage, to point out the spot where two murders had been perpetrated; though in Roman Catholic countries, crosses are, indeed, often erected, not only where murders have been committed, but also where a man has died suddenly by disease or accident, without the benefit of extreme unction. Our surprise, therefore, was great, on entering

the tower, to be met on the drawbridge by a veteran gentleman of the old school, with venerable white hair, and the order of Constantine decorating his neat, but antiquated, uniform coat; and still more, on his introducing us to his family, consisting of his lady, two grown-up daughters, and a son, who, with an air of politeness and good address, had been brought up on this sequestered spot. Our arrival was hailed by the family, the adjutant, and the chaplain, as a most auspicious event; and an hospitable kindness during the eight or ten days we had occasion to remain there, proved the sincerity of their professions. Still we found this remote community troubled with many of the agitations that disturb the peace of larger societies; and the old gentleman's vanity was conspicuous, by sending his invitations to our marquee on paper, stamped thus:

[graphic][merged small]

D. O R A Z I O
MOTTOLA

De' Marchesi dell' Amato, Maggiore de' R. Eserciti di S. M. (D. G.)
Comandante Proprietario del R. Forte, ed Isola di Capopassero, suo
Littorale, e di Real Ordine incaricato delle Funzioni di Commissario
Reale di Guerra del medesimo Forte, e Deputato d' Alta
Polizia, ec. ec.

This I have preserved, that the passing mariner, while he sympathizes (as is always the case) with the wretched people supposed to exist on so desolate a point, may, perhaps, be amused at a specimen of the Cape Passaro etiquette; and which will, at the same time' teach him that old officers can be found, who would rather shine in importance even there, than remain in insignificant obscurity in a to

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15 maggio 2013
Pachino Promontorio, sommissione di Pachino
Copertina anteriore

Raccolta di atti e decreti del governo [di Sicilia, 1849-51].: April-Oct., 1849

 Di Sicily (Italy).

Raccolta di atti e decreti del governo [di Sicilia, 1849-51].: ... - Pagina 59

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SOMMISSIONE DI PACHINO A S. E. il Comandante in capo dell'armala di S. M. (o.g.) Ferdinando Secondo Re del Regno delle due Sicilie , in Siracusa. È il popolo di Pachino , che se fu 1' ultimo nelle passate scissure governative ad esser ...

SOMMISSIONE DI PACHINO

A S. E. il Comandante in capo dell'armala di S. M. (o.g.) Ferdinando Secondo Re del Regno delle due Sicilie, in Siracusa.

È il popolo di Pachino, che se fu 1' ultimo nelle passate scissure governative ad esser trascinato nel torrente dagli altri più grandi Comuni, oggi però vuol essere dei primi a protestarsi fedele ed ubbidiente, come lo è stato nell'intimo del cuore, all'augusto Ferdinando Secondo Re del Regno delle due Sicilie, e non avendo perciò delitto, ne spera pace, sicurezza e tranquillità. E questi sensi di fedeltà ed ubbidienza i sottoscritti in nome dello intero popolo vengono nelle mani dell'E. Y. a sottomettere, pregandola, che essi giungano per suo mezzo alla sacra Maestà del Re con quel fervido zelo che parte dal cuore di ognuno per le ottenute vittorie, e pél fausto proseguimento delle stesse. Si onorano inviare all'È. V. una Commessione composta di distinti notabili del paese, che sono : D. Giuseppe Costa, notar D. Mauro Adamo, sig. Antonino Assennato.

Pachino 4 aprile 4849.

15 maggio 2013
Pachino Promontorio dell'HISTORIA SICILIANA
Copertina anteriore

Prima (-Seconda) Parte dell'historia Siciliana... dalla sua origine per sino ...

 Di Giuseppe Buonfiglio e Constanzo

Prima (-Seconda) Parte dell'historia Siciliana... dalla sua ... - Pagina 22

books.google.it/books?id=KqiDyN-7ijoC
Porto Pachino hoggi detto L5- gobardo II Promontorio Pachino, volgarmente Capo Paflaro,buono per galère, quando non ípirano i renti di Greco, Sc fuoi collaterali. La Città di Moria non choggUnquel fito dove era prima, ma diftâ- te dal mare, ...

Dell'Hiftoria Siciliana. .

La Torre del Puzzallo moderna , da dove con brevo traghetto fi va aH'Ifola di ???? . Le rovine delCaftel Ficallo, Se ti Tempiodedicatoalla Vergine Madre di Dio.La picciola Ifoletta detra de'Porri. Capo Odiflîa, hoggi capo di Marza. Il Caftelluccio Città rovinata. Il Porto del nome medefimo; ma quaranta miglia diftante da Terra nuova vi è l'Ifola dclli Corrcnti,buona per ridotto denaviganti, voltando fecondo i venti l'Ifola.Il picciolo Porto Pale. Il rovinato Caftel di Motia. Porto Pachino hoggi detto L5gobardo II Promontorio Pachino,volgarmente Capo Paflaro,buono per galère, quando non ípirano i renti di Greco, Sc fuoi collaterali. La Città di Moria non choggUnquel fito dove era prima,ma diftâte dal mare, popolofa granae, ricca, &molto fertile, per oc he quell' antica Motia altrove dimoftra le fue rovine, Se della quale fa mentione Paufania, per il voto de gli Agrigentini pofto nella Città d'AIti¿ma da Stefano Bizantino vien detta quefta Motia eflere ftata fondata da Hcrcole, honorando la Città dal nome d'una vecchia, che Ii moftrô i rubbari buoi. Dal Pachino all'lfoh di Vindicari, detta il Porto Nauftatino da gli antichi, vi fono dodici migJi :,& fra quefto ipatio vi è la Salina, la cala di Marzameno, Sc con 1 Ifolette i ftagni Elorini, Puno detto Coda di lupo, Se l'altro Ruvetto. La rovinata-, Città di Maceara, hoggi detta Cittadella. Fin qui a Vindicari. Eloro qual fu pofto in quel luogo dove hoggi è la Torre di Srampaci.L'antica Nea, ô Neeto firuata all'alto, patria, Sc feggio Reale di Ducetio Re de Siculi, da cui viene denominata la valle di Koto terza parte
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15 maggio 2013
Pachino Promontorio Repertorio feudalità siciliana zona prom 1282-139

Repertorio della feudalità siciliana (1282-1390)

BARUNI (Maroni in ms Bcp e ms Bsp): Barberi, I,107; Barberi,MC, 675 (VN).
Feudo in territorio di Noto, presso i feudi Burgio e Maccari.
Feud.: Bongiovanni Migliotta (ante 1335) > Violante Migliotta + Tommaso
Capichi > Marino Capichi (1375) > Pandolfina Capichi + Bartolomeo Altavilla >
Bartolomeo Altavilla (1393).
BILLUDIA: Barberi, I, 150 (VN). Feudo in territorio di Noto, confinante da una
parte coi feudi Chadedi, Buchalchemi, Sacculino, e dall’altra con i feudi Bufala e
Rachalchechita.
Feud.: Baldassare De Baldo (1335) > Muchio Castellar > Manfredi Alagona
(1363) > Balduccio de Baldo (1392) > Gallardet Monteclup (1392).
BIMENA: (VN). Casale e feudo, in territorio di Noto.
Feud.: Gualtiero Charaviti > Rolando Unda (1288) > Baronessa Unda + Giovannuccio
di San Silvestro (1295) > Soprano di San Silvestro (1334) > Martina
moglie di Soprano > Martina + Facio Anglora (1343) > Martina Truxellis (ante
1373) > Curia > Federico di Orlando di Aragona (1373).
BIMISCA (Bimmisca, Bimiska): Barberi, I, 150 (VN). Feudo, in territorio di
Noto, confinante con il feudo Chadedi.
Feud.: Baronessa Unda + Giovannuccio di San Silvestro (1295) > Soprano di
San Silvestro (1334) > Martina moglie di Soprano > Martina + Facio Anglora
(1343) > Eximen de Lerda (1347) > Martina Truxellis (ante 1373) > Federico di
Orlando Aragona (1373) > Manfredi Alagona (1375).
BINUINO (Binnino in ms Bsp; Binvino): Barberi, I, 128 (VN). Feudo in territorio
di Noto.
Feud.: Corrado Aspello > eredi di Corrado Aspello (1335) > Ermanno Aspello >
Alferio Colomba (1366) > Pietro Capoblanco > Giacomo Aricio (1393).
BINURRATO: (VN). Casale e feudo, in territorio di Noto.
Feud.: Baronessa Unda + Giovannuccio di San Silvestro (1295) > Soprano di
San Silvestro (1334) > Martina moglie di Soprano > Martina + Facio Anglora
(1343) > Martina Truxellis (ante 1373) > Curia > Federico di Orlando di Aragona
(1373).
BISCARI:
BUCHALCHEMI (Bulchachemi) (VN). Feudo presso Marina di Noto, nell’attuale
territorio di Noto.
Feud.: Manfredi Alagona (1375).
BUCHALEF (in ms Bcp; Bucales in ms Bsp, Buhalesi, Ciccalef (1408:
Muscia, 1692, 98): Barberi, I, 266 (VN). Feudo.
Feud.: Ruggero Jaconia (1335) > … > Nucio de Ricca + Artale Pompeio > Rainaldo
de Ricca + Giovanni Nicola de Pompeio (1453).
BUMUSCURU (Bumustuto in ms Bcp, Bumusuni in ms Bsp; Bombiscuro,
Bommurmusino in ms Bcp; Bomburmusino in ms Bsp): Barberi, I, 149 (VN).
Feudo in territorio di Noto. Il feudo Bumuscuru, assieme ai feudi Molisino ed
Alfano, era posseduto nel 1335 per due terze parti dagli eredi di Sancio Dena e per
un terzo dagli eredi di Luca Falixi: tale proporzione, non essendo esplicitamente
indicata nella D. F., si ricava dal reddito in essa segnato.
Feud.: a) Sancio Dena > eredi di Sancio Dena (1335); b) 1/3 Luca Falixi > Giacoma
Falixi + Arnaldo De Biocta > Franca Falixi + Nicolò Cappello (1333) > eredi
di Luca Falixi (1335) > feudo intero: Rainaldo Cappello > Franca Cappello + Nitto
Aricio (1392) > Raimondo Aricio.
BURGIO (in ms Bcp e ms Bsp; Burgitello): Barberi, I, 128, 470 (VN). Casale
e feudo, allora in territorio di Noto, oggi nel territorio del comune di Portopalo.
Feud.: Manfredi Lancia (1293) > Nicola Lancia (1335) > … > Pietro Capoblanco
(ante 1393) > Giovanni Paternione (1393).
CAPO PASSERO: Barberi, I, 128, 132 (VN). Feudo, ora nel comune Porto Palo di
Capo Passero.
Feud.: Guglielmo Aragona (1337) > Giovanni Aragona (1338) > Federico Aragona
(1348).

LONGARINO: (VN). Feudo, ora contrada Pantano nel territorio di Ispica.
Feud.: Nicola Lancia (1335) > … > Mainitto Sortino (1408: Muscia, 1692, 99).
LONGI: Barberi, MC, 714-718 (VD). Casale, attuale comune di Longi.
Feud.: Aidone de Parma (c. 1250) > Curia > Isolda de Parma + Bernardino de
Enrico (Bernard de la Grange) (1276) > Riccardo di Santa Sofia (dopo 1282) > Riccardo
Loria (1291) > Blasco Lancia (1335) > Blaschello Lancia (1345-57) > Nicola
Lancia (c. 1374) > Valore Lancia > Blasco Lancia (1404)
MACCARI (Li Maccari): Barberi, I, 150, 154 (VN). Casale, in territorio di Noto,
confinante a nord col feudo Buscalchemi, a est col mare, a sud con feudo S. Lorenzo
Vilibiscari, e ad ovest con i feudi Vinosa e Chadedi.
Feud.: Giacoma … + Giovanni de Ferula (ante 1292) > Giacoma Ferula (1292)
> Baronessa Unda + Giovannuccio di San Silvestro (1295) > Soprano di San Silvestro
(1334) > Martina moglie di Soprano > Martina + Facio Anglora (1343) > Martina
Truxellis > Manfredi Alagona (1373) > Curia > Federico Aragona (1373).
NOTO: (VN). Terra, oggi comune di Noto. Dell’antico territorio di Noto facevano
parte il feudo Scibini, ora facente parte del territorio dell’attuale comune di
Pachino, e i feudi Maucini e Burgio, ora facenti parte del territorio dell’attuale
comune di Portopalo di Capopassero.
Feud.: Ugolino Callaro (ante 1296) > Regina Eleonora > Guglielmo Aragona
(1337) > Giovanni Aragona (1338) > Federico Aragona (1348).
PANTANO (La Salina, Pantanum Ruvecti?): Barberi, I, 157 (VN). Feudo in
territorio del comune di Noto.
Feud.: eredi di Accardo Barba (1335).
RACALCHICHIRA (Carchichira; Racharchitira in ms Bcp; Rachalcitira in
ms Bsp): Barberi, I, 450 (VN). Feudo nel territorio di Noto.
Feud.: Pietro Monachella (1335-45) > Giovanni Landolina (ante 1358) > Vassallo
Landolina > Giovanni e Muchio Landolina (1408).
ROVETTO (Rivetto o Ruvettu, Roetto): Barberi, I, 150, 155. Feudo in territorio
di Noto.
Feud.: Martina Truxellis > Manfredi Alagona (1373) > Federico Aragona (1373)
> Manfredo Aragona > Mainitto Sortino (1408: Muscia, 1692, 96).
RACALCHICHIRA (Carchichira; Racharchitira in ms Bcp; Rachalcitira in
ms Bsp): Barberi, I, 450 (VN). Feudo nel territorio di Noto.
Feud.: Pietro Monachella (1335-45) > Giovanni Landolina (ante 1358) > Vassallo
Landolina > Giovanni e Muchio Landolina (1408).

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11 maggio 2013
Pachino Promontorio San Hilarion sbarcato sulle coste di Pachino

The ecclesiastical history of M. l'abbé Fleury

, Volume 2 (Google eBook)
Copertina anteriore
Printed by T. Wood, for James Crokatt, 1728

A. D. 367. vil entred into the son of the master of the strip, and began to cry out: Hilarion, servant of God, why do you not let us rest, at least upon the sea? Give me time to get to land. If my G o D suffers it, replied he, stay; if he drives you away, why do you vent your rage upon a sinner, and a beggar? He spoke in this manner least the mariners and the merchants should discover him on his arrival. The child was delivered soon after, but the saint made the father and the rest of the ship promise not to declare his name to any one. Being come at Pachinum in Sicily, he offered the master of the vessel the gospels, which he had written when young with his own hand, for the payment of his and his disciple's passage. The master refused, and the rather because he saw that all their wealth was this book, and the cloaths which they had upon them.

S T. Hilarion fearing least he should be discovered by the merchants of the east, travelled up in the country twenty miles from the sea shore, and stopped in an unfrequented place; where by gathering sticks he made every day a faggot, which he sent his disciple to sell at the next village, in order to buy a little bread for themselves, and such as happened to come to them. In the mean time one possessed by a devil, cryed out in St. Peter's at Rome j Hilarion, the servant of Jesus Christ, came some days since into Sicily j he thinks that he is very well concealed, but I will go and find where he is. He accordingly embarked with his slaves, landed at Pachinum, and went and prostrated himself before the cottage of the aged saint, and was immediately delivered. From that time an innumerable multitude of sick and pious persons resorted to him; among others one of the chief men of the city, who being cured of a dropsy, offered him great presents;

Matth. x. 3. but he answered in these words of the gospel; Freely ye have received, freely give.

c, 3z. He Sychi us, another faithful disciple of St. Hilarion, likewise sought

for him in all parts, being persuaded, that where-ever he was, he would not long be concealed: At length in the farthest part of Peloponnesus at Methone, now called Modon, a certain Jew whose trade was to fell old goods, told him that a prophet of the Christians had appeared in Sicily, who wrought so many miracles, that he was taken for one of the holy men of old times. Whereupon Hesychius embarked, and arrived safely at Pachinum, and enquiring for the holy man at the first village, found that every body knew him; but the greatest wonder was, that after he had performed so many miracles, he had not taken any thing from any person, not c 3 3»- so much as a morsel of bread. Hesychius soon learnt from Zanan, that the aged faint was resolved to go into some barbarous country, where not even his language should be understood: He carried him therefore to Epidaurus in Dalmatia, where he was soon found out by his miracles. He delivered Anim. xxvi: the country from a serpent of a monstrous size, which devoured flocks of Hi^chr catt^e' a"d men themselves; and in the earthquake which happened on the an 365. twelfth of the calends of August, in the first consulship of Valentinian and idac. fast. Valens, i. e. the twenty of July 365, the fee having overflown its banks, Chr,6,s am* tnreatnulS to overwhelm the whole city of Epidaurus, the inhabitants an/'cod. p." *n a croud brought him out upon the shore: He made three crosses upon 301. 1 the the sand, and stretched out his hands against the sea, which immediately A. D. 367. stopped, rising up like a high mountain.

S T. Hilarion knowing how much this miracle had been noised abroad, c« fled away in the night time in a small bark, which carried him to a ship, designing to proceed to the island of Cyprus. They met in their passage two pyrate vessels; all who were aboard came one after another to tell him the news, astonished with fear. He smiled as he beheld them at a distance, then turning towards his disciples said to them: Ye men of little faith, what fear you? are they more numerous than Pharaoh's army? When the pyrates were advanced within a stone's throw, he went forward to the prow, and stretching out his hands against them, cryed: Be satisfied with having come thus far; and immediately the pyrate ships run back, notwithstanding all the endeavours of the rowers to the contrary, returning to the lhore much faster than they came out.

Being arrived at Cyprus, he retired to a place two miles from Paphos, c, 3J, ¦where he remained quiet some days. But he had not been there three weeks, when such as were possessed with divils in any part of the island, began to cry out, that Hilarion servant of Jesus Christ was come, and that they must go to him; most part of them said, that they knew him very well, but could not tell where he was. Within a month two hundred of them, of both sexes, gathered round him. And to revenge himself in some sort of the devils, who would not suffer him to he at rest, by the force of his prayers, in a week's time, he put them all to flight, and delivered the possessed persons.

H E continued two years in the island of Cyprus, still considering how c. 36, he might make his escape; but at length by the advice of Hesychius his disciple, he laid aside his design of leaving the island, and retired to a place twelve miles from the shore, not unpleasantly situated, among very rough and craggy mountains, where there was water and fruit trees ¦> of which however he never eat. He wrought there also many miracles j and the in- c. 37. habitants diligently guarded the passes, least he should get away from them. At length knowing that his death approached, he wrote with his own hand a short letter to Hesychius who was absent, intending to leave him all c. 3S, his riches; that is his gospels and his cloaths, which were a tunick made of course hair, a cowl, and a short mantle, and this letter was instead of a will. Many pious persons came to him from Paphos, hearing that he had foretold his death; among the rest a woman called Constantia, whose daughter and son-in-law, her husband,he had healed. He caused them all to swear not to keep his body a moment after thebre th w as gone out of it, but to bury him in his cloaths in a garden where he then was. Being at the point of death, he said with his eyes open: Go out, my soul, go out; of what are you afraid? thou hast served Jesus Christ almost threescore and ten years, and dost thou fear death? He was buried immediately as he desired. Hesychius, who was in Palæstine, hearing this news, repaired to Cyprus, and pretending that he would reside in the fame garden, stole away the body ten months after, at the hazard of his life. Constantia used to watch at the sepulcher of St. Hilarion, and to speak to him as if he had been present, begging his prayers: but as soon as she understood that his body was


fonte:http://books.google.it/books?id=24hRAAAAYAAJ&pg=PA386&dq=pachinum&hl=it&output=text


10 maggio 2013
Viaggio in Sicilia, 1821 tr. dal fr. del dot. G. Sclafani Di Johann Hermann Riedesel (freiherr von.)
Viaggio in Sicilia, tr. dal fr. del dot. G. Sclafani Di Johann Hermann Riedesel (freiherr von.)

Viaggio in Sicilia, tr. dal fr. del dot. G. Sclafani

 Di Johann Hermann Riedesel (freiherr von.)


Io paitii da Malta li 23 Aprile in una speronara di questa medesima is»la , ed andammo a guadagnare , così come l' avevamo faito al venire , la punta la più avanzata , ed il luogo ove il canale che dovevamo traversare, è il più corto. Questa punta La un piccolo porto, ed è ornata di una bella casa di campagna appartenente ad un commendatore ; questa parte chiamasi S. Giuliano . ISe partii alle ore undici della notte con un vento d' ovest freschissimo . Otto miglia circa lontani da Malta il mio piloto cambiò di bordo alla viita di un bastimento che paretegli sospetto , ma avendogli fatto riprender coraggio a forza di esortazioni vidimo ch'era una tartan» siciliana. Fmalmente abbordammo li a4 , a quattr' ore della sera , in Sicilia a Capo-passaro ( promontorium pachinum) , l' una delle tre parti dell' isola ; ma .nel fatto esso , cosi come l' ho osservato in quello di Lilibeo , non è che una lingua di terra che si estende nel mare, ed è assolutamente a livello col terreno vicino . Un vento del nord violentissimo mi obbligò di Irattenfrmi per mezzo giorno a Mazzamemi , ove si fa la pesca del tonno la più abbondante di tutu

la Sicilia . Qui più che altrove io Iio veduto iia le maechie dell'orzo e dell'avena salvagge, che si' producono naturalmente come l'erba . Molli naturalisti lian dubitato chi questa .semenza esistesse efTettivamifnte in tale stato salvaggio , il die frattaito è un faito di Tui io ne ho provo visibili ; al presente resta a sapere , se in Sicilia si è fatta la prima scoverta di questi grani, cosi come della maniera di fertilizzarne la- terra , e poi M è estesa di vicinanza in vicinanza ; e se una tale proprieta di questo territorio, e tale invenzione della maniera di metterla a profitto abbia dato luogo ai';i favola di Cerere e Tritolemo; oppure se tale grano salvaggio che ho veduto , proviene da' grani seminati e coltivati nel principio . ma poi degenerati : queste sono tante questioni cu' io non pretendo decidere .

Da Mazzamemi m'moltrai ad otto miglia di distanza nelle tene per vedere di passaggio Avola , piccola città singolarmente fabbricata e le di cui piantagioni e raffinamenti di zucchero meritano di essere veduti . Essa è fabbricata sopi a. un' altezza molto elevata , ma graziosissima , le sue strade hanno la medesima regolarita in piecole come quelle di Torino in grande . Pria dia gli Olandesi avessero iitro-. ato il segreto di fara lo zuchero con sì poca spesa per mezzo de' loro schiavi neri, coltivavansi in questo paese , a Mililii . ed in altri luoghi di questa costa molte canne da zucchero , con cui se ns potea provvedere tutta l'isola : ma sebbene siasi stabilita un' imposizione di uu oncia , o trenta carlini napoliia->

ni , per cai)Uro (li zuechero estraneo mtrodotte in Sicilia , gli Olandesi restano ancora in is'.ato di vendere i loro zuccheri di America a miglior conto de' piantatori del paese,'ai quali l'operazione considerevolissima e penosissima della preparazione dello zucchero costa assai più cara mentre agli Olandesi non costa niente .

La canna da zucchero cresce come tutte le altre canne , solamente resta più bassa; la si taglia in settembre', la si schiaccia in un molino , ed il sugo spremuto quindi si cuoce a diverse riprese ia differenti caldaje ed a differenti gradi di calore; esso a misura che prova questi differenti processi , si raffma , e finalmente lo si cola in delle forme ove s' indura . Lo zucchero di Sicilia ha più dolcezza di ogni altro zucchero , ma non è suscettìbile di ricevere il medesimo grado di bianchezza . lo fortemente dubito che gli antichi avessero conosciuto l' uso dello zucchero , dappoichè per quanto io sappia , non se ne trova alcuna traccia in vei un autere ; frattanto il nome di canne e boisie che denota la vera canna da iuccheio , dai Siciliani detta cannamela, sembra annunciare un'origine greea .

fonte:http://books.google.it/books?pg=PA57&dq=pachinum&id=-FsUAAAAQAAJ&hl=it#v=onepage&q=pachinum&f=false


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20 marzo 2013
La Sicilia Noto mostra su Rosario Gagliardi architetto

Grande attesa per l'inaugura-
zione di venerdì

  • Lunedì 18 Marzo 2013
  • SR Provincia,
  • pagina 44

Grande attesa per l'inaugura-
zione di venerdì. L'esposizio-
ne curata da Marco Rosario Nobile e da Maria Mercedes Bares, organizza-ta nell'ambito delle attività sull'Unesco

NOTO. Anche il guru Tobriner alla mostra su Gagliardi

Il miracolo barocco
sotto i riflettori

  • Lunedì 18 Marzo 2013
  • SR Provincia,
  • pagina 44

una veduta del centro storico e sotto costanza messina
Noto. Il più grande e importante esperto di barocco al mondo, Stephen Tobriner, torna in Val di Noto per la mostra su Rosario Gagliardi. Mostra curata da Marco Rosario Nobile e da Maria Mercedes Bares, e organizzata nell'ambito delle attività dedicate alla «consapevolezza culturale del sito Unesco», in occasione dell'anniversario dei duecentocinquant'anni dalla morte.
Il professore emerito di architettura dell'Università di Berkeley, California, sarà presente a Noto per l'inaugurazione della mostra, che si terrà il 22 marzo alle ore 18 all'ex Collegio dei Gesuiti, edificio attribuito allo stesso architetto, mentre il giorno dopo, alle ore 10, parteciperà ad un convegno dedicato al Gagliardi e all'architettura del Settecento all'Archivio di Stato di Palazzo Impellizzeri, dove verrà contestualmente inaugurata la sezione della mostra «L'architetto attraverso i documenti».
La mostra dedicata al più grande architetto della ricostruzione tardo barocca del Val di Noto, ricostruisce i temi più importanti della vita e dell'opera del Gagliardi a cui Noto deve alcuni tra gli edifici più belli del suo centro storico, attraverso disegni originali, plastici e documenti e apre ad una nuova stagione espositiva per la città.
«Sin dal mio insediamento - ha dichiarato l'assessore ai Beni culturali Costanza Messina - ho lavorato sulle grandi direttrici di senso della città, basilari eppure andate incredibilmente perse negli anni precedenti. Tra queste il patrimonio Unesco e la realtà museale.
Il progetto Gagliardi, che parte con questa importantissima mostra realizzata grazie alla generosa disponibilità del professore Rosario Nobile mette insieme questi due settori fondamentali per Noto, dedicando un'inedita attenzione ad uno dei suoi "padri putativi" e al contempo rappresentando il primo passo del piano di riqualificazione del Museo Civico a cui daremo seguito nei prossimi mesi. Sono contenta di restituire alla città un pezzo della sua storia e dignità, un pezzo che non sarebbe dovuto mai mancare».
Ottavio Gintoli


18/03/2013



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